Il trionfo di The Pitt, The Studio e soprattutto Adolescence, e importanti “consolazioni” per Pluribus ed Hacks. Il verdetto dell’edizione 2026 dei Golden Globe, assegnati ieri notte, è quasi la copia degli Emmy 2025 (di cui avevamo scritto qui). Non ci sono sostanziali sorprese rispetto ai premi più importanti della televisione. Con la sola (parziale) eccezione di Pluribus, uscita dopo gli Emmy 2025 ma giusto in tempo per i Golden Globe 2026.
Per il resto si conferma una tendenza ormai evidente: la stagione dei grandi premi si muove come un unico ecosistema, in cui Emmy e Globe finiscono per parlarsi, rincorrersi, spesso coincidere. In parte è inevitabile e anche comprensibile. Ma riduce lo spazio per la sorpresa, per il riconoscimento di opere che provano a spingersi un passo più in là.
L’elenco delle serie premiate non sorprenderà i lettori di Mondoserie o gli ascoltatori del nostro podcast (a proposito: iscrivetevi qui al podcast sulla vostra piattaforma preferita!). Di tutti questi titoli ci avete sentito parlare, anche più volte. Ora abbiamo l’occasione di tornarci sopra: attraverso gli articoli e le puntate del podcast che abbiamo dedicato a ciascuno degli show vincitori. Utili per chi non li ha ancora visti e vuole farsi un’idea, ma anche per chi è interessato a riflessioni e approfondimenti.
L’edizione di ieri dei Golden Globe 2026, condotta nuovamente dalla comica Nikki Glaser, è l’83^ di sempre e la terza dopo il radicale cambio di veste della manifestazione. Come sapete, travolta dalle critiche e dalle accuse, la Hollywood Foreign Press Association (storica assegnataria dei premi) è stata sciolta e ha ceduto il passo a un soggetto privato. Che ha dato vita alla Golden Globe Foundation e al rilancio del premio.
Un palmarès coerente, più che coraggioso
Guardando nel complesso ai premi televisivi dei Golden Globe 2026, la sensazione dominante è quella di un palmarès estremamente coerente (e appunto quasi identico agli Emmy). The Pitt vince come miglior serie drammatica e porta con sé il premio al suo protagonista Noah Wyle. The Studio si afferma come miglior commedia, con Seth Rogen premiato come miglior attore. Adolescence è lo show più premiato con 4 statuette, imponendosi non solo come miglior miniserie ma anche nelle categorie interpretative.
Se si guarda alle nomination, la delusione maggiore è quella di The White Lotus, che guidava con 6 candidature e non ha portato a casa niente. A bocca asciutta anche Only Murders in the Building e Severance (4 nomination ciascuna), e poi (3 a testa) The Bear, The Beast in Me, Black Mirror.
Quella emersa a fine serata è una fotografia legittima della stagione televisiva, per carità, ma anche una fotografia prudente. Funziona, certo. Ma lascia anche l’impressione che il premio arrivi spesso a certificare ciò che è già stato ampiamente metabolizzato, più che a spingere in avanti il discorso.
In questo senso, il riconoscimento a Rhea Seehorn per Pluribus spicca proprio perché rompe leggermente l’automatismo. Non è la vittoria della serie – che pure lo avrebbe meritato, come Severance – ma è il riconoscimento di una prova attoriale che lavora sulla sottrazione, sull’ambiguità, sulla complessità morale. Un premio che riapre una discussione più ampia sul rapporto tra qualità artigianale, ambizione narrativa e capacità di rischiare.
Comunque, prima di approfondire le tre categorie maggiori in cui i premi sono divisi (drama, commedia o musical, miniserie o serie antologica), ecco qui il link per l’elenco completo dei Golden Globe 2026 (cinema e tv, e comprese le nomination).
Serie drammatiche ai Golden Globe 2026: The Pitt su Pluribus (e Severance)
La categoria drama è quella che più chiaramente mette in luce il limite di questa edizione. The Pitt vince come miglior serie drammatica, e lo fa legittimamente: è un prodotto di altissima qualità, scritto e interpretato con rigore, capace di tenere insieme tensione narrativa, solidità dei personaggi e una messa in scena impeccabile. Noah Wyle, premiato come miglior attore, offre una prova generosa, intensa, credibile.
E tuttavia, proprio qui si avverte una distanza tra “migliore” e “più ambizioso”. Accanto a The Pitt, la categoria ospitava serie come Scissione (Severance) e Pluribus: opere che, in modi diversi, provano a forzare i confini del racconto televisivo, a interrogare il presente con strumenti meno rassicuranti. Lo stesso discorso vale per gli attori: Adam Scott in Severance, Gary Oldman in Slow Horses, Diego Luna in Andor o Mark Ruffalo in Task offrivano interpretazioni più rischiose, meno lineari, più stratificate.
Il premio come migliore attrice drammatica a Rhea Seehorn per Pluribus riequilibra parzialmente il quadro. La sua Carol Sturka è un personaggio difficile, contraddittorio, spesso respingente, e proprio per questo profondamente umano. È il segnale che, almeno sul versante attoriale, i Golden Globe sanno ancora riconoscere la complessità quando la incontrano. Resta però la sensazione che Pluribus, come già Severance prima di lei, paghi il prezzo dell’audacia. Ammirata, premiata a metà, non pienamente incoronata.
Commedie: The Studio convince tutti, The Bear resta un caso irrisolto
Sul fronte comedy, invece, il verdetto è difficilmente contestabile. The Studio vince come miglior serie commedia o musicale, Seth Rogen viene premiato come miglior attore, e il doppio riconoscimento è giusto per una serie intelligente, metanarrativa, capace di riflettere sull’industria culturale con ironia e consapevolezza. Un trionfo che conferma quanto avevamo scritto nel nostro articolo: dietro la satira crudele di Hollywood c’è un amore autentico per la “fabbrica dei sogni”. E il successo ai Golden Globe 2026, come già agli Emmy pochi mesi fa, suggella la sua intelligenza corrosiva e affettuosa.
Jean Smart, 74 anni, ha vinto per la terza volta il Golden Globe come miglior attrice protagonista per Hacks. Confermando la forza di un personaggio e di un’interpretazione che tengono insieme brillantezza, malinconia e profondità. Un ruolo che le ha già regalato anche la bellezza di 4 Emmy.
Resta aperta, invece, la questione The Bear. Ancora una volta presente tra le commedie, ancora una volta penalizzata da una categorizzazione che le va stretta. La serie continua a muoversi in una terra di mezzo che i premi faticano a leggere: troppo drammatica per essere una commedia tradizionale, troppo nervosa per rientrare nei canoni del drama classico. Un problema non nuovo, ma che i Golden Globe, anche quest’anno, non risolvono.
Miniserie ai Golden Globe 2026: il trionfo di Adolescence
Nella categoria miniserie o film televisivo, non c’è praticamente partita. A parte Michelle Williams che si aggiudica il premio come miglior attrice in una miniserie per Dying for sex, Adolescence fa il botto. Lo show inglese vince come miglior miniserie e porta a casa anche ben tre premi interpretativi. Con Stephen Graham (anche co-autore) miglior attore e poi il giovanissimo Owen Cooper miglior attore non protagonista ed Erin Doherty miglior attrice non protagonista. Esattamente come agli Emmy: con la differenza che qui i premi per i migliori coprotagonisti non sono tripartiti ma sono unici per tutte le categorie. Cosa che dà ancora più valore al successo di Adolescence. È il riconoscimento di un’opera che ha saputo imporsi come evento culturale prima ancora che televisivo, raccontando l’adolescenza come territorio di conflitto, fragilità e violenza latente. Come abbiamo discusso anche nel podcast.
Qui i Golden Globe si limitano, giustamente, a prendere atto di un consenso ampio e trasversale. Si poteva discutere su qualche premio secondario – la concorrenza, soprattutto sul versante femminile non protagonista, era forte (pensiamo alla fantastica Parker Posey della stagione 3 di The White Lotus). Ma Adolescence era la serie da battere, e non è stata battuta.
Per chiudere. I Golden Globe 2026 raccontano una televisione di altissimo livello, ma anche una televisione che viene premiata soprattutto quando rassicura. Pluribus entra in scena come elemento di salutare disturbo, ricordandoci che l’innovazione vera spesso arriva prima del consenso pieno.
Resta da vedere se, nelle prossime stagioni, i premi avranno il coraggio di uscire dalla comfort zone dell’industria.
Premi-fotocopia: gli Emmy 2025
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