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Grotesquerie: l’onirico e conturbante assoluto di Ryan Murphy

Tra horror religioso e thriller psicologico, la serie è un sublime e attualissimo incubo simbolico ad occhi aperti

di Livio Pacella
07/02/2026
in Articoli
cover di Grotesquerie per Mondoserie
75
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Grotesquerie (FX, 2024) è un’allucinante serie americana creata da Ryan Murphy (a cui Mondoserie ha dedicato anche un podcast), insieme a Jon Robin Baitz e Joe Baken, e composta da 10 episodi di 1h circa ciascuno. In Italia è attualmente visibile nella sezione Star di Disney+. In campo filologico, intendesi per ‘hapax [legomenon]’ un termine o un’espressione che viene usata una volta soltanto e che quindi, non potendo essere comparata all’interno del corpus linguistico in questione, pone seri problemi interpretativi. 

Grotesquerie è senza dubbio, nel mondo seriale di Ryan Murphy, un hapax. “Grotesquerie è un horror che ho scritto per me, stavolta ho voluto lavorare solo per me.” Horror religioso o thriller psicologico che sia, questa serie sfugge per definizione a qualsiasi preciso genere di riferimento. E lo fa fin dal principio, dato che la sua stessa produzione non è stata, come al solito, corredata di proclami, conferenze e informazioni varie. E nemmeno la sua uscita. “Non sapete niente di Grotesquerie perché volevo fosse un mistero. […] Del risultato finale mi piace molto che sia così misterioso: a chi si è occupato del lancio ho chiesto di non rivelare che lo stretto necessario.”

La stessa trama non fa naturalmente eccezione. Se fin dal primo episodio questa storia appare indefinita, nel suo prosieguo diviene addirittura pura vertigine autoreferenziale. Cosa che ha fatto storcere il naso a non pochi, che l’hanno giudicata grandiosa nei primi episodi, e irritantemente inconcludente nel suo svolgersi. “Film e serie dell’orrore, specialmente a sfondo religioso, sono di tendenza, ma non è il motivo per cui ho scelto questo genere” dice  Murphy. “Mi piace l’horror perché ti fa provare qualcosa, pretende una tua reazione. Ed è una forma di escapismo.” 

Una serie drammatica di genere thriller con influenze horror…

A nostro insindacabile giudizio, per sgombrare subito il campo da possibili malintesi: Grotesquerie è un capolavoro. Questa produzione è l’apice creativo di Ryan Murphy, autore che come pochi ha saputo muoversi e spaziare tra generi e orizzonti seriali apparentemente distantissimi tra loro. Da American Horror Story a Glee, da Nip/Tuck a Doctor Odyssey…

“Lo definirei una serie drammatica di genere thriller con influenze horror, in questo ordine. Si dà la caccia a un serial killer. È un procedural e c’è una famiglia bizzarra a cui succedono brutte cose. Perché l’horror? Perché è un genere che ti fa provare sensazioni forti e questo mi piace. E mi capita raramente di parlare di ciò che mi piace.” Una barocca catena di efferati delitti teatrali, a sfondo rituale e religioso. Una detective matura, stancamente amante dell’alcool, con una vita familiare in pezzi. Una giovane e bizzarra suora, curatrice di una macabra rubrica true crime sul ‘Catholic Guardian’. Questi, in sostanza, gli elementi alla base di Grotesquerie.

Qui realtà e surrealtà procedono insieme, spesso indistinguibili l’una dall’altra. A cominciare dalle maniacali messinscene criminali, in cui pezzi di cadaveri sono disposti a ricreare vere e proprie icone pittoriche della cristianità. Affreschi di carne morta, simboli di una devianza totale, capace di far vomitare parte dei poliziotti presenti sulla scena. E di imbambolare tutti gli altri, letteralmente incantati davanti a queste rappresentazioni così magnifiche, terrificanti e misteriose. Un’estetica che ammicca consapevolmente al film Seven, e alla serie Hannibal.

Grotesquerie: monstrum & foodporn

La fotografia di Grotesquerie (a cura di Carolina Costa) è così straordinaria da costringerci a non distogliere lo sguardo dall’orrore. Attenzione, non solo dall’orrore grandguignolesco di cadaveri smembrati e compagnia bella. Ma anche, ad esempio, da quello dei dettagli legati al cibo: il cosiddetto foodporn, sublimamente incarnato dal turducken preparato da Lois. Ovvero una disossata matrioska che vede un pollo farcito dentro un’anatra, a sua volta dentro un tacchino…  Desiderio e repulsione viaggiano qui paralleli sullo stesso binario, quello di un ‘simbolico mostruoso’. Dall’etimo (monstrum), ovvero il prodigio, il segno divino che si rende manifesto. Il mostruoso deve quindi mostrarsi. E mostrare così il proprio mistero. Grotesquerie, attraverso l’omicidio e la mutilazione concepiti come opera d’arte, risponde in pieno a questa filosofia.

Evil has always existed in the world. Una raccapricciante sequela di enigmi che sembra sempre più voler provocare personalmente Lois Tryon (Niecy Nash-Betts – Claws), veterana della Sezione Omicidi. La figlia Merritt (Raven Goodwin – Glee), prepotentemente intelligente e obesa, aspira a partecipare ad un grottesco reality show sul peso. Il marito Marshall (Courtney B. Vance – The Closer), brillante e fedifrago luminare di filosofia, è in coma. A vegliare fin troppo amorevolmente su di lui, l’inquietante e subdola infermiera Redd (Lesley Manville – The Crown), con cui Lois si scontra continuamente. E assurdamente.

Sua improbabile alleata – per lo meno nell’investigazione – è invece l’eccentrica Suor Megan (Micaela Diamond). “Io sono ebrea, quindi non so niente di cristianesimo, anzi ho dovuto prepararmi molto per la parte. Per fortuna e per coincidenza, la mia insegnante di recitazione è molto cattolica, quindi mi ha scaricato l’app della Bibbia e siamo partite da lì e poi ho guardato un sacco di documentari sulle suore su YouTube…” (sic).

Sorprendente, spiazzante – e tutt’altro che risolutivo…

Ma com’è possibile, in Grotesquerie, questa appassionata collaborazione tra la Chiesa Cattolica e la Squadra Omicidi? In effetti, forse non lo è… Per ora basti dire che l’entusiastico ed effervescente spirito di sorella Megan funge da perfetto contraltare al debordante nichilismo della detective Tryon, per cui la vodka è l’ultimo baluardo contro un biblico esaurimento nervoso. La loro visione del mondo è quasi diametralmente antitetica. La suora crede nella capacità umana di fare il Bene, mentre la detective è consumata dal pessimismo.

La serie è ambientata ai giorni nostri – vengono cupamente rievocati gli anni della pandemia – eppure sembra spesso di essere in un luogo senza tempo, oppure nella precarietà di un purgatorio in cortocircuito…  “Viviamo in un mondo che provoca ansia e penso che quando si guarda uno show horror come Grotesquerie, si possano mettere in una scatola tutte le ansie che si provano e, così, affrontarle e affrontare la nostra impotenza. L’horror è il bene contro il male, qualcosa di molto profondo e presente nel mondo in questo momento.”

Lois e Megan sono fatalmente attratte, tormentatamente l’una e morbosamente l’altra, da ‘Grotesquerie’ – questa la firma dell’assassino seriale che stanno inseguendo. Ma più indizi trovano e più piste seguono, più si sentono intrappolate in un sinistro dedalo di punti interrogativi. Dove, per ogni risposta data, sorgono altre dieci domande… Non solo tutta la città è paralizzata dal terrore di questa rara malvagità. Sembra che l’intero pianeta stia soccombendo al Male. La natura stessa dell’indagine si fa via via sempre più evanescente e metafisica. Fino a giungere ad un traumatico punto di rottura narrativa, oltre il quale la storia diviene giocoforza un’altra storia. Tutt’altra storia. Orientata verso un finale sorprendente, spiazzante – e tutt’altro che risolutivo.

Grotesquerie, una serie anarchica e sovversiva

Per alcuni la vita è un’illusione, poiché la vera vita non viene che dopo. La religione cattolica, con tutto il suo armamentario visionario, è ben presente in Grotesquerie. La morte è un’installazione iconografica. La fede della protagonista è acrobaticamente messa a dura prova, tra orrido e assurdo, tra scienza e filosofia. “Prima di scriverlo ho studiato molta filosofia, ho letto molti filosofi.” 

Senza dimenticare Padre Charlie (Nicholas Alexander Chavez – Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez), un sacerdote assai poco ortodosso, amante dello spinning nonché del sadomaso. Assieme a Megan, sua ardente e fedele sottoposta, ambisce a servirsi del sensazionalismo suscitato dal serial killer per riportare in chiesa un gregge sempre più numeroso. L’infermiera Redd e Padre Charlie sono un simbolo di doppiezza, che diventa il vero elemento di continuità della serie. Una serie che fa dell’horror la narrazione dominante, specchio di una società in frantumi, dove esiste solo violenza, propagata contro sé e gli altri.

L’infermiera psicopatica ed erotomane, che tanto ricorda Ratched (quella di Qualcuno volò sul nido del cuculo), mira infatti al possesso esclusivo di Marshall, il marito in coma di Lois. Marito a suo tempo filosofo satiresco, indistintamente impegnato a citare Jacques Lacan e a tradire la moglie. Una famiglia magicamente funzionale, quella di Lois, almeno dal punto di vista dell’eccesso. Il sesso per il marito, il cibo per la figlia e l’alcool per lei – in cui forza e fragilità sembrano sempre più equivalersi. Questa problematica donna nera di mezza età è il prisma prospettico di Grotesquerie. Una serie anarchica e sovversiva. A prescindere da una sua eventuale S2. 

L’opera più personale di Ryan Murphy

Qualcuno tra i produttori si è lasciato sfuggire che una seconda stagione ci sarà, anche se niente di ufficiale è ancora accaduto. John Landgraf, boss di FX, ha affermato che Grotesquerie è come “una serie di matrioske russe… avete appena visto la bambola dentro la bambola; poi ci sono altre bambole dentro queste bambole…” Noi siamo pienamente convinti le cose vadano già bene, anzi benissimo, così. Perché, nel suo delirio metanarrativo, studio sociologico del macabro o indagine in atto nella mente della detective Tryon – e del maniaco omicida che insegue, of course – che sia, a forza di confrontarsi con l’oscurità e i suoi indefiniti meandri, in questa storia, arrivati al settimo episodio della prima stagione, qualcosa si spezza e l’intera prospettiva si ribalta. 

Chi era chi non è più chi… e più non dimandare. Perché ora siamo nel bel mezzo di un doppio sogno. Esperienza rara. Cosa è sogno, cosa visione, cosa realtà? Grotesquerie è un affresco grottescamente barocco, una miscela di horror dadaista, decadenza sociale, riflessioni filosofiche e simbolismo religioso. Con una cascata di improbabili eccessi che lo rendono un geniale paradosso metafisico e metanarrativo. Grotesquerie è l’opera più personale di Murphy, che meglio esplora il suo magma di pulsioni e paure. 

Preti ex personal trainer, ora brillanti promotori dell’enigma esistenziale. Sacro e profano incastrati nell’estremo di un misterioso racconto, tra perversità e depravazione. Strade infestate da incendi, deserti e paranoia, prologo di un’imminente e bellissima apocalisse. A differenza di Freud, Lacan considera i sogni un linguaggio i cui significanti devono essere simbolicamente interpretati. Non solo, lo psicanalista francese è uno dei maggiori studiosi e teorici del Cinema. Ecco allora che citarlo in una serie in cui sfuggono i confini tra sogno, narrazione e cosiddetta realtà, punta forse il tutto in una direzione più precisa di quanto si possa pensare. 

Trump & Grotesquerie

Il grottesco è uno specchio deformante che riflette il lato oscuro e contraddittorio dell’umanità. Grotesquerie è allora l’apice e il culmine dell’ossessione di Ryan Murphy per la fusione tra spettacolo e decadenza. “Questo progetto per me è stato qualcosa di intimo e personale, una riflessione su come facciamo a rimanere umani.” Lo spettatore è portato a chiedersi se ciò che vede sia geniale, eccessivo, o entrambe le cose. E rimane in sospeso. Del resto lo stesso destino dell’umanità è tra le mani tremanti di una detective alcolizzata e quelle esagitate di una suora fuori di testa… Nella strada, che sembra inequivocabilmente portarle all’inferno, le due cantano spensierate e a squarciagola una canzone alla radio, tratta dal Jesus Christ Superstar. 

E questo canto improvvisato dalla disperazione è la chiave per uscire da questo labirinto di allucinazioni. Da questo indefinito e ineludibile collasso etico e sociale. Da questa scala mobile di cataclismi e indifferenza umana, che continua a consumare il mondo mentre una suora e un prete spettegolano davanti a un hamburger sui loro serial killer preferiti… “Adoro che tutti questi personaggi, per quanto siano danneggiati o fregati, cerchino sempre la luce, l’amore. Hanno uno strano ottimismo di fondo. L’horror può essere violento e cinico. Grotesquerie è violento ma sicuramente non cinico, anzi mi ha dato speranza.”

Speranza… Strana parola se evocata da Ryan Murphy. Ancora più strana se riferita a questa titanica visione seriale, tutta incentrata sul collasso della società occidentale. Non sarà allora un caso lo spuntare alla fine di uno strano gruppo per soli uomini, votati alla distruzione della cultura woke, colpevole di “rovinare le loro vite”… “Questa settimana ho finito il montaggio dell’ultimo episodio e posso dire: è scioccante ma ti dà speranza. E voglio dirlo sottolineando che l’ultima puntata andrà in onda subito prima delle elezioni di novembre.” Le elezioni a cui fa riferimento sono ovviamente quelle che vedono Donald J. Trump diventare, per la seconda e non consecutiva volta, Presidente degli Stati Uniti d’America.

Un’altra titanica onirica apocalisse: Too Old To Die Young

Too old to die young – un capolavoro insostenibile

Ascolta il podcast dedicato a Ryan Murphy

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Tags: detectivegrottescohorrorRyan Murphy
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