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Il re – un prison drama all’italiana

Luca Zingaretti è l’ambiguo e contraddittorio direttore di un carcere divenuto sede di un gigantesco complotto terroristico

di Livio Pacella
29/10/2022
in Articoli, Artwork
Cover di Il re per Mondoserie
101
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Il re è una serie italiana drammatica in otto episodi (2022, Sky e NOW),  diretta da Giuseppe Gagliardi e scritta da Bises, Fiore, Pellegrini e Serino (sceneggiatori). Ambientata principalmente nell’immaginario carcere di San Michele, sito in una non meglio determinata città italiana (la serie è stata comunque girata tra Trieste, Torino e Civitavecchia). Protagonista assoluto di questo prison drama è il suo direttore, Bruno Testori (Luca Zingaretti post-Montalbano).

Il San Michele è una struttura fatiscente, che riesce paradossalmente a coniugare entrambi gli aspetti di mefitico labirinto e di surreale panopticon, in una sublime inedita sintesi di ‘labirintico panopticon‘. Niente sfugge dunque al dittatoriale direttore del carcere, che ha installato praticamente ovunque telecamere nascoste. Sì da applicare una severa e costante vigilanza ad insaputa degli stessi detenuti. Servito da una fedele compagine di guardie – non casualmente soprannominate ‘i pretoriani‘ – Testori si muove come un sovrano in un regno la cui amministrazione richiede una sapiente alternanza tra condiscendente lassismo e pugno di ferro.

I sudditi del regno compongono un vero e proprio melting pot di razze, fedi e tipologie umane: dagli slavi agli italiani, dai tossici ai musulmani, dalle teste calde ai pazienti rilegatori di preziosi volumi… Sotto il controllo del re sono quindi minuziosamente regolamentati spazi – l’assegnazione delle celle, che in via eccezionale possono anche essere occupate singolarmente – tempi – le ore d’aria, le attività ludiche o lavorative – e traffici – l’eroina in primis – affinché pace e tranquillità regnino sovrane tra quelle marcescenti mura.

Un re alle prese con un complicato puzzle

Lo spaccio e i vari favoritismi sono le armi migliori a disposizione del direttore per evitare violenza e rivolte, e per tenere per così dire in riga i pericolosi detenuti del San Michele. Carcere noto per accogliere da sempre – su richiesta dello stesso Testori – i soggetti più eversivi e incontrollabili, quelli che le altre strutture non riescono o non vogliono gestire. L’arbitraria sovranità di Testori coincide con l’assicurazione di una relativa concordia – un quieto vivere – dietro le sbarre e tra le mura della vecchia struttura.

Fino a quando il comandante Iaccarino (Giorgio Colangeli), secondo in comando e suo migliore amico, non viene misteriosamente assassinato durante la ronda di mezzanotte… 

Il re ritarda volontariamente la chiamata alle forze dell’ordine: quello è il suo indiscusso territorio. L’affronto è troppo grande e la sua perdita troppo grave. Deve assolutamente risolvere il problema per conto suo. Ma l’omicidio in questione non è che il primo tassello di un complicato puzzle, la cui risoluzione terrà impegnati – oltre che il re e i suoi pretoriani – anche la procura e addirittura i servizi segreti… 

La procuratrice Lombardo (Anna Bonaiuto), difatti, incapace di interpretare a fondo il retroscena e le implicazioni di questo omicidio, nonché del secondo – avvenuto nemmeno 24 ore dopo – e avendo intuito il potere assoluto di Testori, decide di concentrare su di lui le sue indagini. Il re ha compreso che dentro il suo carcere – e dunque sotto il suo naso – sta avendo un luogo un complotto terroristico di proporzioni internazionali (sic). Non si tratta più di trovare l’assassino del suo carissimo amico, quanto invece di risolvere una situazione esplosiva che si sta incredibilmente preparando sotto il suo regno.

La guerra personale de Il re

Bruno Testori vive in simbiosi con il suo ruolo di direttore del San Michele. Separato dalla moglie, dorme quasi sempre in ufficio. I due hanno una figlia adolescente, a cui lui tiene moltissimo, che combatte contro una grave malattia. Il vizio della cocaina completa questo già traballante quadro esistenziale. 

L’amministrazione della prigione è quindi per lui una sorta di missione, cui si dedica anima e corpo. Per questo motivo Testori andrà caparbiamente avanti. Nonostante la pressione subita dalla Lombardo, determinata a far cadere il suo regno; dai servizi segreti, che hanno totalmente frainteso la natura terroristica del complotto in corso al San Michele; e infine dal nuovo comandante delle guardie – Sonia Massini (Isabella Ragonese) – in aperto conflitto con i suoi personalissimi metodi di gestione del carcere. 

Perché non si tratta più solo della morte del caro amico. Che qualcosa di eccezionale gravità stia accadendo sotto la sua direzione, è per lui inconcepibile. A prescindere dunque da quanti nemici si stia facendo e da quanto complicata stia diventando la sua stessa posizione, deve venirne a capo. Del resto, egli sa – o crede – di essere l’unico ad avere i mezzi, nonché il pieno diritto, di fare luce sulla questione.

Dentro il San Michele le leggi dello Stato hanno un valore relativo. Faticano ad entrare in quelle celle anguste e fatiscenti, in quei corridoi sporchi e tortuosi. Sembra faticoso anche solo respirare in quegli ambienti. Ma quelle mura sono diventate la sua stessa casa (i luoghi in cui dovrebbe abitare sono infatti o provvisori o trascurati o entrambe le cose). Ed è come se in casa sua ci fosse un intruso, che lui è pronto ad affrontare con ogni mezzo a sua disposizione. Per difendere quella che considera la sua proprietà.

Le donne dello sceriffo antieroe

“Il confine tra il bene e il male è molto sottile. E le cose sottili hanno bisogno di molto tempo per essere comprese”. La serialità italiana ha da qualche tempo introdotto una figura mutuata dal cinema e dalla televisione americani, quella del protagonista antieroe. 

Dalle nostre parti vi è però ancora bisogno anche di una forte motivazione positiva che spinga il personaggio ad agire. Oppure di forti presenze positive che lo circondino. In questo caso le donne – la dottoressa Lombardo, il comandante Massini e la moglie Gloria (Barbora Bobuľová), senza dimenticare la figlia – che in questa storia rappresentano i diversi gradi di un’unica bussola morale con cui misurare le azioni, fuori e dentro il carcere, di Testori.

Le intime motivazioni di Bruno sono invece più contraddittorie: egli si muove come uno sceriffo in un vecchio scenario western. Uno di quei personaggi che incarnano letteralmente la legge, facendo parimenti da giudice, giuria e boia. Per questo il San Michele viene dipinto, talvolta un po’ troppo retoricamente, come un oscuro e violento girone infernale pieno di anime dannate. La complessità morale e il fascino del personaggio Testori stanno tutti in questo groviglio, tra momenti di grande intensità e inevitabili cliché all’italiana.

Mentre sia il suo mondo personale che quello lavorativo cadono a pezzi, lui deve comunque portare a termine la sua missione. Perché è pienamente convinto di essere dalla parte giusta delle sbarre. 

Il finale, per certi versi sorprendente, ribalterà questa convinzione – in modo del tutto discutibile ma comunque inaspettato…

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