• Missione
  • Redazione
  • Contatti
martedì, Dicembre 16, 2025
  • Login
Mondoserie
  • Home
  • Articoli
  • Video
  • Podcast
  • Mondovisioni
    • Documentari
    • Fumetto / Animazione
    • Libri
    • Long form, saggi, analisi
    • Speciali
      • Speciale David Lynch
      • Speciale The Walking Dead
      • Speciale I Soprano
      • Speciale Mike Flanagan
  • Eventi
  • Tags
  • Missione
  • Contatti
  • Redazione
No Result
View All Result
  • Home
  • Articoli
  • Video
  • Podcast
  • Mondovisioni
    • Documentari
    • Fumetto / Animazione
    • Libri
    • Long form, saggi, analisi
    • Speciali
      • Speciale David Lynch
      • Speciale The Walking Dead
      • Speciale I Soprano
      • Speciale Mike Flanagan
  • Eventi
  • Tags
  • Missione
  • Contatti
  • Redazione
No Result
View All Result
Mondoserie
No Result
View All Result
  • Iscriviti alla newsletter
Home Articoli

The Leftovers: il mistero della perdita e l’eco della Rapture

Capolavoro di introspezione e riflessione sulla ricerca di senso, la serie del creatore di Lost non offre risposte, ma pone domande. Gran cast, sontuosa, straziante

di RDB
01/11/2025
in Articoli
Cover di The Leftovers per Mondoserie
64
VIEWS
Condividi su FacebookWhatsappEmail

In un mondo dove il 2% della popolazione svanisce senza spiegazione, lasciando dietro di sé un vuoto che nessuno può colmare, The Leftovers, serie HBO creata dall’autore di Lost Damon Lindelof e Tom Perrotta (tratta dal romanzo di quest’ultimo), si dà come un capolavoro di introspezione. E ambiguità.

Trasmessa dal 2014 al 2017, questa elegia esistenziale in tre stagioni (oggi vergognosamente assente dallo streaming italiano) non è solo un dramma sulla perdita, ma una meditazione teologica. Che richiama la Rapture, l’idea del fondamentalismo protestante americano per cui si avrà una repentina sparizione dei giusti – rapiti in cielo – prima della fine dei tempi.

Con un cast straordinario (Justin Theroux, Carrie Coon, Liv Tyler, Margaret Qualley e Christopher Eccleston), una regia che trasforma il dolore in poesia e una colonna sonora che vibra come un lamento, The Leftovers esplora il caos emotivo e spirituale di chi resta privato dei propri cari. Una grande meditazione sul lutto portato all’ennesima potenza.

Come reagirebbe una società del lutto totale? Come i gruppi umani si rapportano a catastrofi inspiegabili? Quanto il cuore dell’uomo è disposto ad andare avanti nonostante il dolore dell’assenza?

La serie – come abbiamo discusso anche in questa puntata del podcast – non offre risposte, ma pone domande, e tante. Tutte, spesso, dolorosissime. Si tratta di quella che potremmo definire come una serie post-apocalittico spirituale. Un post-apoc mistico: la catastrofe non è una bomba atomica o un meteorite, è un inspiegabile evento soprannaturale.

Apocalisse senza spiegazioni

The Leftovers si apre il 14 ottobre 2011, quando 140 milioni di persone svaniscono in un istante, un evento noto come la «Sudden Departure» («Dipartita Improvvisa»). Non c’è un’esplosione, né un segno divino: solo l’immediata assenza di milioni e milioni di persone, sparite nel nulla mentre facevano le attività di tutti i giorni.

La società che ne segue è scioccata e traumatizzata, ma riesce in qualche modo ad andare avanti.

A Mapleton, New York, seguiamo Kevin Garvey (Justin Theroux, The Mosquito Coast, Six Feet Under), capo della polizia locale. Mentre cerca di tenere insieme la sua famiglia – la moglie Laurie (Amy Brenneman), che si unisce a un culto, e i figli Tom (Chris Zylka) e Jill (Margaret Qualley) – in un mondo che ha perso ogni certezza.

Accanto a lui ci sono Nora Durst (Carrie Coon), che ha visto svanire marito e figli, e il reverendo Matt Jamison (Christopher Eccleston). Un prete che lotta per trovare senso in un evento che sembra negare la sua fede.

Che cos’è la Rapture?

La Dipartita richiama immediatamente la Rapture, il concetto teologico radicato nel protestantesimo evangelico statunitense secondo cui i credenti saranno «rapiti» in cielo prima dell’Apocalisse. La Rapture è stata al centro di altri prodotti della cultura popolare negli anni scorsi. Una fortunata serie di romanzi scritta dal duo Tim LaHaye e Jerry B. Jenkins chiamata Left Behind ha venduto, con i suoi ben 16 volumi, qualcosa come 65 milioni di copie. Con varie trasposizioni cinetelevisive: una serie di film del 2000 con Kirk Cameron (l’attore di Genitori in blue jeans, che da grande è  divenuto evangelico fondamentalista) e un reboot nel 2014 con Nicolas Cage (che dicono essere in perenne ricerca di modi di pagare i suoi ingenti debiti). Non dimentichiamo qui il film d’essai di Michael Tolkin The Rapture (1991), chiamato in Italia Sacrificio fatale. Che, pur con qualche intellettualismo riesce ad essere ancora sconvolgente, straziante.

A differenza dei predecessori, The Leftovers sovverte l’idea di una rapture «pienamente» apocalittica. Non ci sono segni che i «dipartiti» fossero i giusti, né che l’evento sia stato divino. Di fatto, la serie gioca con la persistenza nell’immaginario americano della Rapture, rifiutando tuttavia di confermarla. Lasciando i personaggi a confrontarsi con un mistero che potrebbe essere disperatamente privo di significato.

Tale ambiguità teologica è il fulcro di una narrazione che usa la Dipartita come specchio per esplorare la fede, il dolore e la ricerca di senso in un mondo spezzato.

Le diverse stagioni di The Leftovers

The Leftovers si reinventa in ogni stagione, cercando tuttavia di conservare il suo cuore emotivo. La prima stagione, ambientata a Mapleton, si concentra sul lutto e sul caos sociale. Con il culto dei Guilty Remnant («Colpevoli Sopravvissuti»), guidato dalla magnetica Patti Levin (Ann Dowd), che rappresenta una risposta nichilista alla Dipartita.

La seconda stagione si sposta a Jarden, Texas, una città «miracolata» dove nessuno è scomparso, introducendo una dimensione più mistica e teologica.

La terza, ambientata tra Australia e Stati Uniti, abbraccia un tono quasi più romanzesco e fantascientifico, culminando in un finale che epperò non ha soddisfatto tutti.

La serie, con una certa audacia, non offre mai una spiegazione per la Dipartita. Pare non  interessata a risolvere il mistero, ma a esplorare come le persone vivono con contatto con esso.

Un approccio richiama proprio la teologia della Rapture, in cui i «left behind» («rimasti») sono costretti a confrontarsi con il giudizio di Dio sul mondo. Ma qui, il giudizio è assente: la serie pare suggerire l’impossibilità di sapere se Dio, il caso o qualcos’altro – abbondano le teorie del complotto – abbia orchestrato l’evento. 

Il prete protestante Matt Jamison, con la sua ossessione di trovare un significato biblico nella Dipartita, incarna questa lotta. Mentre altri, come Laurie, abbracciano il nichilismo o la fede cieca nelle sette che offrono una qualche forma di contorta elaborazione del lutto.

Persone che portano il peso del mondo

Il cast di The Leftovers è un trionfo di umanità. Justin Theroux (che è il nipote dello scrittore di Mosquito Coast Paul Theroux, e cugino del giornalista d’assalto BBC Louis), nel ruolo di Kevin, è un antieroe tormentato. Un uomo che cerca di essere un pilastro per la sua comunità mentre lotta con visioni che potrebbero essere follia o rivelazioni divine. Carrie Coon, Nora, offre una performance straziante come madre che ha perso tutti i figli e il marito, divenendo burocraticamente cinica ma resiliente. L’attrice Ann Dowd, che interpreta la funzionaria della setta Patti, trasforma un personaggio potenzialmente monodimensionale in una figura tragica. Il cui fanatismo nasconde il cuore spezzato di una donna di famiglia.

I personaggi secondari arricchiscono il mosaico. Il reverendo Matt Jamison, con il suo fervore religioso, richiama i predicatori della Rapture, ma la sua umanità – il suo amore per la sorella Nora e la moglie malata Mary (Janel Moloney, The West Wing) – lo rende profondamente empatico.

Laurie, che passa dal culto alla redenzione, incarna il conflitto tra fede e razionalità. Ogni personaggio di The Leftovers si dà un microcosmo che affronta la perdita: alcuni si aggrappano alla fede, altri al nulla.

Tale pluralità di prospettive rende la serie un riflesso della teologia apocalittica, dove i sopravvissuti devono trovare un senso, pure sacro, nel caos.

The Leftovers: un’estetica che incanta e ferisce

La messa in scena, con la produzione esecutiva di Peter Berg (Friday Night Lights, Painkiller, American Primeval), che firma i primi due episodi, e poi registi veterani come Mimi Leder, trasforma The Leftovers in un’esperienza visiva e sonora tetra ma profondamente realistica. 

La fotografia, con i suoi toni freddi e le immagini di cieli vuoti, evoca un mondo abbandonato da Dio. Le sequenze oniriche di Kevin, che oscillano tra l’inferno e il purgatorio, toccano punte di surrealismo al limite del tollerabile.

La colonna sonora del compositore tedesco Max Richter è il fondo continuo di The Leftovers, e ha ottenuto vari premi. Vi sono tuttavia anche pezzi di musica pop (compresi successi degli anni Sessanta, con la loro spensieratezza completamente alienante rispetto al mondo post-catastrofe) e pure pezzi di musica classica, in ispecie Giuseppe Verdi. 

Le scene della setta dei Colpevoli Sopravvissuti invece vedono brillare il silenzio, tra le sigarette fumate come allucinante segno di espiazione autolesionista.

Una teologia senza risposte

The Leftovers si intreccia con la teologia della Rapture non solo nella premessa, ma nei temi. La Rapture, nel fondamentalismo protestante, è visto come un evento divino che separa i giusti dai peccatori. In The Leftovers, l’assenza di un criterio chiaro per la Dipartita – scompaiono criminali, bambini, atei e credenti – destabilizza ogni certezza teologica. Il prete Jamison (protagonista di episodi strazianti) cerca di dimostrare che i dipartiti non erano «scelti», un’ossessione che riflette il bisogno umano di razionalizzare l’incomprensibile. Il culto dei Colpevoli Sopravvissuti, con il loro rifiuto della normalità, è una parodia delle sette apocalittiche, mentre Jarden (unica località dove non è sparito nessuno), con i suoi «miracoli», richiama i luoghi di pellegrinaggio, una sorta di Medjugorje post-Rapture.

La serie esplora anche il concetto di fede in assenza di prove. The Leftovers è una serie sulla religione senza essere religiosa. E le progressioni di tutti i personaggi sembrano essere verso una ricerca del sacro come unico senso, unica completezza dell’esistenza umana. La lotta di Nora per accettare la perdita, o quella di Kevin per distinguere realtà da visione, sono parabole di un’umanità che cerca Dio in un mondo che tace. La terza stagione, con il suo viaggio in Australia e l’idea – creata a partire delle credenze aborigene – di un possibile diluvio, vellica questa dimensione biblica, senza mai cadere in una definizione precisa.

Il significato della serie pare essere questo: immergersi nel mistero per riuscire a trovare un senso dinanzi al dolore. E avvicinarsi nel processo, forse involontariamente, alla bellezza e alla felicità.

 

Giudizio critico: serie altamente misterica, difficile, densa, intensa. Non per tutti (come la Rapture). 

 

Abbiamo discusso di The Leftovers anche in questo podcast

The Leftovers: il dolore è di chi resta | PODCAST

Tags: mortepost-apocalitticoreligione e spiritualità
Post precedente

Unknown Number: il più allucinante caso di cyberbullismo

Prossimo post

Gli orrori di Dolores Roach: Sweeney Todd in salsa guacamole | PODCAST

RDB

RDB

RDB si occupa di audiovisivi da circa 25 anni. Non mangia dall'ottobre 2017. Si oppone alle zone pedonali.

Articoli correlati

Cover di The Walking Dead: Daryl Dixon per Mondoserie
Articoli

Daryl Dixon: la saga degli zombie sbraca in Europa

09/11/2025
Cover de Le ultime parole famose - Jane Goodall, per Mondoserie
Documentari

Le ultime parole famose. Messaggi dall’oltretomba: Jane Goodall

02/11/2025
Cover di sette e guru religione podcast per Mondoserie
Podcast

Non c’è più religione: sette e guru in tv | PODCAST

10/10/2025
Cover di Six Feet Under per il podcast di MONDOSERIE
Podcast

Six Feet Under: la morte al lavoro, 20 anni dopo | PODCAST

06/09/2025
Cover di Dead City per Mondoserie
Articoli

Dead City: l’apocalisse zombie torna urbana (e violenta)

20/09/2025
Artwork: Preacher podcast per Mondoserie
Podcast

Preacher: alla ricerca di Dio, senza rispetto per nulla | PODCAST

24/06/2025
Prossimo post
Cover de Gli orrori di Dolores Roach podcast per Mondoserie

Gli orrori di Dolores Roach: Sweeney Todd in salsa guacamole | PODCAST

MONDOSERIE: COS’È

Tra troppe novità che escono ogni giorno, Mondoserie è la tua guida. Ragionata. Per non perdere tempo: a scegliere, o guardando cose che non meritano.
E per andare in profondità, alla scoperta di cosa i grandi show di ieri e di oggi ci svelano sul mondo.

I più letti della settimana

  • Cover di The Great per Mondoserie

    The Great, una risata contro le efferatezze della storia

    331 shares
    Share 132 Tweet 83
  • Shameless, lunga magnifica tragicommedia senza vergogna

    2059 shares
    Share 824 Tweet 515
  • Invasion: ci meritiamo gli alieni, e pure ‘sta schifezza

    1786 shares
    Share 714 Tweet 447
  • Fargo, la fiaba nerissima dell’Assurdo

    548 shares
    Share 219 Tweet 137
  • The Walking Dead, la vita continua (e pure la saga)

    1072 shares
    Share 429 Tweet 268

RSS MONDOSERIE. Il podcast

  • The Beast in Me: ovvero della paranoia domestica | 2 voci, 1 serie 12/12/2025 MONDOSERIE
  • Killing Eve: il desiderio uccide il dovere (NEW) | 5 minuti 1 serie 09/12/2025 MONDOSERIE
  • A House of Dynamite: il cinema esplosivo di Kathryn Bigelow | Autori 05/12/2025 MONDOSERIE
  • Fixed, un’ultima avventura: la castrazione come metafora autoriale | Animazione 02/12/2025 MONDOSERIE
  • Marvel’s Hit Monkey, un assassino pagato a banane | Animazione 28/11/2025 MONDOSERIE
Mondoserie

Una guida critica, per non perdersi. E per scoprire cosa i grandi show ci svelano delle nostre paure, dei nostri desideri, del nostro mondo.

Seguici su

Privacy Policy - Cookie Policy

Tutte le categorie

  • Articoli
  • Artwork
  • Documentari
  • Eventi
  • Film / Saghe
  • Fumetto / Animazione
  • In primo piano
  • Libri
  • Long form, saggi, analisi
  • Mondovisioni
  • Podcast
  • Speciale David Lynch
  • Speciale I Soprano
  • Speciale Mike Flanagan
  • Speciale The Walking Dead
  • Video

Ultimi aggiornamenti

Cover di Aka Charlie Sheen per Mondoserie

Aka Charlie Sheen: confessioni di una maledizione hollywoodiana

14/12/2025
Cover di Avetrana - Qui non è Hollywood per Mondoserie

“Qui non è Hollywood”: il delitto di Avetrana tra media e realtà

13/12/2025
  • Missione
  • Redazione
  • Contatti

© 2021 Mondoserie - All rights reserved

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
No Result
View All Result
  • Home
  • Articoli
  • Video
  • Podcast
  • Mondovisioni
    • Documentari
    • Fumetto / Animazione
    • Libri
    • Long form, saggi, analisi
    • Speciali
      • Speciale David Lynch
      • Speciale The Walking Dead
      • Speciale I Soprano
      • Speciale Mike Flanagan
  • Eventi
  • Tags
  • Missione
  • Contatti
  • Redazione

© 2021 Mondoserie - All rights reserved

Il meglio di Mondoserie

La tua guida alle serie imperdibili: recensioni, analisi e contenuti esclusivi.

Iscriviti alla nostra newsletter!

Inserisci la tua email