Wayward (Netflix, 2025) è una miniserie di otto episodi creata ed interpretata da Mae Martin, artista dai molteplici talenti, di cui abbiamo già avuto modo di parlare nell’articolo sulla serie Feel Good. Martin questa volta ci porta nel complicato universo dell’adolescenza, attraverso uno show dalle tinte distopiche sorprendenti e oltremodo inquietanti. Ambientata nel 2003, Wayward è la storia di Tall Pines, una cittadina sperduta nella natura del Vermont, stato americano ai confini con il Canada. Tall Pines potrebbe essere considerata la sorella della costa Est di Twin Peaks, Washington. Come Twin Peaks, è un luogo apparentemente ameno, dove tutti conoscono tutti, ma capace anche di nascondere loschi ed amari segreti.
La cittadella, colonizzata dagli hippy negli anni ‘60, si fregia di essere una comunità aperta e progressista. Dove sono gli stessi cittadini a dettare legge, pensando istintivamente al proprio benessere. La qualità del cibo è ottima, tutto infatti è ‘local’ e a chilometro zero. La polizia è oltremodo comprensiva verso i piccoli malfattori. Le controversie tra vicini vengono risolte allegramente al mercato domenicale, dove tutti sono praticamente obbligati a partecipare. Non vi sono segreti nella comunità. Forse perché l’intera cittadinanza deve innanzitutto difendere il proprio grande segreto: la Tall Pines Academy.
Racchiusa nei boschi poco fuori dalla città, la Tall Pines Academy è una prestigiosa scuola privata la cui leader, Evelyn Wade (Toni Collette, meravigliosamente terrificante), è acclamata a livello nazionale per i suoi interventi con adolescenti considerati irrecuperabili.
La Tall Pines Academy
“Scopri chi sei davvero e AGISCI di conseguenza” – questa frase intimidatoria appare sul volantino pubblicitario della Tall Pines Academy, distribuito in varie scuole americane. Ai genitori che possono permetterselo economicamente, viene suggerito di inviare il proprio problematico figlio in questa accademia rivoluzionaria. Lì potrà guarire dal suo disagio esistenziale, per poi essere inserito nella società. E così moltissimi adolescenti negli anni 2000 vengono spediti di forza tra i boschi del Vermont e messi nelle mani della famosa Evelyn Wade, conosciuta in tutta America per i suoi libri sulla psicologia dell’educazione.
La serie si focalizza sulla storia di due amiche, Leila (Alyvia Alyn Lind) e Abbie (Sydney Topliff), entrambe finite a Tall Pines Academy: lì scopriranno le terribili ‘cure’ inventate da Wade per guarirle dai loro disagi. Tall Pines Academy è una sorta di scuola totalitaria dove l’ordine, la disciplina e lo svuotamento dell’io dettano le regole quotidiane dell’educazione.
Vi sono gradi di iniziazione che gli studenti devono raggiungere attraverso l’abnegazione di sé e una serie di ‘esercizi’ che farebbero rabbrividire Sant’Ignazio di Loyola – autore del più famoso trattato di esercizi spirituali compiuti dai cristiani per raggiungere la più alta spiritualità. Le prove a cui vengono sottoposti i ragazzi della Tall Pines fiaccherebbero un monaco tibetano e metterebbero a dura prova persino un anacoreta. Roba forte, insomma.
Wayward: i segreti di una torbida cittadina
Tuttavia la serie non degenera mai nel sadomasochismo e nemmeno nella crudeltà gratuita. La visione dell’accademia è un puro delirio, portato sapientemente avanti dalla sua fredda leader. Toni Collette rende questo personaggio assolutamente credibile ed è ben bilanciata dagli altri interpreti – adulti – che le gravitano attorno, come temibili guardiani della scuola. Ottimamente interpretato anche dagli attori più giovani, questo strano teen drama si snoda altresì attraverso i racconti delle persone ‘normali’ che abitano la cittadella.
All’apparenza gentilissimi e sempre felici, i cittadini di Tall Pines nascondono tutti delle verità torbide e psicologicamente sconvolgenti. A scoprirle sarà il poliziotto Alex (interpretato dalla stessa Mae Martin) che, trasferitosi nella cittadella con la moglie incinta di otto mesi, si scontrerà presto con la dura realtà. Squarciando il velo di utopia creato dagli hippies.
Wayward tratta inoltre il tema queer, tanto caro ai nostri giorni, in un modo diverso e originale. Alex, il poliziotto trans in coppia con Laura Redman (Sarah Lynn Gadon), non appena arriva nella cittadina viene immediatamente accettato per quello che è. Un uomo che presto diventerà padre. Poco importa agli abitanti se Alex è nato donna. A Tall Pines tutti sono ben accetti, basta seguire le regole della città. Ma Alex trasgredisce, ficcando il naso nell’Accademia e nei segreti di Evelyn Wade. Avrà dei problemi per la sua intrusione negli affari della torbida cittadina, ma mai per la sua identità sessuale.
Nell’adolescenza tutti sono un disastro…
Per Martin, il fatto che Alex fosse un uomo trans e “che questo non fosse l’aspetto più interessante o importante del suo personaggio” nella serie è stato significativo. “Ciò significa che, se non stai predicando o rendendo questo elemento il fulcro dello show, puoi in realtà essere più sovversivo.” Dal punto di vista narrativo, è senz’altro un modo efficace per ‘inglobare’ i diversi generi, senza dover per forza focalizzarsi sul motivo delle loro intime scelte. Lasciando parlare il personaggio, che forse ha cose più interessanti da comunicare che la sua sessualità.
Wayward resta sempre concentrata sul tema dell’adolescenza come punto d’incontro verso la crescita, e non, come spesso accade nei teen drama, come semplice osservazione di una svampita e distorta giovinezza. “Nell’adolescenza tutti sono un disastro, ma allo stesso tempo sai anche chi sei” ci racconta sempre Mae Martin.
“Mi piacerebbe che le persone pensassero ai propri anni da teenager. Dovremmo assolutamente ascoltare di più i giovani. Non credo che abbiamo mai davvero saputo come rapportarci agli adolescenti. Li sessualizziamo, li usiamo come target di mercato, li deridiamo, li trattiamo come bambini, ma ci aspettiamo che si comportino da adulti. Abbiamo così disperatamente bisogno che la prossima generazione salvi il pianeta: sarebbe bello dare loro un po’ più di potere.”
Wayward: giovani contro adulti
La serie non punta il dito contro i giovani ma piuttosto contro gli adulti che non hanno saputo uscire dalla propria adolescenza. E che impongono una serie di ‘rituali di crescita’ atrocemente distorti e pericolosi. Portando la narrazione all’estremo, specialmente nella figura del Leader.
Wayward è forse un ammonimento verso tutte le crude ‘missioni iniziatiche’ che la società somministra ai più giovani. In particolare a quelli che si rifiutano di rientrare nel grande quadro imposto dagli adulti.
I ragazzini squilibrati con idee suicide o omicide, i tossici o i maniaci depressivi ‘ricoverati’ nell’Accademia, ci appaiono degli agnellini in confronto ai loro educatori, alla stessa leader e persino alla gente del villaggio. Loro, i grandi, sono intrappolati in una realtà inquietante che si sono costruiti con la forza della disperazione, per scappare dal proprio disagio giovanile.
Sembra che Martin ci stia dicendo: è ora di smetterla. Lasciamo ai giovani le loro tristezze e facciamoli sguazzare nei loro peggiori incubi. E preoccupiamoci, piuttosto, di curare i nostri.
Un’altra accademia per ragazzi ‘particolari’? Leggi il pezzo su Mercoledì.
Misteri in una cittadina tra i boschi: Twin Peaks

















