MobLand, serie Paramount+ firmata da Ronan Bennett e Guy Ritchie (The Gentlemen) e uscita nel 2025, è un gangster drama britannico che ha piacevolmente sorpreso la critica e il pubblico. 10 episodi già rinnovati per una seconda stagione. Contraddistinta dal ritmo incalzante tipico delle opere di Ritchie (che ha diretto i primi due episodi), la serie guadagna in profondità grazie alla scrittura cruda e incisiva di Bennett e del co-sceneggiatore Jez Butterworth. Autori di una storia cupa e realistica incentrata su una spietata famiglia mafiosa londinese.
MobLand racconta le violente sorti degli Harrigan, una ‘dinastia’ criminale dominata dal patriarca Conrad (Pierce Brosnan) e da sua moglie Maeve (Helen Mirren), una coppia spietata e assolutamente esilarante, guidata da un’insaziabile sete di dominio ed unita da una follia tutta irlandese. Da anni i coniugi controllano con logica fermezza il mercato della droga londinese. Ma quando l’opportunità lucrosa del Fentanyl si palesa, la loro morale mafiosa barcolla. Sono pronti a tutto pur di portare la loro famiglia a controllare il nuovo mercato. Tuttavia, agendo d’istinto e forse in preda ai deliri della vecchiaia, innescano una serie di incidenti e misfatti. Che li condurranno ad un declino in pompa magna.
Intorno a loro ruotano figure familiari fragili e ambiziose. La loro progenie è costituita da Brendan (Daniel Betts), figlio maggiore pressoché inutile. Kevin (Paddy Considine), secondogenito che cerca di seguire le sorti del padre ma che viene continuamente ostacolato dalla moglie Bella (Lara Pulver). Eddie (Anson Boon), il nipote viscido, psicopatico e naturalmente cocainomane. E la brava e innocente Seraphina (Mandeep Dhillon), figlia illegittima di Conrad, tollerata da tutti tranne che da Maeve.
Harry (Tom Hardy), il vero protagonista di MobLand
Il vero protagonista della storia di MobLand non è però un Harrigan. O meglio, è una sorta di Harrigan adottivo, il loro tuttofare, Harry Da Souza (Tom Hardy, Peaky Blinders, Taboo). Harry è un fixer degli infiniti problemi causati da chiunque si aggiri nella ‘casata’. A cominciare dal nipote psicopatico che innesca la miccia della guerra con un’altra famiglia mafiosa mettendo a repentaglio il proprio clan. Nonostante Eddie si comporti come un assoluto squilibrato viene costantemente difeso e vezzeggiato dalla nonna Maeve, che vede nella sua indole violenta e irrazionale il vero marchio Harrigan.
Sta ad Harry Da Souza mettere tutto a posto: ripulire gli omicidi del nipote, del nonno, del fratello e così via. La trama si sviluppa come un labirinto di intrighi, tradimenti e vendette. In cui Harry si ritrova a fare da collante tra la furia di Conrad, i calcoli di Maeve e la sete di sangue degli avversari. In particolare la famiglia mafiosa rivale, gli Stevenson. Ogni episodio mescola dramma familiare, alleanze mutevoli e improvvise esplosioni di violenza – senza tuttavia cadere nella ripetizione.
Lentamente sotto i nostri occhi Tom Hardy si trasforma in una specie di supereroe da fumetto. O un arcano Gilgamesh, che da solo affronta e distrugge tutti i nemici del clan.
Malviventi, ricchezze, violenza, stupidità
Eppure, nonostante i toni quasi surreali, la serie resta assolutamente convincente e godibilissima. Grazie all’abilità degli attori e alla fotografia che ci porta in una Londra vista quale crocevia di pub malfamati, palestre di boxe, club esclusivi e tenute aristocratiche. Bennet in questa trama non ci racconta solo la storia dello smercio di droga e soldi ad alti livelli ma compie un’analisi spregiudicata delle ricchezze raggiunte dai malviventi. Che però non sono “nati” per amministrare. Toccando così un tema caro a noi di Mondoserie, ovvero quello delle famiglie disfunzionali e dei ‘ricchi incapaci di oggi’. Ne abbiamo parlato in questa puntata del podcast!
Il potere logora, corrompe, divora i rapporti familiari. Ma in MobLand non c’è posto per le tragedie psicologiche. Il gioco veloce e isterico degli attori ci riporta continuamente a un clima da videogioco, o ad una di quelle serie ‘da divorare senza troppo pensare’. Una volta finita però, non resta quel solito senso di vuoto. Gli interpreti, in particolare i patriarchi, sono raffinati, imprevedibili, ironici. E così gli altri ruoli, costruiti su misura degli attori, che ci portano dentro la loro miseria da grandi-piccoli furfanti.
Le persone di cui parla MobLand esistono davvero: gente che spara in testa al prossimo senza farsi domande. Eppure, grazie all’uso sapiente della musica firmato da Guy Ritchie, anche l’omicidio più viscido ci appare molto cool: un fascino disturbante che rende la violenza irresistibile da guardare.
Un’altra serie firmata da Guy Ritchie: The Gentlemen

















