Wayward Pines (Fox, 2015-16) è una serie statunitense di genere mystery con venature horror e sci-fi, in due stagioni da 10 episodi l’una – attualmente su Prime. In origine ideata come miniserie (quindi autoconclusiva), la prima stagione si ispira alla trilogia I misteri di Wayward Pines (2012-14) di Blake Crouch (Dark Matter). La sceneggiatura è ad opera di Chad Hodge con la supervisione di M. Night Shyamalan, che è anche co-produttore esecutivo e regista del primo episodio. In concomitanza al debutto televisivo, in rete venne distribuita una webserie spin off di 10 episodi da 2 – 3 minuti: Gone: A Wayward Pines Story.
Nonostante Wayward Pines fosse stata concepita per concludere il proprio arco narrativo in 10 episodi, la Fox decise comunque di produrre un seguito della serie. Anche se ambientata nello stesso universo narrativo, la seconda stagione ha diversi protagonisti e un nuovo showrunner – Mark Friedman (Severance). Ma non ha la stessa potenza della precedente.
Un po’ b-movie anni ‘50, un po’ The Twilight Zone, un po’ Lost, un po’ X-Files e un po’ Twin Peaks, tra elogi, bocciature e citazioni non sempre azzeccate, la critica si è espressa in modo piuttosto altalenante su questa serie. Ciò non ha impedito a Fox International Channels di distribuirla in 126 paesi nel mondo, organizzando quello che allora venne definito “il più grande lancio mai organizzato per una serie televisiva”.
Nonostante le diverse differenze – alcune importanti, molte altre no – tra i romanzi e la prima stagione, l’atmosfera iniziale è la medesima. E riporta più o meno vagamente, per stessa ammissione di Blake Crouch, alla prima stagione di Twin Peaks (1990) il capolavoro seriale di David Lynch (a cui Mondoserie ha dedicato diversi podcast e articoli).
Un agente segreto confuso e frastornato
Del resto, anche in questa prima stagione abbiamo l’Agente Speciale dei Servizi Segreti Ethan Burke (Matt Dillon – La Casa di Jack) diretto con un collega verso la placida e tranquilla cittadina di Wayward Pines, Idaho. Per indagare sulla misteriosa scomparsa di due agenti federali (vedi Fire Walk With Me), tra cui Kate Hewson (Carla Gugino – La Caduta della Casa degli Usher), sua ex amante. Rimasto vittima di un incidente stradale, si risveglia proprio nell’ospedale locale, dove fa la conoscenza dell’ambigua e sfuggente infermiera Pamela Pilcher (Melissa Leo – Un volto due destini).
Le stranezze cominciano da subito a farsi notare. Nessuno sembra sapere niente del suo partner. Anzi, tutti sembrano comportarsi in modo inquietantemente sospetto. Fuggito dall’ospedale, si dirige alla stazione di polizia per recuperare i suoi beni personali. Ma il burbero sceriffo Pope (Terrence Howard – Empire) afferma di non saperne niente e lo invita a desistere. Prova a telefonare al suo ufficio e al quartier generale della CIA, ma non riesce a contattare nessuno al di fuori della cittadina.
Confuso e frastornato, cercando di non dare ulteriormente nell’occhio, l’agente Burke comincia ad esplorare Wayward Pines e ad osservarne attentamente gli abitanti. Da una parte tutti sembrano vivere serenamente, forse troppo serenamente, in questa immacolata riproduzione da cartolina della classica cittadina americana. Dall’altra però, alla prima richiesta di informazioni, diventano sfuggenti, divagano, sembrano quasi impazzire…
Mentre la moglie Theresa (Shannyn Sossamon – Sleepy Hollow) e il figlio si mettono in viaggio verso Wayward Pines per cercare di scoprire dove sia finito, Ethan fa amicizia con la sibillina barista Beverly (Juliette Lewis – Yellowjackets). Che decide di aiutarlo a fare chiarezza e svelare così i torbidi segreti sepolti nella nebbia di questa cittadina sperduta tra le montagne.
Goditi la vita a Wayward Pines
Innanzitutto, ecco le assurde regole di condotta della comunità: “Non provare ad andare via. Non parlare del passato. Non parlare della tua vita precedente. Rispondi sempre al telefono se squilla. Lavora sodo, sii felice. Goditi la vita a Wayward Pines”.
Ethan scopre poi che i suoni di insetti et similia sono riprodotti da piccole casse nascoste tra i cespugli. E che l’intera area è sorvegliata da telecamere a circuito chiuso. Rubata una macchina, realizza che tutte le strade lo riportano sempre allo stesso punto di partenza: l’entrata del paese. Ma è quando ritrova finalmente Kate – e tutto questo avviene solo nel primo episodio – che la realtà intorno a lui, e a noi, diventa vertiginosamente quantistica. Kate sembra perfettamente integrata nella cittadina. Sposata con il proprietario del negozio di giocattoli del posto, dice ad un esterrefatto agente dei servizi segreti, ormai da diversi anni. Ma non era scomparsa soltanto poche settimane prima?
Che cos’è Wayward Pines? Un idilliaco rifugio senza tempo? Una prigione di stampo orwelliano? Un sociopatico esperimento sociale? Un incubo ad occhi aperti? L’inferno? E chi è il mefistofelico dottor David Pilcher (Toby Jones – L’ispettore Barnaby)? Si narra che lo stesso Shyamalan, dopo aver dato una veloce occhiata al soggetto dei primi episodi, abbia subito accettato di far parte del progetto, precisando: “As long as everybody isn’t dead, I’m in” (fintanto che non sono tutti morti, ci sto).
E no, non sono tutti morti (quindi l’inferno è un’ipotesi da scartare). Quando però Ethan riesce finalmente a riunirsi con la sua famiglia, allora trovare il modo di fuggire da quella psicotica realtà – circondata da alte mura elettrificate e gestita da uno sceriffo despota che giustizia pubblicamente le persone, tagliando loro la gola -, diventa un’assoluta priorità.
È necessario mentire per il bene comune?
Ma se Wayward Pines non servisse a tenere dentro le persone, ma ad impedire a quello che c’è fuori di entrare? “Pensi di voler sapere la verità ma non è così. È peggio di qualsiasi cosa che tu possa anche solo immaginare…” – queste le ultime parole che lo sceriffo Pope dirà ad un sempre più sconvolto Ethan.
Quando viene svelato il mistero di Wayward Pines, a metà della prima stagione, lo show tocca uno dei suoi momenti più intensi. Più incredibili. Più allucinanti. Perché difficilmente si sarebbe potuta immaginare un’ipotesi così estrema e radicale. Lo stesso protagonista, ora divenuto cosciente della paradossale situazione, si trova costretto a fare una terribile scelta. La verità va sempre e comunque condivisa o è possibile e anzi, necessario, mentire per il bene comune?
Ah, come mi piacerebbe poter scrivere liberamente di cosa si nasconde dietro questa surreale e spaventosa cittadina americana! Ma l’apice di questa serie, o meglio, il suo stesso senso, sta proprio nel disvelamento di questo mistero. Si è quindi deciso di non voler correre in questa sede alcun rischio di spoiler. Sarà anche vero che ormai sono passati più di 10 anni dall’uscita di Wayward Pines, ma preferiamo pensare che qualcuno possa – dalla lettura di questo articolo – essere invogliato a recuperare, se non l’intera serie, almeno la sua prima stagione. Però che si diceva poco più su? La verità va sempre e comunque condivisa o è necessario nasconderla per il bene comune?
Comunque, a prescindere da ciò – e a prescindere dal travolgente finale di stagione (la prima), che ha fatto storcere il naso a più di qualcuno (ma non è sempre così?) -, questo show poteva e molto probabilmente doveva finire lì.
La seconda inutile stagione di Wayward Pines
La seconda artificiosa stagione di Wayward Pines, non essendo più possibile un ribaltamento narrativo altrettanto spettacolare, non può che sorgere letteralmente dalle ceneri della prima. Ma il mistero è ormai già stato svelato e la trama, ahimè, sembra un rifacimento mal riuscito di quella precedente.
Qui comunque il protagonista – il nuovo Ethan – è il chirurgo Theo Yedlin (Jason Patric – Law & Order: Organized Crime), inutilmente circondato da personaggi vecchi (pochi) e (molti) nuovi. Scartato dunque il mystery, questa seconda stagione gioca a carte scoperte – e scommette su quella thriller (sempre venata di horror e sci-fi, of course!). Con il solito quesito etico di Damocle: è giusto nascondere la verità per il bene comune (o per un’idea di bene comune)? Anyway, da pistola e uniforme si passa a bisturi e camice: senza alcun giovamento. Dopodiché la Fox cancella definitivamente la serie. Avendo visto la seconda stagione, non si può certo esserne sorpresi.
In definitiva Wayward Pines è uno dei primi casi seriali in cui si vedono chiaramente i danni causati dalla discordia tra autore e produzione. L’aver voluto proseguire comunque lo show, nonostante la chiara indicazione autoriale della sua conclusione, ha portato a questa infelice seconda stagione. Che non ha certo giovato alla serie nel suo insieme. Nei dieci anni successivi poi, tra insensate interruzioni e dilatazioni forzate, abbiamo avuto modo di assistere a ben altri esempi di nefandezze del genere. Per concludere: la prima stagione di Wayward Pines, ingiustamente dimenticata, è un piccolo gioiello mystery. Con tutti i suoi limiti e i suoi difetti, certo – ma quelli li lasciamo alla critica…
Post Scriptum: ALLERTA SPOILER
Argomenti che ho dovuto censurare per evitare lo spoiler – estinzione umanità civilizzata, anno 4028, rapimento di centinaia di persone, ibernazione criogenica, terribili mutazioni ominidi, mostruose aberrazioni carnivore, scienziato pazzo e geniale, deliri vari di onnipotenza e complesso di Dio, reset ontologico, tradimenti e stermini, la Prima Generazione e la Resistenza, tirannia e schiavitù, la salvezza, la fine, e ancora daccapo…
Dello stesso autore: Dark Matter
Un altro mystery con interferenze produttive: 1899
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