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Monster: The Ed Gein Story. Il “padre” dei serial killer

Il terzo capitolo della serie antologica di Ryan Murphy racconta come l’inquietante necrofilo del Wisconsin sia diventato ispirazione - nella realtà e nella finzione

di Francesca Sarah Toich
23/12/2025
in Articoli
Cover di Monster: The Ed Gein Story per Mondoserie
70
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La storia di Ed Gein, raccontata in otto episodi, costituisce il terzo capitolo della saga Monster, serie antologica creata e prodotta da Ryan Murphy insieme a Ian Brennan e distribuita nel 2025 da Netflix.

Dopo il successo del terrificante e acclamato Dahmer (Monster: The Jeffrey Dahmer Story, 2022), seguito dal secondo capitolo dedicato ai fratelli Menendez (Monsters: The Lyle and Erik Menendez Story, 2024), Murphy torna a esplorare le zone più oscure della mente umana con Monster: The Ed Gein Story.

L’ossessione di Murphy per i serial killer americani è nota da tempo: Dahmer era già apparso come personaggio in America Horror Story e la passione viscerale del produttore per il lato più dark dell’america non ha mai smesso di entusiasmare il suo pubblico. Del prolifico autore / creatore / produttore americano ci siamo occupati per diversi altri suoi lavori, per esempio: Ratched, Pose, Hollywood, The Watcher. E poi dedicandogli un approfondimento a tutto tondo in questa puntata del podcast. 

Questa volta Murphy ci mette nelle mani, o meglio nelle grinfie, di quello che viene considerato ‘il padre’ degli assassini seriali americani, Ed Gein. Vissuto nel cuore dell’America rurale degli anni ‘50.

Chi era Ed Gein, il mostro

Ed Gein era un uomo del Midwest nato nel 1906, un contadino apparentemente innocuo delle cittadella Plainfield del Wisconsin, che faceva da babysitter ai bambini del vicinato e suonava la fisarmonica. 

Devoto alla madre e alla terra, Ed era cresciuto con un padre alcolizzato che lo menava dalla mattina alla sera, al punto da avergli causato dei traumi uditivi. La madre, ossessionata dalla religione, aveva educato Ed e il fratello Henry a suon di sacre scritture e maledizioni dall’inferno. Creando in Ed una sorta di trauma verso il sesso e le donne. Dopo la morte dei genitori e del fratello, Ed visse solo in quella che poi divenne una vera e propria fattoria degli orrori. 

Necrofilo e assassino, Ed Gein fu individuato dalla polizia dopo la scomparsa di Bernice Worden, proprietaria di un negozio di ferramenta che l’uomo frequentava regolarmente. Nel 1957, le autorità scoprirono nella sua casa di Plainfield un macabro museo di resti umani: mobili, maschere e indumenti ricavati da cadaveri riesumati. Sebbene fosse riconosciuto colpevole di un solo omicidio e ne avesse confessato un altro, l’orrore delle sue azioni sconvolse l’opinione pubblica americana.

Dichiarato mentalmente infermo, Gein trascorse il resto della sua vita in ospedali psichiatrici, dove morì il 26 luglio 1984.

La coraggiosa scelta di Charlie Hunnam

Nella serie Gein è superbamente interpretato da Charlie Hunnam, il carismatico attore britannico diventato celebre come leader dei motociclisti fuorilegge in Sons of Anarchy. 

Hunnam ha accettato di incarnare ‘il mostro’ proprio perché aveva intravisto nella sceneggiatura la possibilità di farne un vero uomo e non una caricatura. Completamente pazzo, ma raccontato nella sua agghiacciante sostanza umana. 

«Il terrore per l’oscurità di questa storia è stato presto sostituito dalla paura di interpretare Gein», ha raccontato. «Non so se posso dire di aver davvero capito Ed. Ma forse nemmeno lui capiva se stesso». 

L’attore riconosce in questa confusione il tratto più umano e spaventoso del personaggio: un uomo terribilmente confuso dai propri impulsi e incapace di comprenderli.

L’influenza di Ed Gein sull’immagine dei serial killer

Il personaggio di Ed Gein sciocca e colpisce nel segno. La serie ha sconvolto parte della critica tv che ritiene questo terzo capitolo troppo indulgente nei confronti della morbosità e della figura del serial killer malato di mente, innalzandolo a simbolo di un’epoca (tema a cui abbiamo dedicato questo articolo di approfondimento qui su Mondoserie).

Ma il punto della serie è proprio questo: spiegare come un miserabile necrofilo del Wisconsin sia diventato in pochi decenni non solo l’ispiratore di numerosi altri assassini, ma il simbolo dell’assassino stesso. Portando Alfred Hitchcock e altri registi a creare intorno a lui dei capolavori cinematografici. 

L’ossatura timbrica della serie consiste infatti nell’illustrare la posteriorità cinematografica di Ed Gein. La sua storia biografica è continuamente intervallata dal racconto dei film che si ispirarono a lui. A partire dallo Psycho di Hitchcock (interpretato da Tom Hollander). E con una particolare riflessione sul protagonista del film, Norman Bates, personaggio ispirato in tutto e per tutto a Gein – e di cui l’attore Anthony Perkins resterà a vita prigioniero. La serie procede poi rivisitando la creazione di altri personaggi in film ispirati a Gein: Leatherface in Non aprite quella porta e Buffalo Bill (Jame Gumb) in Il silenzio degli innocenti.

Murphy e Brennan (sceneggiatore di tutti gli episodi) non solo indagano la psicologia del male, ma anche il modo in cui la società lo osserva, lo condanna e al tempo stesso lo trasforma in spettacolo. «Ci sono cose orribili in questa storia, ma tutte compiute da un uomo», ha dichiarato Brennan, sottolineando la volontà di restituire a Ed Gein la sua dimensione umana, per quanto disturbante.

Dalla quotidianità nel Midwest alle visioni delle atrocità naziste 

I primi episodi ci raccontano la quotidianità di Ed, sfalsata dalla sua follia allucinatoria. 

Le pianure aride e tristemente innevate del Wisconsin fanno da sfondo alle sue visioni atroci e bizzarre: Gein ha continue allucinazioni sugli ebrei morti nei campi di concentramento e sui loro aguzzini nazisti. 

I creatori della serie suggeriscono che la deformazione mentale del serial killer necrofilo possa essere stata influenzata anche dalla sua esposizione, tramite riviste pulp e fumetti d’avventura che circolavano all’epoca, alle immagini delle atrocità compiute dai tedeschi nei campi di sterminio. È una teoria affascinante, che offre spunti per alcune delle scene migliori e più disturbanti della serie, in cui Vicky Krieps interpreta la criminale di guerra Ilse Koch, accusata di aver commissionato e realizzato oggetti fatti con la pelle dei prigionieri ebrei.

Siamo nell’America del dopoguerra, dove decolla il sogno americano ma anche la coscienza di aver “scoperto” l’olocausto europeo.

È come se ci fosse una sete di compiere dei “delitti sul posto”, “i propri delitti”, dopo essere venuti a contatto con quelli d’oltreoceano. Questa è apparentemente una delle pulsioni di Gein che, emulando la sua mitica Ilse Koch, riesuma cadaveri di notte nel cimitero del paese per trasformarli in paralumi, sedie e maschere. 

Monster: The Ed Gein Story

Alfred Hitchcock farà ricostruire dai suoi studi la casa degli orrori di Gein esattamente come la polizia l’aveva trovata. 

«La società perbene ci impone l’idea sfalsata che certi impulsi non esistano», dice l’Hitchcock interpretato da Tom Hollander. «E questo trasforma quegli impulsi in segreti da nascondere. Ma sono proprio quei segreti a renderci malati». 

Il film Psycho scioccò l’America forse più di quanto i veri delitti di Ed Gein scioccarono i suoi vicini. È forse questo il messaggio della serie? Che il cinema sia capace di rendere i mostri ancora più mostruosi? Raccontando l’ignoto della mente umana, attraverso ciò che è ancora più oscuro e più ignoto – ossia la sua immaginazione? 

Tra ricostruzione storica, introspezione psicologica e riflessione culturale, Monster: The Ed Gein Story va oltre il semplice racconto del terrore: diventa un ritratto dell’America e della sua duratura fascinazione per l’oscurità.

Un’opera che, più che cercare di spiegare un mostro, interroga la società che lo ha generato. Invitando lo spettatore a guardare dentro se stesso tanto quanto dentro la mente di Ed Gein.

Il primo capitolo di Monster: Dahmer 

Dahmer, mostruosa pop star del cannibalismo

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Tags: Ryan Murphyserial killer
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Francesca Sarah Toich è un’artista che vive e lavora a Parigi, dove ha una compagnia di teatro e magie nouvelle. Scrittrice, autrice, attrice, ha vinto il primo premio nel concorso internazionale di scrittura per lo spettacolo “Premio Goldoni Opera Prima” con la tragedia intitolata “Diotallevi” e ha pubblicato due romanzi fantasy per ragazzi. Ha prestato la sua voce a numerosi film, documentari, installazioni artistiche e radiodrammi (in particolare per RAI radio Italia). Specializzata in Commedia dell’Arte e letteratura italiana è stata premiata come migliore giovane interprete della Divina Commedia, vincendo per due volte il Lauro Dantesco a Ravenna. Insegna e recita in italiano, inglese e francese in numerose compagnie di teatro e ricerca, ed ha portato le sue performance in prestigiosi teatri e gallerie d’arte in varie parti del mondo tra cui recentemente a New York, Mosca e Tokyo.

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