Running with the Devil: The Wild World of John McAfee (in it. L’incredibile storia di John McAfee) è un documentario (Netflix, 2022) della durata di 105 minuti, per la regia di Charlie Russell. Se anche dovesse capitarvi di leggere in giro questo essere un documentario su “vita e morte di colui che ha sviluppato il software McAfee Antivirus”, le cose non stanno esattamente così. Anzi, è tutto dannatamente molto più complicato di così.
Innanzitutto, questo film si concentra esclusivamente sugli ultimi anni della vita di John McAfee. Più precisamente, dall’inizio del suo periodo di latitanza – terminato con la sua morte, nel 2021, in un carcere di Barcellona. Per le autorità locali si trattò di suicidio. Suicidio o non suicidio, ciò avvenne soltanto dopo che il tribunale locale aveva autorizzato la sua estradizione negli Stati Uniti, dove era accusato di evasione fiscale. Paese – il suo – in cui, pochi anni prima, e in ogni caso nel bel mezzo di questa storia, si era addirittura candidato a presidente!
Torniamo però alla sua latitanza, iniziata con la fuga dal Belize, nel 2012, paese in cui al tempo risultava residente. E dove venne accusato di aver assassinato a sangue freddo (con un proiettile piazzato sulla nuca) il suo vicino di casa. Reo di aver avvelenato non pochi tra i suoi cani.
Running with the Devil: chi era John McAfee?
Ma chi era John McAfee? Beh, se ancora non l’avete capito, è stato il tizio che a suo tempo ha creato l’omonimo antivirus. Quello che attualmente ‘infetta’ i computer di mezzo mondo. Prima di questo aveva lavorato per la NASA. E dopo aver venduto la sua azienda per svariati miliardi di dollari, si era anche dato all’insegnamento dello yoga. Fermo restando il suo sempiterno appeal imprenditoriale: con PowWow, ad esempio, fu pioniere nel campo delle chat in real time. Nel campo delle criptovalute, invece, Skycoin fa addirittura capolino come suo tatuaggio. Ma tutto questo viene solo sfiorato, se non addirittura volutamente taciuto, da Running with the Devil.
Il documentario in questione, come già detto, si concentra solo sull’ultimo frenetico e caotico periodo della sua vita. Ma, soprattutto, tutto ha avuto inizio perché fu lui stesso a chiamare la redazione di VICE, proponendo loro di seguirlo in quella che aveva tutte le carte in regola per essere un’avventura pazzesca – e, inoltre, un fottuto scoop. Così – VICE aderendo con entusiasmo – McAfee viene raggiunto da Robert King, cameraman, e da Rocco Castoro, reporter. Che fin da subito lo seguono in questa strampalata e improvvisata odissea da fuggitivo. O meglio, è John stesso a recuperare rocambolescamente questi due dall’aeroporto, dando fin dall’inizio al tutto un’atmosfera da ultramovimentato spy movie.
La spiegazione è semplice: “non ho ucciso il mio vicino, sono un perseguitato, vittima di un complotto”. Di più complotti, come si avrà modo di appurare. Perché a volerlo morto non c’è solo il governo del Belize – lui conoscendo troppi suoi ‘sporchi segreti’. Vi è anche il cartello di Sinaloa, cattivi vari, e – dulcis in fundo – lo stesso governo (deep state) degli USA… Sempre a causa di ciò che lui sa.
Cosa (non) è Running with the Devil?
Ma come John fa ad essere a conoscenza di tanti oscuri segreti? Altra semplicissima risposta: essendo stato il padre dell’antivirus più diffuso al mondo, è anche colui che ha partorito un potentissimo virus in grado di abbattere qualsiasi firewall ecc ecc… La questione non viene mai approfondita: né da Running with the Devil né tantomeno da lui stesso in altre occasioni. Queste terribili verità nascoste, di cui lui sarebbe a conoscenza, e che sarebbero la ragione per cui viene continuamente perseguitato da mezzo mondo, è qualcosa a cui si fa sempre e solo un vaghissimo riferimento.
Beh, sì – già dovrebbe sentirsi, come dire, puzza di sola… E, in effetti, tante sono state le critiche impietose su questo documentario: Da una parte – cosa non certo contestabile – c’è l’accusa di non aver minimamente approfondito la vita di un uomo così eclettico e brillante. Dall’altra, invece, quella di non aver approfondito le reali circostanze dell’omicidio in Belize, tanto per cominciare, né tantomeno la realtà e l’eventuale valore delle informazioni di cui diceva di essere in possesso. Ma, paradossalmente, il punto non è né l’una né le altre cose.
Running with the Devil, a cominciare dal titolo, non è – né vuole essere – una biografia filmica su John McAfee. Piuttosto, è lo strano e fortunoso risultato di una serie di (più o meno) coincidenze. Di cui, quella prima esagitata fuga dal Belize, con tanto di giornalisti che escono da quel paese – assieme al controverso miliardario McAfee – per entrare illegalmente in Guatemala, è solo la prima parte. Un inizio dato del resto dallo stesso fuggitivo, senza la cui chiamata a VICE, niente avrebbe avuto, per l’appunto, inizio.
Prima e seconda parte di Running with the Devil
Il povero Rocco Castoro, le cui inedite considerazioni del tempo riempiono buona parte di Running with the Devil, si trova alla fine del suo viaggio in una posizione assai scomoda. Non solo McAfee è riuscito, dopo un plateale arresto da parte delle autorità guatemalteche, ad uscire da quel paese, ma ha lasciato la coppia di VICE – potenzialmente con gli stessi problemi di visto, ecc – lì, a fare i conti con la situazione in cui lui li ha messi e a farne anche di più amari, al ritorno… Forse questo era il conto da pagare per aver ingenuamente voluto avere a che fare con il diavolo. Ma questo riguarda solo Rocco, the journalist.
Diversa la sorte di Robert King che, in quanto silenzioso cameraman, non solo possedeva il girato dell’avventura tra Beliza e Guatemala, ma che poi ebbe la fortuna di essere richiamato (o di richiamare? non ha ora importanza) dallo stesso McAfee: per girare la seconda parte. Questa volta, però, senza giornalisti o intermediari di sorta. La seconda parte di cosa? Di quello che per John è ormai diventato un vero e proprio stile cinematografico esistenziale: fuggire da cartelli della droga, governi corrotti ecc.
Questo è il punto in cui bisogna giocoforza introdurre la figura di John McAfee. O, per lo meno, quella delineata dal documentario: John è, all’inizio di questa fuga, un uomo ricchissimo, sui 65 anni, di bell’aspetto. Impavido, estroverso e manipolatore, si vede da subito essere a suo agio davanti alla telecamera.
Alcool, donne, droga, armi… e un ego incommensurabile
Gran parte della sua surreale impresa svolgendosi all’interno di una lussuosa imbarcazione, mano a mano che le riprese scorrono, impariamo ad associare la sua personalità ad uno smodato consumo di alcool e droga. Nonché ad una sfrenata passione per armi, guardie del corpo, sesso e donne… A tutto ciò si può tranquillamente aggiungere un ego incommensurabile, che non sfiora ma eccede la mitomania. Del resto, parliamo di un uomo che ha a disposizione – fattualmente? nella sua testa? non è mai chiaro – non solo milioni, ma miliardi di dollari.
Un uomo altresì abituato a plasmare la realtà che lo circonda. Running with the Devil non nasce con lo scopo di indagare la sua fuga, cercando di capire cosa sia verosimile e cosa non. E mettendo così a nudo il re. Nasce invece con lo scopo di raccontare la regale e psicotica caduta di John. Che, in pochi anni, confina la sua stessa esistenza in uno yacht, con l’ex prostituta con cui si è legato, l’equipaggio, le guardie del corpo e, talvolta, il sopracitato cameraman…
Adducendo di volta in volta pretesti per continuare a fuggire. Talvolta sparando in aria, nella notte, ubriaco fradicio e fatto ancor di più. Talaltra finendo con il fare perquisire la sua imbarcazione dalle autorità, all’arrivo in un nuovo paese: solo per aver scioccamente e impunemente, all’approdo, sfoggiato armi da fuoco… Le sue accuse a governi interamente corrotti, e a singoli politici – americani e non – che lo erano probabilmente altrettanto, magari sponsorizzati in buona parte dal cartello di Sinaloa ecc, sembra non siano mai state altro che fantomatiche. Del resto, il 75enne John McAfee, che non troppe settimane prima ballava ubriachissimo in qualche club privato di Madrid o Barcellona, viene infine trovato morto in una cella spagnola…
So they say
Morto suicida, so they say. Qualcosa che ricorda Epstein. O forse no, what the fuck: come dicevamo, Running with the Devil non fa minimamente luce su questo versante. Racconta soltanto gli ultimi pazzi anni di un egomane paranoico e pieno di soldi. In fondo, che volere di più?
Dunque: John McAfee, yankee miliardario, nelle ultime fasi della vita – per la precisione durante l’ultimo decennio, pur credendosi immortale – desidera lasciare un segno. Approfitta quindi della sua fuga dal Belize, forse trovandola incredibilmente romantica, dato che aveva appena ucciso un uomo, e si circonda di telecamera e compagnia bella. Capisce poi in fretta che la compagnia più o meno bella – ovvero il giornalista – non gli serve. Approfitta di momenti successivi – la candidatura a presidente, in cui glorifica l’evasione fiscale – per continuare questo suo romanzo.
Costretto nuovamente a fuggire, per evasione fiscale, cartello di Sinaloa nella sua testa, e demoni vari, richiama a sé la stessa telecamera. Durante questa fuga, forse a causa di alcool e droga, forse a causa di egomania e incipiente demenza senile, comincia a perdere il filo della sua mitomane narrazione. Addirittura, l’interesse… Il resto, come sempre, lo fa la cosiddetta realtà. Running with the Devil: interessante spaccato sul finale di partita di un tizio – John McAfee – che interessante lo era sicuramente. “La gente dice che gli ricordo Joker. In effetti Joker è la migliore descrizione che si può fare di me.”
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