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Uscita su Netflix nel tardo autunno 2025, Death By Lightning è una miniserie di 4 puntate di un’ora ciascuna. Nonostante non abbia goduto di ricche campagne pubblicitarie, si è lentamente fatta strada tra gli amanti del dramma storico. In virtù di un ottimo cast di attori particolarmente ispirati, una ricostruzione meticolosa e suggestiva e una sceneggiatura capace di restituire, in appena quattro ore, l’anima nera dell’America di fine Ottocento.
Ma più di tutto, questa serie ha il merito di far emergere il destino beffardo di uno dei grandi “protagonisti mancati” della storia contemporanea: il presidente James Garfield, assassinato dal mitomane Charles Guiteau. Prodotta da David Benioff e D.B. Weiss (i creatori di Game of Thrones) e tratta dal saggio Destiny of the Republic, la serie non è il classico thriller politico. È piuttosto una storia di scienza fallita, narcisismo patologico – e puro, atroce caso.
La narrazione di Death by Lightning è strutturata come una doppia elica. Da un lato seguiamo l’ascesa riluttante di Garfield. Eroe di guerra e idealista che non cerca il potere, ma che viene trascinato da un Partito Repubblicano che vede in lui l’unico uomo capace di unire un Paese ancora fratturato dalla Guerra Civile. Parallelamente, seguiamo la discesa nella follia di Charles Guiteau. Avvocato fallito, predicatore itinerante allontanato da ogni comunità, uomo che vive di truffe meschine. Convinto di essere un genio destinato alla gloria. Le due linee convergono la mattina del 2 luglio 1881 alla stazione di Washington, dove due colpi di pistola cambiano la storia.
La Gilded Age: oro e fango
Per capire perché un folle abbia potuto avvicinarsi così tanto al cuore del potere, dobbiamo immergerci nel contesto della Gilded Age, l’Età dell’Oro statunitense. È quel periodo che va grosso modo dal 1870 fino alla fine del secolo: un’era di progressi strabilianti e industrializzazione selvaggia.
L’America di quegli anni corre frenetica verso il futuro: è il tempo dei grandi monopoli, dell’espansione delle ferrovie che collegano i due oceani, delle prime lampadine di Edison e del telefono di Bell. È un momento di ottimismo scientifico senza precedenti, eppure questa “doratura” nasconde lati oscuri profondissimi.
Sotto la superficie del benessere cresce un sistema politico incancrenito, retto dallo “Spoils System” (il sistema del bottino): l’idea che il vincitore delle elezioni abbia il dovere di distribuire migliaia di posti di lavoro ai sostenitori, a prescindere dal merito. È in questo clima di clientelismo e corruzione che Guiteau si sente legittimato a perseguitare la Casa Bianca per pretendere un consolato a Parigi.
Il gigante e l’insetto: Shannon vs Macfadyen
Visivamente, Death By Lightning dipinge un’America color seppia, soffocata da tendaggi di velluto pesante e dall’odore stantio di sigari. In questo teatro si muovono due uomini opposti.
Da una parte c’è James Garfield, che ha il volto scavato di un Michael Shannon (Nine Perfect Strangers) finalmente sottratto ai soliti ruoli disturbanti. Shannon ci regala una prova misurata, restituendoci la gravitas di un gigante riluttante. È un ideale incarnato – ma proprio perché fatto di carne, tragicamente mortale.
Dall’altra parte c’è Charles Guiteau. Dimenticate il cinismo di Succession: qui Matthew Macfadyen è irriconoscibile. Interpreta un ometto febbrile, con abiti logori spacciati per eleganti e uno sguardo acceso dalla fame disperata di essere notato. È, letteralmente, un insetto che si crede un dio. La serie racconta la collisione inevitabile tra questo gigante stanco e questo ometto delirante.
A incarnare il “motore politico” che, involontariamente, arma la mano di Guiteau sono due figure chiave: Roscoe Conkling e Chester Arthur. Conkling, il “Burattinaio”, gestisce il potere come un gioco a somma zero. È lui il vero antagonista di Garfield, colui che scatena la crisi istituzionale che l’assassino osserverà con fanatismo dai corridoi del potere. Al suo fianco troviamo Chester Alan Arthur, interpretato da un Nick Offerman (Parks and Recreation) monumentale. All’inizio Arthur è un godereccio, una “quota corruzione” scelta come vice presidente solo per accontentare i boss del partito. Offerman gli dona un’anima oscura, quella di un uomo che sembra votato all’autodistruzione nel lusso.
Death by Lightning brilla nel mostrare il contrasto tra l’aula di tribunale e la stanza del malato. Guiteau al processo non si comporta da imputato, ma da star. Insulta le autorità e scherza con i giornalisti, convinto di aver compiuto un atto patriottico. È la celebrazione di un uomo che preferisce la forca all’anonimato.
Death by Lightning e l’America che avrebbe potuto essere
Mentre il “Folle” si gode la scena, il “Saggio” Garfield muore lentamente non per l’attentato, ma per l’arroganza dei suoi medici. In un’epoca di scoperte mediche rivoluzionarie, il Presidente viene letteralmente consumato dalle infezioni provocate da dita e strumenti sporchi. È il paradosso supremo della Gilded Age: l’uomo di scienza ucciso dall’ignoranza di chi avrebbe dovuto salvarlo.
Se la morte di Garfield è una sconfitta, il miracolo risiede nella metamorfosi di Chester Arthur. Offerman mette in scena una trasformazione sofferta: l’uomo della macchina politica, una volta giunto alla carica più alta travolto dal sangue del suo predecessore, decide di onorarlo. Sarà proprio Arthur, l’ex corrotto, a firmare le leggi per smantellare lo Spoils System. Il sacrificio di Garfield redime l’anima del suo successore più improbabile.
Death by Lightning ci lascia con un’amarezza profonda. Ci chiediamo cosa sarebbe stata l’America se la medicina fosse stata all’altezza… o se un cercametalli non fosse stato confuso da un letto a molle. Ma ci lascia anche una consapevolezza: la Storia sceglie spesso le strade più brutali e beffarde per far trionfare, nonostante tutto, un briciolo di giustizia.
L’uomo Garfield è morto sotto le dita sporche di medici arroganti, ma la sua visione gli è sopravvissuta nell’unico modo che il destino gli ha concesso: cambiare per sempre l’uomo che è rimasto in piedi dopo di lui.
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