Elle, serie Prime Video in 8 episodi uscita nel 2026 (e già confermata per una seconda stagione), segna il ritorno di un film iconico del nostro recente passato cinematografico. E cioè La rivincita delle bionde (Legally Blonde, 2001).
È un prequel spin-off che si propone di esplorare le avventure di una giovane Elle Woods, interpretata da Lexi Minetree. E di riportare in vita il mix di sassiness e dolcezza che ha reso il personaggio originale un cult.
La rivincita delle bionde, con protagonista Elle Woods, una ragazza bionda e superficiale che, per riconquistare il suo fidanzato, entra alla Harvard Law School, dimostrando al mondo di non essere affatto imbecille, è stato a suo tempo un film totem e guida per molte donne.
Diretto da Robert Luketic, ha lanciato la carriera di Reese Witherspoon (Elle Woods) e ha dato spazio a due attrici che oggi ritroviamo in grandi serie come Jennifer Coolidge (The White Lotus) e Ali Larter (Landman).
Elle Woods prima di Harvard
Ma com’è nata l’idea dello spin-off?
A più di vent’anni di distanza dal film, una sera Reese Witherspoon, oggi potente produttrice cinematografica, si ritrova a conversare con Lauren Levy Neustadter, sua partner di produzione nella società di media Hello Sunshine.
«Elle Woods mi ha cambiato la vita», confida Neustadter. «Vedere una persona sottovalutata e a volte fraintesa, ma che grazie alla fiducia in se stessa, alla determinazione e alla perseveranza riesce a ottenere risultati straordinari, ha davvero segnato il mio percorso».
Le due amiche e colleghe riflettono poi sulle adolescenti e sui messaggi negativi che ricevono sui social media e altrove, con effetti deleteri sul loro senso di autostima. «È stata Reese a dire: “Penso che questa generazione abbia bisogno di Elle Woods”». Così, nel giro di pochi mesi, elaborano il soggetto dello spin-off e lo vendono ad Amazon.
La serie è ambientata nel 1995, l’anno in cui Elle avrebbe frequentato il penultimo anno di liceo, sei anni prima degli eventi del film. Dopo un cambiamento nelle circostanze familiari, Elle e i suoi genitori (interpretati da Tom Everett Scott e June Diane Raphael) lasciano il loro habitat naturale — la vita di lusso e lo shopping sfrenato di Bel Air, in California — per trasferirsi a Seattle, nel pieno dell’era grunge. Qui la nostra biondina dovrà far fronte a dei dirompenti cambiamenti interiori. E dimostrare a tutti che sì, “il rosa è una personalità” e che l’allegria paiettata può essere vincente. Persino a Seattle.
Fine della storia.
Perché slurparsi Elle?
Dunque, perché slurparsi gli 8 episodi di quasi un’ora ciascuno di Elle, e farsi avviluppare dalla strabordante superficialità perbenista della trama e dei dialoghi di questo spin-off leggero e privo di pericoli?
Il motivo principale è curare le ferite lasciate da serie meravigliose come Euphoria. E anche dalla più tenue Sex Education.
Da qualche anno le serie teen hanno cambiato faccia: da intrattenimento rassicurante e semieducativo sono diventate delle macchine spezzaossa pronte a far strage di qualsiasi illusione.
In queste serie gli argomenti delicati dell’adolescenza vengono buttati in faccia allo spettatore senza pietà e nessun pudore. Il sesso in primis è oltre ogni tabù.
In Euphoria la “prima volta” si consuma sotto l’onniscienza del porno e quasi sicuramente sotto gli occhi del telefonino. I ragazzi sanno già tutto prima ancora di cominciare. Spesso poi si ritrovano incapaci quasi di eccitarsi e di affrontare l’imbarazzo del sesso in carne e ossa. Preferiscono farlo per telefono, in un onanismo ecumenico e senza differenza di genere.
Dopo Euphoria e Sex Education: adolescenti senza tregua
In Sex Education il sesso non è così brutale come in Euphoria ma è dipinto come un problema costante e schiacciante, qualsiasi sia l’età di chi lo vive.
Peggio ancora quando i ragazzi crescono un po’ e capiscono, sempre nel caso di Euphoria, che si possono fare soldi a palate prostituendosi nei modi più strani online. O nella vera vita.
Altro tema vituperato oggidì dalle serie teen sono le amicizie. Una vera valle di lacrime: nemmeno l’Impero romano nella sua più alta decadenza ha conosciuto tradimenti e pugnalate alle spalle simili.
La migliore amica è pronta a venderti per un selfie con qualcuno di famoso, le sorelle si odiano e non si comprendono nemmeno un po’. Ci si ruba il fidanzato a colpi di droghe e inganni mentre i più fortunati sono afflitti dall’idea di cambiare sesso e di farsi accettare comunque dai propri “amici”.
In Sex Education ci sono spesso degli happy ending – ma ci ha pensato Euphoria a spazzare via quel briciolo di speranza.
Genitori, traumi e nostalgia rosa
I genitori, in passato visti come figure arcigne ma compassionevoli, sono trasformati in alcolizzati o pervertiti, che passano il loro tempo libero a far video porno assieme ai compagni di classe dei propri figli. Oppure sono madri distrutte dalla dipendenza precocissima della prole, che si sfonda di fentanyl e che, neanche a dirlo, ci lascia le penne lasciandole nel dolore e nel rimorso più atroce.
In Sex Education rivestono la divertente ma comunque inquietante figura di ficcanaso sessuale nella vita dei figli, come la madre del protagonista che brama vedere i fazzoletti del post coito solitario del figlio per sincerarsi della sua normale crescita.
Tutto ciò è vero? Nella realtà le cose funzionano così? Per alcuni sì, ma siamo onesti: esistono ancora gli adolescenti più moderati che potrebbero gradire un intrattenimento meno perverso, per quanto cinematograficamente eccellente.
Ecco allora Elle, che come confessa la produttrice Reese Witherspoon è nata anche dopo aver visto la serie Mercoledì. Perché non raccontare l’adolescenza di un’altra icona semidimenticata?
Vi dirò, Elle non è un capolavoro. E il film originale non è nemmeno questo idealizzato inno alla libertà dell’imbecillità capace di trasformarsi in intelligenza. È un film spassoso. Come spassosa è la serie. Mette di buon umore. E non idolatra le idee suicide. Gli anni Novanta poi insegnano ai giovani che c’era una vita senza telefonini e internet, e non era affatto male.
Il cast di Elle: Lexi Minetree e l’ultimo James Van Der Beek
Il cast di Elle è decisamente interessante. A parte la “stella emergente” Lexi Minetree, alla quale il New York Times ha dedicato un lungo articolo, e altri giovanissimi talenti, vediamo l’ultima apparizione di una figura emblematica della televisione.
James Van Der Beek è scomparso l’11 febbraio scorso all’età di 48 anni a causa di un cancro colorettale. L’attore si era affermato come uno dei volti di punta del panorama televisivo alla fine degli anni Novanta con il suo ruolo in Dawson’s Creek. In Elle interpreta una figura controversa, il politico Dean Wilson.
Elle è un tuffo nel passato e forse un timido annuncio del prossimo futuro delle serie teen. Meno disperazione, più azione. Siamo stanchi di sottovalutare la superficialità: a volte, è un trampolino per nuove idee.
O più semplicemente, per serate televisive meno angoscianti.
Ascolta il nostro podcast sull’universo teen in tv
Universo Teen: la giovinezza tra purezza, confusione, orrore | PODCAST
Il contraltare a Elle: Euphoria
















