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The Beauty e il mostruoso culto della bellezza | 2 voci, 1 serie
The Beauty, podcast | Puntata a cura di Jacopo Bulgarini d’Elci e Livio Pacella.
Prendere un’ossessione contemporanea e spingerla al grottesco, fino a farla esplodere: The Beauty (a cui abbiamo dedicato prima di questa puntata del podcast un articolo) fa esattamente questo. Parte dal culto della bellezza, della giovinezza, della perfezione visibile, e lo trasforma in una pandemia. L’idea è sovversiva: un virus sintetico rende bellissimi, ma porta con sé effetti collaterali devastanti. Fino alla morte e alla mutazione. Da qui prende forma una distopia che usa l’horror per parlare del presente: della cultura dell’immagine, della bellezza come promessa di riscatto, della pressione sociale a essere desiderabili, impeccabili, vincenti.
Ryan Murphy torna così a uno dei suoi nuclei più forti: il corpo come campo di battaglia. Come già accadeva in Nip/Tuck, anche qui la trasformazione fisica non è mai solo estetica: è potere, ferita, desiderio, violenza, autoinganno. Solo che in The Beauty il discorso si allarga: non più il privilegio elitario della chirurgia, ma la democratizzazione aberrante della “perfezione”. La bellezza – da traguardo per pochi – diventa un contagio globale. E proprio per questo rivela il suo lato mostruoso.
La serie non è sempre sottile, anzi: sceglie consapevolmente l’eccesso, la farsa, il body horror, il caos visivo. Ma è un eccesso coerente con il suo oggetto. Perché forse oggi solo un racconto iperbolico può restituire fino in fondo quanto sia deformante il nostro rapporto con l’estetica.
“2 voci, 1 serie”: dialoghi sulle cose che ci piacciono, o ci interessano, nel podcast di Mondoserie.
Cos’è The Beauty: produzione, cast, trama
The Beauty è una serie del 2026 creata da Ryan Murphy e Matthew Hodgson per FX, basata sull’omonimo fumetto pubblicato da Image Comics. La prima stagione conta 11 episodi. Negli Stati Uniti è andata in onda su FX ed è stata distribuita via Hulu; fuori dagli USA è arrivata su Disney+. La storia parte da una serie di morti sospette che spingono due agenti federali a indagare su “The Beauty”, una malattia sessualmente trasmissibile che dona un aspetto fisico idealizzato ma si rivela spesso letale. L’indagine si allarga progressivamente fino a toccare un complotto industriale e politico su scala internazionale.
Nel cast principale troviamo Evan Peters, Rebecca Hall, Anthony Ramos, Jeremy Pope e Ashton Kutcher, che interpreta Byron Forst, il magnate dietro la sostanza che promette di cambiare il mondo. Isabella Rossellini compare in un ruolo di particolare significato metatestuale. Il tono mescola thriller, body horror, satira pop e momenti volutamente sopra le righe: una combinazione molto murphyana, che alterna intrattenimento, disgusto, ironia e allegoria.
The Beauty è un’opera discussa (e la discutiamo anche noi nel podcast). Capace di attirare attenzione per la sua idea forte, per il cast e per la capacità di fondere fashion horror, thriller e satira sociale. Insomma: non una serie perfetta, ma una serie notevole, e che sa toccare un nervo molto esposto della contemporaneità.
Bellezza, desiderio, mostruosità
Il punto più interessante di The Beauty, come discutiamo nel podcast, è infatti questo: la bellezza viene raccontata insieme come promessa e come violenza. Promessa di felicità, di inclusione, di successo, di amore, di visibilità. Ma anche violenza normativa, cioè imposizione di uno standard che tutti interiorizzano e inseguono. Il virus della serie funziona allora come metafora perfetta: è un agente biologico, ma anche un’epidemia culturale. Il contagio dell’idea che per essere davvero qualcuno si debba apparire in un certo modo. E più questa idea si diffonde, più diventa distruttiva.
Da questo punto di vista The Beauty aggiorna il discorso di Nip/Tuck all’epoca dei social, dei filtri, della chirurgia estetica normalizzata, del desiderio di eterna giovinezza venduto come diritto. La domanda implicita è devastante: se tutti diventano “perfetti”, che cosa resta della bellezza stessa? La serie risponde nel modo più cupo possibile: resta la mutazione, resta il conformismo, resta il vuoto.
Qui entra anche la dimensione più politica del racconto. Il miliardario che vuole rifare il mondo attraverso un prodotto estetico-salvifico, la confusione tra naturale e artificiale, tra vero e falso, tra identità e performance, rimandano a un presente in cui il potere passa sempre più attraverso l’immagine. The Beauty, alla fine della sua prima stagione, ci lascia con domande molto contemporanee e molto scomode: la giovinezza del corpo è davvero necessaria alla bellezza? La bellezza può ancora “salvare” – o nel tempo della sua industrializzazione è diventata soprattutto una forma sintetica di contagio?
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