Ispirata al romanzo omonimo di Shirley Jackson del 1959, la miniserie The Haunting of Hill House è stata nel 2018 un’apparizione folgorante. Che ha riportato in auge, in modo intelligente e profondo, l’horror televisivo. Rinverdendo i fasti di un genere, il romanzo gotico, che mescolava “eccitazione e mistero, orrore e rovina”.
E aprendo la strada a diversi altri progetti seriali del suo autore, l’ottimo Mike Flanagan. Dal secondo capitolo del progetto antologico, The Haunting of Bly Manor (2020). Alla splendida Midnight Mass. Fino a La caduta della casa degli Usher, miniserie del 2023 basata su diversi lavori di Edgar Allan Poe.
In soli 5 anni, serie dopo serie, Mike Flanagan è diventato più di un autore di vastissimo successo. È diventato un brand, almeno nel panorama seriale: una promessa (quasi) infallibile di soddisfazione. Non solo per il pubblico ma anche per la critica. Qui su Mondoserie gli abbiamo dedicato uno speciale, che trovate qui.
In questo articolo raccontiamo le due stagioni dell’ottima The Haunting, e del perché è stata – e per noi rimane, a distanza di qualche anno – una produzione così rilevante.

Da King al racconto gotico, tutti gli orrori di Mike Flanagan
Due parole su Mike Flanagan, la mente dietro a questo interessantissimo revival di un horror intelligente: capace cioè di spaventare non con trucchetti abusati ma con le armi sottili dell’inquietudine e dell’angoscia esistenziale. Costruendo opere in cui il terrore è mentale più che effettistico, e in cui ciò che veramente fa paura non sono i mostri ma gli abissi della mente. Non è un caso che autori come Stephen King, Quentin Tarantino e William Friedkin siano tra i suoi estimatori.
Flanagan, peraltro, è autore pieno. Spesso non solo creatore ma anche regista e sceneggiatore, o co-sceneggiatore, di tutte o molte delle puntate, nonché responsabile o supervisore del montaggio.
Il regista americano è nato nel 1978 a Salem, in Massachusetts. Cioè la località dell’ultimo grande processo alle streghe del Nord America, nel 1692. Un fatto che ha avuto una forte influenza sui suoi interessi narrativi.
Tra i suoi film ricordiamo prodotti di genere in gran parte interessanti e assai ben fatti: Absentia (2011), Oculus (2013), Ouija (2016), il buon adattamento dal romanzo di Stephen King Il gioco di Gerald, e il temerario “sequel” di Shining, anche questo tratto da King, Doctor Sleep (2019).
Ancora più rilevanti sono però qui le sue opere per il piccolo schermo, le già citate The Haunting of Hill House (2018) e The Haunting of Bly Manor (2020), e di cui ora parleremo meglio. E poi Midnight Mass (2021), un’opera che nuovamente sembra tradurre una influenza kinghiana. Ma senza attingere a specifici lavori dell’autore di IT, Misery e The Stand: un po’ come aveva fatto una piccola ma molto affascinante miniserie antologica in due stagioni, Castle Rock, di cui abbiamo parlato qui.
Come poi sarà con la magnifica, sontuosa, complessissima La caduta della casa degli Usher, che si incarica di mettere in scena una pluralità di lavori di E.A. Poe.

Il progetto The Haunting: far rivivere il Gothic Romance
Il progetto di The Haunting nasce per attualizzare il Gothic Romance. Quello che mescolava, per dirla con le parole di Flanagan, “eccitazione e mistero, orrore e rovina”.
“To haunt” in inglese significare ossessionare, perseguitare, infestare. E il cuore della serie antologica è esattamente qui: nell’idea che esistano luoghi (luoghi metafisici, luoghi dell’animo, e anche luoghi fisici) che possono produrre esalazioni nefaste. Finendo per generare traumi che plasmeranno le vite di coloro che si trovano a respirarne l’aria malsana.
Capite già benissimo come, prima ancora dell’annuncio del nuovo lavoro su Casa Usher, l’influenza di Poe fosse distinta, visibile, enorme.
D’altra parte, anche nel costruire le due fortunatissime stagioni di The Haunting Flanagan ha cercato ispirazione in alcuni testi classici. La prima, The Haunting of Hill House, deriva dal romanzo omonimo di Shirley Jackson del 1959 (in italiano L’incubo di Hill House). La seconda dal celebre racconto di Henry James Il giro di vite (1898).
Flanagan fa risultare modernissimi racconti che abbracciano un immaginario apparentemente retrò, fatto di grandi case, spettri, passeggiate notturne, maledizioni. Dietro la patina del tempo e gli stilemi di genere emergono storie capaci di parlarci di noi, del nostro mondo, delle nostre inquietudini e ossessioni.
Non è un caso che, nelle due autonome stagioni di The Haunting, ricorrano molti attori. Victoria Pedretti, Oliver Jackson-Cohen, Henry Thomas, Carla Gugino, Kate Siegel appaiono (in ruoli diversi) in ambo le opere. E così succede anche con Midnight Mass e poi in La caduta della casa degli Usher. Prodotti ben diversi dal canone di The Haunting, e che pure schierano volti già visti in Hill House (Samantha Sloyan) o in Bly Manor (Rahul Kohli) o in entrambe (Henry Thomas e la moglie e musa del regista, Kate Siegel).
A suggerire l’idea di una contiguità – se non continuità – di universi narrativi.
The Haunting of Hill House
Il primo volume del dittico, come si diceva, esce nel 2018. L’abbiamo discussa anche in questa puntata del podcast. The Haunting of Hill House (10 puntate, Netflix) traduce in immagini un celebre romanzo di genere. Che racconta la storia gotica per eccellenza, quella della casa stregata, dandole un taglio profondamente contemporaneo. E riuscendo a essere, oltre che molto bella, persino originale e capace di dire qualcosa di non scontato sul dolore, il trauma, la solitudine, il senso dei legami familiari.
La trama. 26 anni dopo aver vissuto in quella che sarebbe diventata la più celebre casa stregata d’America, un nuovo lutto riunisce la famiglia Crain: un passato che non passa si mescola ai fantasmi della mente che tormentano i protagonisti.
Il racconto funziona con un complesso incastro temporale. Puntata dopo puntata, esplorando in parallelo le storie dei personaggi, arriviamo a comprendere i traumi che hanno plasmato le loro vite da piccoli. E che ne fanno, oggi, le figure complesse e dolenti che incontriamo all’inizio del racconto.
La famiglia disfunzionale, nuovo topos della narrativa seriale, è quindi al centro del racconto. Con un’attenzione non solo psicologica ma anche filosofica e metafisica. L’orrore esiste, e assume forme diverse. Il mostro dell’infanzia diventa in età adulta la dipendenza da eroina. Le ferite ricevute da piccoli rendono impossibile il contatto fisico. Lo spettro da cui si era ossessionati è uno specchio profetico che mette in collegamento piani temporali diversi.
All’uscita fu una rivelazione: una serie tv horror avvincente, intelligente, effettivamente paurosa. In cui la paura deriva, appunto, più dall’angoscia esistenziale che non dai soliti jump scare.
The Haunting of Bly Manor
Due anni dopo, la serie ritorna con un secondo capitolo: The Haunting of Bly Manor (9 episodi, Netflix). Se Hill House proponeva un’articolazione temporale a incastro, con piani separati da decenni ma sorprendentemente collegati in diversi punti, Bly Manor (come raccontiamo nel podcast) radicalizza l’approccio narrativo e drammaturgico. Pur con qualche sbavatura (Flanagan ha scritto e diretto solo alcune puntate, a differenza di Hill House o di Midnight Mass). Ma portando i personaggi, e lo spettatore, a sprofondare in loop spazio-temporali esistenziali metafisici ancora più audaci.
Anche qui il racconto gioca con i piani temporali, in modo solo apparentemente più semplice, proponendo una struttura a cornice. Una donna, alle prove di un matrimonio, intrattiene gli altri ospiti con il racconto notturno di una storia paurosa: è la storia che verrà raccontata allo spettatore, e che si è svolta in Inghilterra 20 anni prima. Quella di una giovane tutrice americana che viene chiamata ad accudire due bambini, rimasti orfani, in una grande e antica casa che presto inizia a ospitare apparizioni e fenomeni.
Le case stregate, narrativamente al centro di ambo le storie, sono solo il punto di partenza di un viaggio che intende il genere come esplorazione di un orrore prima mentale che fisico, o metafisico. Ciò che interessa a Flanagan è il disorientamento che deriva dalla perdita progressiva di punti di riferimento.
La cornice della realtà si sgretola, i demoni individuali si mescolano a forze oscure che agiscono non tanto per volontà di nuocere quanto come dei buchi neri. Attrattori gravitazionali alla cui orbita è difficile sfuggire una volta che ci si è avvicinati. Ricordi, desideri, rimpianti, sensi di colpa. Questa è la materia di cui sono impastati i racconti horror di The Haunting.
Abbiamo dedicato anche una puntata del podcast a Hill House: ascoltala qui!
The Haunting of Hill House: mistero, orrore, rovina | PODCAST
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