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Parks and Recreation: l’ufficio più spassoso del Midwest

Un gioiello seriale di comicità americana e satira socio-politica che per 7 stagioni non smette mai di brillare.

di Livio Pacella
07/09/2022
in Articoli, Artwork
Cover di Parks and Recreation per Mondoserie
397
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Parks and Recreation è una serie statunitense (NBC 2009 -2015) in 7 stagioni e un totale di 125 episodi – tutti dalla durata di una ventina di minuti. Attualmente disponibile in Italia solo su Peacock, quindi nel pacchetto Sky – NOW. Ahinoi senza sottotitoli alla versione originale. Girato in forma di mockumentary (finto documentario) questo show è un vero e proprio gioiello comedy – purtroppo poco conosciuto in Italia – che ad una prima visione richiama subito il ben più noto The Office. 

La serie infatti era stata originariamente concepita dai suoi autori (Greg Daniels e Michael Schur) come una sorta spin-off di The Office, di cui i due avevano scritto/diretto alcuni episodi. Fortunatamente gli eventi hanno preso tutt’altra direzione, dando origine ad una sceneggiatura assolutamente brillante e originale, che addirittura va migliorando di stagione in stagione, popolata da personaggi sempre azzeccatissimi e irresistibili al contempo.

Parks and Recreation segue le vicende del Dipartimento Parchi e Tempo Libero di Pawnee. E cioè l’ufficio municipale preposto alla gestione e manutenzione delle aree verdi pubbliche di questa cittadina immaginaria dell’Indiana. Con i suoi divertentissimi dipendenti.

Protagonista assoluta è la vicedirettrice Leslie Knope (la fantastica Amy Poehler che per questo ruolo ha ottenuto un Emmy e molte altre candidature). Sublime cocktail di entusiasmo, candore e cieca devozione al lavoro – e alla sua amata burocrazia. Una pazzesca macchina da guerra al femminile, soprattutto quando si tratta di donchisciotteschi mulini a vento. E, più in generale, di cause perse.

Anarchy in Indiana

Tutti i personaggi di questa serie sono spesso e volutamente sopra le righe. Ma senza mai che questo scada in una comicità macchiettistica fine a se stessa. E il merito va equamente diviso tra la scrittura notevole e le eccezionali interpretazioni. Parks and Recreation gode infatti di un cast straordinario (in buona parte proveniente dal mondo della stand up comedy). Potendo qui felicemente giocare con la maschera di un determinato personaggio, questi mattatori della comicità risultano esageratamente bizzarri, inverosimili, dannatamente credibili. E naturalmente comici. 

A partire dalla figura del mitico capo dipartimento Ron Swanson (un meraviglioso Nick Offerman), imprevedibile spirito anarchico e antigovernativo fino al midollo. Per riassumere con le sue stesse parole: “I think that all government is a waste of tax-payer money… My dream is to have the park system privatized and run entirely for profit by corporations”… 

Un personaggio la cui contagiosa stravaganza non finisce mai di stupire – che sia per l’insaziabile brama di carne o per il maniacale culto della privacy. Che sia per il piano di fuga elaborato in caso di ritorno della prima ex moglie o per la mina antiuomo regalata ad una bambina in visita al dipartimento…

E per proseguire con il vanitoso cialtrone Tom Haverford (Aziz Ansari, Master of None), l’apatica e sarcastica stagista April (Aubrey Plaza, Legion), il pragmatico urbanista Mark (Paul Schneider), il fantastico e improbabile Jerry (Jim O’Heir), la giunonica e fascinosa Donna (Retta)…

Al di là dell’indubbia vis comica individuale di questi caratteri, è la reiterazione e lo sviluppo delle loro relazioni che conferisce allo show quell’inarrestabile forza e quella freschezza che non lo hanno praticamente mai abbandonato, per ben oltre 120 episodi. 

Parks and Recreation tra utopie, buche e straniamento 

Questo inedito gruppo di personaggi, posto in svariate situazioni, sempre ben congegnate, è una riserva pressoché inesauribile di sorprendente humor. Personaggi ai quali bisognerebbe ancora aggiungere l’adorabile infermiera Ann Perkins (Rashida Jones, Angie Tribeca) – la migliore amica di Leslie, conosciuta durante un’assemblea pubblica in cui protesta per la presenza di un’enorme buca nei pressi di casa sua. Buca nella quale è malamente caduto il suo maldestro fidanzato Andy Dwye (Chris Pratt, poi ne I guardiani della galassia), fratturandosi entrambe le gambe.

Buca che l’idealista Knope promette pubblicamente di trasformare in un parco: progetto invero difficilmente realizzabile, e che sarà il motore della prima stagione. Dalla rocambolesca creazione dell’utopico miniparco nella squallida buca industriale in poi, le avventure di tutti vanno sviluppandosi in modo sempre più articolato, intrecciato e coinvolgente. Passando dalla sfera del pubblico a quella del privato senza soluzione di continuità. Perché la telecamera a cui i protagonisti si rivolgono, sempre in prima persona (come se si stesse perennemente girando uno strano documentario sul dipartimento e su di loro), passa con disinvoltura dagli uffici comunali alle abitazioni private, dalle strade ai parcheggi, ai ristoranti… 

Creando un particolare effetto di straniamento, per cui i protagonisti sono – in un certo senso – consapevoli di stare posando davanti ad un ipotetico pubblico: ovvero noi. Per cui, ad esempio, a volte si confidano a bassa voce, ammiccano, mentono, minimizzano, dissimulano – portando la situazione comica alle estreme conseguenze. Estreme come le soluzioni adottate verso la fine dello show, quando si vedono i nostri eroi molto in avanti nel futuro, totalmente invecchiati, come se la realizzazione di questo folle documentario non li avesse mai abbandonati.

Candidati presidenziali tra sogni e realtà

Via via che vicende e stagioni procedono, alcuni ci lasciano (tipo Mark) e nuovi volti arrivano: chiamati a fare da revisori ai tagli del budget comunale ecco comparire il diligente contabile nerd nell’anima, Ben (Adam Scott, Scissione) e il salutista new age ottimista fino al limite della sociopatia, Chris (un Rob Lowe in grande forma).

E ce ne sarebbero tanti altri da tirare in ballo: chiudiamo però facendo solo i nomi del grande Henry Winkler (Fonzie, Barry), di Heidi Klum (ex modella e conduttrice) e di John McCain (l’ex senatore candidato alla Casa Bianca!) – questi ultimi due comparendo nel ruolo di loro stessi in diversi cameo. E per convincere McCain a partecipare (ma non è l’unico politico di peso a comparire nella serie: vi sono anche l’attuale presidente Joe Biden e l’allora First Lady Michelle Obama) ad uno show di genere comico satirico – per di più sulla politica che si svolge in provincia – significa che questo stesso show ha ormai conquistato consensi e autorevolezza. Per audience e soprattutto per contenuti.

Ma perché d’un tratto Parks and Recreation si ritrova sbalzato a Washington? Forse per poter coronare  la grande ambizione segreta di Leslie: poter diventare un lontano giorno il primo presidente al femminile degli Stati Uniti. Prima c’è però da passare per il consiglio comunale di Pawnee: una poltrona senza dubbio più modesta e contenuta ma il cui conseguimento non sembra essere in fondo così facile.

Parks and Recreation: perfetto spaccato della provincia USA

Il nostro amato dipartimento – in cui da tempo è ormai abbattuta la distinzione tra l’essere amici e l’essere colleghi – si mette subito al lavoro per sostenere la Knope. Il candidato al contempo più efficiente e più disfunzionale che possa esservi per Pawnee. Tra campagne elettorali carnevalesche, accorate e in una parola allucinanti. Con gli immancabili e apparentemente insormontabili ostacoli dell’ultimo momento. Con i soliti stucchevoli scandali morali della cittadina perbenista, tesi ad esempio a contrastare gli amori sbocciati all’interno degli uffici comunali o la celebrazione di un matrimonio tra due pinguini maschi, inconsapevolmente officiata da Leslie tempo prima… 

Ma non sono solo le carriere ad evolvere: nel corso delle stagioni alcuni nostri eroi si legano sentimentalmente. E questi legami vanno per l’appunto evolvendosi nei modi più spassosamente e teneramente stralunati. Insomma, uno spasso continuo. Ma uno spasso sempre e comunque significativamente educativo, come abbiamo discusso anche in questa puntata del podcast.  

Parks and Recreation, con il mockumentary della gioiosa e grottesca esistenza di questo piccolo dipartimento di Pawnee, Indiana, muovendosi tra pubblico e privato attraverso le battaglie lavorative e personali – con vittorie e sconfitte – di Leslie & company, ci porge il perfetto spaccato sullo spirito di una piccola comunità provinciale del Midwest. E per assurdo riesce a farlo molto meglio di quanto farebbero tanti documentari veri realizzati sullo stesso argomento.

Un decrepito pony nella quarta cittadina più obesa d’America

Non bisogna infatti lasciarsi ingannare dalle deformazioni caricaturali di un comune che ha il suo simbolo in Lil’ Sebastian, un tenero e decrepito pony ormai in punto di morte. Che ha il suo vanto in una multinazionale dolciaria senza scrupoli – in quella che qui è detta la quarta città d’America per obesità. Che infine possiede, all’interno del municipio, sconvolgenti murales che raccontano le origini di Pawnee. Tra crudelissimi padri fondatori e indiani massacrati nei modi più strambi e pittoreschi (il che, durante le visite guidate, crea sempre momenti di assurdo imbarazzo e irrefrenabile ilarità).

Ma nonostante la costante presenza di facili contenuti umoristici, questa serie si tiene sempre ad un alto livello di innegabile intelligenza satirica, senza mai virare verso il demenziale fine a se stesso (marchio distintivo di show come Angie Tribeca e Trial & Error). 

Proprio tramite la stupefacente leggerezza di Ron e delle sue debordanti ex mogli, del Festival della Zucca (disperato tentativo di salvare le casse del Dipartimento), delle stramberie del corrottissimo consigliere comunale Jamm, della creazione dell’azienda di noleggio abiti stilosi per bambini dell’improbabile Tom – e l’elenco potrebbe andare avanti ancora molto a lungo – Parks and Recreation si rivela un prodotto culturale attuale e raffinato come pochi. Capace di raccontare in modo lucidissimo meccanismi e logiche della politica amministrativa locale made in U.S.A. E di dipingere quel particolare tipo di caratteri provinciali con tutta la loro ingenuità e il loro candore, liberi dalle maliziose sovrastrutture imposte dalla vita nelle grandi metropoli.

Spensierata, spassosa, spumeggiante (per tacere dell’imperdibile Ron Swanson). Parks and Recreation è senza dubbio una delle comedy più divertenti e riuscite nel panorama seriale statunitense.

Ascolta il podcast dedicato a Parks and Recreation! 

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