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Boston Legal – quando il sogno americano si metteva in discussione nei tribunali

Brillante legal-comedy in 5 stagioni (2004-2008) con gli irresistibili James Spader e William Shatner

di Livio Pacella
07/09/2025
in Articoli
cover di Boston Legal per Mondoserie
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Boston Legal (ABC, 2004-2008) è una serie statunitense di genere legal-comedy, creata da David E. Kelley (The Undoing, Big Little Lies, Nine Perfect Strangers), e composta da 5 stagioni per un totale di 101 episodi. La serie può essere considerata una sorta di spin-off di The Practice. Infatti, nell’ottava stagione del noto legal drama, sempre ad opera di David E. Kelley, vengono introdotti diversi personaggi che saranno poi protagonisti di Boston Legal. Che si sarebbe inizialmente dovuta intitolare Fleet Street: la strada di Boston in cui hanno sede gli uffici dello studio legale Crane, Poole & Schmidt, in cui lavorano i brillanti e pittoreschi avvocati in questione.

Su tutti, Alan Shore (James Spader – The Office, The Blacklist) e Denny Crane (William Shatner, il mitico capitano Kirk di Star Trek). Il primo, socio giovane – per così dire, dato che un’interessante peculiarità della serie è che i protagonisti hanno un’età media piuttosto avanzata – dello studio, è un oratore eccezionale, a cui viene affidata la maggior parte dei casi di alto profilo. 

Sarcastico e provocatorio per indole, donnaiolo per inclinazione, liberal democratico per scelta, ha un profondissimo rapporto di amicizia con Denny Crane. Il quale è, a sua volta, socio anziano nonché uno dei fondatori dello stesso studio. Ragione per cui, nonostante le sue innumerevoli intemperanze, non si vuole e non si può cacciarlo. 

Denny Crane e il politicamente scorretto

L’ego smisurato di Denny sconfina talvolta nei primi eccentrici segni di demenza senile. In realtà sconfina quasi sempre, dato che lui stesso ne approfitta per dire e fare tutto quello che gli passa per la testa. Soprattutto se politicamente scorretto. Repubblicano di prim’ordine, razzista, sessista e omofobico, amante delle armi e della caccia, erotomane ai limiti della molestia. Solo la sua perenne condizione di fragilità mentale riesce ad ispirare simpatia per un essere che, sulla carta, dovrebbe risultare ripugnante. O, quantomeno, vagamente antipatico. E invece.

La contraddizione è una delle chiavi nella scrittura di Boston Legal, e funziona alla grande. Così, l’intenso rapporto d’amicizia tra Alan e Denny – in teoria, due opposti – la cui relazione esclusiva è per noi spettatori assolutamente irresistibile. Come i loro dialoghi serali, sul terrazzo dell’ufficio di Denny, obbligatoriamente con whisky e sigaro, in cui la serie dà il meglio di sé. In questo magico rituale, quasi sempre a commento di quanto avvenuto in giornata, ogni contraddizione si rivela come apparente. Ogni sfida lanciata dallo studio contro qualche avida multinazionale e ogni rovente diatriba ideologica si sciolgono tra boccate di fumo e superalcolici sorsi, tra battute memorabili e silenzi carichi di umanità.

Denny e Alan non sono però gli unici protagonisti di Boston Legal. Lo studio Crane, Poole & Schmidt può infatti contare su molti altri agguerriti avvocati, e la serie su molti altri caratteri dalla spiccata personalità. A partire da, in ordine rigorosamente sparso, Jerry Espenson (Christian Clemenson, A Man in Full, Shameless) – con la sindrome di Asperger e il conseguente disturbo ossessivo-compulsivo. Oppure Clarence/Clarice Bell (Gary Anthony Williams, Desperate Housewives), con un disturbo dissociativo dell’identità che lo porta ad assumere diversi alter ego. 

Boston Legal: la Vita è il carnevale dell’Essere

Jerry e Clarence non rappresentano ovviamente la norma, ma rendono bene l’idea dell’atmosfera che si respira da quelle parti. E, soprattutto, della moltitudine di spunti narrativi che già la loro sola presenza assicura. Doveroso comunque nominare, ad esempio, Shirley Schmidt (Candice Bergen – Dr. House), socia fondatrice e spesso e volentieri voce della ragione tra gli eccentrici colleghi. Come anche Paul Lewiston (René Auberjonois – The Good Wife), giusto per continuare a ribilanciare la follia dei precedenti nomi. Mi fermo però qui, nonostante e anzi, proprio perché sarebbero davvero troppi i personaggi da presentare. Soprattutto di sesso femminile. Se “la Vita è il carnevale dell’Essere”, come diceva il grande Alfred Jarry, di sicuro il sopracitato studio di Boston rappresenta, fatte le debite proporzioni, ‘il carnevale della Legge’.

Questa parata di avvocati, e non solo – un’allegra insensatezza di fondo serpeggia anche tra giudici e clienti – ha alcuni vistosi tratti in comune. Come già si accennava, il primo è l’età media, spostata un po’ in avanti. Nell’ultima stagione si fa causa ad un’emittente televisiva per la cancellazione di uno show rivolto agli anziani – audacia umoristica davvero notevole. Vi è poi una felice sovrabbondanza di avvocatesse – tutte molto belle, ahimè, che farci. L’ultimo è l’essere tutti (o quasi) dannatamente benestanti. Questa appartenenza generale all’upper class dei protagonisti di Boston Legal ha probabilmente determinato anche il reddito medio dei suoi spettatori. Uno dei più alti registrati dalla tv yankee del tempo.

Niente a che fare con Perry Mason, dunque. Le battaglie in tribunale, sempre sul filo del paradosso, diventano in questa serie una perfetta cartina di tornasole della società democratica americana. Quella legata a realtà come Washington, New York e, per l’appunto, Boston. Ovvero distante anni luce dalla realtà middle class dell’America operaia e rurale. Quella che, tra le altre cose, voterà Trump presidente, per intenderci. 

Yes, we fuckin can!

Questo fa sì che l’umorismo – per quanto dark – presente nella serie possa talvolta sembrare addirittura fin troppo sfacciato e plateale. Il surreale cinismo delle situazioni, spesso ai limiti dell’assurdo, che si presentano nelle aule di tribunale di Boston Legal, non vogliono in alcun modo rappresentare l’ordinaria realtà processuale statunitense. Sono invece scene in cui il livello di civiltà idealmente raggiunto dagli Stati Uniti viene messo su una corda circense in tensione, e fatto acrobaticamente più volte piroettare. Fino a farlo cadere – talvolta con la rete, talaltra senza. Bisogna anche sottolineare che il politicamente scorretto di 20 anni fa (tanti ne sono passati) non aveva le stesse regole di quello odierno. Forse oggi, da quelle parti, sarebbe molto più complicato sorridere di un distretto scolastico citato in giudizio perché non vuole insegnare il creazionismo. Come anche della difesa di un ragazzo che non vuole ricevere il placebo nello studio sul cancro… 

Boston Legal, che si è già aggiudicata due Emmy Awards e un Golden Globe, può vantare anche guest star di tutto rispetto, nel corso delle sue stagioni. Bastino i nomi di Michael J. Fox, Tom Selleck e Rupert Everett. In Italia la serie è stata trasmessa a partire dal 2006 sul canale satellitare Fox Crime. Le ultime tre su Mya (a pagamento). Dal 2009 venne messa in onda, con una tempistica piuttosto sballata, su Rete4. Passando poi ad altri canali Mediaset del digitale terrestre. Allo stato attuale non è purtroppo più reperibile nel nostro paese. Che tristezza. 

Perché questa sarebbe una serie che varrebbe davvero la pena scovare e riguardare. Anche solo per capire quale fosse l’invidiabile livello di civiltà che l’american dream collettivo aveva, ad un certo punto della sua storia (subito dopo la fine della serie inizia il periodo Obama: yes, we fuckin can!), raggiunto…

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