Di Gen V (Prime Video, 2023 – in corso), spin off della dirompente The Boys, sono finora uscite due stagioni da 8 episodi l’una ed è già confermata una terza. Creata da Eric Kripke assieme a Rosenberg e Goldberg, anche questa serie si basa sull’omonimo fumetto di Garth Ennis e Darick Robertson, come quella principale, e in particolare sull’albo We Gotta Go Now.
Si potrebbe quasi dire che Gen V sia lo spin off universitario di The Boys oppure, volendo, una sua versione teen (termine per me solitamente dispregiativo, qui usato neutralmente). Un primo tentativo di espansione del folle universo narrativo dei supereroi della Vought, si è avuto con l’antologico e altalenante The Boys: Diabolical (Prime Video, 2022). Ma Kripke aveva le idee chiare su questo nuovo concept già a partire dal 2020: “Gen V sarà ambientato nell’unico college americano esclusivamente per giovani supereroi adulti (e gestito dalla Vought International). In parte spettacolo universitario, in parte Hunger Games”.
Per chi non lo sapesse, The Boys (cui Mondoserie ha dedicato un podcast più un secondo incentrato sulla quarta stagione) è la dissacrante, iperbolica e irriverente serie su un’America alternativa. In cui i ‘Supes’ – esseri umani dotati di particolari superpoteri – sono tanti e sono gestiti da una multinazionale chiamata Vought International. Emblema e orgoglio di questa nuova genia di esseri sono ‘I Sette’. 7 supereroi super selezionati, con l’ideale compito di proteggere l’umanità. Più concretamente, 7 capricciose e infantili superstar interamente dedite al commercio del culto della propria persona. Attraverso contratti cinematografici, apparizioni televisive, merchandising di varia natura ecc. ‘The Boys’ è l’appellativo di un pugno di esseri umani (e non) che hanno deciso di ribellarsi al sistema vigente. E di smascherare una volta per tutte le nefandezze compiute dalla Vought.
La Godolkin University School of Crimefighting
In questo carnevalesco contesto narrativo si pone la Godolkin University School of Crimefighting, naturalmente gestita dalla Vought International, l’istituto al centro (anche fisicamente) di tutte le trame di Gen V. Hunger Games a parte, l’ebbrezza visionaria e la critica sociale di The Boys vengono quindi trasposte in chiave teen all’interno di un college per mutanti.
Alla God U (azzeccata abbreviazione dell’università) i giovani superdotati di oggi vengono plasmati, mentalmente e fisicamente, per diventare gli eroi di domani. In questa sloganistica chiave va ad esempio vista la classifica di gradimento degli studenti, che sembra essere molto più importante di qualsiasi corso di studi (corsi universitari per aspiranti supereroi, strano concetto!). La classifica segnala i 10 studenti più popolari della God U, che poi sono anche quelli più mediaticamente spendibili e commercialmente promettenti. E sì, il parallelo con i 7 di The Boys è piuttosto ovvio.
Ossessionati dalla notorietà, soprattutto social, in questo ambiente ultratossico i giovani studenti sono incoraggiati ad essere spietatamente competitivi. Sotto lo sguardo compiaciuto degli adulti, su tutti la machiavellica preside Indira Shetty (Shelley Conn – Bridgerton), che ha tutta una collezione di scheletri nell’armadio (vedi gli esperimenti segreti condotti nei sotterranei dell’istituto, ribattezzati ‘Il Bosco’). In S2 c’è il luciferino rettore Cypher (Hamish Linklater – Midnight Mass), ma la sostanza non cambia.
Gen V: we’re so fucked up
Tra i più adorati del campus troviamo Golden Boy (Patrick Schwarzenegger – The White Lotus), capace di volare e infiammarsi, Andre (il compianto Chance Perdomo), giovane Magneto, Cate (Maddie Phillips – Legion), bella bionda e con grandi poteri psichici, e Jordan (interpretato da London Thor – Shameless e Derek Luh – All Rise), capace di mutare genere e di passare così indifferentemente dal maschile al femminile e viceversa. La vera protagonista di Gen V, pur nella sua coralità, è però la matricola Marie Moreau (Jaz Sinclair – Easy). Il suo suo superpotere è l’assoluto controllo sul sangue, proprio o altrui, che può spostare e manipolare a piacimento. Potere che vive contraddittoriamente, dato che con esso ha accidentalmente ucciso i genitori durante il suo primo ciclo mestruale… Ops.
Per chi non avesse familiarità con il grottesco mondo di The Boys, meglio mettere subito in chiaro che è sempre bizzarramente sopra le righe, con tanta violenza, sangue, sesso e un particolare retrogusto splatter grandguignolesco. Questo per quanto riguarda il fatto che Marie abbia ucciso i suoi con il mestruo.
Per quanto riguarda invece il trauma per la loro morte, basti ricordare che siamo comunque in un teen drama. E che dunque, come da consuetudine teen seriale americana, qualsiasi adolescente presente in Gen V è traumatizzato da qualcosa. “I’m fucked up”, “you’re fucked up” o “we’re so fucked up” (impropriamente traducibile con: sono / sei / siamo molto incasinati) sono affermazioni tra le più costanti e gettonate di ogni episodio. Di Gen V come di ogni teen drama che si rispetti (si fa per dire). Però, in questo spin off giovanilistico, viste le premesse, forse non hanno tutti i torti a sentirsi così ‘incasinati’…
Genitori disturbati e disturbi giovanili
Ad ogni modo, per finire il quadretto, tra le new entry della Godolkin University troviamo Emma, (Lizze Broadway – Southland), la compagna di stanza di Marie, che ha il potere di rimpicciolirsi. L’unico problema è che, per attivarlo, è costretta a vomitare. Evidente qui come il superpotere evochi in realtà un particolare disturbo giovanile. Sam (Asa Germann – Dahmer) è invece il classico soggetto disturbato da trattare farmacologicamente. La stessa Marie, per poter usare il proprio sangue come arma, deve prima tagliarsi con una lametta. Jordan, di cui abbiamo detto prima, incarna la fluidità gender. E non è un caso che i suoi genitori lo vorrebbero sempre e solo nella forma maschile.
Naturalmente nessuno di loro ha mai scelto di essere come è. Sono tutti, per così dire, vittime del Composto V (Gen V = Generation V), inoculato prenatalmente dalla Vought International, in accordo con i rispettivi genitori. Non possono quindi fare altro che imparare ad accettare la propria condizione. Più difficile invece imparare a perdonare i propri genitori. Il difficile rapporto di questi adolescenti ‘diversamente dotati’ con mamma e papà, e più in generale con gli adulti, è infatti una delle chiavi tematiche di Gen V.
Marie e compagnia bella, nonostante tutta la buona volontà di rigare dritti e prendere bei voti, non possono non vedere il marcio che c’è in Danimarca. Marcio bellamente coperto da insegnanti, esperti vari al soldo della Vought e, ancora una volta, genitori. Come Polaris (Sean Patrick Thomas – American Horror Story), il padre sup di Andre, che in S1 mente spudoratamente per proteggere il figlio.
Gen V: diventare supereroi o essere eroi?
In S2, con un ribaltamento psicologico a 180 gradi piuttosto abituale in questa serie (gli amici diventano nemici e viceversa con molta, troppa facilità), del figlio Polaris finisce con il fare in tutto e per tutto le eroiche veci. Questo a causa della morte improvvisa, in seguito ad un incidente stradale avvenuto tra le due stagioni, di Chance Perdomo, l’interprete 27enne di Andre, cui è dedicata la seconda stagione. Gli autori hanno dovuto quindi riscrivere daccapo la trama, integrando la sua assenza all’interno della stessa narrazione. E trasformandolo così in un vero e proprio motore emotivo. Qualcosa a cui i protagonisti tornano più volte, onorando la memoria del suo personaggio e traendone addirittura ispirazione.
La serie derivata da The Boys resta sempre caustica e iperviolenta, ma sposta empaticamente il proprio baricentro, assumendo la sofferenza del lutto, verso il romanzo di formazione. Diventando meno sfrontata e più matura. In un mondo preda di un eroismo che sa di ‘nazipsicotico ultramachismo’ (in una parola trumpismo), questi ragazzi sono orgogliosamente imperfetti, contraddittori, capaci di sbagliare. E di cambiare.
La Godolkin University vorrebbe in realtà essere un campo di propaganda che prepara gli studenti, addestrandoli all’obbedienza, per la nuova America della Vought. Per andare contro gli inganni e i complotti della God U, i giovani vedranno andare in crisi tutto ciò in cui fino ad ora hanno creduto e per cui hanno faticato. Ovvero il mondo per come appare: la rutilante società dello spettacolo gestita da Homelander & company. Scelta ardua: diventare supereroi beniamini di tutti o condurre eroicamente una battaglia solitaria?
Un portale multidimensionale nel didietro…
Per poter compiere questa scelta – cosa fare nella vita – i giovani protagonisti dovranno diventare velocemente adulti. Imparando innanzitutto a fare i conti con le turbe psico-ormonali caratteristiche della loro età. Dovranno poi comprendere quanto sia labile il confine tra Bene e Male e che buoni e cattivi non stanno mai da una sola parte. Per finire, ognuno di loro dovrà scavare dentro se stesso, alla ricerca delle radici del proprio conflitto interiore. Si tratti di autostima e paura di non essere accettati oppure di irrazionali sensi di colpa per inevitabili tragedie del passato.
I giovani di Gen V sono in fondo l’unica (retorica?) speranza all’interno del caustico e apocalittico universo di The Boys. Le connessioni tra le due serie sono fortissime, con diverse apparizioni dei sups della serie madre (da Homelander a Starlight) nello spin off universitario – e viceversa. Ma, nonostante l’evidente interconnessione (S1 di Gen V introduce S4 di The Boys, S2 introduce invece la quinta, che stiamo aspettando!) questa serie si regge perfettamente anche da sola. In questo sarcastico dramma a tinte rigorosamente forti – massacri splatter, humour noir, assurdo granguignolesco e iconiche battaglie tra diversi superpoteri – alla fine è l’unione tra i giovani protagonisti a fare la forza. Forza che non si trova nella loro famiglia disfunzionale o tra le contorte macchinazioni dell’istituto, ma solo nei propri compagni. Una gran bella fiaba, insomma. Anche se splatter e noir.
Fiaba che non è certo esente da vistosi difetti nella forma e nei contenuti, ovvero nello stile e nella trama. Talvolta troppo pesante e soap operistica, talaltra troppe forzature e semplificazioni… Il grande colpo di scena del finale (Thomas Godolkin, il fondatore della God U, himself!) liquidato così frettolosamente… Infine un superpotere (fondamentale per i nostri eroi) che consiste nell’avere una sorta di portale multidimensionale nel didietro (sic)…. In pratica un tizio che può infilarsi decine di persone nell’ano (oh god)…
Ma nonostante tutto ciò, e nonostante i vertiginosi buchi di trama, o anche solo di verosimiglianza narrativa – uno su tutti: la foto di Cipher con la neonata Marie! – mettano a dura prova la sospensione dell’incredulità, Gen V rimane un’intensa iperbolica divertente fiaba nera e corale di formazione. Che si beffa costantemente del politically correct, abusando di oscenità visive e linguaggio sboccato. Che vaneggia allegramente nel (triste) mondo college teen, a volte ahimè restandovi un po’ incastrata. Un mondo, come ripetono sempre, fottuto (fucked up). In cui super poteri significa in primis super casini.
Potrebbe interessarti anche: The Umbrella Academy

















