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10 anni fa Mr. Robot predisse il nostro presente psicotico | 1 classico in 2
Mr Robot, podcast | Puntata a cura di Jacopo Bulgarini d’Elci e Livio Pacella.
Uscita 10 anni fa, nel giugno del 2015, Mr. Robot è uno dei capolavori del nostro tempo. Ma soprattutto, uno dei prodotti culturali più capaci di raccontarlo, questo nostro tempo. O meglio, di profetizzarlo. Perché la straordinaria serie di Sam Esmail con Rami Malek, Carly Chaikin e Christian Slater riesce come forse nient’altro a entrare in perfetta sintonia con un mondo, il nostro, pericolosamente impazzito. Imprigionato in un vortice di paranoia, solitudine, schizofrenia, virtualità.
Lo fa raccontando la storia di un hacker, Elliot Alderson, e della lotta che intraprende per combattere la feroce multinazionale E Corp… e raccontandola nel modo più coinvolgente, emozionante, arduo, dolente possibile.
Uno show da vedere, se non lo avete mai fatto. O da rivedere. Non solo per apprezzarne la formidabile complessità e ricchezza. Ma per ritrovare un affresco della nostra società che oggi, ancora più di quando uscì, non possiamo evitare di riconoscere.
“1 classico in 2” è uno dei format del podcast di Mondoserie: conversazioni a due voci su serie che hanno segnato l’immaginario.
Di cosa parla Mr. Robot
Mr Robot, come raccontiamo nel podcast, mette in scena la vicenda di Elliot Alderson (Rami Malek), giovane e brillante ingegnere informatico di giorno e hacker-giustiziere di notte: paranoico, instabile, incapace di relazionarsi agli altri se non hackerandoli, Elliot viene reclutato dal misterioso Mr. Robot (il redivivo Christian Slater) nell’organizzazione clandestina “fsociety”. Scopo dei ribelli: muovere una guerra informatica contro E Corp, potentissima multinazionale, e liberare i cittadini dalla schiavitù dei debiti bancari.
Le vicende di finzione si intrecciano a pezzi del mondo reale. L’ultima parte della presidenza Obama, poi la nascita di movimenti capaci di dare voce alla crescente diffidenza contro il sistema (fino alla vittoria di Trump nel 2016), un capitalismo sotto steroidi (“quelli che giocano a fare Dio senza permesso”) che produce per reazione alienazione e paranoia.
Nei suoi quattro anni (2015-2019) e 45 episodi la serie di Sam Esmail (che più di recente ha firmato l’interessante Homecoming e poi il film Il Mondo dietro di te) ha collezionato un bel po’ di premi, lanciato la carriera di Rami Malek (Bohemian Rhapsody), costruito una comunità di fan religiosamente devoti, conquistato un plauso critico pressoché universale. Nessuno, d’altra parte, ha saputo rappresentare con altrettante ambizione ed efficacia la crisi del nostro tempo: l’iperconnessione che produce isolamento e paranoia, la solitudine, l’angoscia, il collasso delle identità – e persino delle strutture stesse del racconto.
Un capolavoro appassionato e appassionante
Costruita con una cura maniacale tanto estetica quanto drammaturgica, con un’impronta autoriale rara (Esmail ha scritto e diretto quasi tutte le puntate), Mr. Robot sprofonda lo spettatore, fin dall’inizio, in una sorta di incubo ad occhi aperti: violento, iperrealistico, surreale, grottesco, sempre e profondamente inquietante. In un racconto visionario e disturbante, accompagnato da un protagonista che è un narratore inaffidabile, di cui fin da subito rileviamo i problemi mentali.
“Come tolgo una maschera – si chiede Elliot – quando ha smesso di essere una maschera? Quando è parte di te tanto quanto te?”.
Un racconto che non è mai facile ma che regala anche una delle esperienze di visione più intense e radicali che si possano fare. Fino a un finale grandioso e magistrale – qualunque interpretazione ne vogliate dare.
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