• Missione
  • Redazione
  • Contatti
martedì, Gennaio 20, 2026
  • Login
Mondoserie
  • Home
  • Articoli
  • Video
  • Podcast
  • Mondovisioni
    • Documentari
    • Fumetto / Animazione
    • Libri
    • Long form, saggi, analisi
    • Speciali
      • Speciale David Lynch
      • Speciale The Walking Dead
      • Speciale I Soprano
      • Speciale Mike Flanagan
  • Eventi
  • Tags
  • Missione
  • Contatti
  • Redazione
No Result
View All Result
  • Home
  • Articoli
  • Video
  • Podcast
  • Mondovisioni
    • Documentari
    • Fumetto / Animazione
    • Libri
    • Long form, saggi, analisi
    • Speciali
      • Speciale David Lynch
      • Speciale The Walking Dead
      • Speciale I Soprano
      • Speciale Mike Flanagan
  • Eventi
  • Tags
  • Missione
  • Contatti
  • Redazione
No Result
View All Result
Mondoserie
No Result
View All Result
  • Iscriviti alla newsletter
Home Articoli

Boardwalk Empire, avvincente viaggio nel cuore nero dell’America

La serie con Steve Buscemi, prodotta da Martin Scorsese, usa il racconto degli anni del Proibizionismo - tra mafie e violenza - per mostrare la costruzione di un pezzo del “sogno americano”

di RDB
28/09/2025
in Articoli
Cover di Boardwalk Empire per Mondoserie
96
VIEWS
Condividi su FacebookWhatsappEmail

Una serie è un viaggio avvincente nel cuore oscuro di un’epoca. Boardwalk Empire è un’opera di importanza capitale, epperò assai sottovalutata, e vai a capire perché. Si tratta di un grande pittura storica e con pochi precedenti, dove la vena viscontiana che pulsa in Martin Scorsese si libera, tra perfezionismi scenografici, fiumi di sangue, tragedie famigliari.

Nell’America degli anni ’20, dove il Proibizionismo trasforma il whisky in oro nero e le città costiere pulsano di corruzione e ambizione, Boardwalk Empire (HBO, 2010-2014, 5 stagioni, 56 episodi in Italia su Sky e NOW) si erge come un’epopea criminale. Che intreccia la storia della mafia irlandese e italoamericana con il dramma umano di chi cerca potere a ogni costo.

Creata da Terence Winter (realizzatore che ha vinto quattro Emmy con I Soprano: qui il nostro speciale sulla serie-capolavoro) e prodotta da Martin Scorsese (la cui mano, dicevamo, si vede fortissimamente), la serie, ambientata ad Atlantic City, è un affresco lussuoso e brutale della malavita durante il Jazz Age. Con un cast guidato da Steve Buscemi nei panni di Enoch «Nucky» Thompson, Boardwalk Empire usa questa gangster story ispirata alla realtà (tanti nomi storici: Al Capone, Lucky Luciano…) per infilare riflessioni sulla moralità, la lealtà e, soprattutto, il «sogno americano distorto». Sensibili oggi come 100 anni fa.

È una storia di mafia, ma dove il focus non parte da quella italoamericana (che ad una certa, giocoforza, irrompe imperiosamente) ma da quelle collaterali. Come i gruppi criminali irlandesi, giudei ed afroamericani, con le loro ramificazioni ideologico-politiche internazionali (l’IRA, la frode del campionato di baseball 1919,  i culti del cosiddetto “separatismo negro”). 

Il crocevia di Atlantic City

Con una grande trovata di scrittura, la serie si apre nel 1920, con l’entrata in vigore del Volstead Act, che rende illegale la vendita di alcol. Furbetti e criminali festeggiano la legge come non vi fosse un domani: si aprirà per loro, con il bootlegging (il contrabbando di spiriti), un’era di guadagni immani.

Nucky Thompson (un Buscemi riflessivo quanto viscido, che interpreta una figura attinta da ispirata alla figura di Enoch L. Johnson, personaggio realmente esistito), tesoriere di Atlantic City e boss de facto della città, sfrutterà il Proibizionismo per costruire un impero di intrallazzi con vari potentati. Anche della vicina megalopoli di Nuova York. Mezzo irlandese, mezzo politico, Nucky è un uomo che naviga tra la rispettabilità pubblica e il crimine organizzato. Intorno a lui si muovono figure come Jimmy Darmody (Michael Pitt), un giovane veterano della Grande Guerra con radici irlandesi. E gangster italoamericani come Al Capone (Stephen Graham) e Lucky Luciano (Vincent Piazza), che rappresentano l’ascesa di una nuova generazione di malavitosi.

La mafia irlandese, radicata nelle comunità operaie e nei porti, domina inizialmente Atlantic City attraverso figure come Nucky e i suoi alleati, che controllano il traffico di alcol con un mix di corruzione politica e violenza. Ma l’ascesa della mafia italoamericana, incarnata da Capone, Luciano e Johnny Torrio (Greg Antonacci), segna un cambio di paradigma. Più organizzata, spietata e internazionale, la mafia italiana sfida il potere irlandese. Creando una tensione che attraversa tutte e cinque le stagioni, e sfocerà nel momento altissimo in cui Luciano creerà «la Cosa Nostra» con un meeting che mette d’accordo le cinque famiglie. Definendo l’architettura della grande mafia siculo-americana di tutto il XX secolo.

Boardwalk Empire, tra grandeur e intimismo

Boardwalk Empire si sviluppa facendo evolvere Atlantic City (che è, in pratica, la Las Vegas di Nuova York e della East Coast) assieme ai suoi personaggi. 

La prima stagione si concentra sul controllo di Nucky e sulle sue lotte con il giovane Jimmy, che cerca di emanciparsi dal suo mentore, forte del fatto di essere pure il figlio più o meno illegittimo del «Commodoro», una figura di potere epperò molto malata.

Le stagioni successive introducono rivali come Gyp Rosetti (un inquietante Bobby Cannavale), mostro italoamericano volatile e brutale. E conflitti con figure storiche come Meyer Lansky (Anatol Yusef) e Arnold Rothstein (Michael Stuhlbarg). 

Le vicende tra i protagonisti, con un contorno di donne che vivono i primi momenti di emancipazione femminile, mostrano un’enorme attenzione per l’intimità, che si bilancia con la grandeur del racconto storico. 

La rivalità tra mafia italoamericana e irlandese 

Particolarmente sottile è la descrizione, storica ed antropologica, della rivalità tra mafie irlandesi e italoamericane. Gli irlandesi, rappresentati da Nucky e dalla sua cerchia, si affidano a un sistema di potere locale, intrecciato con la politica e il clientelismo.

La mafia italoamericana, invece, emerge come una forza moderna, con una visione nazionale – che culmina nella nascita del Sindacato del crimine, guidato da Luciano e Meyer Lansky.

La serie non idealizza nessuno dei due gruppi. Gli irlandesi sono spesso dipinti come nostalgici e disorganizzati. Mentre gli italoamericani, pur innovativi, sono spietati e amorali. 

La serie dipinge con forza le divisioni etniche del Paese, passando anche per gli ebrei, gli europei dell’Est, gli scandinavi ed i neri – nonché i WASP, gli anglosassoni protestanti qui mostrati come, di fatto, già privi di controllo del Paese. Sono WASP gli agenti dell’FBI alla caccia dei mafiosi, ma sono tutti paranoidi, o pusillanimi, o corrotti. E di fatto molto, molto meno acuti degli americani «etnici» cui tentano, con esiti catastrofici, di dare la caccia.

Ogni gruppo sociale ha i suoi limiti, le sue ambizioni, la sua violenza. È spettacolare vedere il politico protagonista Nucky Thompson riuscire a parlare con tutti: anche qui, un’analisi sopraffina della politica e la sua moralità.

Il supercast di Boardwalk Empire

Il cast di Boardwalk Empire è un mosaico di talenti di certa consistenza. Steve Buscemi, come Nucky, offre in tutti gli episodi un volto scavato e un sorriso ambiguo che dipingono un uomo che è calcolatore amorale ma pure, in fondo, molto vulnerabile. Forse non l’antieroe migliore della storia della TV – specie pensando che l’intenzione era quella di offrire al pubblico I Soprano in costume – ma è un Virgilio serio che ci porta nei meandri di un’epoca luminosa in apparenza quanto oscura nel suo cuor.

Michael Pitt, come Jimmy, porta un’intensità tragica, rappresentando la lotta della generazione irlandese per trovare un posto in un mondo che cambia. L’incubo ricorrente della guerra vissuta in Europa ne fanno una proiezione del grande problema della PTSD dei soldati statunitensi odierni di ritorno da Iraq e Afghanistan.

Gli italoamericani, come l’Al Capone di Stephen Graham, sono dinamici e carismatici. Graham rende Capone un mix di brutalità e astuzia, mentre Vincent Piazza, come Luciano, è freddo e visionario. Un precursore della mafia moderna che riuscirà a progettare in maniera solida e duratura.

I personaggi secondari arricchiscono il racconto. Margaret Schroeder (Kelly Macdonald: è la ragazzina di Trainspotting), un’immigrata irlandese che diventa la compagna di Nucky, incarna la lotta per l’emancipazione in un mondo dominato dagli uomini, con il marito che la menava e Nucky che avvicinava lei e i figli ad un mondo sempre più sanguinario.

Gillian Darmody (Gretchen Mol), madre di Jimmy, è una figura tragica che collega il passato irlandese al presente criminale. Il suo personaggio rappresenta uno dei primi tentativi di inserire il discorso dell’incesto nelle serie HBO, può slatentizzato totalmente con il coevo Trono di Spade.

Il Gyp Rosetti di Cannavale è un’esplosione di rabbia e insicurezza che ha portato l’attore ad essere oggi molto quotato – anche se forse era ancora più completo e terrificante il personaggio del killer cinese interpretato brevemente sempre in quegli anni in Mr. Robot.

Menzione per Michael Stuhlbarg nei panni del glaciale e geniale mafioso giudeo Arnold Rothstein, che rappresenta l’intelletto puro dietro il potere. Si tratta di un tipo di ebreo – intelligentissimo e sicuro di sé e del dominio dell’altro – agli antipodi rispetto a quello da lui interpretato nel bizzarro e memorabile film dei fratelli Coen A Serious Man.

Scorsese e Visconti

Il produttore Martin Scorsese ha diretto il pilot lasciando la regia degli altri episodi a veterani come Tim Van Patten (regista di tanti episodi dei Sopranos). Ma è la scenografia a costituire  un trionfo visivo impressionante. Atlantic City, con il suo boardwalk illuminato e i vicoli sporchi, è un personaggio a sé, catturato da una fotografia che alterna il glamour degli anni Venti ai toni cupi del crimine

Le ricostruzioni storiche – dai club jazz ai saloon clandestini – sono impeccabili. Qui ci viene in mente che Scorsese disse che, bambino piccolo, vide alla TV americana, in bianco e nero, La terra trema, uno dei primi film di Visconti. Martin racconta di essersi eccitato perché riconosceva che quegli scogli che vedeva in bianco e nero erano la Sicilia, la sua terra ancestrale…

L’influenza di Visconti, tra gli altri grandi registi italiani, è fortemente percettibile nella carriera di Scorsese. Specie se pensiamo a L’età dell’innocenza (1993), che porta nell’America ottocentesca il perfezionismo nella ricostruzione storica dell’epoca (con i suoi spazi, le sue mises, i suoi lussi) tipici del maestro milanese.

È come se qui  avessimo una crasi de L’età dell’innocenza con Quei bravi ragazzi o film di mafia ancora più violenti – un qualcosa che in effetti Scorsese aveva tentato già in Gangs of New York (2002).

Lo sforzo è quello di dare un carattere epico, europeo, alla storia americana. Intendendo per storia americana ciò che sui libri non è scritto. Non è la storia di Washington e delle élite angloprotestanti, è la vita oscura degli immigrati che hanno lavorato sottotraccia per rendere gli USA quelli che sono.

A differenza di tante altre (come, nome a caso, la nostra Gomorra) la serie riesce a non glorificare nessuno. Mostra la brutalità che sottostà alla società. Descrivendo una netta parabola sul potere, che corrompe indipendentemente dall’etnia di origine.

La narrazione tocca anche temi universali: la famiglia, il tradimento, la ricerca di redenzione. Nucky, diviso tra il desiderio di legittimità, la voglia di metter su famiglia e la sua natura criminale, è un antieroe che riflette le contraddizioni dell’America e del suo sogno. Il benessere, i soldi, il potere… ma in cambio di cosa? Della propria vita? Della propria innocenza? O della propria anima?

Si riflette su questi temi accompagnati da una colonna sonora fatta con brani jazz e ragtime. Ma l’atmosfera è segnata anche da spari, urla, e dal rumore del mare.

 

Giudizio critico: viscerale e puntiglioso. Storicamente rilevante. Da vedere.

Ritorno al mondo dei Soprano: I molti santi del New Jersey 

I molti santi del New Jersey vs. I Soprano: film contro serie

Tags: american dreamanti-eroemafia
Post precedente

Saga, amore interrazziale nel fumetto sci-fi | Podcast

Prossimo post

11 settembre: un racconto epocale, tra film e serie tv | PODCAST

RDB

RDB

RDB si occupa di audiovisivi da circa 25 anni. Non mangia dall'ottobre 2017. Si oppone alle zone pedonali.

Articoli correlati

Cover di Task per Mondoserie
Articoli

Task: anime spezzate nel cuore dell’America

14/12/2025
cover di Vendetta per Mondoserie
Documentari

Vendetta: come fare guerra alla guerra alla mafia

13/12/2025
Cover di Hillbilly Elegy per Mondoserie
Articoli

Hillbilly Elegy: la rivincita vicepresidenziale dell’America rurale

17/11/2025
Cover di The Americans per Mondoserie
Articoli

The Americans: spie, bugie e il sogno americano

13/08/2025
cover di La mafia come specchio, podcast per Mondoserie
Film / Saghe

La mafia come specchio: Il Padrino, I Soprano, La Piovra, Gomorra | PODCAST

18/07/2025
Cover di The Office per Mondoserie
Articoli

The Office: i 20 anni di una grande satira dell’umanità al lavoro

08/04/2025
Prossimo post
Cover di 11 settembre podcast per Mondoserie

11 settembre: un racconto epocale, tra film e serie tv | PODCAST

MONDOSERIE: COS’È

Tra troppe novità che escono ogni giorno, Mondoserie è la tua guida. Ragionata. Per non perdere tempo: a scegliere, o guardando cose che non meritano.
E per andare in profondità, alla scoperta di cosa i grandi show di ieri e di oggi ci svelano sul mondo.

I più letti della settimana

  • Cover di Pluribus per Mondoserie

    Pluribus: Vince Gilligan e ciò che resta dell’umano

    1092 shares
    Share 437 Tweet 273
  • Fargo, la fiaba nerissima dell’Assurdo

    756 shares
    Share 302 Tweet 189
  • The Great, una risata contro le efferatezze della storia

    568 shares
    Share 227 Tweet 142
  • Black Rabbit e la difficile arte dello spettatore

    68 shares
    Share 27 Tweet 17
  • The Beast in Me: da bestia enigmatica a stucchevole peluche

    51 shares
    Share 20 Tweet 13

RSS MONDOSERIE. Il podcast

  • The Night Manager, una spy story fuori tempo massimo | 5 minuti 1 serie 20/01/2026 MONDOSERIE
  • The Leftovers: su HBO Max torna un capolavoro vero | 1 classico in 2 16/01/2026 MONDOSERIE
  • Last Samurai Standing: il suicidio onorevole di un relitto culturale | 10 minuti 1 serie 13/01/2026 MONDOSERIE
  • Stranger Things è finita: andiamo in pace | Nuovi classici 09/01/2026 MONDOSERIE
  • The Beatles Anthology: da Working Class Hero al Mockumentary 07/01/2026 MONDOSERIE
Mondoserie

Una guida critica, per non perdersi. E per scoprire cosa i grandi show ci svelano delle nostre paure, dei nostri desideri, del nostro mondo.

Seguici su

Privacy Policy - Cookie Policy

Tutte le categorie

  • Articoli
  • Artwork
  • Documentari
  • Eventi
  • Film / Saghe
  • Fumetto / Animazione
  • In primo piano
  • Libri
  • Long form, saggi, analisi
  • Mondovisioni
  • Podcast
  • Speciale David Lynch
  • Speciale I Soprano
  • Speciale Mike Flanagan
  • Speciale The Walking Dead
  • Video

Ultimi aggiornamenti

Cover di The Night Manager podcast per Mondoserie

The Night Manager, una spy story fuori tempo massimo | PODCAST

20/01/2026
Cover di Dark per MONDOSERIE

Dark: viaggio seriale di sola andata nel mistero del tempo

18/01/2026
  • Missione
  • Redazione
  • Contatti

© 2021 Mondoserie - All rights reserved

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
No Result
View All Result
  • Home
  • Articoli
  • Video
  • Podcast
  • Mondovisioni
    • Documentari
    • Fumetto / Animazione
    • Libri
    • Long form, saggi, analisi
    • Speciali
      • Speciale David Lynch
      • Speciale The Walking Dead
      • Speciale I Soprano
      • Speciale Mike Flanagan
  • Eventi
  • Tags
  • Missione
  • Contatti
  • Redazione

© 2021 Mondoserie - All rights reserved

Il meglio di Mondoserie

La tua guida alle serie imperdibili: recensioni, analisi e contenuti esclusivi.

Iscriviti alla nostra newsletter!

Inserisci la tua email