Possono 41 colpi d’ascia essere considerati legittima difesa? È questa la morbosa e affascinante domanda al centro di Love & Death, miniserie in 7 episodi prodotta ds HBO Max nel 2023. Firmata da David E. Kelley (Boston Legal, Goliath, Mr. Mercedes, Nine Perfect Strangers), ricostruisce un caso di cronaca nera dell’America degli anni Ottanta: l’omicidio di Betty Gore.
Nonostante siano trascorsi più di quarant’anni da questo brutale delitto avvenuto a Wylie, Texas, il 13 giugno 1980, il caso continua a essere raccontato e discusso tra serie tv e documentari. Prima di Love & Death, nel 2022, era uscita anche Candy, serie distribuita da Hulu che ha riportato sotto i riflettori la vicenda di Candy Montgomery e Betty Gore.
Candy e Betty sono due buone amiche, entrambe affiliate alla Chiesa metodista della propria città. Sposate, con prole, conducono una vita domestica e tranquilla. Scandita da sorrisi, pranzi comunitari e devozione al matrimonio. Ma soprattutto, una vita ritmata da una noia mortale.
Sono state proprio la noia e un’insoddisfazione repressa a spingere Candy a infliggere 41 colpi d’ascia alla sua amica quel 13 giugno, lasciandone il cadavere accanto al neonato di pochi mesi e tornando poi, per giorni, alla vita di sempre come se nulla fosse accaduto?
Di sicuro per noia Candy, qualche mese prima dell’omicidio, aveva iniziato una relazione segreta col marito di Betty, Allan Gore.
Love & Death, la ricompensa mancata di Candy
Elizabeth Olsen interpreta una Candy carismatica, efficiente, sempre sorridente. Dietro quell’apparente perfezione, però, si nasconde un’ansia profonda. “Ho fatto tutto quello che ci si aspetta da una moglie. Dov’è la mia ricompensa?”, si chiede. La sua ricompensa per qualche tempo sembra essere la relazione extraconiugale con Allan. Non proprio “’na botta de vita”, visto che l’amante è brutto e incapace, ma la scappatella porta dei piccoli brividi nell’esistenza della signora Montgomery.
Love & Death racconta la liaison come un progetto organizzato con meticolosità borghese: incontri all’ora di pranzo in motel anonimi, pranzi al sacco preparati da Candy e dei rapporti sessuali tutt’altro che travolgenti. Il tradimento non viene mostrato come una torrida passione, ma come un tentativo disperato di evasione dalla routine.
Sia Candy sia Love & Death scelgono sostanzialmente di aderire alla versione dei fatti raccontata da Candy Montgomery durante il processo. Secondo la sua testimonianza, Betty Gore l’avrebbe aggredita per prima, furiosa per la relazione con Allan. La difesa introdusse anche la tesi di un trauma infantile riemerso durante lo scontro: quando Betty avrebbe intimato a Candy di fare silenzio, quel gesto avrebbe innescato una risposta dissociativa collegata a esperienze traumatiche vissute da bambina. La giuria accolse questa interpretazione e assolse Montgomery.
La noia domestica e il male della normalità
Eppure il mistero rimane intatto. Nessuna delle due serie riesce davvero a spiegare perché Candy abbia colpito Betty 41 volte. Forse perché una spiegazione definitiva non esiste. Più che risolvere il caso, entrambe le produzioni sembrano interessate a osservare il contesto che lo ha reso possibile: il peso delle aspettative sociali sulle donne, la repressione emotiva nella provincia americana, la violenza nascosta dietro l’ideale della famiglia perfetta.
Abbiamo trattato più volte questo tema, in particolare nel lungo articolo su Mad Men. La noia e il tempo dilatatissimo che avviluppava le casalinghe americane svicolate dal lavoro fisico grazie alle “macchine” lasciava loro molto tempo per sviluppare delle vere e proprie psicosi.
Psicosi che durante la serie vediamo emergere paradossalmente più in Betty, la vittima, che in Candy, la carnefice.
Lungo tutti gli episodi Betty risulta una donna frustrata, inopportuna con tutti e velenosa in ogni manifestazione di sé. Lo spettatore stesso, forse, viene più volte assalito dalla voglia di ucciderla.
Al contrario, Candy ci appare come il lato migliore di noi. Qualcuno che viene travolto dagli eventi e che, sotto il peso dei difetti altrui, esplode. Viene da dirsi: se l’ha fatto lei, che era così buona, l’avrei fatto anch’io.
True crime, immedesimazione e assoluzione
La serie si apre sulle note di Nina Simone: “I’m just a soul whose intentions are good”. Del resto, chi si pensa mai malvagio? Love & Death ci presenta un assassino diverso, intimo.
Non la vicina di casa psicopatica, costantemente in cerca di rogne. Ma la versione più rosea di una donna repressa, che fa di tutto per restare speranzosa e allegra. Finché un giorno la sua antipaticissima amica, quella che nessuno sopporta, cerca di farla a pezzi con un’ascia. E lì, improvvisamente, la “Candy dolce Candy” perde le staffe.
Ed ecco i 41 colpi d’ascia. La giuria, in gran parte femminile, si immedesima con lei e la assolve.
Ed è proprio qui che il true crime contemporaneo trova uno dei suoi territori più perturbanti. Le figure femminili che popolano queste storie ricordano gli archetipi classici del genere: madri premurose, donne sorridenti. Di solito, però, sono le vittime. In Love & Death, invece, diventano le colpevoli. Il ribaltamento è fondamentale: il pubblico non osserva più un assassino distante e incomprensibile, ma una donna che potrebbe appartenere al proprio mondo.
Il fascino della vicenda nasce dunque dall’ambiguità: l’orrore non arriva dall’eccezione, ma dalla normalità.
E di fronte alla normalità, il mondo perdona. Senza però smettere di interrogarsi sul male che la governa.
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Casalinghe criminali, da Desperate Housewives a Love & Death
















