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Sneaky Pete: tifare per il truffatore

La popolare serie Prime Video (2015-2019) con Giovanni Ribisi è una irresistibilmente inverosimile sarabanda crime di inganni e sotterfugi - sempre a fin di bene 

di Livio Pacella
15/07/2023
in Articoli, Artwork
Cover di Sneaky Pete per Mondoserie
1.1k
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Sneaky Pete (Amazon Prime Video, 2015-19) è una serie statunitense creata da David Shore (Dr. House) e Bryan Cranston (Breaking Bad), e sceneggiata da Graham Yost (Justified). Composta da 3 stagioni per un totale di 30 episodi. Tra crime, heist e commedia nera, la serie ruota attorno al truffatore Marius Josipovic (Giovanni Ribisi – Fuori in 60 secondi, Avatar – La via dell’acqua). Che, appena uscito dal carcere in libertà vigilata, decide di assumere l’identità del suo compagno di cella – Peter Murphy (Ethan Embry) – per sfuggire al gangster Vince Lonigan (Bryan Cranston), che aveva inutilmente cercato di truffare tre anni prima. 

Vince, che gestisce una bisca clandestina a New York con l’ex compagna e il fratello di Josipovic, minaccia di amputare le dita a quest’ultimo se non riavrà i 100.000 dollari di cui Marius gli è debitore. Soldi che Marius – d’ora in avanti Sneaky Pete, o Pete – deve trovare il modo di racimolare in pochi giorni. Sneaky ha l’accezione di astuto e furbo, ma anche di subdolo e viscido…

Marius / Pete decide quindi di presentarsi ai Bernhardt/Bowman, la famiglia del suo compagno di reclusione – il vero Peter Murphy, che deve farsi ancora 20 anni – ovvero nonni e cugini che non lo vedono da quando era poco più che un bambino… prima sospensione dell’incredulità.

Inganni, denaro, buone intenzioni 

Bussando alla loro porta dopo più di 20 anni, a Bridgeport – un piccolo paese del Connecticut poco distante dalla Grande Mela – riesce a farsi accogliere calorosamente dai nonni Bernhardt: Audrey (Margo Martindale – Justified, The Americans) e Otto (Peter Gerety – The Wire, Ray Donovan), che gestiscono una piccola agenzia, sull’orlo del fallimento, nel settore delle cauzioni. E dai cugini Bowman, rimasti orfani: Julia (Marin Ireland – Homeland) che lavora con loro nell’agenzia, Taylor (Shane McRaee) diventato poliziotto, e l’adolescente Carly (Libe Barer).

La prima regola di un truffatore, secondo il vangelo di Marius, è di non affezionarsi mai a nessuno, vittima o complice che sia. Ogni persona incrociata nella propria truffaldina messinscena è sempre e solo un mezzo per arrivare ad un fine. Il fine di qualsiasi truffatore essendo – sempre e solo – il denaro. Ma nella finzione cinematografica seriale raramente è così: più spesso e volentieri il fine è di tipo sentimentale. Della serie: salvare qualcuno (come in tutte e tre le stagioni di Sneaky Pete), o vendicarsi (come in Kaleidoscope).

Nella prima stagione però si tratta sia di salvare il fratello – Eddie (Michael Drayer) – sia di vendicarsi di Vince, il gangster che tiene in ostaggio il fratello facendolo lavorare  come croupier (finché ha ancora tutte le dita, of course), e che gli ha anche preso l’affascinante socia – facendone la sua compagna. E a causa del quale ha dovuto trascorrere tre anni in galera. Servono quindi urgentemente 100.000 dollari, e pare che tale somma sia – per circostanze eccezionali – contenuta nella cassaforte dell’agenzia di cauzioni.

La (disfunzionale) famiglia adottiva di Sneaky Pete

Sneaky Pete dovrà raggirare continuamente nonni e cugini, condividendo ricordi che non ha – per non far sorgere dubbi sulla sua identità – e affrontando problemi e contrattempi d’ogni sorta, dato che in questa nuova ritrovata famiglia, non è l’unico a mentire ed avere segreti. 

Al contempo andrà sempre più trasgredendo la sua stessa prima regola, facendo, come dire, equilibrismo acrobatico su una corda già molto tesa. Puntata dopo puntata, Sneaky Pete si sente sempre più partecipe dei problemi dei suoi nuovi congiunti. E sembra sempre più appartenere a questa disastrata e disfunzionale (ça va sans dire) famiglia. I guai nella piccola cittadina di provincia si intrecciano indissolubilmente a quelli di New York, costringendo l’ambiguo protagonista di volta in volta ad improvvisare e a dare il meglio di sé. Riuscendo a districarsi da intrecci letteralmente gordiani e dunque apparentemente impossibili da sciogliere, talvolta addirittura da recidere… seconda sospensione dell’incredulità.

Fortunatamente Pete, bugiardo fuoriclasse, come si diceva, non è l’unico a mentire. Tutti mentono in questa famiglia, tutti animati dalle migliori intenzioni. Ma nessuno può competere con la maestria di Sneaky Pete. Anch’egli in fondo animato da nobili sentimenti – tali da giustificare moralmente qualsiasi sua trovata teatrale (sospensione dell’incredulità?) –  ma indubbiamente dipendente dall’adrenalina insita nel suo agire. 

E dal senso di onnipotenza che dà il manipolare tutto e tutti intorno a lui. Come uno strano direttore d’orchestra, in parte istrione, in parte punk. Sotto questo aspetto, la recitazione nervosa – a tratti nevrotica – di Giovanni Ribisi è semplicemente perfetta. 

Il manipolatore perfetto di Giovanni Ribisi

Accade spesso il protagonista si trovi a dover elaborare in un istante un nuovo piano, essendo il precedente appena andato a monte. In questi istanti di intensa espressività, la mimica facciale di Ribisi è impressionante. Il suo personaggio, che indossa ad esempio la stessa sobria e grigia mise in tutte le stagioni (sospensione…), non ha bisogno di trasformarsi radicalmente per interpretare una parte. Non gli servono trucchi e parrucchi. Anzi, il suo rimane sempre lo stesso modo di parlare e di agire, salvo rare e significative eccezioni. 

Quello che invece si modifica a seconda della situazione, è il discorso con cui riesce ad incantare le sue vittime. Sneaky Pete è fondamentalmente un affabulatore: uno che sa indovinare cosa dire alla persona giusta al momento giusto per ottenere sempre ciò che vuole. Naturalmente non mancano i momenti in cui dimostra le sue letterali abilità di manipolatore: riuscendo ad esempio ad impossessarsi degli effetti personali (cellulare, portafogli…) di un malcapitato, senza nemmeno toccarlo – altra sospensione dell’incredulità.

L’idea di un incantatore, la cui arma principale sono le parole, in un certo senso giustifica ulteriormente tutte le sue truffe. Come se la vittima avesse la sua dose di responsabilità, per aver voluto credere ad una favola (un discorso che ritroviamo, in tutt’altro ambito, nel documentario Wanna su Wanna Marchi). Se poi la vittima è anche vittima della propria avidità, tiferemo per il truffatore. E se infine la vittima è un criminale senza scrupoli – in una retorica narrativa spudorata – Sneaky Pete non può che risultare un eroe positivo.

Un aspetto questo non del tutto secondario, perché sottende che buona parte degli spettatori si identifichi con Sneaky Pete. Ovverosia con un bugiardo senza limiti, ma a fin di bene.

Sneaky Pete: siamo tutti truffatori

Tutti noi ci sentiamo un po’ truffatori, perché in fondo lo siamo. Dicendo anche solo semplicemente quello che le persone vogliono sentirsi dire. Segno forse dei tempi di sfrenato individualismo.

Se gran parte delle serie americane (da I Soprano a Breaking Bad) ripone nell’istituzione del vincolo di sangue – nella famiglia – il fine ultimo del nobile agire di un individuo, Sneaky Pete porta – in modo ironico e leggero – alle estreme conseguenze questo concetto. Proprio perché il truffatore un tempo noto come Marius Josipovic sceglie di identificarsi sempre più con Peter Murphy, scegliendo parallelamente di prendersi cura di una famiglia che in realtà non è la sua…

Quando, nella seconda stagione, interverranno addirittura la vera madre di Pete (Jane Adams – Frasier), anch’essa truffatrice, nonché lo stesso vero ed imbranato Peter Murphy – fatto evadere di prigione – l’evoluzione della trama prenderà una fantastica ed irresistibile piega surreale. Una piega che fa della sospensione dell’incredulità la sua struttura portante.

Sneaky Pete è infatti innanzitutto uno show – il più visto finora in America tra quelli di Amazon Prime Video – pieno di colpi di scena, doppio e triplo gioco di prestigio, imprevisti esilaranti. Non manca nemmeno la componente di genere heist: nel finale di stagione – soprattutto delle prime due, dove vi è il confronto diretto con il terribile villain di turno (in S2 è il sadico Luka Delchev, interpretato da John Ales) – avviene il grande colpo, che coinvolge una numerosa banda di storici collaboratori di Marius Josipovic / Peter Murphy.

Inganni, mezze verità, giochi di prestigio, maschere

Nella tipica atmosfera piena di leggerezza, ma anche carica di suspense e tensione, del grandissimo e apparentemente impossibile colpo, avviene la mutazione intima ed esistenziale dell’estroso e frenetico Marius, uomo dai mille brillanti sotterfugi, che sempre più desidererebbe essere Pete. Un desiderio che è però irrealizzabile.

Perchè, per quanto il suo funambolismo tra inganni e mezze verità, giochi di prestigio ed avventate e spericolate decisioni, sia decisamente ad un livello superiore, paradossalmente è proprio il sincero affetto che nutre per queste persone che gli impedisce di realizzare il suo desiderio. Nelle relazioni poi che tutti questi familiari intrattengono con Sneaky Pete, vi è anche un fondo di latente non detto. Come se tutti sapessero – in fondo, molto in fondo – lui non essere chi dice di essere. Ma proprio perché tutti loro, a partire dalla sospettosa e sagace nonna, si nascondono dietro maschere e finzioni, è come se vedessero dietro l’estrema finzione di Peter un lasciapassare speciale per le loro… E l’arrivo di questo cugino/nipote è una sorta di benedizione e al contempo di maledizione. 

Una maledizione, perché mette in moto un’allucinante catena di eventi sconvolgenti. 

Una benedizione, perché costringe Audrey, Otto, Julia, Taylor e Carly a fare i conti con passato, presente e futuro.

Imparando ad affrontare le suddette sfide temporali – scheletri nell’armadio, progetti e speranze, adrenalinico carpe diem – con astuzia e furbizia, riuscendo addirittura ad essere – se la situazione lo richiede – subdoli e viscidi…

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Tags: crimeSneaky Petetruffe e inganni
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