Conan il ragazzo del futuro è l’opera che ha svelato all’Occidente il talento di Hayao Miyazaki, nel lontano 1978. Suddivisa in 26 episodi, questa serie rappresenta una perla assoluta che contiene in nuce tutti gli elementi che avrebbero poi consacrato Miyazaki tra i più grandi registi della storia del cinema.
Quest’anime (a cui abbiamo dedicato anche questo podcast) si pregia di una narrazione dal ritmo perfetto e di una tecnica superiore a qualunque altro prodotto di quell’epoca — e di molti prodotti attuali. Prima ancora delle tematiche, emergono quelle caratteristiche estetiche che porteranno a capolavori come Nausicaä della Valle del vento, Laputa, Mononoke e tanti altri.
In Conan, il design di personaggi, oggetti e scenari possiede una qualità altissima e senza tempo; passato, presente e futuro si intrecciano alla perfezione in un quadro sempre organico, mai dissonante. È nota la maniacale cura per il dettaglio del maestro giapponese, ma non si dirà mai abbastanza quanto la qualità della sua animazione risieda nella resa fisica della materia. Una semplice finestra che si apre restituisce la perfetta sensazione del legno e dei cardini. E, più di tutto, le straordinarie macchine volanti, da sempre pallino del maestro: il modo in cui si librano in volo, in cui prendono quota, la percezione del vuoto e del vento.
In Conan appare per la prima volta quella cifra stilistica che permetterà allo Studio Ghibli di diventare una vera e propria fabbrica di sogni. Capace di creare mondi impossibili che siamo disposti ad accettare dimenticando ogni incredulità.
Conan il ragazzo del futuro: un’apocalisse moderna
La storia è ambientata nel 2028, a vent’anni da una catastrofica guerra che, a causa delle armi elettromagnetiche, ha spostato l’asse terrestre. Spazzando via più di metà della popolazione umana e causando un innalzamento delle acque che ora sommergono gran parte della terra.
Conan (il nostro “ragazzo del futuro”) è un preadolescente dotato di forza e agilità sovrumane. Vive assieme al nonno nell’isola senza nome, fino all’arrivo di Lana: sua coetanea in fuga dagli sgherri della città-stato di Industria. La ragazza è in contatto telepatico con il nonno Rao, scienziato dato per disperso che avrebbe trovato il modo di sfruttare l’energia solare.
Tra fughe, macchine volanti, cataclismi naturali, ideali sociali, ecologia e perfino una curiosa storia d’amore, i due ragazzini e la loro banda di insoliti alleati lotteranno per ridare speranza all’umanità.
Il tradimento del romanzo originale
Tratto dal romanzo per ragazzi The Incredible Tide di Alexander Key, questo cartone rappresenta il punto più alto di uno specifico filone che andò molto di moda alla fine degli anni ’70: la trasposizione della narrativa per ragazzi occidentale. È un periodo d’oro che ha regalato classici come Il fiuto di Sherlock Holmes, Pinocchio, Anna dai capelli rossi. O la fantascienza di Capitan Futuro, mutuata dai libri di Edmond Hamilton.
Miyazaki compie però un’operazione particolare su The Incredible Tide. Il romanzo originale aveva chiari intenti propagandistici legati alla Guerra Fredda, con una visione filoamericana che contrapponeva l’idilliaca High Harbour ai rappresentanti del “Nuovo Ordine” di Industria.
Miyazaki prende dal libro la morale ecologista (tema che abbiamo approfondito qui) e l’ammonimento verso la coercizione tecnologica della natura, ma rifiuta categoricamente la chiave politica. Conan il ragazzo del futuro propone convivenza e armonia tra i popoli in nome di un bene collettivo che cancelli i peccati del passato.
Conan il ragazzo del futuro e il sodalizio con Isao Takahata
Conan il ragazzo del futuro è figlia della visione comune di due maestri. Oltre a Miyazaki, alla serie lavorò anche Isao Takahata (a cui abbiamo dedicato questo approfondimento), co-fondatore dello Studio Ghibli e autore di opere straordinarie. Spesso rimaste in una nicchia a causa del suo carattere più spigoloso ed estremo. Se Hayao proponeva una fiaba edificante come Il mio vicino Totoro, Takahata rispondeva con Una Tomba per le Lucciole: anime neorealista post-bellico, straziante e traumatico.
Eppure, entrambi condividono i temi portanti di Conan: ecologia, giustizia sociale e fiducia nelle nuove generazioni.
L’importanza di una società rurale viene presentata non in virtù di una nostalgia regressiva, ma come unica speranza per l’umanità. High Harbour e l’isola senza nome sono posti in cui gli esseri umani sono tornati a vivere in armonia con la natura, utilizzandone le risorse quel tanto che basta per permettere a tutti una vita dignitosa. In fin dei conti, quarant’anni prima della sua teorizzazione accademica, Conan parlava già di decrescita felice e consapevole.
Industria: il manifesto del fallimento umano
In contrapposizione, Industria e le sue propaggini sono il manifesto di come l’uomo non impari mai dai suoi errori. Lo sfruttamento delle risorse della terra è ormai agli sgoccioli. Già in questo racconto del 1978 i rifiuti plastici vengono riconvertiti in petrolio per scopi energetici. Ma invece di rallentare, la città-stato preme ancora di più sull’acceleratore alla ricerca dell’energia solare: non per donare prosperità, ma per il suo uso bellico. È una città iniqua, dove vige una rigidissima scala gerarchica al cui ultimo gradino stanno i dissidenti, marchiati a fuoco.
Al comando sta una vecchia classe di tecnocrati ormai completamente avulsi dalla società. Miyazaki e Takahata ci ricordano che il “primo male” è sempre opera della generazione passata. Non facciamoci ingannare dai camici bianchi e dall’aspetto rassicurante dei saggi di Industria: per loro stessa ammissione, sono gli artefici del disastro e non si avvedono dei piani del dittatore Lepka. Le vecchie generazioni devono mettere da parte l’orgoglio e affidarsi alle nuove. Ma non agli adulti — considerati ormai corrotti, ambigui o mossi da cupidigia — bensì ai giovanissimi.
L’unica speranza sono Conan, Lana e i loro compagni. Sono puri e “soprannaturali”, forti e veloci, legati empaticamente alla natura. Sono la speranza che non muore mai. Invece del cupo pessimismo che regna nelle narrazioni post-apocalittiche attuali, Conan il ragazzo del futuro mostra come da una distopia si possa arrivare a un’utopia.
L’apocalisse c’è stata, sembrano dire i due registi, e l’abbiamo provocata noi: ora dobbiamo metterci da parte e lasciare spazio a chi potrà salvarci dall’estinzione.
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Il coautore di Conan: Isao Takahata

















