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Landman, un’America scavata dal petrolio

Gli Stati Uniti dell’oro nero raccontati da Taylor Sheridan, tra realismo brutale, mito maschile e fine annunciata di un mondo forse ormai “agli sgoccioli”

di Francesca Sarah Toich
11/03/2026
in Articoli
Cover di Landman per Mondoserie
479
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Landman (in onda dal 2024 su Paramount+, fin qui con 2 stagioni e 20 episodi) è una serie americana che racconta la vita di chi lavora nel business dell’estrazione petrolifera. L’ultima creazione di Taylor Sheridan, in collaborazione con Christian Wallace, tocca uno dei punti nevralgici dell’America: l’oro nero che da decenni regola le vite di milioni di persone. Un tema poco trattato in tv e che oggi più che mai spacca l’opinione pubblica e la critica. 

Si tratta – questa la discussione – di una grande serie o di mera propaganda trumpiana? È un’ode al petrolio o una critica a un’industria nociva e ormai agli sgoccioli?

Nonostante la famosa frase “drill baby drill” (traducibile con “avanti con le trivelle!”), usata anche da Trump come slogan di punta nei suoi discorsi sull’economia, la maggioranza degli americani considera ormai le energie rinnovabili (eolica e solare) più importante dell’espansione dei combustibili fossili.

Anche chi lavora nei pozzi riconosce che, nonostante la produzione ai massimi storici, il settore petrolifero perde posti di lavoro da anni. Sacrificati all’automazione.

Un lavoro sull’orlo dell’abisso

Landman mostra proprio questo: la durissima vita degli operai, ben pagati ma che ogni giorno rischiano la vita e si vedono sostituire dalle macchine; l’angoscia persistente dei loro capi, alle prese con continui incidenti sul lavoro e la fluttuazione dei mercati. E la paura costante delle famiglie. Chi è ricco può perdere tutto da un giorno all’altro e chi è un semplice operaio può saltare in aria in ogni momento.

L’estrazione di petrolio e gas è il secondo lavoro più mortale negli Stati Uniti, con un tasso di fatalità sul campo quasi cinque volte superiore alla media nazionale.

Nel corso degli episodi, Landman accumula una serie di morti brutali e incidenti devastanti nei campi petroliferi: esplosioni, cedimenti di tubature, avvelenamenti da gas tossici e suicidi.

A occuparsi di queste tragedie è Tommy Norris (Billy Bob Thornton), un veterano dell’industria, che passa la vita a riparare i danni del sistema a cui appartiene.

Tommy Norris, il riparatore del disastro

Tra una crisi e l’altra, Tommy prova anche a proteggere quel che resta della sua famiglia dopo i disastri creati da lui stesso in quanto petroliere. «Sono un alcolista divorziato con 500.000 dollari di debiti», confessa, «e sono uno dei fortunati».

Eppure Landman è tutt’altro che triste. Serie dinamica e appassionante, mostra con ironia un mondo a noi distante ma “grazie” al quale viviamo. Tutti abbiamo bisogno di petrolio: persino i nostri calzini sono spesso fatti di petrolio. Ma non abbiamo la minima idea di cosa significhi estrarlo dalle viscere della terra.

Sono vite sacrificate ma intense quelle di chi si è consacrato a questo settore. Gli operai hanno un loro codice di comportamento: quasi come degli eroi, si alzano all’alba, incerti se sopravviveranno alla giornata o meno. Se sopravvivono, cenano spesso tutti assieme. C’è cameratismo ma anche odio, competizione ma anche fratellanza. Persino un alto senso dell’onore e una devastante compassione. Lo stesso vale per i loro superiori, strettamente legati ai loro uomini di fatica.

Sopra la testa di tutti aleggia l’amara consapevolezza che, come dice Monty Miller (Jon Hamm), direttore della conpagnia petrolifera per cui lavora Tommy: «La festa non finisce domani, ma sta finendo».

Landman e il “white trash” di Taylor Sheridan

Due stagioni intense, con uno sguardo sull’umanità tipica di alcune zone americane. Quel “white trash” tanto caro a Sheridan. Uomini e donne che si arrabattano ai margini di un universo che sta per andare in fiamme, come preannuncia la locandina della serie.

Sarebbe stato impossibile donare tutte queste sfaccettature a Landman senza la presenza del protagonista, Tommy, magistralmente interpretato da Thornton.

La star ha scelto di raggiungere “l’universo Sheridan” dopo aver partecipato a 1883, il prequel di Yellowstone. Le serie create dal famoso sceneggiatore sono quasi diventate un rifugio per attori di una certa età e provenienza che, forse, si sono un po’ stancati di Hollywood (Kevin Costner, Sam Elliott, Sylvester Stallone) e che si specializzano nell’interpretare versioni di sé stessi.

Collaborando con Sheridan, Thornton si affianca all’uomo che oggi più che mai in America reinterpreta il concetto di dramma televisivo popolare. Yellowstone ha gettato le basi di un vero e proprio genere fatto di crudo realismo, dialoghi taglienti e personaggi fissi, primo fra tutti “il capo famiglia”.

Landman tra soap e mito maschile

Landman, come Yellowstone, è una serie che si muove tra il dramma e la soap, ruotando attorno alle vicissitudini della stirpe Norris.

Sheridan ama smontare le illusioni del progressismo urbano, costruendo invece una fantasia maschile di uomini duri e donne – forse troppo perfette – che li amano nonostante tutto.

Anche se la serie ha ricevuto diverse critiche sul suo presunto maschilismo, e sul fatto che i ruoli femminili siano tagliati su donne bionde, magre e idiote, parte della critica ha invece compreso che c’è qualcosa di più sottile nelle donne create da Sheridan.

Il New York Times ha recentemente dedicato un lungo articolo ad Ali Larter, che interpreta Angela, l’ex moglie di Tommy. «Angela cerca l’adrenalina nella vita», racconta l’attrice. «I suoi tacchi non sono mai abbastanza alti, i jeans mai abbastanza stretti e il seno mai abbastanza in evidenza».

Certo, Angela, come la figlia Ainsley (Michelle Randolph), è una bionda mozzafiato, irruenta e spavalda, ma tutt’altro che opportunista. Non è solo la “gold girl” che ci appare all’inizio. È una donna che si occupa, in modo tutto suo, della felicità domestica e del benessere del compagno e dei figli.

Grazie alla bravura della Larter, il personaggio non è un semplice oggetto del desiderio maschile. È spiritosa, indomita, ferita, un vero e proprio “tornado emotivo”, come la stessa attrice la definisce, capace di travolgere un’intera cittadina texana.

Billy Bob Thornton, cuore emotivo della serie

Ma, più di ogni altra cosa, Landman è lo show di Billy Bob Thornton. Il suo Tommy Norris porta addosso la malinconia stanca e umanissima dell’uomo comune, quella che Thornton sa rendere con naturalezza disarmante.

«Nella vita sono per il cinquanta per cento triste e per il cinquanta per cento felice, sempre, allo stesso tempo», racconta l’attore al New York Times. «È più o meno così che sono sempre stato. È insicurezza, tristezza e paura. E poi, dall’altro lato, sono una persona piuttosto aperta e felice».

Qualcuno dei suoi fan l’ha accusato di “vendersi” ai valori di Sheridan, di Trump, del petrolio. Ma Landman, nonostante i suoi monologhi anti-woke (peraltro riuscitissimi), non è per nulla una serie di propaganda. Anzi, esplora un problema a fondo, un problema che tutti conoscono ma che nessuno vuole realmente vedere: le energie fossili e l’inquinamento a cui non si riesce a mettere un freno.

«Penso che in questa serie Sheridan abbia detto la verità», ha commentato Thornton. «E la verità è che sarebbe fantastico se riuscissimo a trovare un modo per rendere questo mondo pulito. Ma ancora non l’abbiamo trovato».

Landman: dalla realtà al racconto seriale

La serie trova le proprie origini in un’inchiesta giornalistica texana, condotta proprio dal suo co-creatore Christian Wallace. Landman nasce da Boomtown, il podcast narrativo prodotto da Texas Monthly, debuttato nel dicembre 2019.

Condotto dallo stesso Wallace, Boomtown racconta il boom petrolifero del XXI secolo nel Permian Basin, luogo in cui è ambientata la serie. Wallace, cresciuto ad Andrews, Texas, conosce bene quel mondo: prima di diventare giornalista, ha lavorato come roughneck, cioè operaio nei campi petroliferi impegnato nelle trivellazioni.

Il primo episodio del podcast era dedicato alla U.S. Route 285, ribattezzata “Death Highway” o “Highway to Hell”: una strada dove il traffico di autocisterne cariche di petrolio ha fatto aumentare del 67% il numero di incidenti mortali dall’inizio del boom.

Come il podcast da cui nasce, Landman è un viaggio su questa strada verso l’inferno, fatto di persone comuni alle prese con i demoni della Terra. Un viaggio che è stato appena rinnovato per una terza stagione, testimoniando l’efficacia e il successo della sua scomoda narrativa.

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Francesca Sarah Toich è un’artista che vive e lavora a Parigi, dove ha una compagnia di teatro e magie nouvelle. Scrittrice, autrice, attrice, ha vinto il primo premio nel concorso internazionale di scrittura per lo spettacolo “Premio Goldoni Opera Prima” con la tragedia intitolata “Diotallevi” e ha pubblicato due romanzi fantasy per ragazzi. Ha prestato la sua voce a numerosi film, documentari, installazioni artistiche e radiodrammi (in particolare per RAI radio Italia). Specializzata in Commedia dell’Arte e letteratura italiana è stata premiata come migliore giovane interprete della Divina Commedia, vincendo per due volte il Lauro Dantesco a Ravenna. Insegna e recita in italiano, inglese e francese in numerose compagnie di teatro e ricerca, ed ha portato le sue performance in prestigiosi teatri e gallerie d’arte in varie parti del mondo tra cui recentemente a New York, Mosca e Tokyo.

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