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The Boys, sfrenata straripante e sfrontata storia di una multinazionale di supereroi

La serie Prime, irriverente, sanguinolenta e sboccata satira sull’America di Trump e sulla società dello spettacolo, è arrivata alla sua contraddittoria? conclusione

di Livio Pacella
04/07/2026
in Articoli
Cover di The Boys Pr Mondoserie
627
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The Boys è una spassosissima serie americana (Prime Video, 2019-26), in 5 stagioni (per 40 episodi da 1h circa). Basata sull’omonimo fumetto (Wildstorm / Dynamite Entertainment, 2006-12) di Garth Ennis e Darick Robertson, questa serie è stata creata per la televisione da Eric Kripke (Supernatural), con Seth Rogen ed Evan Goldberg (Preacher). Dopo una travagliata gestazione durata anni. Per cui il progetto riguardava inizialmente un lungometraggio (con l’interesse sia della Colombia sia della Paramount), poi diventato un’ipotesi di serie per la rete via cavo Cinemax (la stessa di Banshee, protagonista quell’Antony Starr che qui è Homelander). Prima del definitivo passaggio alla produzione Amazon, sulla cui piattaforma è oggi distribuita.

Tra il 2023 e il 2025 escono anche le 2 stagioni di Gen V, sorta di spin off in chiave teen parallelo a The Boys, le cui trame vanno leggermente intersecandosi. Nell’idea originale dovevano intrecciarsi molto di più, ma Gen V è stato cancellato dopo la seconda stagione. Ad ogni modo, i due show condividono lo stesso universo narrativo. Che potrebbe, a prima vista, sembrare solo una semplice parodia del mondo dei supereroi. Mondo che ha – tra Marvel e DC Comics – letteralmente invaso cinema e serialità, da quasi due decenni.

Irriverente, eccessivo e sovversivo, questo show immagina un mondo in cui esistono centinaia di esseri dotati di superpoteri. Tutti (o quasi) al servizio di una multinazionale multimiliardaria, la Vought International. In particolare, una selezione di sette tra questi costituisce il fiore all’occhiello della compagnia. Che attorno a questo superomistico team ha costruito una fittissima e intricatissima agenda di merchandising, con profitti da capogiro. Apparizioni pubbliche e televisive, improbabili sponsorizzazioni, gadget d’ogni tipo, saghe filmiche ecc, costituiscono gli unici effettivi impegni di questi supereroi. I cui volti, profili e silhouettes imperversano ovunque, ossessivi e martellanti, in una America compiutamente divenuta società dello spettacolo.

Supereroi senza precedenti (ma con molte somiglianze)

Non vi è niente di buono o di nobile tra queste superstar viziate, infantili, ciniche e narcisistiche fino alla nausea. A partire da Homelander (Antony Starr – American Gothic), in italiano Patriota – il Superman di questi tristi Stati Uniti – straordinario e indistruttibile psicopatico con potenti complessi edipici.  Seguito da A-Train (Jessie Usher – Tales of the Walking Dead), una sorta di Flash in versione nera, tossico ed egocentrico. E The Deep (Chace Crawford – Gossip Girl), in italiano Abisso – un imbarazzante Aquaman con le branchie – molestatore sessuale con poco carattere e poco cervello.

E da molti altri – poiché saranno in molti a darsi il cambio in questa superkermesse della Voight. Da Queen Maeve (Dominique McElligott – House of Cards), simil Wonder Woman omosessuale piena di sensi di colpa per le azioni di Homelander, a Translucent (Alex Hassell – Cowboy Bebop), che della sua invisibilità profitta per spiare le colleghe nei bagni (sic)… 

Altra simpatica e sociopatica superstar: Soldier Boy (Jensen Ackles, Supernatural), un Capitan America (malamente tradotto in italiano con Soldatino) arrapato, cinico, alcolizzato e decisamente fuori controllo. Per non parlare di Black Noir, la cui testa è popolata di simpatici cartoni animati, o di Stormfront, che auspica segretamente l’avvento del ‘Quarto Reich’…

Nell’esagitato regno di questa ipocrisia di tipo super hollywoodiano, sbuca all’improvviso dal nulla (o dall’Idahoo) una nuova supereroina, per prendere il suo posto tra i Sette. Si tratta di Starlight (Erin Moriarty – True Detective), ovvero Annie, la ragazza della porta accanto. Che si ritrova catapultata nel delirio di menzogne, intrighi e marciume senza fine che è la Voight.

The Boys, una rocambolesca e strampalata squadra in rivolta

L’altro protagonista ‘positivo’ della storia è Hughie (Jack Quaid – Vinyl), giovane commesso nerd senza troppa arte né parte. Che, a causa della fidanzata investita, disintegrata e mandata in mille pezzi dalla forsennata corsa di un A-Train decisamente su di giri, entra in un gruppo di vendicatori di super: The Boys. Composto da improbabili personalità, ex agenti CIA o giù di lì, guidate dall’impenetrabile e strafottente Billy Butcher (un meraviglioso Karl Urban – Almost Human).

Obiettivo di questa splendida e strampalata squadra è contrastare, smascherare e – dove possibile – annientare i supereroi della Vought irreversibilmente macchiatisi di nefandezze. Quindi tutti e sette i ‘sups’. E tentare di affondare l’intera compagnia. Oltre al sopracitato duo agli antipodi (Butcher e Hughie), ci sono l’irresistibile Frenchie (Tomer Kapon – Dig) e Marvin T. Milk (Laz Alonso – Deception), a cui si aggiungerà la silenziosa super Kimiko (Karen Fukuhara – Suicide Squad). Ognuno di loro ha ovviamente le sue buone ragioni per dare la caccia ai ‘buoni’, agli ‘eroi’ della nazione..

Dissacrante, irresistibilmente pulp e truculenta. Talvolta raccapricciante, al limite del cattivo gusto. The Boys inscena the dark side of Avengers, Justice League e compagnia bella. Ma qui non si tratta di semplice satira, né di ‘chi sorveglia i sorveglianti?’, quid del meraviglioso Watchmen (mi riferisco sia al fumetto di Alan Moore, sia al lungometraggio, sia alla serie di Damon Lindelof). In The Boys, i sups hanno un’implicita licenza per compiere abusi di ogni tipo, dallo stupro all’omicidio, dalla minaccia alla sicurezza nazionale al tradimento degli stessi Stati Uniti. L’importante è, naturalmente, non venire beccati. Ma anche in quel caso, c’è sempre un modo per aggiustare le cose. Questi superesseri, apparsi misteriosamente anni prima solo negli USA, sono sostanzialmente al di sopra della legge. Con l’efficace scusa di difenderla da ogni sopruso. 

La Vought mira addirittura ad un contratto esclusivo con la Difesa nazionale, che includa i suoi supereroi nell’esercito statunitense. Mentre Homelander, il più forte di tutti, sprofonda sempre più nel suo cupo delirio d’onnipotenza. Così, mentre gli altri contano followers, like e percentuali di gradimento degli ultimi video, oscuri e malefici complotti stendono la propria ombra sull’America, e sul mondo intero.

Divertimento sfrenato e impietosa riflessione

L’immaginifica e ricca mitologia del mondo dei supereroi – con tutto il franchise che idealmente ne viene – si scontra in modo folgorante, all’interno di una narrazione unica e iperbolica, con l’attuale società dello spettacolo americana, portata alle sue estreme e trumpiane conseguenze, come abbiamo discusso in questa puntata del podcast. 

Dando vita ad un gioiello seriale spiazzante e visionario. Dove il divertimento sfrenato – ad alto tasso di violenza e effetti speciali – si accompagna ad una riflessione impietosa sui meccanismi di marketing e mitizzazione del nostro tempo. Anche se, man mano che le stagioni si susseguono, sembra sempre più attuarsi una singolare contraddizione narrativa. Come se realtà e finzione facessero a gara per superarsi. Achtung: questo è stato candidamente dichiarato anche dagli stessi autori, esterrefatti da come certe uscite dell’attuale e lunatico tycoon presidenziale avessero vanificato alcune invenzioni di sceneggiatura (sic)!     

La continua tensione narrativa, propria delle prime stagioni di The Boys, è costretta allora a lasciare il passo ad una scrittura che, dovendo far quadrare i conti, non può più permettersi le pindariche e grandguignolesche scorribande che tanto ci avevano colpito. Quell’universo di umorismo nero, capace di diventare brutalità gore a tratti persino insopportabile, ma sempre maledettamente sul pezzo, lascia alla fine spazio a spappolamenti e sventramenti, come dire, senz’anima, senza quella smania sovversiva quasi metafisica.

Di stagione in stagione poi, il discorso politico si fa sempre più pregnante. Fino a rischiare la caricatura grottesca del trumpismo più sfrenato. In particolar modo, l’ultima stagione paga il prezzo di una satira che si è forse spinta troppo in là, e non può certo tornare indietro. E l‘universo di The Boys, da sempre così eccessivo, finisce paradossalmente per appiattirsi proprio per eccesso ideologico.  

Da Superman a The Boys, il mondo dopo(?) Trump

Vabbè. Prima o poi arriva il punto in cui i personaggi destinati a morire devono morire, no? Ma prima di queste fatidiche morti, prima di una distopia ultrafascista in cui convivono bellamente realtà fattuali alternative, furore propagandistico e regno del terrore, prima che multinazionale e apparato politico si fondano e confondano – tra spot, canzonette, premiere ecc. -, prima di tutto questo, c’è la storia di un improbabilissimo gruppo di scoppiati umani troppo umani che decide di dichiarare una lotta senza quartiere al Tutto: supereroi (sociopatici), governo (corrotto), opinione pubblica (ecc), parenti e vicini di casa… Puro e sfrenato godimento.

La serie si concede anche il lusso di approfondire anche un tema freudiano, se vogliamo, legato al mondo superomistico. Il supereroe è un vincente, per il solo fatto di avere superpoteri? Grandi poteri, grandi responsabilità. Grande autorità. Ma che succede se il superpotere, e l’autorità che ne deriva, ce l’ha un infantilissimo sociopatico?

Homelander, nella doppia veste di padre e figlio mancati, regala in questo senso momenti assai preziosi e significativi. Mostrando tutta l’inadeguatezza di un uomo che confonde l’amore con l’adorazione. E che fatica a comprendere come l’eccezionalità della sua condizione non sia sufficiente a garantargli l’incondizionata sottomissione dell’umanità. “Posso fare il cazzo che voglio!” continua a dirsi mentre si masturba sul tetto di un grattacielo… Non è da meno l’antieroe per eccellenza, Butcher. Dal mitologico scontro tra questi due, entrambi padri e figli mancati, nasce buona parte della tensione narrativa di The Boys.

Siamo molto distanti da Superman & company, quei supereroi senza macchia nati per esorcizzare ansie e demoni dell’americano medio. Già Frank Miller e Alan Moore, negli anni ’80, avevano trasformato l’Uomo Pipistrello e compagnia bella (again, The Watchmen) in figure molto più adulte e problematiche. Con The Boys siamo ormai arrivati dall’altra parte, nel lato oscuro – the dark side – di questi supereroi. Che sono altresì supervillain. E si sente tutto il peso dell’eredità di Trump: caduta nel frattempo, come un pesante e ombroso macigno, sulla nazione americana. E sul destino del mondo stesso.

Sorprendente, sorprendentemente sboccata, smisurata e smaliziata. Per stomaci forti. Irresistibile.

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Tags: politicasatirasocietàsupereroi
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Livio Pacella [altrove Al Lecap o liviopacella]. Attore, autore, regista, filosofo ballerino, poeta maledetto, bohemien, da tempo impegnato nella stesura del proprio curriculum, continua a vivere, tra lo stupore generale, al di sopra dei suoi mezzi.

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