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Breaking Bad, contro la società borghese | 1 classico in 2
Breaking Bad, podcast | Puntata a cura di Jacopo Bulgarini d’Elci e Livio Pacella:
In attesa di parlare di Pluribus, nuova e formidabile serie tv firmata Vince Gilligan, rileggiamo nel podcast il suo capolavoro: Breaking Bad. Una delle serie più influenti del nostro tempo, andata in onda tra il 2008 e il 2013 (disponibile con le sue 5 stagioni su Netflix). Uno show che ha ridefinito il racconto televisivo e la figura dell’antieroe. La affrontiamo come un grande classico contemporaneo, ma soprattutto come una feroce satira della società borghese e mercantile. Un dispositivo narrativo che smonta, pezzo dopo pezzo, i pilastri su cui si regge il mito occidentale del benessere. La famiglia, il lavoro, il modello capitalistico.
In questa puntata del podcast guardiamo quindi a Breaking Bad come a un proto-testo che contiene in nuce molte delle tensioni che ritroveremo più tardi – anche nella nuova Pluribus. Perché Gilligan non costruisce semplicemente una storia di trasformazione criminale, ma mette in scena una critica radicale alla normalità borghese. Una normalità che, sotto la superficie della rispettabilità, rivela fragilità, ipocrisie e una violenza strutturale pronta a emergere quando i suoi meccanismi vacillano.
L’episodio è stato pubblicato originariamente il 23 luglio 2021: ci torniamo sopra per rileggere Breaking Bad anche alla luce di ciò che Gilligan ha costruito dopo, e che continua a parlarci del nostro tempo.
“1 classico in 2” è uno dei format del podcast di Mondoserie: conversazioni a due voci su serie che hanno segnato l’immaginario.
Produzione, trama e rilevanza culturale di un capolavoro assoluto
Creata da Vince Gilligan e prodotta da Sony Pictures Television, Breaking Bad è andata in onda su AMC per cinque stagioni, dal 2008 al 2013, per un totale di 62 episodi. Con Bryan Cranston e Aaron Paul nei ruoli che li avrebbero resi icone globali, la serie ha conquistato 16 Emmy Awards, due Golden Globe, e un posto stabile nei ranking delle migliori serie di sempre. Al suo centro, la storia di Walter White: insegnante di chimica quarantenne, mite e irrisolto, che dopo una diagnosi di cancro decide di mettere il proprio talento al servizio della produzione di metanfetamine, coinvolgendo un ex studente, Jesse Pinkman.
La trama segue la metamorfosi di Walter da uomo qualunque a signore della droga – Heisenberg – attraverso una spirale di scelte morali sempre più irreparabili. Ma ciò che rende Breaking Bad un’opera capitale è la sua stratificazione: narrazione di genere, tragedia moderna, satira, anti-epica, racconto della fragilità maschile e della paternità tossica. Una serie che si nutre del mito americano dell’ascesa individuale per rovesciarlo dall’interno, mostrando come la promessa del “self-made man” possa degenerare in imperialismo privato, violenza e autodistruzione.
Il successo della serie, amplificato da un’estetica inconfondibile e da una scrittura calibratissima, ha influenzato l’immaginario televisivo degli anni Dieci: dagli anti-eroi seriali a un nuovo modo di trattare etica, potere e responsabilità. Breaking Bad non è solo una storia: è un dispositivo culturale che continua a risuonare oggi, anche grazie ai suoi spin-off e prequel come Better Call Saul.
Breaking Bad nel podcast: una critica alla famiglia, al lavoro, al capitalismo
Il podcast ricostruisce Breaking Bad come un attacco frontale, lucido e spesso spietatamente ironico, ai fondamenti della società borghese. Da un lato il registro tragico, freddo, quasi romantico nella sua disperazione; dall’altro una dimensione satirica che amplifica l’assurdità delle strutture sociali che diamo per scontate.
La famiglia, primo pilastro, non è rifugio né spazio di purezza: è un vincolo soffocante, paradossalmente proprio per l’obiettivo che Walter dichiarava di voler proteggere. Nessun “nido borghese”. Nessuna complicità alla Soprano o alla Ozark. È un sistema di aspettative e pressioni che contribuisce alla caduta, non alla salvezza.
Il lavoro, secondo pilastro, è sottoposto a una distorsione parodistica che ne rivela la natura ideologica. Il percorso di Walter è un trattato sul senso del lavoro nel capitalismo avanzato: parte come necessità, si trasforma in avidità, e poi in una forma di piacere perverso. Il piacere di essere bravo in qualcosa, di dominare un processo, di costruire e comandare.
Infine il capitalismo, che Gilligan rappresenta come un meccanismo di espansione inevitabile e distruttiva. L’impero di Heisenberg nasce in una “garage culture” tipicamente americana – una roulotte nel deserto – e cresce secondo logiche imprenditoriali feroci: scalabilità, competizione, eliminazione degli ostacoli. La violenza che Walter esercita è una forma estrema ma coerente della violenza incorporata nel sistema economico. L’azienda come micro-cartello, il cartello come azienda: Gilligan rende intercambiabili questi linguaggi.
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Musica nella puntata:
Devious Little Smile di Godmode, Licenza della Raccolta audio di YouTube.
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