Murder Mindfully (nell’originale tedesco: Achtsam Morden; in it. Inspira, espira, uccidi) è una serie tedesca (Netflix, 2024 – in corso), tra crime e black comedy, in due stagioni di otto brevi episodi ciascuna, della durata variabile dai trenta ai quaranta minuti (più 30 che 40). Le due stagioni iniziali sono tratte dai primi due libri dell’omonima saga romanzesca scritta dall’avvocato Karsten Dusse. La terza, per cui la serie è stata già rinnovata, si baserà invece sul successivo titolo della stessa germanica saga letteraria. Saga che consta, finora, di ben cinque romanzi, tutti ovviamente a firma Karsten Dusse. L’intento ufficiale di Netflix sarebbe traslarli tutti in sceneggiature e, quindi, in stagioni. Algoritmo permettendo, of course.
Per i patiti di informazioni del genere, o per un eventuale e legittimo scatto d’orgoglio teutonico, lo show Murder Mindfully, creato da Konstantin von Carlowitz, ha vinto il German Television Award nel 2025 nella categoria Best Comedy Series . La sceneggiatura è, oltre che dello stesso autore dei romanzi si cui sopra, di Doron Wisotzky, Anneke Janssen e Michael Kenda.
Una volta saputo l’intreccio che ne sta alla base, verrà naturale pensare questa essere una teutonica, macchinosa e farsesca serie vagamente ispirata a Breaking Bad e lo sa Iddio a che altro… Invece no. Murder Mindfully funziona proprio nella misura in cui non pretende mai di essere un profondo e serioso dramma sulla condizione umana. Non è che la beffarda storia di un uomo che riesce finalmente ad emanciparsi dagli ingranaggi del quotidiano, mettendosi alla guida di una o due (tutto sommato) piccole organizzazioni criminali. Attraverso il terapeutico percorso della Mindfulness, of course. Una volta accettata questa irreale premessa, tutto scorrerà sans soucì.
Murder Mindfully: personal guru e isole del tempo
Protagonisti di questa spassosa serie europea sono l’arguto e mingherlino avvocato Björn Diemel (Tom Schilling – Tatort) e, per l’appunto, la Mindfulness, particolare pratica psicofisica di tendenza che mira al raggiungimento dell’autoconsapevolezza. Björn lavora da anni in un prestigioso studio legale, di cui però pare non essere destinato a divenire mai socio. Proprio in virtù del suo unico cliente: il noto e feroce gangster Dragan Sergowicz (Sascha Geršak). Continuamente occupato a risolvere i casini di Dragan e dei suoi luogotenenti, anche il suo matrimonio è in crisi. La temporanea separazione dalla moglie Katharina (Emily Cox), che gli rinfaccia di non trascorrere abbastanza tempo con Emily, la loro bambina, è un altro problema che Björn non sa come affrontare.
Frustrato per la peculiare situazione professionale, sopraffatto da un cliente poco raccomandabile e dai suoi scagnozzi, con una famiglia che sente di non riuscire mai ad accontentare, l’ansioso avvocato – seguendo il diktat della moglie – si rivolge, anche se inizialmente molto titubante, ad uno psicoterapeuta esperto di Mindfulness. Cominciando così un percorso autogeno che, tra tecniche di respirazione, suggestioni e più semplici suggerimenti di tipo psicologico, finirà con il rivoluzionare la sua esistenza. E quella dell’intera banda criminale di Dragan…
Le lezioni di Mindfulness del ‘dottor’ Joschka Breitner (Peter Jordan), dalla voce melliflua e gentile, ritornano in forma di flashback nei momenti topici di ogni episodio (perlomeno in S1). Le sue parole risuonano nella mente di Björn in un perfetto cliché di ambiente rilassato, pieno di luce e tisane. La voce di Breitner spiega con calma e serenità come affrontare contrasti e negatività di ogni giorno. Come mantenere il controllo di sé e degli eventi, tumultuosi o meno che siano, della vita. Vivendo solo il qui e ora, senza sovraccaricare la mente con inutili e ingombranti pensieri…
Giusto un po’ di immoralità (per tacere l’assoluta illegalità)
Innanzitutto, è una questione di respirazione. Inspirare, stop. Espirare, stop. Per gestire rabbia e paura, nostre e altrui, così come davanti ad una scelta particolarmente difficile da prendere… Si tratta di fermarsi un istante, di focalizzarsi sul presente, o su un punto nello spazio. Inspirare, espirare. Poi, a seconda del tipo di problema che, di volta in volta, Björn si trova ad affrontare, noi apprendiamo una diversa lezione, e quindi un diverso aspetto della sua rinnovata personalità.
A partire dal fatidico fine settimana in cui ha inizio la grottesca catena di eventi che costituisce l’irresistibile trama di Murder Mindfully. Finalmente il nostro protagonista è pronto a passare un paio di felici e soleggiate giornate con la sua bambina sulla casa al lago. Sono già in macchina, quando arriva la chiamata di Dragan. Che ha bisogno di vederlo immediatamente.
Dato che la sera prima ha ammazzato – dandogli fuoco – uno spacciatore appartenente alla gang rivale e sconfinato in una sua zona di spaccio. Un parcheggio. In cui sostava un pullman carico di bambini in gita. Che hanno naturalmente immortalato tutta la scena. Il boss deve lasciare immediatamente la città. Anzi, il paese. L’avvocato è quindi costretto a nascondere Dragan nel bagagliaio dell’auto in cui c’è ancora Emily. Direzione: la casa sul lago. Perfetta per nascondersi un paio di giorni e preparare la fuga vera e propria. Così facendo però, Björn sarebbe costretto a rinunciare all’agognata ‘isola del tempo’ con sua figlia… Ed è qui che la tecnica della Mindfulness viene una prima volta in suo soccorso. Non può più lasciarsi sopraffare dagli eventi, è ora di riprendere il controllo della propria esistenza. Eliminando il problema primario.
Murder Mindfully: inspirare, espirare e uccidere
Inspirare, espirare e – almeno in questo (primo) caso – uccidere. Così l’avvocato sceglie con grande serenità di lasciare il suo oppressivo e soffocante cliente nel bagagliaio. A soffocare a sua volta, cuocendosi tra le lamiere rese bollenti dal sole dell’estate. Mentre lui trascorre, per la prima volta dopo tanto tempo, un felice e spensierato fine settimana con la figlia. Che ora vede con chiarezza essere per lui sempre stata la cosa più importante. Grandi progressi. Ma c’è ancora un ingombrante cadavere di cui sbarazzarsi. Inspira. Espira. E macella accuratamente la causa delle tue continue emicranie, appartenenti ormai al passato.
L’improvviso silenzio del chiassoso boss della mala provoca ovviamente una surreale sequela di situazioni al limite dell’improbabile, sempre più problematiche – e pericolose. Niente però che una nuova e piena autoconsapevolezza non possa risolvere. Björn sceglie dunque di fare le veci di Dragan, del resto è ancora il suo rappresentante legale. Anzi, data la delicatezza delle attuali circostanze, che costringono il capo ad un esilio forzato, l’avvocato si mette in proprio. D’ora in avanti si occuperà – in modo ufficiale – esclusivamente di Dragan e dei suoi proficui e illeciti affari. Ma, non potendo il gangster permettersi il lusso di comunicare direttamente, sarà Björn a fargli da portavoce e dare quindi gli ordini ai suoi scagnozzi.
Spalleggiato in questo da Sasha (Murathan Muslu – 8 giorni alla fine), possente e posato ex braccio destro di Dragan, da subito entusiasta del nuovo corso degli eventi. Pur avendo intuito la reale destinazione del viaggio intrapreso dal suo ormai ex principale, Sasha intravede nell’avvocato la giusta occasione per realizzare la sua vera natura. Ovvero diventare direttore del nuovo asilo (sic) che Björn fa realizzare al posto del bordello precedentemente voluto da Dragan. Spacciando questa, e altre, come la nuova volontà del boss.
Murder Mindfully: tra la prima e la seconda stagione
Chi non ci crede è l’infido Toni (Marc Hosemann – Babylon Berlin), che complotta perché la gang si scontri con quella dello storico rivale Boris (Luca Maric). Senza contare l’immancabile polizia, capitanata dalla detective Nicole (Britta Hammelstein), vecchia fiamma di Björn. Per rintracciare il latitante Dragan, osserva attentamente ogni mossa del suo legale, su cui nutre molti sospetti…
Tra respiri profondi e una più sana consapevolezza, Björn depisterà abilmente le indagini di Nicole, diventando al contempo il capo di un organizzazione criminale e, finalmente, di se stesso. E lasciandosi dietro, in questo nuovo corso della sua vita, una cospicua e simpatica scia di cadaveri. Si tratta comunque per lo più di cadaveri di altri criminali, quindi da una prospettiva squisitamente borghese non è poi così grave…
Dicono il secondo libro sia (un po’) meno riuscito degli altri. Di sicuro la seconda stagione è (un po’) meno brillante, frenetica e quindi riuscita della prima. Il sottile equilibrio tra suspense e humor è qui (un po’) più sbilanciato a favore del secondo.
Certo, Murder Mindfully rimane sempre quella spassosa mescolanza tra crime e commedia nera, ovvero in primo luogo intrattenimento. Si ride di cose che dovrebbero essere agghiaccianti. Senza comunque mai perdere di vista il tocco di profondità, cioè la dimensione psicologica di Björn, sagace specchio dei nostri tempi. Che nella seconda stagione viene dal suo terapeuta rifocalizzata sul suo fanciullo interiore, a quanto pare causa di tanti suoi sensi d’impotenza…
Una farsesca miscela di crime e umorismo nero
Ma cosa ha riportato l’avvocato dal suo terapeuta? Strano ma vero: una gita con moglie e figlia tra i bellissimi paesaggi delle Alpi austriache. Ma qualcosa, arrivati alla baita, non va per il verso giusto: il cameriere è lento, indolente e antipatico. O così sembra a Björn, che reagisce in maniera decisamente sopra le righe… Katharina, vedendo ancora una volta il lato peggiore del marito – pur ignorando cosa lui abbia diabolicamente architettato per vendicarsi del cameriere – si vergogna talmente che Björn decide di tornare ancora una volta dal dottor Breitner. Il quale gli spiega pazientemente che deve riconnettersi al suo fanciullo interiore.
Cosa che l’avvocato farà fuor di metafora. Materializzando di tanto in tanto – e letteralmente – una giovanissima e alquanto sbarazzina versione di sé. Dalla quale viene spesso sbeffeggiato ma anche incoraggiato… Vero che Björn si è guardato bene dal raccontare a Breitner il suo nuovo strano mondo, in cui riesce a far coesistere, con sbalorditiva facilità, la sua nuova e ora appagante dimensione familiare con la gestione di un’organizzazione criminale. Chissà, forse in tal caso gli avrebbe suggerito un altro tipo di percorso…
In S1 Björn non è solo il protagonista ma anche il narratore della vicenda, grazie alla rottura della quarta parete. Sono intermezzi in cui il tempo sembra sospendersi, e che gli danno modo di spiegare con calma come i principi della Mindfulness si accordino perfettamente con gli inganni, le manipolazioni o il cadavere di turno. Senza affollare il cervello di inutili e ingombranti pensieri, sì da poter agire con chiarezza, lucidità e giusto un po’ di immoralità, per tacere dell’assoluta illegalità…
Murder Mindfully e l’estrema fallibilità dell’auto-aiuto
In S2 tutto è invece più dinamicamente improntato alla visionaria coesistenza del protagonista adulto e della sua fanciullesca proiezione. Che appare con gaia discontinuità e che solo lui – e noi con lui – può vedere e sentire. Lasciata da parte la violenza crime, lo show si concentra qui più sull’esplorazione della cultura dell’auto-aiuto,. Soprattutto sulla sua estrema fallibilità, anche se ben impostato dall’esterno. Björn fraintende – o meglio, intende a suo modo – quasi? tutte le indicazioni terapeutiche del dottor Breitner. Del resto in S1 si era servito di queste per giustificare omicidi ecc. con il suo solito rilassato sorriso.
In S2 c’è meno violenza e più la storia di un uomo che, cercando di risolvere l’inconcepibile e caotica serie di problemi e complicazioni che lo attorniano, intendendo in buona misura (o forse no?) a suo piacimento le indicazioni della Mindfulness, riesce a trovare sempre una soluzione. Ma mai una che sia lecita o anche solo moralmente accettabile… Uno degli aspetti positivi di S2, quindi, per quanto più lenta e meno brillante, è che non si limita a replicare la ricetta di terapia, minacce e cadaveri della precedente. Spostandosi più, come già detto più su, nella traumatizzata intimità di Björn.
Tom Schilling è sempre perfetto nella sua interpretazione asciutta e contenuta. Non ha bisogno di ammiccare per sottolineare le assurde contraddizioni del suo personaggio. E il Sasha di Murathan Muslu – personaggio che in S2 ha l’opportunità di evolvere egregiamente – è uno splendido comprimario (ricordo lui essere un imponente sicario che adora, in modo del tutto innocente, avere a che fare con i bambini).
Aspettando la terza stagione…
Questo show che ironizza sulla moda della Mindfulness et similia. Lo fa però con una sua profondità, analizzando debolezze e fragilità di un uomo che, in fondo, è come tanti. Non tutte le trovate funzionano allo stesso modo, ma l’idea di base regge, pur tra alti e bassi, alla grande. Perché, anche quando questa serie attraversa momenti in cui la stessa scrittura è costretta a ricorrere ad espedienti accomodanti per mantenere la continuità della trama, rimane comunque originale senza essere mai (troppo) noiosa. E leggera senza essere mai (troppo) ridicola. Che non è certo poco, trattando tali argomenti e destreggiandosi tra crime e black comedy…
Murder Mindfully sa essere dannatamente umoristica anche nei momenti più macabri. Del resto, l’avvocato Björn Diemel è uno specchio dei nostri tempi. In lui non faticherebbe a riconoscersi buona parte degli spettatori. Gli altri personaggi, per quanto bizzarri e/o (volutamente) stereotipati, servono da necessaria cornice. Questa non è American Psycho in salsa tedesca. Difficile restare turbati dai cadaveri smembrati o dalle persone murate vive di questa serie. Perché, come Björn stesso ci insegna, non importa quanto terribili siano le decisioni che devi prendere. Dipende tutto dalla tua capacità di inspirare, ed espirare.
Anche se però, nell’eventualità tu dovessi trovarti a guidare due famiglie mafiose rivali, fingendo di ricevere gli ordini dai rispettivi boss, ti converrebbe avere con te due calchi dei pollici dell’uno e dell’altro. Sì da poter – sempre eventualmente – marchiare, dopo averli intinti nell’inchiostro, la prima pagina del giornale in cui il delinquente in questione avrebbe magari cerchiato, o sottolineato, le parole chiave, qua e là, in modo da formare sintetiche frasi di senso compiuto. Ovvero le istruzioni da impartire a relativi luogotenenti, scagnozzi e tirapiedi…
Non rimane che attendere, con una certa curiosità, la terza stagione di questo strano connubio tra violenza e psicoterapia…
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