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Euphoria, seconda stagione: dal degrado all’estasi

Lungamente atteso, il secondo capitolo dell’acclamata serie con Zendaya approfondisce l’affresco brutale di adolescenti perduti, tra ipersessualizzazione e tossicodipendenza

di Francesca Sarah Toich
29/03/2022
in Articoli, Artwork
Cover di Euphoria 2 seconda stagione per Mondoserie
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“L’amore è una forma biologica di corruzione dove la ricompensa si traduce in sostanze chimiche che, rilasciate nel nostro cervello, inducono euforia.” 

(Anna Machin, Why we love: the science behind our closest relationship)

Virtuosa, brutale e poetica, la seconda stagione di Euphoria (HBO, 8 episodi, in Italia su Sky e NOW) ci immerge nuovamente nell’amore tossico tra adolescenti e nella loro sfrenata ricerca dell’attimo che li porterà altrove. Il principio della serie è catturare l’estasi, che sia sessuale o data da droghe.

Ma anche sbatterci elegantemente in faccia questa nostra epoca perversa e claustrofobica. 

Siamo di nuovo in compagnia degli stessi personaggi della prima stagione, che avevamo raccontato qui (articolo) e discusso qui (podcast). Rue (Zendaya) con problemi di dipendenza che son saliti alle stelle, il suo amico spacciatore Fezco (Angus Cloud) dal lato inaspettatamente romantico, le rivali Maddy (Alexa Demie) and Cassie (Sydney Sweeney), la fantastica Jules (Hunter Shaffer) e altri nuovi arrivi. 

Anche questa volta i protagonisti delle vicende sono imbevuti di adrenalina e disperazione, che trasmettono allo spettatore fin dall’inizio, come ci racconta la 21enne americana Merna, intervistata dal New York Times.

“Si è davvero sul filo del rasoio per tutto l’episodio. Quando stai guardando un film horror o ascoltando qualcosa di super adrenalinico, continui ad ascoltarlo perché vuoi sapere cosa succederà. Non puoi smettere di guardare.” Milioni di adolescenti in tutto il mondo si sono radunati ad ogni episodio per guardare insieme la seconda stagione di Euphoria. “E’ un’intensa drammatizzazione di cose che tutti sperimentiamo: sono personaggi molto riconoscibili ma quello che attraversano è amplificato a centomila”

Euphoria e la sua seconda stagione: ipersessualizzazione o ricerca della verità? 

Adorata dai giovani, amata dagli artisti e intellettuali, la seconda stagione di Euphoria è stata duramente criticata per l’ipersessualizzazione che la contraddistingue. Nudi maschili e femminili accompagnano le vite estreme di questi ragazzi, che non trovano nulla di male nel mostrarsi e nel vivere una sessualità sempre più fluida, senza limiti di genere o monogamici.

Ma l’ipersessualizzazione non è gratuita, dato che l’adolescenza è ipersessuata. E la poesia fragile e terribilmente estetica della messa in scena trascende la volgarità che potrebbe essere dietro l’angolo in ogni momento. 

Sam Levinson, autore della serie, non ha mai nascosto il suo passato di tossicodipendente e la sua ossessione per i comportamenti compulsivi. Euphoria rientra in questa visione del mondo dettata da pulsioni estreme, dove non c’è posto per i rapporti banalmente rassicuranti. L’amore vero deve essere attrazione folle, irresistibile. Le vite costantemente in bilico dei protagonisti sono guidate da impulsi crudi, senza la patina delle convenzioni o del romanticismo.  

In una visione quasi atomistica della vita, ogni azione dei ragazzi tende verso una ricerca appunto dell’euforia. Dall’etimo, “che si porta facilmente”: uno stato fisico e mentale di piacere dovuto spesso a forme di intossicazione che alterano la percezione.

Perché amiamo: gli studi scientifici sull’amore 

Tornando al sopracitato libro di Anna Machin, recenti studi hanno elaborato il fenomeno dell’innamoramento a livello scientifico. 

“La prima sostanza che inonda il cervello quando siamo in presenza di chi ci attrae è l’ossitocina, anche detta ormone dell’amore. Silenziando l’amigdala, che è il centro cerebrale della paura, l’ossitocina abbassa le nostre inibizioni e facilita i primi approcci con uno sconosciuto. Ogni volta che viene rilasciata l’ossitocina è accompagnata dalla dopamina, ovvero il neurotrasmettitore del piacere. L’evoluzione ci ha donato un insieme di sostanze chimiche che ci motivano a stringere e mantenere rapporti con gli altri.”

Una teoria affatto nuova, dato che ci avevano pensato gli epicurei e soprattutto Lucrezio (99 dopo Cristo) che nel suo De Rerum Natura ci dice che Venere “illude gli amanti con esili simulacri”. L’amore secondo Lucrezio consisterebbe in una serie di particelle che si staccano dai corpi degli amanti illudendoli di potersi possedere a vicenda. 

Amore è l’unica cosa nella quale più è grande il possesso, più il cuore arde di un desiderio feroce. 

Attenzione, secondo Lucrezio non è affatto una bella cosa: per quanto gli amanti si affannino stimolati dagli atomi emanati da entrambi, nulla potranno prendere l’uno dall’altra. Saranno per sempre condannati a soffrire di una piaga segreta, ossia dell’impossibilità, pur desiderandosi, di scambiare realmente qualcosa. 

Le teorie moderne sono più positive. Ci sono reazioni chimiche per ogni situazione. “Se una relazione è davvero solida, è grazie alla beta-endorfina, un oppioide naturale prodotto dal nostro cervello come antidolorifico: ecco perché siamo euforici quando stiamo con il partner. E se ci lascia cadiamo in crisi di astinenza.”

Il degrado della tossicodipendenza nella seconda stagione di Euphoria 

Euphoria indaga tutti questi estremi con profonda capacità di cogliere il dolore, la piaga segreta. E di certo lo spettatore vuole vedere questi personaggi dannati arrivare alla redenzione. Perché sono soggetti a cui ci si affeziona e le loro debolezze ci fanno parteggiare per loro. 

Peccato per le ultime due puntate, ambiziosamente chiamate Il teatro e il suo doppio. Dove una delle ragazze, Lexie, sorella di Cassie, scrive e mette in scena le loro storie. Gli attori e il pubblico sono naturalmente gli alunni del liceo che tutti frequentano.

Il teatro scolastico come forma di catarsi a quanto pare ultimamente va di moda nelle serie teen drama. Già usato da Sex Education alla fine della sua seconda stagione, in modo forse più ironico e interessante, in Euphoria risulta poco credibile e fastidiosamente mieloso, seppur ben realizzato. 

Ottima invece la messa in scena della tossicodipendenza di Rue. Che, a differenza della prima stagione, è pronta ad imbruttirsi e distruggersi di fronte allo spettatore. Il consumo di droghe domestico, la tristezza dello sballo per se stessi dove l’evento più significativo della giornata consiste nell’aprire il frigorifero per bere un po’ di latte, la violenza dirompente degli spacciatori che è costretta ad incontrare, la facilità nel dire ai più cari qualsiasi menzogna.

E poi l’essere scoperta, “tradita” dagli amici che la denunciano alla madre, la fuga da casa per rubacchiare in altre case, l’inseguimento dei poliziotti a cui sfugge claudicante e in piena astinenza fino a bussare alla porta della terribile spacciatrice Laurie, pronta ad infilare un ago nel braccio della sua preda (per la prima volta-finora Rue ha solo sniffato) imbottendola di morfina e suggerendole che è fortunata ad essere una tossicodipendente donna: in mancanza di soldi, può sempre prostituirsi.

Il cast eccellente di una serie che crea star

Zendaya eccelle nell’interpretare lo sballo, l’indifferenza del tossico e infine l’astinenza deplorevole di un corpo che non controlla. Ma Euphoria è un calderone di giovani artisti poliedrici. Zendaya è cantante, modella, attrice e produttrice. Hunter Shuffler artista, attivista, modella. E così molti altri giovani del cast. La new entry Dominic Fike (Elliot nella serie) è un cantautore apprezzatissimo dalle nuove generazioni e, per chi ama i gossip, di recente in una relazione con Hunter.

Ma Euphoria non raccoglie solo giovani star: a volte, le crea. Il New York Times ha dedicato un articolo alla singolare storia di Angus Cloud, lo spacciatore buono (Fezco), amico di Rue.

«Nel 2018 Mr Cloud stava camminando in una strada di Greenwich Village quando è stato fermato da Eleonore Hendricks, responsabile del casting di Euphoria. “Stavamo ancora cercando qualcuno per il ruolo di Fezco – racconta Ms Hendricks – e Angus, che all’epoca faceva il cameriere, mi sembrava perfetto. Lui all’inizio non mi credeva, pensava fosse un imbroglio. Ma il suo amico che passeggiava con lui l’ha convinto a seguirmi.”» 

La direttrice di casting ci ha visto lungo: Fezco, secondo la sceneggiatura originale, avrebbe dovuto morire nella prima stagione, ma Angus funzionava talmente bene che non solo “gli hanno allungato la vita” ma nella seconda stagione ha un ruolo di grande rilievo. 

«Oggi Mr Cloud è molto richiesto: lo aspettano due nuovi film e tanta pubblicità. Come lui stesso ci dice: “ero nel posto giusto al momento giusto”».

 

Abbiamo parlato di Euphoria sia con un articolo che in una puntata del podcast:

Euphoria: una corsa a perdifiato verso il buio

Euphoria, uno scintillante viaggio all’inferno | PODCAST

Tags: Euphoriaossessione e inquietudinesessoteentossicodipendenza e abuso
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Francesca Sarah Toich

Francesca Sarah Toich è un’artista che vive e lavora a Parigi, dove ha una compagnia di teatro e magie nouvelle. Scrittrice, autrice, attrice, ha vinto il primo premio nel concorso internazionale di scrittura per lo spettacolo “Premio Goldoni Opera Prima” con la tragedia intitolata “Diotallevi” e ha pubblicato due romanzi fantasy per ragazzi. Ha prestato la sua voce a numerosi film, documentari, installazioni artistiche e radiodrammi (in particolare per RAI radio Italia). Specializzata in Commedia dell’Arte e letteratura italiana è stata premiata come migliore giovane interprete della Divina Commedia, vincendo per due volte il Lauro Dantesco a Ravenna. Insegna e recita in italiano, inglese e francese in numerose compagnie di teatro e ricerca, ed ha portato le sue performance in prestigiosi teatri e gallerie d’arte in varie parti del mondo tra cui recentemente a New York, Mosca e Tokyo.

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