The Manhattan Alien Abduction (Rapimento alieno a Manhattan) è una docuserie (Netflix, 2024) in tre episodi di 40 minuti circa, diretto da Daniel Vernon e Vivienne Perry. Distribuita il 30 ottobre 2024, alla vigilia di Halloween, ricostruisce uno dei casi ufologici più controversi e dibattuti degli ultimi decenni: il presunto rapimento alieno di Linda Napolitano (nota anche come Linda Cortile), avvenuto nella notte del 30 novembre 1989 e pomposamente ribattezzato dai media statunitensi “il rapimento alieno del secolo”.
Sono le tre del mattino quando Linda Napolitano, tranquilla casalinga italoamericana di Lower Manhattan, afferma di essere stata improvvisamente svegliata dalla presenza di piccole creature umanoidi dagli enormi occhi neri e quindi ‘prelevata’ dal letto in cui dormiva con il marito. Iniziando a levitare e attraversando i muri – senza incontrare alcuna resistenza – del loro appartamento al dodicesimo piano, è trasportata all’esterno da un fascio di luce azzurra. Viene innalzata fino a raggiungere un UFO in attesa sopra la città, che subito dopo si allontana ad altissima velocità. Sfrecciando verso il Ponte di Brooklyn, almeno secondo i testimoni.
Perché questo è uno dei punti chiave di questa incredibile vicenda: ci sarebbero stati addirittura 23 testimoni che quella notte l’hanno vista fluttuare in vestaglia nel cielo, per poi scomparire all’interno di un oggetto volante non identificato!
Il notturno rapimento alieno di Linda Napolitano
All’interno dell’astronave Linda sarebbe stata sottoposta a misteriosi esami – tra cui l’inserimento di una sonda all’interno del naso, particolare che sarebbe stato in seguito confermato anche da una radiografia – da parte delle entità aliene di cui sopra. Per poi risvegliarsi il mattino seguente nel proprio letto, convinta di aver fatto soltanto un incubo. Con il passare del tempo, però, i ricordi avrebbero iniziato a riaffiorare sempre più dettagliatamente, spingendola a cercare delle risposte.
Il caso Napolitano è considerato uno dei più discussi della storia dell’ufologia perché, a differenza della maggior parte delle presunte alien abduction, non si sarebbe verificato in una strada di campagna o in qualche altra zona comunque isolata, bensì nel centro della città più popolosa degli Stati Uniti. Si parlò anche di un blackout che avrebbe interessato parte del quartiere proprio in quei momenti.
La scelta di Netflix di pubblicare la serie nel periodo di Halloween non è casuale. Negli ultimi anni la piattaforma ha investito molto, oltre che nel filone true crime, anche nelle docuserie dedicate a misteri irrisolti, fenomeni inspiegabili, alieni et similia. A questo genere appartengono produzioni come Encounters, Top Secret: UFO Project Declassified, Investigation Alien e Files of the Unexplained. Per certi aspetti, anche lo storico Unsolved Mysteries. Tutte accomunate dall’alternanza di testimonianze, materiale d’archivio e ricostruzioni drammatizzate. Alcune palesemente votate al puro intrattenimento, altre decisamente meno.
Anche The Manhattan Alien Abduction segue questa formula. Attraverso interviste contemporanee, filmati d’epoca, registrazioni televisive, fotografie, documenti e reenactment on screen, la serie ricostruisce gli eventi che trasformarono Linda Napolitano in uno dei nomi più noti nel panorama dell’ufologia internazionale. Tanto da approdare, al tempo, anche nel salotto televisivo di Oprah Winfrey.
The Manhattan Alien Abduction: Budd Hopkins
Il maggior sostenitore di Linda Napolitano fu Budd Hopkins, uno tra gli studiosi del fenomeno delle alien abduction più famosi e influenti degli anni Ottanta e Novanta. Sul caso scrisse il libro Witnessed: The True Story of the Brooklyn Bridge UFO Abduction. Hopkins era convinto che civiltà extraterrestri studiassero gli esseri umani nello stesso modo in cui gli uomini osservano e catalogano la fauna selvatica. Alla ricerca di prove su questi fenomeni straordinari, organizzava gruppi di sostegno per presunti rapiti nella casa che condivideva con la seconda moglie Carol Rainey.
Lo studioso usava frequentemente l’ipnosi regressiva nel tentativo di far riaffiorare i ricordi rimossi, o soppressi, di queste terribili esperienze. Proprio attraverso queste sedute Linda Napolitano ricostruì nei dettagli ciò che, a suo dire, era accaduto in quella notte del novembre 1989. Hopkins dedicò anni alla ricostruzione della vicenda, convinto che il caso potesse rappresentare la dimostrazione definitiva della presenza extraterrestre sulla Terra.
Diversi ricercatori hanno contestato l’uso estensivo dell’ipnosi regressiva, ritenendola una tecnica capace di influenzare involontariamente i soggetti e di favorire la nascita di falsi ricordi. Il parapsicologo George P. Hansen ha inoltre messo in dubbio l’indipendenza delle testimonianze raccolte da Hopkins, individuando alcune sorprendenti analogie tra il racconto di Linda e il romanzo di fantascienza Nighteyes di Garfield Reeves-Stevens, pubblicato lo stesso anno (1989). Il parallelismo contribuì ad alimentare ulteriormente lo scetticismo di molti ricercatori.
Carol Raney, la voce del dubbio
Il vero fulcro della serie, tuttavia, è l’acceso scontro – oltre 30 anni dopo – tra Linda Napolitano e Carol Rainey (la seconda moglie di Hopkins). Quest’ultima, documentarista, collaborò inizialmente al lavoro del marito, filmando sedute di ipnosi, incontri con i presunti rapiti e discussioni private. Gran parte di quel materiale, rimasto inedito per decenni, costituisce uno degli aspetti più interessanti di The Manhattan Alien Abduction.
Inizialmente Carol condivideva l’entusiasmo del marito e ne sosteneva le ricerche. Col passare degli anni, però, iniziò a nutrire dubbi sempre più profondi sul suo metodo di lavoro. Secondo il suo racconto, Hopkins era progressivamente diventato incapace di mantenere il necessario distacco critico nei confronti dei propri interlocutori, finendo per accettare come autentico qualunque racconto confermasse le sue convinzioni.
Convinta che Hopkins avesse ormai perso il necessario distacco investigativo, credeva che si fosse lasciato inconsapevolmente manipolare anche dalla stessa Napolitano. Dopo la morte dell’ufologo, Rainey recuperò documenti, lettere e filmati che, a suo giudizio, dimostravano le numerose incongruenze del caso. Perché negli anni Novanta, dato l’interesse generale per UFO, paranormale e teorie del complotto – alimentato da fenomeni culturali come The X-Files -, il caso Napolitano aveva trovato un pubblico estremamente ricettivo.
Secondo Hopkins, l’elemento decisivo era la presenza di numerosi testimoni indipendenti. Tra questi spiccavano due misteriosi uomini, identificati con gli pseudonimi “Dan” e “Richard”, che avrebbero scritto all’ufologo raccontando di aver assistito direttamente al rapimento. Nelle loro lettere sostenevano di appartenere ai servizi di sicurezza e di trovarsi quella notte insieme all’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite, Javier Pérez de Cuéllar. Tutti e tre avrebbero osservato con stupore una donna uscire fluttuando dalla finestra del proprio appartamento, accompagnata da tre piccole figure, fino a raggiungere un enorme oggetto volante che si allontanò a velocità impressionante.
The Manhattan Alien Abduction e il Segretario Generale dell’ONU
Per Hopkins quella testimonianza rappresentava una svolta clamorosa. Se confermata, avrebbe significato che uno dei più importanti diplomatici del mondo era stato testimone diretto di un rapimento alieno. L’ufologo, pur non avendo mai incontrato i presunti testimoni di persona, riteneva credibili le lettere ricevute, utilizzandole come uno degli elementi principali a sostegno della propria indagine.
Secondo Carol Rainey, invece, molte delle prove raccolte da Hopkins avrebbero meritato verifiche molto più rigorose. I famosi 23 testimoni, ad esempio, non erano più così sicuri delle loro dichiarazioni, ricontattati anni dopo. Alcuni ridimensionarono quanto avevano visto, altri offrirono versioni differenti dei fatti. Anche la storia dei misteriosi Dan e Richard iniziò a mostrare numerose falle. Le verifiche successive misero in dubbio la loro identità e il loro ruolo. Secondo alcune ricostruzioni non sarebbero mai appartenuti alla polizia di New York. Secondo altre avrebbero fatto parte della scorta di Javier Pérez de Cuéllar. In ogni caso né la loro esistenza né l’attendibilità della loro testimonianza vennero dimostrate in modo definitivo.
Carol arrivò così a maturare la radicale ipotesi secondo cui Linda Napolitano avrebbe sempre più maliziosamente costruito nel tempo un racconto talmente elaborato da irretire Hopkins, ormai incapace di riconoscerne le contraddizioni. Nel corso degli anni sono emersi nuovi elementi destinati ad alimentare il fascino di questo caso. Uno dei due presunti testimoni chiave – Dan – avrebbe sviluppato un’ossessione nei confronti della stessa Napolitano, fino ad essere ricoverato in una struttura psichiatrica. Si tratta tuttavia di una circostanza difficile da verificare e che continua, come altre, a far parte della complessa mitologia sviluppatasi attorno alla vicenda.
Come un racconto viene costruito, sostenuto, contestato e tramandato
È proprio questa continua sovrapposizione tra fatti più o meno documentati, testimonianze personali più o meno attendibili, ricordi recuperati attraverso l’ipnosi e racconti impossibili da verificare, a rendere tuttora il caso Napolitano uno dei più controversi della moderna ufologia.
La docuserie sceglie deliberatamente di dare spazio ad entrambe le versioni, senza prendere posizione. Dopo oltre 30 anni, da un lato Linda Napolitano continua a sostenere con assoluta convinzione di essere stata rapita più volte dagli alieni; dall’altro Carol Rainey ribadisce di possedere prove sufficienti per dimostrare che la donna abbia inventato di sana pianta il tutto. Quelle che un tempo erano amiche sono ora diventate acerrime nemiche, entrambe irremovibili nelle proprie convinzioni. In questo senso, The Manhattan Alien Abduction finisce per essere più il racconto della loro personale faida che una vera indagine sul fenomeno dei rapimenti alieni.
Uno dei pregi di The Manhattan Alien Abduction è sicuramente quello di spostare gradualmente l’attenzione dal presunto rapimento alieno al modo in cui quel racconto è stato costruito, sostenuto, contestato e tramandato nell’arco di oltre trent’anni. Come può nascere una convinzione tanto profonda? E fino a che punto la memoria può essere influenzata da aspettative, suggestioni e convinzioni personali?
È un interrogativo che attraversa da decenni il dibattito sui rapimenti alieni e che trova proprio nella figura di Budd Hopkins uno dei suoi principali protagonisti. Per migliaia di persone Hopkins ha rappresentato un ricercatore serio e scrupoloso, disposto ad ascoltare individui che nessun altro prendeva sul serio. Per altri, invece, è stato uno dei maggiori responsabili della diffusione dei falsi ricordi legati alle alien abduction.
The Manhattan Alien Abduction: intrattenimento o inchiesta documentaristica?
Il caso Napolitano, uno dei più problematici della storia dell’ufologia moderna, ha un innegabile appeal iconografico. l’immagine di una donna che viene sollevata dalla finestra del proprio appartamento e trasportata sopra lo skyline di Manhattan è puro cinema. A ciò bisogna aggiungere i continui colpi di scena che lo hanno accompagnato negli anni, tanto da renderlo sempre più simile ad una narrazione seriale.
Una serie che, con The Manhattan Alien Abduction, resta aperta ad almeno due diversi e opposti finali, entrambi perfettamente plausibili. Linda Napolitano continua a sostenere di essere stata rapita più volte dagli alieni e considera le contestazioni una forma di persecuzione personale. Carol Rainey, scomparsa nel 2023 ma presente attraverso lunghe interviste e un’enorme quantità di materiale d’archivio, appare altrettanto irremovibile. È convinta che il caso rappresenti una costruzione narrativa alimentata tanto dalla protagonista quanto dall’eccessiva fiducia del marito nelle proprie teorie.
Naturalmente, la neutralità della docuserie finisce per privilegiare il conflitto personale rispetto all’approfondimento del fenomeno. Più che analizzare in modo sistematico il lavoro di Budd Hopkins o discutere seriamente le implicazioni psicologiche dell’ipnosi regressiva, The Manhattan Alien Abduction racconta la progressiva rottura tra due donne ormai anziane che, dopo oltre tre decenni, continuano a considerarsi reciprocamente – e ostinatamente – responsabili della distruzione della propria credibilità.
È proprio questa ostinazione, però, a rendere sorprendentemente coinvolgente il documentario. La regia di Vernon e Perry, assieme al montaggio rapido, la colonna sonora sempre pronta a sottolineare ogni momento di tensione e le ricostruzioni dall’estetica volutamente cupa ed inquietante, massimizza il coinvolgimento emotivo dello spettatore. Tutto è studiato, non ultima l’uscita alla vigilia di Halloween, per privilegiare l’aspetto dell’intrattenimento piuttosto che quello dell’inchiesta documentaristica.
La controversia giudiziaria
L’eccessiva ricerca dell’enfasi finisce spesso per rendere involontariamente la docuserie più kitsch del dovuto, a scapito dei video e delle testimonianze – soprattutto provenienti dal materiale filmato da Carol Rainey – realmente interessanti. Che avrebbero probabilmente meritato un maggiore approfondimento. Quelle immagini, genuine e spesso sorprendenti, possiedono infatti una forza narrativa molto superiore alle ricostruzioni, spesso un po’ sopra le righe, che in più di un’occasione sembrano riempire gli spazi lasciati vuoti dal montaggio.
La pubblicazione della docuserie ha acceso anche una controversia giudiziaria. Linda Napolitano, insieme agli eredi di Budd Hopkins, ha citato in giudizio, presso la Corte Suprema dello Stato di New York, Netflix, Top Hat Productions e gli eredi di Carol Rainey. Sostenendo di essere stata ingannata sul ruolo che la documentarista avrebbe avuto nella serie e accusando la produzione di diffamazione. Secondo Napolitano, le era stato assicurato che Rainey sarebbe comparsa soltanto marginalmente, mentre nel montaggio finale è diventata di fatto una coprotagonista. La causa chiedeva anche di bloccare la distribuzione di The Manhattan Alien Abduction, ritenuta lesiva della sua reputazione.
La controversia dimostra quanto il caso continui ancora oggi a dividere non soltanto gli appassionati di ufologia, ma anche coloro che ne furono direttamente coinvolti. Curiosamente – o forse no (vedi ad es. Making a Murderer e The Staircase) -, questa vicenda giudiziaria sembra quasi rappresentare un’estensione naturale della stessa docuserie.
The Manhattan Alien Abduction: alla fine della visione…
Se per tre episodi assistiamo allo scontro tra due versioni e visioni inconciliabili della realtà, la causa contro Netflix finisce – a 35 anni dai fatti – per riproporre lo stesso conflitto in un’aula di tribunale.
Ed è proprio questo il tema centrale della docuserie. The Manhattan Alien Abduction riflette sul confine tra memoria e suggestione, sul modo in cui si costruiscono le convinzioni personali, su come nascono le narrazioni collettive. E su quanto sia difficile mettere in discussione una verità nella quale si è investita gran parte della propria vita.
Alla fine della visione, la domanda non è più se Linda Napolitano sia stata davvero rapita dagli alieni. La domanda diventa un’altra: quanto può essere potente una convinzione quando riesce a sopravvivere per oltre tre decenni, resistendo alle critiche, alle indagini, alle cause giudiziarie e perfino alla morte di alcuni dei suoi protagonisti?
The Manhattan Alien Abduction non è allora tanto un documentario sugli UFO, quanto piuttosto una riflessione sul rapporto tra memoria, identità, fede e verità.
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