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The Beast in Me: ovvero della paranoia domestica | 2 voci, 1 serie
The Beast in Me, podcast | Puntata a cura di Jacopo Bulgarini d’Elci e Livio Pacella
A The Beast in Me (Netflix, 2025) avevamo dedicato subito un articolo, cui ora si aggiunge questo episodio del podcast. Miniserie statunitense di 8 episodi dalla durata variabile (41–54 minuti ciascuno), creata da Gabe Rotter, ha come showrunner Howard Gordon, showrunner anche della seconda metà di 24, e co‑creatore di Homeland. Protagonista assoluta di The Beast in Me la coppia Claire Danes (Homeland, The Essex Serpent) – nei panni della scrittrice premio Pulitzer Aggie Wiggs -, e Matthew Rhys (The Americans), che è Nile Jarvis, ricco immobiliarista con un passato oscuro.
Aggie Wiggs, dopo la tragedia della perdita del figlio e il conseguente divorzio dalla moglie, si è chiusa nel dolore, incapace di scrivere. L’arrivo di Nile Jarvis come nuovo vicino di casa e la sua ambigua fama — sospettato di aver fatto sparire la prima moglie molti anni prima — risveglia in Aggie un’ossessione. Decide di scrivere un libro su di lui, come via per uscire dal blocco creativo.
Ma da questa relazione tra due apparenti opposti iniziano a germinare dubbi profondi: chi è davvero Nile Jarvis? Amico, predatore, o entrambe le cose? E qual è la vera natura di Aggie? Intorno ai due la famiglia del magnate, soprattutto il padre di lui, l’ex moglie di Aggie, agenti dell’FBI, e dei torbidi affari immobiliari multimilionari… Tutti elementi che aggiungono livelli di ambiguità, sospetto e tensione morale.
“2 voci, 1 serie”: dialoghi sulle cose che ci piacciono, o ci interessano, nel podcast di Mondoserie.
Paura domestica e ossessione
The Beast in Me è una miniserie thriller‑psicologica che riprende temi oggi molto attuali: la paura del vicino, il dubbio sulla normalità di chi ci sta accanto, la trasformazione del quotidiano in incubo. Al centro una donna, un’artista, in crisi dopo un lutto, che vede nella presenza di un nuovo affascinante e pericoloso vicino un potenziale riscatto creativo. Ma anche un’abissale zona d’ombra…
La serie articola la tensione non attorno a un “whodunit” classico, ma attorno a un duello psicologico: l’attrazione e la repulsione, la curiosità e la paura, il senso di colpa e il bisogno di verità. The Beast in Me, come discutiamo nel podcast, tocca potenzialmente corde profonde: la paranoia della casa, della comunità, del vicino; la fragilità psicologica; il potere delle apparenze; e la difficoltà di fidarsi, anche quando il pericolo non è subito evidente.
Come in molte grandi serie di spionaggio o thriller psicologici (Homeland e The Americans, per l’appunto), la verità non è un dato oggettivo facilmente raggiungibile, ma qualcosa di fluido. Dipende da chi osserva, da come interpreta, da cosa è disposto a credere. Aggie — autrice, narratrice — assume il ruolo di indagatrice, ma anche di testimone: le sue certezze, le sue fragilità, i suoi fantasmi contaminano la percezione. Nile Jarvis, poi, non è solo un individuo sospetto: è rappresentante di un sistema economico e sociale. Immobili, gentrificazione, classe alta: la serie tocca — dietro il thriller — temi di sfruttamento, divisioni sociali, prevaricazioni sistemiche.
Per Aggie, il progetto su Jarvis rappresenta una speranza di resurrezione. Ma il confine tra ricerca e autodistruzione è sottile. La “bestia dentro” — titolo provocatorio — può essere dentro di lei quanto dentro di lui…
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