Il giovane ispettore Morse (in originale Endeavour), è una serie poliziesca britannica (ITV, 2012-23) di nove stagioni, per un totale di 36 episodi (incluso un pilota) di 90 minuti circa. Ideata e sceneggiata da Russell Lewis, è il prequel de l’Ispettore Morse (ITV 1987-2000), storico show tratto dai romanzi di Colin Dexter e interpretato dal compianto John Thaw. Nelle sue 13 stagioni, composte da 33 film televisivi (di 100 minuti circa), Colin Dexter compare ogni volta in un cameo, alla maniera di Alfred Hitchcock.
Come palesato dal titolo italiano, qui vediamo l’ispettore Morse ai suoi inizi, negli anni ‘60. In Italia (dove un’operazione simile è stata compiuta con Il commissario Montalbano), la serie ha debuttato su Paramount Network, per poi andare in onda sul digitale terrestre – per il canale Giallo. Attualmente, oltre alle repliche sul palinsesto di suddetto canale, le prime stagioni sono visibili su Prime Video.
Ambientata nell’Oxfordshire, nel sud dell’Inghilterra, tra il 1965 e il 1972 – ad ogni stagione corrisponde, più o meno indicativamente, un anno -, la serie narra le indagini del giovane Endeavour Morse (un affascinante Shaun Evans – Silk, che ha lavorato a stretto contatto con John Thaw per prepararsi in modo autentico e credibile).
Attraverso i suoi complessi casi, sullo sfondo di eventi storici e di costume – dai concorsi di bellezza ai mondiali di calcio del ’66 (che si svolsero proprio in Inghilterra) -, abbiamo un perfetto quadro della società inglese degli anni Sessanta. Fra ipocrisia e segreti, corruzione e onestà, coraggio e tradimenti, pregiudizi e intolleranza (due episodi sono ad esempio dedicati al tema del razzismo).
Endeavour
In questo clima Morse, dopo aver abbandonato l’Università – di Oxford, of course – al terzo anno (senza quindi laurearsi), decide di intraprendere la carriera nella polizia presso il commissariato cittadino di Oxford Cowley. Con il susseguirsi delle stagioni, sarà temporaneamente assegnato ad un altro commissariato (Castle Gate Police, nello Sheffield – S6). per poi essere trasferito alla nuova centrale operativa di Thames Valley.
Ad ogni modo, il giovane detective – che al principio è già in procinto di appendere il distintivo al chiodo – deve la propria intensa e altalenante carriera al suo diretto superiore – nonché mentore -, ovvero il maturo e capace Fred Thursday (Roger Allam – Game of Thrones).
Il giovane Endeavour possiede spiccate doti intellettuali e una solida cultura classica. Gli studi in lettere antiche e crittografia lo mettono in una posizione scomoda rispetto a i suoi colleghi, molto più grezzi. Morse è delicato, è un appassionato intenditore di opera lirica (assieme alla musica classica, la colonna sonora delle indagini) – e di cruciverba. E a parte la birra scura – ‘alimento per il cervello‘ con cui finirà per scottarsi – ha poco altro in comune con il resto del dipartimento. Che spesso lo prende di mira per i suoi comportamenti bizzarri o per le sue intuizioni controcorrente. Anche se per lo più giuste.
Rispetto al sé più maturo (quello della serie principale interpretato da John Thaw), questo Endeavour è più passionale, impaziente e irascibile. Non è ancora un capo, cerca ancora la sua strada. E nel farlo è spesso sfiduciato, incupito, ma sempre fatalmente attratto dai puzzle complicati. Thursday crede però molto nel suo potenziale e, quando possibile, lo protegge dalle invidie della squadra. E dalle immancabili sfuriate del rigido (ma umanissimo) capo dipartimento Bright (Anton Lesser – Andor).
Il giovane ispettore Morse: fermento sociale e tensione politica in quel di Oxford
Thursday, vero e proprio maestro di Morse, alterna con lui bastone e carota. Consapevole del talento e dei limiti, dettati dalla superbia giovanile, del suo brillante sottoposto. Ma anche lui, come anche Bright e lo stesso Morse, finirà con il mostrare i propri punti deboli e le proprie fragilità. Uomini diversi, posti nella Oxford degli anni ’60, in un periodo di tensioni e profondi rivolgimenti sociali e culturali che attraversano l’intera Gran Bretagna. Ognuno di loro – senza dimenticare Strange (Sean Rigby – Gunpowder), amico e collega di Endeavour – reagisce a suo modo alle contraddizioni etiche, sociali ed esistenziali che che saranno tutti chiamati, prima o dopo, ad affrontare.
L’atmosfera british del periodo – tenendo conto delle enormi differenze tra la capitale e una cittadina universitaria come Oxford – è fedelmente rappresentata. Il clima di boom economico, fermento sociale e tensione politica (soprattutto il sospetto nei confronti dei comunisti: la trama di due o tre episodi è permeata di sfrenato spionaggio) – un clima che si respira e che quindi deriva per lo più da Londra – si scontra ad Oxford con l’antica nebbiosa aura aristocratica, propaggine della nobiltà locale tuttora residente, e con i suoi modi talvolta leziosi e affettati. Poi c’è la criminalità urbana, con i suoi primi gangster e le prime sanguinose lotte per il potere. Assieme agli immancabili delitti seriali a sfondo psicopatico…
I casi sono sempre straordinariamente intricati. Si presentano come veri e propri enigmi o meglio, come rebus particolarmente difficili. Spesso frutto di veri e propri geni del male. Per riuscire a risolverli, il giovane Morse è talvolta costretto a ricorrere al suo passato da crittografo. Che gli permette di decifrare oscuri e astrusi indizi, anche se poi fatica a comprendere la realtà immediata che lo circonda.
Narciso in codice Morse
Gli stessi titoli degli episodi, composti sempre da un’unica parola, sono spesso da decifrare in chiave musical-operistica: Fugue, Nocturne, Sway (Ascendente), Neverland, Ride (Giostra), Arcade, Quartet, Icarus… Il tema e la musica di scena per la serie, scritti da Barrington Pheloung, hanno utilizzato un motivo basato sul codice Morse per “M.O.R.S.E.”: (–/—/.-./…/.) – lo stesso tema già presente nella serie originale de l’Ispettore Morse.
Il protagonista è dunque la proiezione giovanile di un noto personaggio poliziesco. Rispetto alla sua versione più matura, in Endeavour sono accentuati i caratteristici pregi e difetti della sua età. Più impaziente, irascibile e passionale, dovrà giocoforza scontrarsi con la durezza della realtà e con la propria stessa fallibilità. In primis con il proprio narcisismo. Perché Endeavour è profondamente narcisista.
Geniale, elegante e delicato, tendenzialmente solitario e maledettamente incline alla malinconia. Fascinoso e sfortunato in amore o, più precisamente, con alterne sfortune amorose. Su tutte quella, lunghissima e straziante, con Joan Thursday (Sara Vickers – Watchmen), figlia dell’omonimo ispettore. Che vi sia qualcosa nell’ego di Morse che non va, è evidente. Con le donne non prende, quasi mai, iniziativa. Sfuggente, sembra sempre che cerchi solo quelle per cui troverà qualcosa che gli impedirà di darsi completamente.
Inquietudine e malinconia ne Il giovane ispettore Morse
Non è l’unico problema che questo giovane detective ha con se stesso e la sincerità. Anche se inizialmente si nasconde dietro il desiderio di fare del bene e di proteggere i più deboli, con il passare del tempo seriale (quindi delle stagioni), si mostra sempre più per quello che veramente è: un ossessivo incallito idealista, innamorato più dei puzzle che della giustizia… Ad un certo punto, il suo cammino sembra improntato solo su cinismo e alcolismo. Morse deve imparare a convivere con un mondo che non è nemmeno lontanamente simile a quello che aveva immaginato.
Talvolta è la stessa conclusione delle indagini ad essere contraddittoria. Giustizia reale e giustizia ideale sono concetti non sempre conciliabili. Il giovane Morse eleva questa contraddizione ad uno stadio romantico, quasi pindarico. Ogni storia è un piccolo gioiello filmico. Del resto, ogni episodio de Il giovane ispettore Morse è sostanzialmente indistinguibile da un film, a partire dalla durata.
Questa serie poliziesca è abbastanza fedele a un certo tipo di tradizione inglese, tipo il tè delle cinque in salotto. Ed è anche una delle migliori produzioni televisive britanniche degli ultimi anni. E ogni finale di puntata, invece di tranquillizzare lo spettatore, lo immerge in un’atmosfera di inquietudine e malinconia.
I demoni cinematografici di un tradizionale giallo britannico
Dopo la nona stagione (e quasi 10 anni), che comporta un radicale cambiamento esistenziale e professionale nel protagonista, l’attore Shaun Evans ha dichiarato di non poter più interpretare il giovane Morse. E proprio in virtù di quel cambiamento narrativo: “Non mi sento più come quella persona”.
Il giovane ispettore Morse (Endeavour) è la storia di un personaggio introverso, affascinante, dotato di intelligenza e sensibilità fuori dal comune. Allo stesso tempo è un eroe preda dei suoi stessi demoni, tra i quali superbia e narcisismo. Tra le atmosfere rigorosamente vintage degli anni ’60 e le intricate trame criminali, che coinvolgono spesso personaggi ambigui e misteriosi, ogni episodio è un vero e proprio gioiello filmico. Capace di coniugare la tradizione del giallo britannico con una moderna sensibilità cinematografica, creando ogni volta un concentrato irresistibile di suspense, dramma e mistero.
Endeavour ha un posto di tutto rispetto nell’attuale vasto panorama seriale poliziesco inglese. In cui vi sono, ad esempio, le indagini di un giovane reverendo (Grantchester) e i delitti risolti da una fiera e trasandata detective simil casalinga (Vera). E ovviamente molte altre ancora, a continuare una tradizione nata con Sherlock Holmes (qui basti ricordare la sua attualizzazione seriale in Sherlock, con Benedict Cumberbatch e Martin Freeman).
In questa tradizione british, che ha un suo apice nella fantastica serie Poirot (nonostante il protagonista sia di origine belga… ecco quel che si dice umorismo inglese), Il giovane ispettore Morse è uno dei capitoli più eleganti, appassionanti e sofisticati. Finalmente un prequel che supera di gran lunga l’originale a cui si ispira (ce ne fossero!).
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