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Grotesquerie: un mondo in fiamme che sogna se stesso | 2 voci, 1 serie
Grotesquerie, podcast | Puntata a cura di Jacopo Bulgarini d’Elci e Livio Pacella.
Diciamolo subito: Grotesquerie, distribuita con le sue 10 puntate a fine 2024 (su Disney+) e passata in sordina nonostante la firma di Ryan Murphy, ci è piaciuto da morire. Così tanto da decidere di parlarne con due uscite quasi contemporanea: con questo podcast e con un articolo che troverete già domani.
Quando l’abbiamo scoperta l’abbiamo subito amata. Perché lavora sulla soglia dell’indecidibile: tra sogno e realtà, tra delitto e allegoria, tra trauma individuale e collasso collettivo. Non si limita a raccontare una catena di omicidi rituali, ma costruisce un universo narrativo in cui il crimine sembra il sintomo di qualcosa di più vasto e indefinibile. I corpi, i simboli religiosi, la violenza esplicita non sono mai solo spettacolo, ma segnali di un mondo che ha perso orientamento e linguaggio per raccontarsi.
La serie intercetta molte delle angosce contemporanee: il senso di decadenza sociale, la paura dell’ignoto, l’erosione delle comunità, la solitudine degli individui di fronte a istituzioni sempre più fragili. La detective Lois Tryon non indaga soltanto su una sequenza di delitti, ma su un male che sembra personale, quasi indirizzato a lei. E che risuona con i suoi fallimenti privati, il dolore familiare, il senso di colpa.
Grotesquerie – come raccontiamo meglio nel podcast – è quindi una detective story anomala, che rifiuta spiegazioni rassicuranti e progressioni lineari. Chiede allo spettatore di abitare l’incertezza, di accettare che non tutto venga chiarito, e che l’orrore possa avere una dimensione quasi metafisica.
“2 voci, 1 serie”: dialoghi sulle cose che ci piacciono, o ci interessano, nel podcast di Mondoserie.
Cos’è Grotesquerie (e perché ne parliamo nel podcast)
Ideata da Ryan Murphy, Jon Robin Baitz e Joe Baken, Grotesquerie è una serie horror-drammatica e crime prodotta per FX. Distribuita negli Stati Uniti su Hulu e quindi da noi su Disney+. La prima stagione, composta da dieci episodi di durata variabile tra i 30 e i 58 minuti, è andata in onda a partire dal settembre 2024.
La protagonista è la detective Lois Tryon (Niecy Nash-Betts), chiamata a indagare su una serie di omicidi estremamente violenti e ritualistici che colpiscono una piccola comunità. I crimini appaiono subito carichi di simbolismi religiosi e personali, come se l’assassino – o qualcosa che lo trascende – stesse dialogando direttamente con lei. Sul piano privato, Lois affronta un matrimonio spezzato da una lunga degenza ospedaliera del marito e un rapporto complesso con la figlia. Mentre cerca di tenere sotto controllo le proprie dipendenze e fragilità.
In assenza di piste investigative tradizionali, Lois accetta l’aiuto di Sister Megan (Micaela Diamond), una suora-giornalista decisamente tormentata. Insieme, le due entrano in un labirinto narrativo fatto di enigmi, rivelazioni contraddittorie e figure ambigue, tra cui un inquietante sacerdote e una presenza infermieristica che sembra incarnare una forma di male quotidiano e sistemico.
La serie intreccia così crime investigation, horror simbolico e psicodramma onirico, lasciando volutamente molte zone d’ombra.
Ryan Murphy e la poetica dell’eccesso
Come discutiamo nel podcast, con Grotesquerie, Ryan Murphy torna a uno dei suoi territori d’elezione: l’uso dell’eccesso come strumento critico. Dalle chirurgiche provocazioni di Nip/Tuck all’antologia di American Horror Story, fino ai progetti più recenti come Monster e The Watcher, Murphy ha sempre usato il genere come lente per osservare traumi collettivi, fanatismi, identità marginali e mostruosità sociali.
Qui però l’orrore non è episodico né puramente estetico. Grotesquerie costruisce un racconto compatto e coerente, seppur straordinariamente onirico (al limite del delirio). In cui il gore, i simbolismi religiosi e le atmosfere pulp sono funzionali allo studio dei personaggi (e del loro collasso). Il sangue non serve a scioccare, ma a rendere visibile una frattura interiore. Il culto fanatico non è solo follia, ma risposta distorta a un bisogno di senso.
Rispetto ad American Horror Story, la serie appare più controllata e meno ludica. L’eccesso resta, ma viene incanalato in una struttura da thriller investigativo che dialoga con il dramma umano. Sospeso tra Seven e Hannibal. È in questo equilibrio instabile che Grotesquerie trova la sua forza: un’opera che usa l’horror non come fine, ma come linguaggio. Per raccontare un presente inquieto, in cui bellezza e mostruosità, fede e disperazione, convivono nello stesso respiro.
Un mondo in fiamme, appunto, che sogna se stesso e i propri incubi.
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