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Dexter: sangue, omicidi seriali, famiglia, nonsense

La stagione revival appena conclusa dà un nuovo finale alla popolare serie storica (2006 - 2013) - e ne riproduce pregi e difetti

di Livio Pacella
05/02/2022
in Articoli, Artwork
Cover di Dexter per MONDOSERIE
389
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Dexter, cui abbiamo dedicato anche una puntata del podcast, è una serie televisiva statunitense prodotta dal canale via cavo Showtime per 8 stagioni (dal 2006 al 2013). E – a distanza di quasi un decennio – una miniserie epilogo (Dexter: New Blood, 2021), in Italia su Sky e NOW. Un totale di 106 episodi.

La serie si ispira al protagonista del romanzo La mano sinistra di Dio di Jeff Lindsay: nello specifico la prima stagione ne ripercorre, più o meno fedelmente, la trama; le successive stagioni e gli altri romanzi su Dexter seguiranno invece linee narrative diverse.

Dexter Morgan (Michael C. Hall, già tra i protagonisti di Six Feet Under, di cui abbiamo parlato in questa puntata del podcast) è, prima di tutto, un serial killer.  Un antieroe, dunque. Ovvero la risposta del canale Showtime al successo HBO de I Soprano, che per la prima volta proponeva un protagonista, per così dire, problematico e cattivo.

Dexter è sì un assassino, ma un assassino solo e quasi esclusivamente di altri assassini, sfuggiti per qualche motivo alle maglie della giustizia. In apparenza è un cittadino modello, un tecnico forense della polizia scientifica di Miami. Un ematologo, ovvero un esperto conoscitore del sangue, degli schizzi e delle tracce lasciate in seguito ad un omicidio.

La storia di Dexter, assassino di assassini

E il sangue è in buona parte un altro protagonista dello show. Dexter il sangue lo interpreta, lo versa, lo colleziona. Protagonista è anche la sua voce interiore che ci guida attraverso i suoi ragionamenti, i suoi rituali segreti, le sue rocambolesche peripezie per non essere scoperto e per poter continuare ad alimentare quello che chiama il suo Passeggero Oscuro.

Il Passeggero Oscuro è l’insopprimibile impulso al male che è il suo istinto omicida. Battezzato da infante nel sangue della madre, vittima della motosega di uno psicopatico, fin da bambino mostra attitudine al sadismo e alla crudeltà. Accortosi di ciò, il padre adottivo, agente di polizia – che appare spesso nella sua testa e compare fisicamente a noi spettatori – cerca di instradare i suoi impulsi attraverso una serie di regole di condotta: il codice.

Tipo: non essere presi. Uccidere solo chi se lo merita. Essere certi che se lo meriti. Cose così, sorta di corso basilare per giustizieri fai da te. 

Entrato nella scientifica di Miami, dove ha accesso alle informazioni riservate, Dexter ha quindi gli strumenti per diventare un serial killer di serial killer. Il Killer del Camion Frigo, lo Scorticatore, Trinity, il Killer dell’Apocalisse, il Killer del Cervello, questi sono i principali mostri con cui il nostro si scontrerà nel corso delle stagioni il nostro antieroe. Che, ad un certo punto, verrà appellato come il Macellaio di Bay Harbor. Solo che, nella sua straordinaria astuzia, Dexter riesce a far ricadere sospetti e colpe su un suo collega – nel frattempo morto – che aveva cominciato ad indagare proprio su di lui. 

Questo ex collega, il sergente Doakes, non è che il primo di una serie di danni collaterali, ovvero di vittime innocenti che cadono se non per mano sua, di sicuro a causa sua…

L’odiatissimo finale del 2013

[INIZIO SPOILER SULLA SERIE STORICA] Tra queste vittime vi è la moglie Rita, da poco sposata e madre del figlio Harrison. Anch’egli battezzato nel sangue materno, e coprotagonista nella miniserie conclusiva Dexter: New Blood. 

L’ultima a cadere sarà l’amatissima sorella (sorellastra per la precisione) Deborah, anche lei agente della polizia di Miami, in stato vegetativo poiché finita nella spirale di sanguinosa vendetta innescata dal fratello.

Dexter, non essendoci più speranza, la rapisce dall’ospedale e ne fa oggetto del suo ultimo atto omicida, gettandola in mare – come tutti gli altri corpi – e simulando la sua stessa morte, per ricominciare una nuova vita come boscaiolo in Oregon, circondato da allusive motoseghe. [FINE SPOILER]

Un finale, secondo lo stesso Michael C. Hall, “mistificante nel migliore dei casi e sconcertante, esasperante e frustrante nei peggiori”. Che ha lasciato insoddisfatta la maggior parte degli spettatori. Anche per questo motivo – per dare una degna conclusione ad un personaggio divenuto iconico e leggendario – nasce Dexter: New Blood. Una continuazione tra le più richieste nella storia della televisione americana, e che sarà lo show più visto di sempre per la rete via cavo Showtime.

Qui l’azione avviene dieci anni dopo, nell’immaginaria cittadina di Iron Lake, nello stato di New York, una piccola comunità isolata e quasi perennemente immersa nel ghiaccio e nella neve – primo forte contrasto con la precedente e assolata ambientazione. Dexter si fa chiamare ora Jim Lindsay (il cognome dell’autore del romanzo), ha smesso di uccidere e la sorella ha preso il posto del padre nei suoi schizofrenici soliloqui allucinatori.

Il risveglio del Passeggero Oscuro avviene in concomitanza con l’inaspettato arrivo di Harrison, il figlio che ha abbandonato per il suo stesso bene. Anche Harrison ha le stesse propensioni del padre, che decide di fargli a sua volta da guida.

https://youtu.be/l9H1uSS_zkk

Il nuovo capitolo di Dexter

Secondo l’autore dello show, Clyde Phillips – già autore delle prime 4 stagioni, generalmente considerate le migliori della serie – questo nuovo finale sarà “sorprendente, scioccante e inaspettato e farà esplodere internet”. Uhm. Credo infatti sia partito proprio dalla scena conclusiva per scrivere a ritroso la sceneggiatura di New Blood. E si vede.

Come spesso è avvenuto nel suo lungo percorso, Dexter ha attraversato alti e bassi. Alternando felici intuizioni narrative ad intere stagioni sfilacciate e tirate per i capelli come nelle peggiori soap opera. 

Nonostante il grande successo ottenuto, l’ultimo capitolo di questa saga è un continuo nonsense. Comprensibile soltanto a chi desiderava rivivere i momenti topici del classico Dexter. Così in questa sperduta realtà montanara risiede l’ennesimo psicopatico che colleziona cadaveri di giovani ragazze sbandate, dentro apposite teche poste in inaccessibili gallerie sotterranee. Dexter è ora un semplice negoziante (in una rivendita di fucili e coltelli, of course) ma ha una relazione con il capo della polizia locale, Angela Bishop. La quale arriverà da sola – a distanza di 10 anni e di centinaia di chilometri – a capire che è proprio lui il vero Macellaio di Bay Harbor…

E infine il figlio Harrison che lo costringerà finalmente a fare i conti con se stesso. Con il suo essere fondamentalmente un sociopatico, e con la conseguente impossibilità di essere un buon padre – o anche solo un padre… Il finale che da tutto questo scaturisce è talmente d’obbligo da essere scontato.

Fascino e successo della serie storica

La serie Dexter, si diceva, ha avuto un enorme successo, venendo candidata per undici Emmy (quattro vittorie), sette Golden Globe (due vittorie), sette Screen Actors Guild Awards (una vittoria), dodici Satellite Awards (sette vittorie), tredici Saturn Awards (cinque vittorie). Il successo si deve soprattutto al protagonista e alla sua paradossale morale, dove bene e male sono riequilibrati in un’inedita e fascinosa alchimia. 

Il suo costante dialogo con lo spettatore, attraverso la voce fuori campo, ci rende partecipi del suo mondo segreto, complici di un giustiziere che, in fondo, fa piazza pulita di assassini, stupratori, pedofili, spacciatori… In più la sua furia omicida è tutto sommato molto pulita, avvenendo quasi sempre ritualmente all’interno di un allestimento in plastica, con un unico e preciso affondo di lama. In questo modo il processo maniacale viene quasi disinfettato – non viene mai mostrato il successivo smembramento dei cadaveri, ma si vedono sempre e solo i sacchi della spazzatura che getta in mare.

Addirittura il sangue da lui versato ci viene mostrato esclusivamente a gocce, nei vetrini trofeo che custodisce gelosamente (del resto ogni maniaco seriale che si rispetti deve avere i suoi cimeli, con i quali farsi in un secondo tempo incastrare).

Ecco allora che da una parte ci troviamo di fronte ad un eccesso di sangue, quando l’ematologo forense analizza le scene dei delitti altrui. Dall’altra, le sue uccisioni sono sempre linde, quasi immacolate, alterando così la nostra percezione delle une e delle altre. 

Dexter, tra finzione e realtà

Per concludere. Quale padre di famiglia – o quale essere umano sociale – non è a sua volta un uomo con dei segreti da nascondere? Eccoci allora a parteggiare per un sociopatico che sposa addirittura una donna al solo fine di proseguire la sua attività mimetica, il suo mascheramento sociale… 

E però anche Dexter, il cinico e acuto calcolatore, è costretto a cedere emotivamente. Una prima volta, con la morte della sorella. La seconda e ultima volta con la comparsa del figlio, che si troverà a rinfacciargli: “A te non interessa salvare nessuno, stai solo alimentando il passeggero oscuro. E non è nemmeno un passeggero, è al volante! E tu lo adori!”

Dexter, capolavoro mancato, ha naturalmente provocato diverse collisioni tra finzione e realtà. Nel 2008 un regista canadese amante dell’horror, tale Mark Twitchell, uccide un tizio ispirandosi ad un episodio dello show. L’anno successivo, in Indiana, il 17enne Andrew Conley strangola il fratellino di 10 anni e ne mette il corpo in un sacco dell’immondizia, dichiarando di sentirsi come Dexter. Per chiudere, nel 2011 a Long Island, una decina di omicidi collegati alla serie TV vengono attribuiti ad un ignoto serial killer ribattezzato ‘Dexter’.

Dexter è riuscito a darsi un nuovo finale? Ascolta la discussione nella puntata del podcast!

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Tags: Dexterossessione e inquietudineserial killer
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