The Sinner è una serie televisiva americana (USA Network, 2017-22) ideata da Derek Simonds. Tra il giallo e il metafisico, la serie è di tipo progressivo antologico. Ogni stagione, pur raccontando una diversa indagine condotta dal protagonista, è una tappa nell’evoluzione della complessa figura del detective Harry Ambrose (Bill Pullman).
Inizialmente era prevista solo la prima stagione, in forma di miniserie da 8 episodi, basata sull’omonimo romanzo della scrittrice tedesca Petra Hammesfahr. Dato il grande successo, lo show è stato successivamente rinnovato per altre tre, sempre di 8 episodi della durata tra i 42 e i 55 minuti.
In Italia lo show è stato inizialmente penalizzato da una distribuzione un po’ caotica: Ora l’intera serie è visibile su Netflix. Le abbiamo anche dedicato una puntata del podcast, qui.
Cosa distingue The Sinner dai normali polizieschi
The Sinner è un crime psicologico che si distingue nettamente nel vasto panorama di offerte del genere (chiamato anche Detection). Uno dei motivi della sua originalità è senza dubbio legato alla figura del protagonista, un detective maturo – meglio, inizialmente ad un passo dalla pensione – e acciaccato, lontano dagli stereotipi dei polizieschi d’azione. Un uomo pieno di zone d’ombra e complessi irrisolti: con le figure genitoriali, la moglie, l’amante, la figlia, e soprattutto se stesso…
Per quanto il titolo possa sembrare riferirsi ai colpevoli dei casi in questione, diviene via via sempre più chiaro che il peccatore è in primo luogo il detective stesso, alla disperata ricerca di un’impossibile redenzione attraverso la risoluzione di questi crimini paradossali.
Paradossali perché, per lo meno nelle prime due stagioni, appare subito chiaro che il fulcro della storia non sta nella ricerca del chi (il classico whodunnit). In entrambe le vicende l’assassino è infatti da subito disvelato, è invece l’assassinio in questione ad essere apparentemente inspiegabile. La terza si apre incredibilmente senza che nessun preciso delitto sia avvenuto; e così, in un certo senso, si chiude la quarta.
Compito non convenzionale del poliziotto sarà dunque capire il perché di questi omicidi – o di queste morti – e cercare di svelarne le segrete motivazioni. Gli inconfessabili peccati che si trovano al principio di queste storie di sangue. Un principio che può essere lontano nel tempo, o anche solo lontano.
Bill Pullman è superlativo nel dare corpo – attraverso sguardi e silenzi – a questa personalissima e dolorosa ricerca, piena di improbabili retroscena e assurdi interrogativi. Che diviene di volta in volta sempre più esistenziale. Una ricerca in cui il detective si ritrova costretto a confrontarsi anche con il proprio passato e i suoi enigmi.
Dalle parti di True Detective e Twin Peaks
Senza forsennate scene d’azione o truculenti spargimenti di sangue, più vicino alle atmosfere di The Killing o di True Detective, senza mai dimenticarci di Twin Peaks, The Sinner si svolge nel segno assoluto dell’introspezione psicologica. Attraverso il sapiente utilizzo di flashback a mosaico per ricostruire eventi particolarmente significativi, nella vita del colpevole come in quella di Ambrose. Un’introspezione che è comunque anche un’indagine poliziesca, vissuta come una personalissima discesa agli inferi, ovvero nel luogo dei peccatori.
L’atmosfera è sempre sull’orlo del soprannaturale, senza però mai cascarci. Il mistero – che è la chiave di The Sinner – sta tutto nella perlustrazione degli oscuri meandri della psiche, e della psicologia del peccato e della colpa. Inizialmente ambientata a Dorchester, cittadina immersa nel verde anche se poco distante da New York, boschi e piante in genere sono una costante della narrazione. Il detective sembra conoscerle perfettamente, addirittura più degli esseri umani. Non solo ne conosce le diverse specie ma anche, significativamente, le malattie e i modi per prevenirle o curarle.
Ciò che invece sembra non saper curare sono i rapporti con i suoi cari. Sta divorziando dalla moglie, parla a stento con la figlia, ha una relazione malata con l’amante dominatrice. Nella terza stagione, si trascina zoppicando per via di una dolorosa sciatica, assolutamente sintomatica della sua condizione tout-court. Nella quarta rischia di perdere anche l’ultimo vero concreto affetto che gli è rimasto vicino.
Le corrispondenze tra i casi che segue e i suoi, per così dire, peccati sono abilmente e sottilmente intrecciate a doppio filo. Sta alla sensibilità dello spettatore ripercorrerne la trama (nel senso anche di tessitura). Naturalmente nella misura in cui si sente chiamato a farlo, ché la trama della storia scorre comunque, a prescindere da ciò, perfettamente intatta.
L’oscura ricchezza narrativa delle prime due stagioni
In quanto serie antologica, in The Sinner distinguiamo la stagione iniziale, che vede Jessica Biel (Settimo Cielo) nel ruolo di protagonista: per lei, produttore esecutivo dello show, Golden Globe come miglior attrice, più una nomination agli Emmy. Jessica Biel è Cora Tannetti, moglie e madre dalla vita normalissima. Che un giorno, in una gita al lago con la famiglia, si avventa ferocemente su uno sconosciuto, accoltellandolo a morte dopo aver sentito una canzone (Huggin & Kissin – Big Black Delta). Per la procura il caso è già chiuso. Non per Harry Ambrose che, di fronte ad un gesto talmente efferato quanto incomprensibile, non riesce a darsi pace. Certo, è stata lei a compiere il delitto: ma perché? Quale peccato si nasconde dietro questa assurda atrocità?
Nella seconda stagione, il protagonista torna nella sua città natale – Keller – scossa dall’omicidio di una coppia avvelenata da un ragazzino di 13 anni, Julien (Elisha Henig – Mr. Robot), reo confesso. La coppia e lo stesso ragazzo venivano dalla comunità di Mosswood, sorta di setta fondata tempo prima da uno psicologo sedicente guru. E ora gestita dalla sua assistente più fidata, Vera Walker (Carrie Coon – The Leftovers), che dice di essere la madre del giovanissimo assassino. La comune in questione predica un percorso per il raggiungimento della completa libertà dello spirito, senza vincoli morali imposti dalla società, previa una radicale e totale accettazione della dualità bene-male insita in tutti gli esseri. Anche in questo caso il detective Ambrose, lasciandosi guidare dalla sua grande capacità empatica alla ricerca delle ragioni di un gesto così estremo e inconsulto, arriverà ad una più grande verità. Che coinvolgerà pericolosamente lui stesso e le persone a lui vicine…
The Sinner: terza e quarta stagione, il cerchio si chiude
La terza stagione di The Sinner cambia lo schema. Non si tratta più di un delitto inspiegabile ma di un incidente stradale in cui perde la vita tale Nick Haas (Chris Messina – Sharp Objects) mentre sopravvive, praticamente incolume, un professore di storia che sta per diventare padre, Jamie Burns (Matt Bomer – White Collar). Insospettitosi per alcune incongruenze, Harry Ambrose inizierà un’ossessiva indagine su quest’ultimo, indagine che diventerà una relazione pericolosa all’insegna dello Übermensch – il superuomo di nicciana memoria, travisato per l’ennesima volta. Pur di sapere come le cose siano accadute in quella fatidica notte, il detective si metterà completamente in gioco. Fino a rischiare la sua stessa incolumità e quella delle persone a lui più care…
La quarta e ultima stagione di The Sinner vede il nostro detective, ormai andato in pensione, andare in vacanza sull’isola di Hanover, nel Main. In compagnia della nuova compagna – la pittrice Sonya Barzel (Jessica Hecht – The Boys), conosciuta durante il caso precedente, da cui finalmente sembra essere compreso e amato. Ma l’inquietudine fatica ad abbandonare Harry Ambrose: durante una delle sue insonni passeggiate notturne, egli vede una giovane donna lanciarsi da una scogliera.
Sembrerebbe un suicidio, eppure qualcosa nello sguardo dolente di quella ragazza – che si volta indietro un attimo prima di lanciarsi nel vuoto, incrociando quello di Harry – turba profondamente il nostro protagonista. La ragazza in questione è Percy Muldoon (Alice Kremelberg – Orange Is The New Black), appartenente ad una delle famiglie più importanti della piccola isola di pescatori, capitanata dall’energica e volitiva nonna Meg (Frances Fisher – Watchmen).
La famiglia non crede al suicidio, il corpo della giovane non viene ritrovato… Il nuovo mistero rivitalizza letteralmente Ambrose, che sembra addirittura ringiovanire ritrovandosi – non certo suo malgrado – ad inseguire i fantasmi di questo nuovo misterioso luogo. E dunque, come sempre, i suoi stessi fantasmi…
Il paradosso tra vittima e carnefice
Questa è essenzialmente la forza e la bellezza di The Sinner. Non un’indagine volta a scoprire ‘chi ha fatto cosa’, ma il perché. O meglio, il segreto percorso di traumi e sensi di colpa che può portare un innocente ad esplodere, a compiere l’impensabile.
L’universo interiore dei personaggi viene scandagliato alla ricerca della genesi di quel dolore, così forte da dover sfociare nella morte. Viene scandagliato da Ambrose, che al contempo è costretto a ripercorrere il proprio vissuto di sofferenze e fantasmi interiori. Harry rimane infine da solo con la sua indagine nell’isola del mistero. Non ci sono più la compagna, l’ex moglie, la figlia, l’amico, l’amante o addirittura il distretto a poter fare da riferimento.
Alla fine Harry Ambrose è solo come non mai, pericolosamente solo. Tutte le sue indagini lo hanno portato in territori sconosciuti, tra religioni pagane e filosofie esistenzialiste, droghe allucinogene e segreti da portare nella tomba… E quando segui le tracce dell’abisso, il rischio è di smarrire la strada del ritorno…
The Sinner, un’indagine a doppio senso
Fin dalla sigla iniziale, che richiama subito il test delle macchie di Rorschach, The Sinner si dichiara come un’intima indagine a doppio senso. In bilico tra follia e normalità, conscio e inconscio, peccato, senso di colpa e felicità negata. Cora, Julien, Jamie e Percy sono tutti incubatori di un dolore – uno squarcio – troppo a lungo nascosto agli occhi del mondo. Per poter faticosamente arrivare a riconoscere ciascuno di quegli squarci, Ambrose deve ogni volta squarciare sé stesso.
Questa indagine a doppio senso, che mette in crisi la tradizionale figura del detective (sempre abbia ancora senso riferirsi a tale carattere cosiddetto tradizionale) – diviene l’affascinante materia di una sublime e originalissima serie psicologico poliziesca, tra il giallo e il metafisico.
Bill Pullman, qui nella sua più matura interpretazione, se non la migliore della carriera, riesce a rappresentare in modo sublime quel dolore perennemente trattenuto, quell’angoscia emotiva che esplode nel finale del terzo capitolo, e che nella quarta stagione di The Sinner arriva a materializzare la figura di Percy davanti ai suoi occhi. È infatti con il suo fantasma che Harry avrà i confronti più intimi e accesi. Con il fantasma di una giovane ragazza le cui morte è un mistero.
Il male di vivere di Ambrose trova di volta in volta pace attraverso la risoluzione delle sue indagini. Ma cosa succederebbe se l’ultima indagine non avesse una soluzione?
The Sinner ha una sua unica e peculiare aura, che la contraddistingue da qualsiasi altro giallo poliziesco. Rendendola un imperdibile gioiello nell’attuale panorama crime seriale.
Ascolta la puntata del podcast su The Sinner
The Sinner: trovarsi colpevoli di colpe non nostre | PODCAST
La crisi del detective nel giallo postmoderno

















