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Law & Order, 12 anni dopo: la resurrezione non è riuscita

La serie capostipite del fortunato franchise di Dick Wolf è tornata sugli schermi, apparentemente identica a se stessa (“dun dun” incluso). Ma non è così, a guardare bene...

di Giulia Guidi
08/11/2023
in Articoli, Artwork
Cover di Law & Order 21 e 22 per Mondoserie
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“Nel sistema penale, lo stato è rappresentato da due gruppi distinti, eppure di uguale importanza: la polizia, che indaga sul crimine, e i procuratori distrettuali, che perseguono i criminali. Queste sono le loro storie”. 

Law & Order – i due volti della giustizia è tornato in televisione. E, sin dai primi secondi, nulla sembra essere cambiato: l’intro è la stessa ideata per il pilot andato in onda negli Usa nel 1988. La ventunesima stagione della storica serie creata da Dick Wolf (dell’originale Mondoserie ha ampiamente scritto in questo poderoso articolo) è arrivata dopo dodici anni dalla ventesima, per la gioia dei milioni di fan in tutto il mondo. È stata girata anche la ventiduesima. 

In Italia la stagione 21 di Law & Order è stata trasmessa da Sky Investigation dal 13 novembre all’11 dicembre 2022, e in chiaro su Top Crime dal 19 settembre 2023. La ventiduesima stagione dello show è approdata in Italia su Sky Investigation dal 12 marzo 2023. 

Alcune solide certezze di Law & Order: sigla e struttura 

Come l’intro, la sigla, composta da Mike Post e comune anche agli spin off (S.V.U., Criminal Intent, Il verdetto, Conviction, Los Angeles, True Crime e Organized Crime) è solo lievemente riarrangiata. E non manca l’iconico “dun dun”, replicato in centinaia di video su Youtube (e non mancano le versioni maniacali, come “10 ore di silenzio interrotte occasionalmente da dun-dun”).

La struttura è quella consolidata: nella prima parte due detective indagano su un crimine efferato avvenuto del distretto di Manhattan, nella seconda entra in scena la procura e si svolge il processo. Rimandando all’articolo già citato le riflessioni su convivenza civile nella società americana e fallibilità della giustizia, il successo dell’operazione di “resurrezione” della serie capostipite, dopo 10 anni di assenza, finisce qui. 

La fotografia della società è fuori fuoco

Parte del successo di Law & Order era la sua capacità di descrivere cosa avviene a Manhattan (o almeno come gli eventi sono stati letti degli autori), praticamente in tempo reale. Le vicende narrate sono ispirate a fatti realmente accaduti, in alcuni casi con estrema fedeltà. Scorrendo i titoli e le trame degli episodi delle prime 20 stagioni è facile cogliere il mood dell’anno in cui le puntate sono state girate. C’è stata una chiara ricerca di episodi di cronaca che, insieme, dessero un quadro dei problemi di ordine pubblico e delle paure della popolazione. 

La prima stagione, per esempio, si svolge alla fine degli anni ‘80: in tre episodi compare il contagio da HIV  (la prima vittima celebre, Rock Hudson, era morta nel 1985),  ben 5 su 22 parlano di casi di violenza sessuale, con lo spin off dedicato, SVU, ancora lontano a venire. Non manca un episodio dedicato alla mafia, argomento che sarà sempre trattato nel corso degli anni. E uno sull’omicidio di un ragazzo di colore commesso da un poliziotto. Oltre a una scenografia minimale ma efficace e a dialoghi molto realistici, il senso di realtà si coglie nei soggetti delle trame, dando la sensazione di trovarsi davanti a una docufiction ante litteram, anche grazie a una regia “sporca”. 

Dopo nove anni, le paure degli americani sono cambiate: alla vigilia della pubblicazione di SVU, gli episodi dedicati alle violenze sessuali sono oltre la metà dei 24 totali, ad indicare l’accresciuta sensibilità nei confronti di questo tipo di crimini. Spicca quello ispirato all’omicio irrisolto di una modella 14enne, JonBenét Ramsey. In questa stagione, l’ottava, compare un fenomeno che, nella realtà, culminerà con l’occupazione di Capitol Hill il 6 gennaio 2021: una milizia armata, reclutata via internet, si rende responsabile di una rapina con due vittime, ma si appella a un vecchio principio americano per avere l’assoluzione. 

Nel 2007 sono internet e Islam al centro di quasi tutti gli episodi di Law & Order. La rivoluzione digitale è ormai normalità e i crimini legati al web sono ormai di tutti i tipi. Dall’omicidio, al ricatto, passando per la truffa. Anche gli strumenti dei detective si sono adeguati. Dal 1988, le tecnologie di indagine hanno fatto passi enormi, come un’analisi del Dna sempre più precisa (vedi anche, dal 2000, la longeva CSI) e la possibilità di individuare i colpevoli con il tracciamento dei cellulari e con videocamere sempre più diffuse nelle strade cittadine. Nella diciassettesima stagione sono passati 6 anni dalla tragedia dell’11 Settembre (del cui racconto cine-televisivo abbiamo parlato qui), ma il terrore vissuto in quei mesi è ancora presente. 

La serie si interrompe nel 2010 (a sorpresa e senza un episodio finale). Per poi riprendere, come detto, nel 2022. La New York che appare negli episodi delle due nuove stagioni non ha i tratti decisi dei precedenti capitoli. Gli episodi balzano da un argomento all’altro, senza un filo conduttore di fondo, come invece si era assistito nei decenni precedenti. I casi coinvolgono principalmente persone dell’alta borghesia e celebrità, anziché le molteplici sfaccettature sociali. Una sceneggiatura poco originale (e noiosa) rende le vicende poco interessanti. E preferisce concentrarsi sui rapporti non sempre facili tra polizia e procura. Probabilmente consci dei problemi, gli sceneggiatori non hanno trovato niente di più originale che un super cross over con Organized Crime e S.V.U.. 

I nuovi character di Law & Order hanno poco carattere

Nel corso delle 20 stagioni precedenti, si sono susseguiti 11 detective, junior e senior (alcuni dei quali hanno anche fatto carriera), tre superiori (un capitano, un sergente e una luogotenente) e 13 tra procuratori capo, vice procuratori e assistenti procuratori, con un viceprocuratore che sale di grado. La struttura degli episodi divisa in due, polizia e procura, e un accurato quanto fortunato casting, garantiscono una coralità della narrazione per quasi tutte le stagioni. Con alcuni personaggi diventati iconici. Il procuratore capo Adam Shiff (Steven Hill, 1-10), il detective senior, ex alcolizzato, Lennie Briscoe (Jerry Orbach, 3-14), il detective Ed Green, prima junior poi senior (Jesse L. Martin, 10–18), la luogotenente Anita Van Buren (S. Epatha Merkerson, 4-20), ma soprattutto il viceprocuratore prima e procuratore capo poi Jack McCoy (Sam Waterston, 5–oggi). 

Arrivato quando la serie era già ben avviata, si è conquistato la scena con un personaggio ricco di sfumature e… di avvenenti assistenti (mai amanti). Orgogliosamente irlandese, dalla Bmw con cui andava e veniva dalla procura all’ufficio più alto di Manhattan, ha condotto i casi più scottanti della cronaca newyorkese. Mostrando a volte il suo spirito profondamente democratico (era uno studente attivista nel ‘68), in altri casi un atteggiamento duro, quasi giustizialista. Ma sempre contro la pena di morte, argomento che ricorre in tutti i 20 anni di storia della serie. 

Chi meglio di lui per fare da padrino alla “resurrezione”? Sicuramente nessuno. Ma, nel ruolo di padrino saggio del nuovo viceprocuratore Nolan Price (Hugh Dancy, 21-22, già protagonista di Hannibal), il personaggio perde la profondità e complessità che lo avevano reso protagonista indiscusso della serie. E, quindi, aiuta poco (o nulla) a innalzare il picco di interesse. 

In generale, i nuovi personaggi risultano scarsamente caratterizzati. E non riescono a creare neanche lontanamente le frizzanti dicotomie (culturali, caratteriali, sociali e anche razziali) a cui era abituato il popolo di L&O. 

Effetto covid o fine di una generazione di sceneggiatori?

Cos’è successo a Law & Order? Colpa di un’America anestetizzata dal covid? O di una squadra di sceneggiatori di poco talento? Scorrendo le notizie che ci arrivano dagli Stati Uniti, di cui New York è il cuore pulsante, è difficile pensare che manchino le ispirazioni dalla cronaca reale. 

A parte papà Dick Wolf, la squadra che ha lavorato alla ventunesima e alla ventiduesima stagione non ha neanche un nome in comune con le stagioni precedenti. Nonostante in 20 anni si siano passati il testimone almeno una trentina di professionisti. 

Forse è finito il messaggio artistico e culturale di una serie nata alla fine degli anni ‘80. Sicuramente gli sceneggiatori di maggior talento utilizzano linguaggi diversi. 

Per i nostalgici, restano sempre i vecchi episodi, presenti su diverse piattaforme. 

Leggi anche l’articolo generale su Law & Order

Law & Order, l’epica fragilità della giustizia

Tags: Law & OrderNew Yorkpoliziescoprocessuale
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Giulia Guidi

"La Guidi, quella del calcio". Ma non solo. Giornalista dai tempi del liceo, grazie alla legge Mammì e a una tv locale, ha preso il tesserino solo nel 2012 (subito da professionista) solo per tutelare le fonti in tribunale. In perenne opposizione a qualsiasi cosa, nomade tra tre regioni, in realtà nasconde un animo solare e romantico. No, si scherza. Oltre al calcio, si è occupata di cronaca nera e nerissima, di criminalità organizzata e misteri di Stato. Di furberie venete e di insabbiamenti istituzionali. Attualmente lavora in una testata economica, scoprendo le radici del male. Nel tempo libero, coltiva l'antico orticello semiotico, ma, più spesso, si fa un vodka tonic. Si pregia di essere una delle poche persone che conosce a non aver (ancora) scritto un libro.

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