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Your Friends & Neighbors: i ricchi fanno schifo anche a se stessi?

Con la seconda stagione appena iniziata, la serie con Jon Hamm sulle miserie e la crisi dell’alta società newyorchese ha conquistato un seguito fedele

di RDB
26/04/2026
in Articoli, In primo piano
Cover di Your Friends & Neighbors per Mondoserie
15
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All’inizio di Your Friends & Neighbors (2025, Apple TV+, seconda stagione in corso) Andrew «Coop» Cooper (Jon Hamm), ambizioso dirigente di un hedge fund a Nuova York, in apparenza possiede tutto che si può desiderare. Soldi (in teoria), status (soprattutto) e una vita agiata nel lussuoso sobborgo di Westmont Village, enclave solo per ricchissimi nell’entroterra dello Stato. 

Tuttavia tutto può crollare improvvisamente: la moglie Mel (Amanda Peet) lo ha tradito con il suo migliore amico, un marcantonio caffellatte ex campione NBA suo vicino di casa. 

Poco dopo, il Coop viene licenziato in modo umiliante dalla sua società per una one night stand (cioè una relazione sessuale sporadica e non ripetuta, in gergo nazionale «’na botta e via») con una collega più giovane che si era impegnata non poco a sedurlo. L’uomo si ritrova con un patto di non concorrenza che gli impedisce di lavorare nel settore per due anni – una condanna alla morte finanziaria vera e propria.

Travolto da alimenti, rette scolastiche private, mutuo e soprattutto uno stile di vita insostenibile, il Coop, che da un pò sembrerebbe aver passato la cinquantina, rifiuta di ammettere il declino. Durante una festa tra vicini, compie un furto impulsivo. Scopre così che rubare nelle case dei suoi ricchi amici e vicini – orologi di lusso, gioielli, contanti – è sorprendentemente facile e, soprattutto, per lui esaltante.

La suburbia neoeboracena è così prospera e tranquilla che quasi nessuno ha sistemi di allarme. E, sopra ogni cosa, la ricchezza dei suoi abitanti si esprime nell’accumulo di oggetti di valore enorme (e gonfiato) al punto che in pochi si rendono conto se comincia a mancare una borsetta, un braccialetto, o altri oggetti stivati nelle enormi magioni.

Inizia così una doppia vita: di giorno finge di essere ancora l’uomo di successo, di sera si intrufola nelle ville del quartiere per finanziare gli assegni familiari. Incontra la sua ex-moglie Mel per questioni legate ai figli adolescenti, intrattiene una ondivaga relazione (per lui) più sessuale che sentimentale con l’amica di lei Sam (Olivia Munn), anche lei in piena crisi matrimoniale, e ospita nella sua casa di separato la sorella psichiatrica Ali.

Ma il crimine porta conseguenze impreviste. Durante uno dei furti, Coop si imbatte in un cadavere e diventa il principale sospettato di omicidio. I segreti nascosti dietro le facciate perfette dei vicini emergono uno dopo l’altro: tradimenti, abusi, affari loschi e ipocrisie. Quello che sembrava un gioco rischioso si trasforma in un pericoloso intreccio di bugie, ricatti e paranoia.

Un Breaking Bad dove i ricchi fanno schifo anche a sé stessi

Definita come «dark comedy crime drama», prodotta per Apple TV dallo sceneggiatore Jonathan Tropper (che aveva lavorato a Banshee e alla miniserie scorsesiana Vinyl), per alcuni è da ritenersi una delle serie migliori di questi anni. Per altri l’ennesimo tentativo di emulazione di Breaking Bad. Il maschio, il pater familias, è arrivato ad un punto di rottura tale da doversi inventare una carriera fuorilegge – come nel caso di Your Honor, in cui il protagonista è addirittura un giudice e l’attore è proprio Bryan Cranston.

La serie di Vince Gilligan, andata in onda oramai quasi un ventennio fa, analizzava con dovizia le ramificazioni di questo lutto della figura maschile: come l’uomo si rapporta con la propria moglie? E con i figli, e la famiglia allargata? Come l’«uomo selvatico» (prendiamo impropriamente questa espressione dello psicanalista Claudio Risé) si comporta con l’autorità costituita? Come interagisce con le piccole umiliazioni che la società può infliggere ogni giorno?

Va detto che in Your Friends & Neighbors gli elementi sono mescolati con sapienza ed ironia. E in più viene affrescato uno spaccato antropologico, con tanto di giudizio critico, di un mondo in cui tutti vorremmo sbirciare, quello dei veramente abbienti con i loro circoletti. Per il lettore che non ha tempo, sintetizziamo qui il giudizio che può fungere da summa dell’intera serie: i ricchi fanno schifo, perfino a loro stessi.

Your Friends & Neighbors e i Primati di Nuova York

Non è per nulla sbagliato parlare di antropologia, anzi daremmo per scontato che gli sceneggiatori abbiano divorato Primates of Park Avenue (2015). Un memoir irresistibile e tagliente dell’antropologa Wednesday Martin, dove la disamina antropologica ed autobiografica deborda felicemente nella satira dei costumi dei superbenestanti di Nuova York.

Nel libro la Martin, dottoressa in studi culturali con background in antropologia, racconta il trasferimento con marito e figli dal Village all’Upper East Side di Manhattan, il quartiere più esclusivo e competitivo della città. Come una moderna Dian Fossey tra i gorilla, osserva con occhio scientifico lo schema tribale delle ricche coetanee: donne bellissime, magrissime, vestite di cachemire e Loro Piana, che vivono in appartamenti da milioni di dollari e trasformano la maternità in una lotta darwiniana per uno status di matriarca.

La Martin decodifica i rituali del branco: gli incontri trasformati in gare di potere, le scuole elementari private più esclusive del mondo (dove entrare è più difficile che ad Harvard), le uniformi invisibili (un paio di jeans non può costare meno di 500 dollari), i personal trainer, il concetto di «wife bonuses» (bonus che i mariti danno alle mogli per buona condotta), le guerre silenziose sui marciapiedi di Park Avenue e la pressione costante per apparire perfette mentre si gestiscono mariti banchieri sempre assenti. La storia delle borsette Hermes, che costano 50 mila dollari ma non le puoi comprare subito – devi metterti in lista ed aspettare, e nel frattempo comprare altri prodotti carissimi della casa di moda francese – pare essere stata riportata con dovizia anche in Your Friends & Neighbors.

Con ironia feroce e acume, il libro della Martin rivelava un mondo di ansia, solitudine e competizione spietata nascosto dietro facciate di lusso. Le madri dell’Upper East Side, pur ricchissime, vivono sotto stress estremo: devono essere madri esemplari, mogli attraenti, filantrope impeccabili e mantenere un fisico da modella.

Alla sua uscita oramai una decade fa Primates of Park Avenue fu acclamato come una critica sociale acuta sul capitalismo tardivo, sul ruolo della donna nell’alta borghesia e su come il denaro non protegga dall’insicurezza umana. La cifra aleatoria del danaro è ben rappresentata nella tirata iniziale del primo episodio di Your Friends & Neighbors, che rivela l’enigma: mentre la carriera progredisce proporzionalmente alla dimensione della casa, si finisce comunque broke, al corto di soldi, perché tra mutui, rate, tasse si finisce al verde pure quando si è, in superficie, «ricchi» come le persone che ti abitano vicino, ma che forse sono poveri ricchi quanto te.

Ci sono qui temi universali che si possono sviluppare: se una grande casa non dà sicurezza – la base della piramide di Maslow – cosa può darla? Se il danaro non ti protegge, a cosa serve?

Ansia da Status

La risposta sembra essere che il danaio possa al massimo, e solo in apparenza, placare la cosiddetta status anxiety, che la serie dipinge con tratto impeccabile. Si tratta di quella inquietudine diffusa e spesso silenziosa che deriva dal timore di non essere abbastanza «riusciti» agli occhi della società e degli altri. E di vedersi portati via il posto che si ha nel consorzio umano di riferimento. Popolarizzata dal filosofo Alain de Botton nel suo libro del 2004 (tradotto in italiano come L’importanza di essere amati), l’ansia dello status descrive la costante preoccupazione di perdere posizione nella gerarchia sociale: paura di fallire, di essere giudicati perdenti, di non avere abbastanza soldi, successo, bellezza o riconoscimenti rispetto ai propri pari.

De Botton fa capire che in una società fondata su principi materialisti e (teoricamente…) meritocratici, dove il valore personale sembra misurato dal lavoro, dal reddito e dallo stile di vita, questa ansia genera invidia, insicurezza, stress e infelicità. Ci spinge a confrontarci ossessivamente con amici, vicini e social media (i massimi generatori odierni di status anxiety, con risvolti psichiatrici e criminali), temendo di «scivolare in basso». O di non essere all’altezza delle aspettative, di, appunto, amici e vicini (“Your Friends & Neighbors”). 

La status anxiety è una patologia tipica dell’epoca contemporanea: non si soffre solo di povertà materiale, ma soprattutto di povertà relazionale. Le cronache italiane anni fa raccontarono di un costruttore e finanziere caduto in disgrazia, che aveva chiesto, nel turbine degli accordi che stava facendo, che ai figli fosse consentito di entrare ancora al club (una realtà logistico-sociale ben raccontata dalla serie). In verità, parte della prole fu poi arrestata e portata in prigione. E a pensarci anche questa sarebbe una bella fiction sulla status anxiety e i traumi della decadenza.

Geografia della ricchezza e della povertà

I luoghi mostrati dalla serie sono non molti, ma interessanti da guardarsi. Oltre al dorato mondo delle villone con piscina e giardinetto – rigorosamente privo di staccionate, come da immaginario USA – c’è il sottobosco dei monti dei pegni, i pawn shop sconosciuti in Italia (abbiamo, al massimo, i compro oro) ma ben rappresentati da reality show americani. Si tratta di luoghi dove abbonda, oltre che la polvere e il mistero, anche una grande liquidità di contante. Oltre che una certa saggezza sulle cose della vita (e sull’arte della trattative) che all’hedge fund manager, che in teoria dovrebbe essere al vertice della piramide alimentare, manca.

C’è quindi il giro dell’immigrazione latina – il network delle colf delle grandi case. Con i suoi treni, le sue festicciole nei giardinetti di quartieri poveri e periferici, i suoi diner dove si incontra lo spacciatore che è però parente. Come lo può essere quello che lavora alla sicurezza delle case.

Ogni episodio possiede poi un momento di spiega con tanto di infografica, in cui lo spettatore è edotto della natura dell’oggetto rubato (dove è prodotto? Quanto è prezioso? Perché i ricchi lo desiderano) e la relativa quotazione. Si era visto un invento stilistico simile anni fa nella pellicola Fight Club, dove apparivano su schermo didascalie per indicare l’arredo Ikea dell’uomo medio consumista.

Una menzione va fatta per lo scandalo che ha coinvolto uno degli episodi che ha dissacrato la Santa Eucarestia. Marito e moglie, in una gitarella nella futura università dei figli – Princeton – si ricompattano e finiscono soli per fare marachelle (e non solo), penetrando in una chiesa dove rubano le cialde per la comunione per consumare un vasetto di marmellata. Che la signora, di fatto ladra anche lei, ha rubato ad un negozio locale. Commentatori americani hanno osservato che lo Hamm è stato cresciuto come cattolico, e quindi sapeva che stava scherzando con il Santissimo. 

Attori e personaggi di Your Friends & Neighbors

I personaggi di Your Friends & Neighbors sono quasi tutti molto godibili. Il Cooper di John Hamm mischia, oltre che Walter White di Breaking Bad anche elementi, ed era inevitabile, di Don Draper, il protagonista della serie che gli diede il successo, Mad Men (2007). È algido e riflessivo, ma alla fine insicuro di sé. Ciononostante, agisce senza paura dello scompiglio che giocoforza provocherà. 

Sullo Hamm andrebbe fatta una riflessione, visto che alcuni fotogrammi di Your Friends and Neighbors sono divenuti memetici: su Twitter (ora X) circolano le immagini di uno degli ultimi episodi della prima stagione, un primo piano di Coop che balla con trasporto ad occhi chiusi. Divenire un meme non è cosa facile: bisogna avere una plasticità espressiva particolare. Ci riescono in pochi: molti personaggi di colore (dei film, della cronaca…) o, nel caso di vertice, Leonardo Di Caprio, la cui espressione in varie pellicole (Il Grande Gatsby, Django Unchained, Wolf of Wall Street, Once Upon a Time in Hollywood) sono divenuti materia per lanciare i messaggi più disparati. 

Lo Hamm a quanto sembra ha ottenuto questo livello: di fatto il suo volto, sempre più ascrivibile a quello della tarda Generazione X, è una piattaforma multiuso che riesce ad esprimere ironia, fierezza, estremo dolore, perplessità. Può essere olimpico come grottesco. Una faccia, quindi, che è perfetta per descrivere il nostro evo confuso, marcio e paradisiaco.

Mel Cooper, la moglie, è interpretata da quella che è stata una delle attrici più belle di Hollywood, Amanda Peet. Che si dimostra giusta nella resa di una donna che transita verso la perimenopausa. La Peet è sposata al creatore di Games of Thrones David Benioff (uno che era già ricco di suo, in realtà si chiama Friedman ed è figlio dello Stephen già capo della banca d’affari Goldman Sachs), e di fatto nel ruolo di madre della suburbia dei ricchissimi non deve essersi trovata male. Amanda, le rughe anche troppo visibili sulla pelle abbronzata, a suo agio anche nelle scene col marcantonio NBA vicino di casa, che viene mostrato nella sua possanza muscolare afroamericana sul campetto di basket che ha dentro casa e mica solo lì.

Olivia Munn, la problematica amante di Coop, si mostra con estrema generosità sentimentale e corporale. Curioso il momento di spiegazione, narrato saldamente dalla voce fuori campo di Coop, riguardo alla fine del rapporto con il marito ristoratore prediabetico, fatta risalire a Adolf Hitler che fa scappare gli ebrei dall’Europa.

Ad ogni modo, la catfight tra moglie e amante è decisamente apprezzabile e condivisa in rete

Carica di significato la scelta della prole dei Cooper: un ragazzo e una ragazza esili, androgeni al punto da essere quasi scambiabili. Ma, pure nell’affluence in cui annegano, sinceri e virtuosi: la scena in cui, stremata dal dramma, la figlia adolescente raggiunge il padre sul divano per piangere abbracciata a lui è impossibile da dimenticare.  

La qualità e sapienza

La critica è concorde nel ritenere Your Friends & Neighbors una serie riuscita. La seconda stagione, che si preannunzia, tra misteri e ricatti, come più complessa della prima, è in corso mentre scriviamo. Al pubblico piace, assicurando allo Hamm un posto sul podio dei più grandi intrattenitori seriali del XXI secolo sin qui esperito.

La bella fattura – anche fotografica, scenografica, cinematografica  –  si nota anche da dettagli generazionali che non possono non stimolare certuni spettatori. Il passatempo preferito di Coop, al di fuori del tennis e delle altre attività forzate da primate abbiente neoeboraceno, è l’home video: si piazza sul divano e si guarda i classiconi del cinema, cita la Criterion Collection – il ragazzo apprezza nel silenzio rotto dai popcorn l’immortalità del cinema, da quello storico a quello d’essai – si compra improbabili cofanetti DVD di opere di culto.

La sorella Ali, caso psichiatrico di cui lui si prende cura, funge da dispositivo nostalgico impeccabile: cantautrice, va nei locali e suona cover dei Radiohead e delle Hole e di tutto quel mondo fantastico degli anni Novanta ora spazzato via dalla luccicante decadenza dell’evo di internet.

Solo i pazzi, sembra dire, possono essere rimasti imprigionati in quell’epoca. Solo i pazzi, tuttavia, ci ricordano davvero che quella è stata davvero un’età dell’oro. Un oro che sarebbe l’unico che varrebbe la pena di rubare, ma non si può.

C’è tanta sapienza nella frase, ripetuta da Coop all’inizio e alla fine, che racchiude tutto il dramma della serie e della società dell’ansia da status: non è tuo se non puoi tenertelo. Aggiungiamo: almeno come ricordo.

 

Giudizio finale: Interessante, ben realizzata, certamente immorale e disperata – ma siamo nell’epoca del Trono di Spade.


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Tags: capitalismosatira
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