Il trionfo travolgente di Widow’s Bay. La consacrazione di DTF St. Louis, la nostra miniserie preferita dell’anno. La conferma di The Pitt, ma accompagnata dai meritatissimi riconoscimenti a Pluribus, Task e Slow Horses. E poi la serata storica del nostro amatissimo Matthew Rhys, capace di vincere due volte come protagonista in due categorie diverse.
Diciamolo subito: per una volta siamo molto, ma molto felici delle scelte dell’Academy of Television Arts & Sciences. Gli Emmy 2026 hanno premiato alcune delle serie che più abbiamo amato e raccontato su Mondoserie. Non sempre accade. Anzi.
L’elenco dei vincitori, che adesso vedremo, non dovrebbe sorprendere i nostri lettori o gli ascoltatori del nostro podcast. Di quasi tutti questi titoli abbiamo parlato, spesso diffusamente. Ora possiamo tornarci attraverso gli articoli dedicati alle serie premiate: utili per chi non le ha ancora viste e vuole orientarsi, ma anche per chi cerca riflessioni e approfondimenti dopo la visione.
La regina assoluta è Widow’s Bay: 14 statuette su 19 candidature, comprese 6 nelle categorie maggiori. Mai una commedia aveva vinto così tanti Emmy in una sola edizione. Subito dietro, almeno tra le serie che ci interessano maggiormente, si collocano DTF St. Louis con 7 premi, The Pitt e Pluribus con 6 ciascuna.
E poi c’è Matthew Rhys. Nella stessa sera è stato premiato come miglior attore di una commedia per Widow’s Bay e come miglior protagonista in una miniserie per The Beast in Me. Il fantastico attore gallese è il primo interprete a vincere due Emmy da protagonista nella stessa edizione e, dopo il premio ottenuto nel 2018 per The Americans, il primo attore ad avere conquistato il riconoscimento principale in tutte e tre le categorie: drama, comedy e miniserie. Una serata tutta sua.
Qui trovate l’elenco completo dei vincitori degli Emmy 2026.
Emmy 2026: premi “minori” che minori non sono
Prima di entrare nelle tre categorie principali, una piccola nota polemica. Nel luglio 2026, a poche settimane dalla cerimonia, l’Academy ha deciso di spostare nella serata dei Creative Arts Emmy quattro premi dedicati alle miniserie: miglior attore non protagonista, miglior attrice non protagonista, miglior regia e miglior sceneggiatura.
Una scelta assurda. E francamente stupida.
Possiamo comprendere la necessità di alleggerire una cerimonia già molto lunga. Ma relegare tra i cosiddetti premi “tecnici” sceneggiatura, regia e interpretazioni significa togliere dalla serata principale proprio alcune delle categorie che definiscono il valore artistico di una serie. Non stiamo parlando di aspetti secondari: parliamo del modo in cui un’opera è pensata, scritta, diretta e interpretata.
Il risultato è anche statisticamente paradossale. DTF St. Louis arrivava alla serata conclusiva con una sola candidatura formalmente classificata come “maggiore”, quella per la miglior miniserie. Eppure aveva già vinto quattro dei riconoscimenti più importanti: David Harbour e Linda Cardellini come coprotagonisti, Steven Conrad per la regia e ancora Conrad per la sceneggiatura. A questi si aggiungevano gli Emmy per fotografia e montaggio.
Sei premi già conquistati, quattro dei quali tutt’altro che minori. Il trionfo finale come miglior miniserie ha portato il totale a sette e restituito almeno in parte visibilità a uno dei grandi successi dell’edizione. Ma l’Academy farebbe bene a rivedere questa decisione già dal prossimo anno. Non ha senso organizzativo, non ha senso artistico e rende persino ingannevole la distinzione tra premi maggiori e Creative Arts Emmy.
Commedia: Widow’s Bay fa il pieno e scrive la storia
La nostra felicità più grande arriva dalla categoria comedy. Widow’s Bay ha trasformato 19 candidature in 14 statuette, diventando non solo la serie più premiata degli Emmy 2026, ma la commedia capace di ottenere il maggior numero di riconoscimenti in una singola edizione.
Lo show di Katie Dippold ha vinto praticamente tutto ciò che poteva vincere. Miglior serie comedy. Matthew Rhys miglior protagonista. Stephen Root (già amatissimo in Barry) e Kate O’Flynn migliori attori non protagonisti. Hiro Murai miglior regista per l’episodio d’esordio. La stessa Dippold miglior sceneggiatrice. A questi sei premi maggiori si aggiungono gli otto Creative Arts Emmy già conquistati, compreso quello a Betty Gilpin come attrice ospite nella puntata sulla “origin story” della maledizione isolana.
Un pieno meritatissimo. Lo avevamo scritto a luglio: Widow’s Bay è uno show piccolo soltanto nelle dimensioni. Una delle grandi sorprese televisive del 2026, capace di mescolare con sicurezza workplace comedy, folklore americano, grottesco e paura autentica. Inventivo come poche altre serie viste quest’anno. E sorretto da un cast magnifico.
La premiatissima Hacks chiude comunque il proprio percorso con un altro record. Jean Smart è stata acclamata come migliore protagonista per la quinta volta consecutiva: un Emmy per ciascuna delle cinque stagioni della serie. La sua Deborah Vance resta una delle grandi figure della commedia contemporanea. Ma stavolta era giusto che il premio principale andasse altrove.
Resta incomprensibile, invece, la presenza di The Bear tra le commedie. La stagione finale non ha ottenuto premi maggiori; Rob Reiner aveva però conquistato postumo l’Emmy come attore ospite. Un riconoscimento emozionante, arrivato a nove mesi dalla sua morte.
Miniserie: il meritato trionfo di DTF St. Louis
Se Widow’s Bay è stata la nostra serie comedy preferita dell’anno, DTF St. Louis è stata la miniserie che più ci ha conquistato. Anche più della seconda stagione di Beef, che pure partiva con 16 candidature complessive.
Per questo il suo successo ci rende particolarmente felici. Dopo i sei premi già ricevuti nella serata preliminare, DTF St. Louis ha conquistato anche quello decisivo come miglior miniserie, completando un trionfo da sette statuette. E restituendo centralità a un’opera solo apparentemente piccola: sette episodi, una storia domestica e periferica, un triangolo sentimentale nel Midwest. Ma una scrittura capace di trasformare sesso, amicizia, tradimento e crisi della mezza età in un caleidoscopio malinconico e doloroso.
Il premio alla serie completa quelli a Steven Conrad per scrittura e regia, a David Harbour e Linda Cardellini per le interpretazioni non protagoniste, alla fotografia e al montaggio. Una vittoria pressoché totale, che riconosce la qualità di ogni componente dello show.
Nelle due categorie da protagonista, invece, hanno vinto Matthew Rhys per The Beast in Me e Sally Field per Remarkably Bright Creatures. Rhys ha battuto, tra gli altri, Oscar Isaac in Beef e Jason Bateman in Black Rabbit. È stato il secondo tassello della sua serata irripetibile: due personaggi diversissimi, premiati in due categorie differenti.
Sally Field, dal canto suo, ha conquistato il quarto Emmy della carriera.
Drama: vince ancora The Pitt, ma Pluribus non resta a guardare
Nella categoria drama si impone nuovamente The Pitt, premiata come miglior serie drammatica per il secondo anno consecutivo. Noah Wyle replica a sua volta il successo del 2025 come miglior protagonista.
Non abbiamo ragioni per gridare allo scandalo. La seconda stagione di The Pitt conferma e anzi accresce le qualità della prima: realismo asciutto, unità rigorosa di tempo e spazio, coralità, tensione costante. Il miglior medical drama contemporaneo è riuscito anche a raccontare con grande efficacia il clima politico e sociale dell’America trumpiana, tra incursioni dell’ICE, crisi della sanità pubblica e vulnerabilità tecnologica.
Resta però una serie molto più tradizionale di Pluribus. Ed è per questo che ci fa particolarmente piacere che lo show di Vince Gilligan non sia uscito sconfitto dalla serata. Rhea Seehorn ha vinto come migliore protagonista drammatica, replicando il successo ottenuto ai Golden Globe di quest’anno. Un premio tardivo e sacrosanto per un’attrice che l’Academy aveva ignorato durante tutta la corsa di Better Call Saul. Il sommo Gilligan ha inoltre conquistato l’Emmy per la miglior sceneggiatura con l’episodio «We Is Us».
È il riconoscimento alla serie più coraggiosa della competizione: un racconto fantascientifico di eccezionale radicalità, costruito attorno alla tensione tra pluralismo e omologazione, libertà e sollievo, identità individuale e coscienza collettiva.
Il premio come miglior attore non protagonista è andato a Tom Pelphrey per Task, splendido gioiello noir di Brad Ingelsby. Allison Janney ha vinto per The Diplomat, mentre Saul Metzstein si è imposto per la regia della sempre deliziosa Slow Horses. Insomma: The Pitt conquista i due premi più visibili, ma l’Academy distribuisce con intelligenza gli altri riconoscimenti.
Gli altri Emmy 2026: da South Park alla rivincita di Colbert
Tra gli altri premi, South Park ha vinto come miglior programma animato con «Sermon on the ’Mount», battendo Bob’s Burgers, Rick and Morty, I Simpson, Star Wars: Visions e Smiling Friends. È il quinto Emmy conquistato dalla serie di Trey Parker e Matt Stone in questa categoria, il primo dal 2013. E premia una stagione tornata a usare la satira politica come arma impropria contro Donald Trump e la sua corte.
The Traitors vince come miglior reality competitivo, mentre Michael J. Fox ha ricevuto il Bob Hope Humanitarian Award per il suo impegno nella ricerca sul Parkinson.
Particolarmente significativo il successo di The Late Show with Stephen Colbert come miglior programma di varietà. Il premio arriva nell’anno della controversa cancellazione dello show, ufficialmente motivata dalla CBS con ragioni economiche ma letta da molti come un cedimento alle pressioni della corte trumpiana. La decisione fu annunciata mentre Paramount cercava l’approvazione dell’amministrazione per la fusione con Skydance e pochi giorni dopo le critiche di Colbert all’accordo da 16 milioni di dollari raggiunto dall’azienda in una causa intentata da Trump. L’Emmy assume così il sapore di una piccola, tardiva rivincita.
Tra i Creative Arts Emmy meritano poi di essere ricordati Shailene Woodley, premiata come attrice ospite per la seconda stagione di Paradise, ed Ernest Harden Jr., miglior attore ospite per The Pitt. Spider-Noir, cancellata dopo una sola stagione, ha conquistato cinque premi tecnici. Pluribus ne aveva già ottenuti quattro; The Pitt altri quattro.
E sì: questo significa che alcune delle serie più interessanti dell’anno sono state riconosciute anche negli aspetti meno visibili, ma fondamentali, della costruzione televisiva.
Piattaforme: Apple TV ribalta la classifica
Alla vigilia degli Emmy 2026, HBO e HBO Max dominavano nettamente le candidature: 123 complessive, di cui 35 nelle categorie maggiori. Seguivano Netflix con 109 nomination e Apple TV con 85. Un distacco che sembrava confermare ancora una volta la forza produttiva della casa di The Pitt, Hacks, Task e DTF St. Louis.
La classifica delle vittorie racconta però una storia diversa. Apple TV conquista il primo posto con 28 Emmy complessivi, ben 9 dei quali maggiori. Un risultato costruito soprattutto sul trionfo di Widow’s Bay e sui premi ottenuti da Pluribus, ma completato anche dalla vittoria di Slow Horses per la regia. È la dimostrazione di un catalogo meno esteso rispetto a quello dei concorrenti, ma ormai dotato di un’identità e di una forza impressionanti.
HBO/HBO Max scende al secondo posto con 21 premi complessivi e 5 maggiori. Restano risultati eccellenti, sostenuti dalle affermazioni di The Pitt, DTF St. Louis, Task e Hacks. Netflix, pur partendo da 109 candidature, si ferma a 15 statuette, soltanto 2 delle quali maggiori: quelle a Matthew Rhys per The Beast in Me e Sally Field per Remarkably Bright Creatures. È la vera sconfitta industriale della serata.
Più lontane NBC con 8 premi, Peacock con 7, CBS e Disney+ con 6. Amazon Prime Video, nonostante gli enormi investimenti e le 37 candidature complessive, raccoglie soltanto 5 statuette, tutte ottenute nei Creative Arts Emmy.
Gli Emmy 2026 hanno azzeccato quasi tutto
Gli Emmy 2026 hanno mostrato che una grande premiazione può ancora sorprendere senza ricorrere alla stravaganza. Può riconoscere prodotti solidi e tradizionali come The Pitt, ma anche consacrare una commedia horror folle e inventiva come Widow’s Bay. Può premiare una miniserie intima e spiazzante come DTF St. Louis. E lasciare spazio alla radicalità filosofica di Pluribus e alla malinconia noir di Task.
Non tutto è perfetto. La scelta di espellere dalla serata principale quattro categorie fondamentali delle miniserie resta incomprensibile e va cancellata il prima possibile. E qualche verdetto può essere discusso, come sempre.
Ma stavolta prevale nettamente il piacere. Widow’s Bay era la novità comedy che più ci aveva entusiasmato, e ha dominato. DTF St. Louis era la nostra miniserie preferita, e ha vinto. Pluribus non ha sconfitto The Pitt, ma ha ottenuto due dei premi che meglio ne riconoscono l’identità: protagonista e scrittura. Task ha portato a casa almeno una statuetta importante, come la sempre amata Slow Horses. Persino la vittoria di Colbert è arrivata nel momento in cui assumeva il significato più forte.
Per una volta, dunque, possiamo limitarci a constatare una cosa quasi miracolosa: gli Emmy hanno guardato il meglio della stagione televisiva e, nella maggior parte dei casi, lo hanno riconosciuto.
Uno sguardo al passato: gli Emmy 2025
Ancora più indietro: gli Emmy 2024

















