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Bromance criminali: Suburra, Sons of Anarchy e oltre… | Temi
Bromance criminali, podcast | Puntata a cura di Jacopo Bulgarini d’Elci e Livio Pacella.
Nel cinema e nelle serie tv, le grandi epopee criminali hanno spesso al centro un legame maschile più forte del sangue. La “bromance” – fusione di brother e romance – indica un rapporto affettivo profondo, non erotico, tra uomini. Nei racconti crime questo legame si carica di tensione tragica: diventa codice d’onore, giuramento di lealtà, promessa di protezione reciproca.
Nel podcast riflettiamo sulla crescente frequenza di questo fenomeno. Che trova nella criminalità organizzata – o anarchica – il terreno ideale. Perché chi vive ai margini dello Stato ha bisogno di un’alleanza inviolabile. La fratellanza sostituisce allora la famiglia, crea una micro-comunità con regole proprie, forgia identità collettive alternative. Ma è un patto fondato sulla violenza e sull’esclusione. Non ammette cedimenti. Non tollera il tradimento.
Per questo le bromance criminali sono potenti e insieme destinate alla rovina. La loro forza è la loro condanna. Nel podcast mettiamo a confronto due casi emblematici: Suburra – La serie in Italia e Sons of Anarchy negli Stati Uniti. Due mondi lontani, ma un medesimo bisogno di tribù. Per poi esplorare altri esempi, vicini e lontani nel tempo…
“Temi” è il format del podcast di Mondoserie che esplora le trasformazioni dell’immaginario seriale televisivo nel tempo, attraverso più serie e show.
Suburra e Sons of Anarchy: clan e lealtà nelle bromance criminali
In Suburra – La serie (Netflix, 2017–2020) la Roma criminale contemporanea – intreccio di politica, Chiesa e clan – è lo scenario in cui nasce il legame tra Aureliano, Spadino e Lele. Tre solitudini che si scelgono. Aureliano è il figlio ribelle di un boss di Ostia; Spadino è omosessuale in una famiglia criminale che non può accettarlo; Lele è un poliziotto travolto dagli eventi. La loro alleanza è un’utopia fragile: fratelli non per sangue ma per necessità. Ma il potere, la paura, l’ambizione incrinano progressivamente il patto. La fratellanza resiste alla violenza esterna, ma non alle logiche interne del dominio.
In Sons of Anarchy (FX, 2008–2014) la fratellanza è istituzionalizzata nel club motociclistico: un codice quasi tribale fatto di armi, segreti, rituali. Il legame tra Jax e Opie è il cuore emotivo della prima parte: amicizia assoluta, senso di appartenenza, fedeltà fino al sacrificio. Ma anche qui la lealtà entra in conflitto con la coscienza. Ogni crisi del club è anche crisi della bromance. L’ideale romantico della fratellanza si scontra con il meccanismo spietato dell’organizzazione.
In entrambe le serie il legame virile è insieme forza motrice e detonatore della tragedia. La comunità salva, ma soffoca. Protegge, ma imprigiona.
Da Achille a Walter White: fratellanza e nostalgia di comunità
Le bromance criminali hanno radici profonde. Achille e Patroclo nell’Iliade sono l’archetipo: la guerra – impresa criminale – come spazio in cui si vive il legame.
Nel cinema moderno, Heat di Michael Mann mette in scena una forma speculare di fratellanza tra rivali: De Niro e Pacino uniti dalla stessa etica del “mestiere”, seppur da una parte e dall’altra della barricata della Legge. In Breaking Bad, il rapporto tra Walter e Jesse è un sodalizio tossico, a metà tra paternità deformata e fratellanza criminale. In Black Sails prendono la forma di una comunità-stato in guerra con il mondo “civile”.
Tutti questi racconti parlano di un bisogno primordiale di appartenenza. La bromance criminale è una micro-utopia: un tentativo di rifondare il mondo su lealtà, protezione e onore. Ma è un’utopia costruita sull’esclusione e sulla violenza, destinata a implodere.
Raccontare queste fratellanze significa forse raccontare qualcosa di noi: la nostalgia di comunità in un tempo frammentato, la paura dell’isolamento, il desiderio di un codice condiviso. Nei clan di fuorilegge, nelle gang, nei club motociclistici, la fiction mette in scena un bisogno disperato di fratellanza. E, come spesso accade, è proprio nel crimine che la cultura pop riesce a parlarci con maggiore chiarezza del nostro presente.
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