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Mr. Mercedes: la seconda stagione è sempre la più difficile (per tacer della terza)

L’ottima trasposizione dai romanzi hard boiled di Stephen King purtroppo non si ferma alla prima stagione

di Livio Pacella
02/03/2026
in Articoli
cover di Mr. Mercedes per Mondoserie
275
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Mr. Mercedes è una serie statunitense dark-crime (Audience, 2017-19) creata da David E. Kelley (Big Little Lies) e Jack Bender (Lost), in tre stagioni di 10 episodi l’una. Serie a cui abbiamo dedicato anche un podcast. La prima stagione di Mr. Mercedes è un adattamento dell’omonimo romanzo scritto da Stephen King (che ha anche collaborato alla trascrizione) nel 2014, primo capitolo di una trilogia editoriale che comprende Finders Keepers (Chi perde paga, 2015) e End of Watch (Fine Turno, 2016).

Viene definito dallo stesso autore come il suo primo romanzo di genere hard boiled. La seconda e la terza stagione della serie sono tratte dagli altri due, ma in ordine inverso. Da End of Watch è infatti tratta la seconda stagione, mentre dal secondo libro – Finders Keepers – la terza. Protagonista della trilogia, ambientata nell’immaginaria città di Bridgton, Ohio, è l’ex detective della Omicidi Bill Hodges (un grande Brendan Gleeson – The Comey Rule). Attualmente la serie è visibile su Prime Video e su Netflix.

Mr. Mercedes è l’appellativo che viene dato all’ignoto autore di una assurda mattanza, compiuta in una tarda notte del 2009 in quel di Bridgton. Quando una folla di persone, in fila per essere tra i primi ad accedere all’apertura della fiera del lavoro locale al mattino successivo, viene intenzionalmente travolta da un’auto di grossa cilindrata. Una Mercedes S600, naturalmente rubata, con alla guida uno psicopatico che indossa una terrificante maschera da clown. Un incipit seriale potente, di quelli che rimangono impressi nella mente.

Brady Hartsfield e la strage di Bridgton

Quella che verrà ricordata come la strage di Bridgton, ad opera per l’appunto del famigerato ‘Mr. Mercedes’, è una ferita dalla quale la città faticherà non poco a riprendersi. O dalla quale non potrà mai riprendersi del tutto. Innanzitutto perché, dopo due anni, ancora si ignora la sua identità. 

Noi spettatori ne facciamo invece conoscenza fin da subito: è Brady Hartsfield (l’ottimo Harry Treadaway – Penny Dreadful, scelto dopo la morte improvvisa di Anton Yelchin), uno strano e introverso giovane che, apparentemente, conduce un’esistenza del tutto ordinaria. Lavora come addetto alle riparazioni in un negozio di computer vecchio stile, facente parte di un franchise sull’evidente orlo del fallimento. Vive a casa con la madre alcolizzata (Kelly Lynch – The L World), con cui ha un rapporto morboso e malato, che parte da lontani traumi infantili, sfociando addirittura in una pervertita e incestuosa sessualità. 

Ma la vera vita di Brady si svolge nell’ampio scantinato della casa, trasformato in una sorta di tempio del male e fortezza digitale. Da cui riesce ad accedere alla maggior parte dei dispositivi multimediali della vittima di turno. Con lo scopo di indurla, poco a poco, al suicidio. Perché la follia di Brady Hartsfield è multiforme quanto il suo ingegno. E avere il potere di indurre le persone ad uccidersi, in attesa di compiere la prossima strage, lo esalta e lo eccita al massimo grado. 

Mr. Mercedes e la rinascita di Bill Hodges

La storia inizia propriamente quando Brady Hartsfield, alias ‘Mr. Mercedes’, sceglie Bill Hodges come preda ‘da suicidare’. Siamo nel 2011 – sono dunque trascorsi 2 anni dalla strage di Bridgton – e il protagonista, al tempo incaricato dell’indagine e ora in pensione, si è parecchio lasciato andare.

Separato dalla moglie Donna (Nancy Travis – Il metodo Kominsky), senza più contatti con l’unica figlia, burbero, apatico e in sovrappeso, vivacchia stancamente tra birre e whisky. A causa della terribile delusione per non essere riuscito a mantenere la promessa fatta pubblicamente, all’indomani della carneficina. In cui assicurava l’individuazione e l’arresto del maniaco responsabile. 

L’alcool e la trasandatezza sono quindi le conseguenze per l’ossessione di non essere riuscito a risolvere il caso che più lo ha sconvolto e angosciato. Così, quando ‘Mr. Mercedes’ comincia a mandargli deliranti video derisori, che si autocancellano subito dopo essere stati visti, con l’obiettivo di rendergli insopportabile l’esistenza, ottiene paradossalmente l’effetto contrario.

Le provocazioni di Brady innescano in Hodges una potente reazione volitiva. Deciso più che mai a trovare e incastrare lo psicopatico omicida, l’ex detective riprende in mano le redini della sua esistenza, rimettendosi in carreggiata. La stessa sigla iniziale – le semplici azioni di Bill al risveglio mattutino – va modificandosi di episodio in episodio, mostrandoci la sua metamorfosi.

Il buono, il cattivo e Finders Keepers

Ne nasce comunque un perverso e pericoloso gioco a due – per lo meno inizialmente. Non potendo competere con le abilità tecnologiche di Hartsfield, Bill coinvolge infatti – suo malgrado – nella caccia il brillante Jerome (Jharrel Jerome – When They See Us), un ragazzo vicino di casa. Non solo: a loro si unirà anche Holly Gibney (Justine Lupe – Sneaky Pete), nipote della proprietaria originale della maledetta Mercedes – morta, per l’appunto, suicida. Il personaggio di Holly, giovane donna con manie ossessivo compulsive che rasentano la sindrome di Asperger, ricorre anche in un altro romanzo di King, The Outsider (da cui è stata tratta l’omonima miniserie). Holly e Bill fonderanno insieme l’agenzia investigativa ‘Finders Keepers’, protagonista della terza stagione.

Questi gli elementi principali di Mr. Mercedes, in particolar modo della sua prima stagione, che è anche la più riuscita. Anzi, l’unica riuscita. Perché questa serie, pur notevole nel primo capitolo, naufraga irrimediabilmente nel secondo. Fino a diventare, nel terzo, addirittura imbarazzante. Il titanico scontro confronto – concreto e psicologico – tra le figure di Bill Hodges e Brady Hartsfield è il vero cuore, nero e pulsante, di Mr. Mercedes. Ricco di suspance e colpi di scena.

Il buono è un antieroe dalle eccezionali caratteristiche, dalla fisicità burbera e debordante all’accento marcatamente irlandese. Il cattivo, che conduce un’esistenza piena di frustrazioni e umiliazioni, è preda di una delirante volontà di potenza. Che si traduce in una malvagità raccapricciante, senza compromessi. La sua rabbia repressa non è umana, è piuttosto quella dei cani furiosi. Non è sempre facile avere a che fare con Brady Hartsfield per lo spettatore. Talvolta si sarebbe tentati di distogliere da lui lo sguardo, di guardare altrove… 

L’assurdo secondo capitolo di Mr. Mercedes

‘Mr. Mercedes’ è il Male in tutta la sua irrazionale e incomprensibile purezza. A suo modo, un angelo del Male. Mascherato dalla mediocrità esistenziale più assoluta. Mentre Bill Hodges non è che un essere umano incline all’imprecazione e appesantito dall’esistenza. Ma guidato da una potente bussola morale vecchio stile. Per cui il bianco è bianco e il nero, nero. Senza se e senza ma. Nell’ultimo episodio della prima stagione, tra questi due totemici personaggi, vi è la resa dei conti. End of story. E invece no.

Come già accennato, la trilogia di Stephen King voleva nelle sue intenzioni distinguersi dalla maggior parte della sua produzione horror. Anche se l’errore più comune, quando si parla di lui, è pensare che si tratti ‘soltanto’ di un autore horror. Ad ogni modo è l’hard boiled, genere per sua natura pulp, il nuovo stile con cui si cimenta. Per lo meno nei primi due libri, perché nel terzo non riesce a fare a meno di tornare nei meandri metapsichici del paranormale, pur cercando di smorzarli pseudo scientificamente.

Inizia allora il delirio narrativo della seconda stagione, che riprende per l’appunto il terzo e ultimo romanzo. Achtung Spoiler (ma non troppo): non so se sia già dovuto in partenza al romanzo, ma l’inedito amalgama di realismo e soprannaturale è qui un completo disastro. Sta bene che ogni storia richieda una sospensione dell’incredulità. Ma in questo particolare caso: la mente di un assassino psicopatico in coma che trova il modo di prendere il controllo di corpi altrui, trasformandoli in macchine omicide… Non saprei nemmeno da che parte cominciare. 

La terza imbarazzante stagione

Se già mancano le parole per questo secondo e involontariamente grottesco capitolo, figuriamoci allora che dire di un eventuale terzo! Incredibile ma vero, nonostante l’oggettiva sbandata che la serie aveva già preso, abbastanza incomprensibilmente si è deciso di continuare (a farsi del male). E la terza stagione di Mr. Mercedes – come ormai chiaro, tratta dal secondo romanzo della trilogia – è, se possibile, ancora più inutile e demenziale.

Il personaggio di Brady Hartsfield è ormai, finalmente!, fuori dai giochi. Però la serie si intitola proprio così, Mr. Mercedes, quindi bisogna in qualche modo tenerlo ‘in vita’. Anche se improbabilmente alla lontana. Svanite poi le stravaganti fumosità da fringe science, la trama ripiega su tutt’altro, tornando ad un realismo che ammicca nuovamente ai cliché hard boiled. 

Altri eventi, altri morti, e nuove indagini da far condurre alla neonata agenzia ‘Finders Keepers’. Insomma, una storia di cui non si sentiva minimamente il bisogno. Che non ha più niente a che fare con la disturbante tensione della prima stagione. L’ultimo capitolo della serie – che inizia con l’omicidio di John Rothstein, considerato il più grande scrittore americano, e la scomparsa dei suoi preziosissimi inediti – è un crime stereotipato e narrativamente stiracchiato da ogni parte. 

Mr. Mercedes: una serie riuscita per un terzo

Permane come un’eco dai romanzi di King, l’idea di una città segnata dalla strage alla fiera del lavoro di anni prima (vedi il noioso processo a Lou Linklatter per averlo giustiziato). Come se tutti i cittadini di Bridgton soffrissero in qualche modo di disturbi da stress post traumatico. That’s it.

Tutto qui. Ed è molto poco, visto che per il resto non ci azzecca nulla con la storia raccontata nella prima stagione. Vero è che c’è anche il tema della difficoltà di Bill ad andare avanti con la sua vita, senza più un serial killer a cui dare la caccia. Del terapeutico ruolo di Ida (Holland Taylor – Hollywood), la sua elegante ed eccentrica vicina di casa. Della strampalata discesa nella follia di Lou (Breeda Wool – The Walking Dead: The Ones Who Live). Ci sono poi la maturazione di Holly, magari un po’ frettolosa, e quella di Jerome, completamente dimenticata per strada…

In conclusione, Mr. Mercedes è un lavoro riuscito a metà – o addirittura ad un terzo -, pur essendo quel terzo una delle migliori trasposizioni dei libri di Stephen King. Che avrebbe forse funzionato meglio se la serie televisiva avesse seguito di pari passo quella letteraria. Forse. 

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Tags: crimeserial killerStephen KingUSA
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