Dal 2021 Untold ha costruito su Netflix una delle più interessanti raccolte recenti di documentari sportivi. Ma definirli così è quasi riduttivo. Perché lo sport è spesso soltanto il punto di partenza: dietro una partita, un atleta, una squadra o una carriera emergono denaro, violenza, sesso, doping, criminalità, media, famiglie, cadute pubbliche. In altre parole, pezzi di società americana.
La formula è semplice e molto efficace. Ogni film è autonomo, ricostruisce una singola vicenda attraverso materiali d’archivio e soprattutto lascia parlare a lungo chi quella storia l’ha vissuta. Atleti, dirigenti, parenti, giornalisti, vittime, protagonisti degli scandali. Il risultato tende meno alla grande storia dello sport e più al suo backstage: ciò che è avvenuto mentre il pubblico guardava altrove.
In questa puntata del podcast abbiamo scelto quattro storie uscite tra il 2021 e il 2025. The Liver King, Corruzione sul ghiaccio, Jake Paul, L’ascesa e la caduta di Brett Favre. Storie molto diverse: una squadra di hockey legata alla mafia; un influencer del fitness che costruisce un impero attorno al proprio corpo; uno youtuber che diventa pugile professionista; uno dei più grandi quarterback della storia americana travolto, dopo il ritiro, da vicende sempre più controverse.
Il filo rosso è dato dall’intreccio tra sport, soldi e corruzione. E da una divorante megalomania. Mentre emerge una trasformazione: in Untold, lo sport appare sempre meno separabile dal circo mediatico e dall’economia dell’attenzione…
Untold: The Liver King. Vendere la finzione della natura
Pochi personaggi sintetizzano le contraddizioni della cultura social meglio di Brian Johnson, alias Liver King. Untold: The Liver King, diretto da Joe Pearlman e uscito nel 2025, racconta l’ascesa di un influencer del fitness diventato celebre proponendo un ritorno spettacolare a una vita «ancestrale»: carne cruda, frattaglie, esercizio fisico estremo, natura, disciplina, rifiuto della mollezza moderna.
Naturalmente, tutto questo avviene su Instagram, YouTube e TikTok, dentro una sofisticata strategia di branding e al servizio di un enorme business di integratori. È già qui che il paradosso diventa irresistibile: una gigantesca macchina tecnologica e commerciale vende l’illusione di poter uscire dalla modernità.
Ma l’elemento decisivo è il corpo stesso di Liver King. Quella muscolatura impressionante rappresenta la principale prova pubblicitaria della bontà del metodo: guardatemi, sembra dire, e capirete che funziona. Finché viene fuori ciò che molti sospettavano: Johnson utilizza steroidi e altri prodotti farmacologici. L’uomo che aveva costruito il proprio successo sull’idea di una fisicità naturale deve ammettere pubblicamente che quella natura era, almeno in parte, artificiale.
A Liver King abbiamo già dedicato un approfondimento su Mondoserie. Ma dentro Untold la sua storia acquista un significato ancora più generale. La domanda non è semplicemente perché abbia mentito. È perché milioni di persone abbiano voluto credere a una finzione così palesemente costruita.
Corruzione sul ghiaccio: quando i Soprano comprano una squadra
Se la storia del Liver King appartiene pienamente all’epoca degli influencer, Untold: Corruzione sul ghiaccio ci riporta a una forma più tradizionale e insieme magnificamente grottesca di contaminazione tra sport, denaro e illegalità.
Il documentario del 2021, diretto dai fratelli Chapman e Maclain Way (autori del magnifico Wild Wild Country), racconta la storia dei Danbury Trashers, squadra della United Hockey League del Connecticut. Nel 2004 viene acquistata da James Galante, imprenditore dei rifiuti con legami mafiosi e rapporti con la famiglia Genovese. Galante affida la squadra al figlio A.J., che diventa presidente e general manager all’età di 17 anni.
Già così sembra una sceneggiatura scartata da I Soprano perché troppo inverosimile.
I Trashers diventano rapidamente una delle squadre più spettacolari e temute della lega. Sono aggressivi, violentissimi, accumulano minuti di penalità a livelli record. Ma sono anche competitivi: nella seconda stagione vincono la Eastern Division e raggiungono la finale. Il progetto funziona perché trasforma l’intimidazione in stile, la brutalità in brand, la cattiva reputazione in un formidabile strumento di marketing. Il pubblico li adora.
Poi arriva l’FBI. Galante viene arrestato con decine di capi d’accusa, finirà per dichiararsi colpevole e la squadra scomparirà dopo appena due stagioni.
È probabilmente la storia più divertente e folle tra le quattro, ma sotto la superficie contiene una questione meno leggera. Quanto sono davvero distanti la logica criminale e quella dello sport professionistico quando entrambe ruotano attorno a potere, fedeltà, denaro, intimidazione e spettacolo?
Jake Paul: quando la celebrità produce lo sport
Con Jake Paul il rapporto tra sport e spettacolo si capovolge completamente. Tradizionalmente un atleta diventa famoso perché vince. Jake Paul compie il percorso inverso: prima costruisce un’enorme celebrità, poi utilizza quella celebrità per diventare uno sportivo profesisonista.
Untold: Jake Paul the Problem Child, diretto da Andrew Renzi nel 2023, ricostruisce il passaggio del ragazzo dell’Ohio dalla fama ottenuta insieme al fratello Logan su Vine e YouTube fino alla boxe professionistica. Provocazioni, prank, milioni di follower, Disney Channel, scandali. Quando quella prima carriera rischia di implodere, Paul trova nel pugilato un nuovo terreno sul quale costruire il proprio personaggio.
E qui nasce una domanda molto meno banale di quanto possa sembrare: Jake Paul è un influencer che si è inventato pugile oppure un pugile vero che ha capito meglio di tanti altri come funziona ormai lo sport?
Anche a lui abbiamo dedicato un articolo su Mondoserie, perché il suo caso è perfetto per comprendere la trasformazione contemporanea della fama. In cui il punto non è stabilire cosa sia «autentico». Proprio Untold mostra quanto sia diventata complicata quella parola. La notorietà di Paul nasce come spettacolo, ma poi produce conseguenze reali seppur paradossali: incontri, vittorie, sconfitte, denaro, interesse sportivo…
Brett Favre: quando si sgretola il mito
La traiettoria di Brett Favre è opposta a quella di Jake Paul. Qui non abbiamo un personaggio mediatico che cerca legittimazione nello sport, ma un campione autentico, anzi leggendario, la cui gigantesca reputazione sportiva viene progressivamente corrosa da ciò che emerge fuori dal campo.
Untold: l’ascesa e la caduta di Brett Favre, diretto da Rebecca Gitlitz e uscito nel 2025, deve necessariamente partire dal mito. Favre è stato uno dei grandi quarterback della storia NFL: vent’anni di carriera, un Super Bowl vinto con i Green Bay Packers, tre titoli consecutivi di MVP, l’ingresso nella Pro Football Hall of Fame. Un’icona dell’America sportiva.
Il documentario mette però quella biografia in collisione con un’altra storia. Torna sulla vicenda di Jenn Sterger, giornalista che accusò Favre di averle inviato comunicazioni e immagini sessualmente esplicite non richieste. E affronta soprattutto il gigantesco scandalo dei fondi del welfare del Mississippi, denaro destinato alle famiglie povere e utilizzato impropriamente attraverso un sistema nel quale anche Favre è rimasto coinvolto. L’ex quarterback ha sempre negato di sapere da dove provenissero quei fondi e non è stato incriminato penalmente.
Il punto di Untold è però più largo del verdetto giudiziario. Quanto protegge la fama? Quanto a lungo una gigantesca reputazione sportiva condiziona il modo in cui guardiamo una persona?
Fama, soldi, sport: ma che cosa è vero?
Messi uno accanto all’altro, questi quattro film raccontano quattro modi diversi di costruire – e distruggere – un personaggio pubblico.
Liver King crea letteralmente un’identità e la trasforma in prodotto. Jake Paul costruisce prima il personaggio e poi, attraverso quello, una professione sportiva. I Danbury Trashers trasformano violenza, illegalità e fama criminale in spettacolo e brand. Brett Favre percorre il tragitto inverso: ciò che avviene fuori dal campo finisce per incrinare il mito costruito in campo.
In tutti e quattro i casi il denaro è essenziale. Integratori, visualizzazioni, incontri milionari, franchigie, sponsor, fama. Ma la questione più interessante riguarda forse il rapporto sempre più incerto tra realtà e rappresentazione.
Lo sport dovrebbe avere una verità elementare. Un cronometro segna un tempo. Una squadra realizza più punti. Un pugile vince o perde. È proprio questa apparente oggettività ad avergli dato una parte enorme della sua forza socio-culturale. Ma attorno a quella verità costruiamo storie. Campioni, cattivi, eroi, outsider, dinastie, redenzioni. E quelle narrazioni generano a loro volta valore economico.
Untold funziona così bene perché scava dentro questa contraddizione. Non cerca di demolire lo sport: rivela piuttosto tutto ciò che gli abbiamo costruito attorno. E più la serie procede negli anni, più diventa difficile distinguere il gioco dal circo mediatico che lo contiene.
Leggi il nostro articolo sul documentario su Liver King
Leggi il nostro articolo sul documentario su Jake Paul

















