Fixed, un’ultima avventura: la castrazione come metafora autoriale | Animazione
Fixed, podcast | Puntata a cura di Untimoteo
Che piaccia o no, l’animazione occidentale degli ultimi trent’anni non può prescindere dal genio di Genndy Tartakovsky, il creatore di Hotel Transylvania, Samurai Jack, Star Wars 2D e Primal. Un autore capace di fondere la sua matrice russa con il gusto europeo e il pragmatismo americano, creando una cifra stilistica inimitabile. La sua impronta estetica difatti non è mai casuale: che si tratti delle linee essenziali e squadrate del modernismo di Samurai Jack o della brutale bellezza espressionista di Primal, questo autore si distingue sempre per una visione assolutamente originale.
Lo stile si ispira alle avanguardie del Novecento: l‘Art Déco per l’ordine e la simmetria geometrica, il Futurismo per l’energia e la dinamica delle linee. Abbraccia un minimalismo estetico, eliminando i dettagli superflui per concentrare l’attenzione sull’azione pura. Nell’estate 2025, questo animatore tanto cerebrale quanto capace di intercettare il gusto popolare, spiazza nuovamente il pubblico con Fixed, un’ultima avventura. Una commedia, distribuita da Netflix, che strizza l’occhio all’animazione americana degli anni ’50 ma che ripropone i temi scabrosi dei fumetti underground degli anni ’60.
Non una semplice sex comedy, ma una commedia sulla sessualità e su tutto ciò che, esteriormente e interiormente, vi gravita attorno. Un prodotto sporco, d’altri tempi, che regala momenti di pura ilarità e una giusta dose di allegra volgarità.
“Animazione” è il format del podcast di Mondoserie dedicato alle diverse scuole ed espressioni del genere, dall’Oriente alla scena europea e americana
Fixed: il branco e l’ultima avventura
Bull, il cane di casa, da tenero cucciolo diventa un cagnaccio corpulento con una libido incontrollabile. Bull ha una vicina, Honey: uno splendido esemplare di Afghan Hound che lo adora, nonostante le inibizioni freudiane in gioco. Ma è il branco a dare sostanza alla storia.
Il Beagle Lucky è il nevrotico, il puro del gruppo. Proprio perché è il più vulnerabile, è destinato alle scene più scandalose. Il suo status di castrato lo rende la voce della rassegnazione pratica, ma le sue nevrosi riflettono l’ansia del piccolo borghese americano, pur nella sua goffaggine.
Poi c’è Rocco, il Boxer che si atteggia a maschio alfa ma che nasconde fragilità represse. Rocco rappresenta la virilità che resiste e fallisce, il cui orgoglio è spesso ridicolo a confronto con la sua accettazione del compromesso. Le sue nevrosi e le sue manie di grandezza sono l’incarnazione della fragilità maschile moderna. Infine Fetch, il Bassotto che è stato trasformato dalla padrona in un influencer, e che rischia di perdere la sua identità canina a causa dei completini che deve indossare nei reel. Fetch è il ritratto satirico della società dell’immagine e della mercificazione. La sua lotta per la dignità canina è la più attuale tra tutte, legata alla schiavitù del social media.
Il branco si diverte tra passeggiate e giochi, fino al giorno in cui Bull fa la più drammatica delle scoperte: i suoi padroni, esasperati dalle sue scorribande, hanno deciso di castrarlo. Non riuscendo a rassegnarsi a dire addio ai suoi “gioielli”, il nostro protagonista scappa di casa e convince il resto del branco a unirsi a lui in un’ultima notte di follie. L’obiettivo è godersi la sua ultima avventura da cane “tutto d’un pezzo”.
La castrazione come metafora del rassegnato realismo di un artista
La trama, in sé, è un pretesto per una serie di gag scatologiche ed esplicitamente sessuali. Non ruberà il cuore come l’ultima stagione di Samurai Jack o non raggiungerà la brutale bellezza di Primal. Eppure possiede qualcosa che la rende degna di attenzione. E non è solo il tema sessuale. Se Fritz il Gatto usava la liberazione sessuale per una rivoluzione politica; se Big Mouth affronta la pubertà in maniera quasi didattico-educativa, e se Panty & Stocking è una demenziale esplosione punk nichilista, Fixed è qualcosa di più sottile e sofisticato. Possiamo leggere il film come un’allegoria sul rassegnato realismo dell’artista.
L’intera crisi di Bull è la metafora della paura di Tartakovsky di perdere la sua identità stilistica e la sua libertà creativa a causa dell’industria. La sua castrazione commerciale è stata la saga di Hotel Transylvania: un compromesso che gli ha permesso di diventare un regista di successo, ma che ha messo da parte i suoi progetti più personali. Il rassegnato realismo si manifesta nel momento in cui Bull accetta il suo destino. Capisce che la sua essenza non è solo fisica, ma risiede nel suo cuore e nelle sue relazioni. Similmente, Tartakovsky ha ottenuto un guadagno creativo dal compromesso: i finanziamenti e la credibilità hanno rafforzato la sua posizione, permettendogli di realizzare l’ultra-violento Primal e di resuscitare l’adulto Fixed.
Il “taglio” lo ha liberato dalle pressioni di dover essere un regista da blockbuster 3D, permettendogli di tornare alla sua vera natura artistica: il 2D stilizzato. Il fatto che Fixed sia un’animazione tradizionale, con un tratto sporco e invecchiato, è la prova finale di questa liberazione. In sintesi, la castrazione di Bull è la prova che Tartakovsky è sopravvissuto alla sua stessa “castrazione commerciale”.
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