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Colombo: fenomenologia di un detective proletario (ed eterno) | 1 classico in 2
Colombo, podcast | Puntata a cura di Jacopo Bulgarini d’Elci e Livio Pacella
Torna trionfalmente in prima serata (ebbene, sì!) nel palinsesto autunnale del canale digitale Top Crime una serie per così dire sempreverde: Colombo! Che tecnicamente, si badi bene, non è tanto una serie quanto un telefilm. Un cult americano, andato in onda come raccontiamo nel podcast per oltre 30 anni, in due blocchi (Colombo 1968–78, Il ritorno di Colombo 1989–2003).
Il suo mitico protagonista – Peter Falk – è diventato inseparabile dal personaggio del tenente. Che nel tempo è diventato una sorta di paladino del popolo contro l’arroganza della borghesia benestante. Un classico della TV e insieme, volendo, una critica sociale travestita da crime.
Ideato da Richard Levinson e William Link, questo telefilm, titolo originale Columbo (cui abbiamo dedicato un articolo, qui), consta di 10 stagioni e 69 episodi della durata variabile dai 70 ai 90 minuti. Negli anni, ha avuto registi importanti – o che lo sarebbero diventati -, come Spielberg, Cassavetes, Jonathan Demme…
Per non parlare delle guest star celebri: Leonard Nimoy, Johnny Cash, Faye Dunaway, Janet Leigh, Donald Pleasence, Martin Sheen, Gena Rowlands, Leslie Nielsen, José e Mel Ferrer, Robert Loggia… Addirittura Jeff Goldblum fa un’apparizione non accreditata e una giovanissima Jamie Lee Curtis debutta come cameriera in una gag con Colombo e una ciambella…
“1 classico in 2” è uno dei format del podcast di Mondoserie: conversazioni a due voci su serie che hanno segnato l’immaginario collettivo.
L’indagine come lotta di classe
Caratterizzato da un’estetica sobria, ripetitiva, familiare, questo telefilm presenta una peculiare struttura fissa che lo differenzia dalla maggior parte degli altri gialli e polizieschi. Il delitto avviene all’inizio e lo spettatore vede subito chi è il colpevole e in che ingegnoso modo ha pensato di procurarsi un alibi. Il tenente Colombo entra in un secondo momento e, usando l’irritazione come arma, avendo fin da subito – quasi magicamente – capito chi è il colpevole, lo incastra lentamente, smontando pezzo per pezzo tutta la sua accurata messinscena.
L’impermeabile beige, una Peugeot scassata, i sigari puzzolenti e consumati, il taccuino sgualcito: simboli e caratteristiche di un detective assolutamente proletario. Una figura eternamente fuori luogo in un mondo snob. Che conduce la sua ‘lotta di classe’ nella ricca e patinata Los Angeles. Il colpevole è infatti sempre ricco, brillante, raffinato. Disprezza e finisce con il sottovalutare il detective. Che alla fine, senza bisogno di inseguimenti o pistole, riesce a smascherare l’assassino – e l’ipocrisia della classe abbiente.
Colombo – lo discutiamo nel podcast – mette in atto a suo modo una forma di rassicurazione narrativa: non solo lo spettatore sa che il colpevole sarà punito, ma sa anche che la “mediocrità” può vincere con pazienza e furbizia. Uno show che ancora oggi funziona (in prima serata!), proprio perché semplice, profondo e popolare.
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