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Trainwreck / 1. Quando l’intrattenimento diventa disastro | Documentari
Trainwreck, podcast | Puntata a cura di Jacopo Bulgarini d’Elci e Livio Pacella
Nel 2022, Trainwreck: Woodstock ’99 è stato il primo documentario Netflix a dare il titolo a quella che oggi è una vera e propria serie documentaristica antologica e tematica: Trainwreck (in it. disastro ferroviario o, meglio, deragliamento). Documentari dedicati a raccontare eventi che, partendo normalmente, in modo talvolta simpatico o curioso, finiscono per andare surrealmente storti. A diventare, cioè, un vero e proprio grottesco disastro. Che a volte, purtroppo, ha anche tragici risvolti.
Il trait d’union tra queste diverse opere è il tentativo – a volte ironico, a volte macabro – di interrogarsi su ciò che accade quando ‘la macchina dell’evento’ sembra perdere il controllo. Per superficialità, avidità, imprudenza… O anche solo per pura disconnessione dalla realtà.
La docuserie funziona perché racconta l’horror ‘reale’ in formato narrativo. Non fiction cruda ma (ri)costruzione quasi cinematografica. Non è solo cronaca: è, volendo, mitologia pop contemporanea. Ognuno di questi documentari mostra come l’evento che doveva unire – una festa, un concerto, una vacanza – si sia trasformato in un incubo. E ci chiede: perché è stato permesso? Perché quasi si voleva che accadesse? Perché si torna tutti a guardarlo?
“Documentari” è il format del podcast di Mondoserie dedicato all’approfondimento delle produzioni non di fiction.
Woodstock ’99: Peace, Love, and Rage
In questa puntata del podcast abbiamo dunque raccolto 4 uscite della serie Trainwreck, accomunate dallo stesso setting: l’intrattenimento sfuggito di mano, fino a diventare incubo collettivo.
Si comincia con lo sopracitata Woodstock ‘99 (2022), in 3 episodi (le successive produzioni saranno per lo più film unico), per la regia di Jamie Crawford. Il racconto di un fallimento utopico: dal tentativo di rieditare il mitico festival hippie americano del ‘69 alla vera e propria catastrofe di 30 anni dopo, finita in disordine, incendi, saccheggi, aggressioni e stupri… A partire dall’avidità dei promotori all’incapacità logistica, che fa sì il festival si svolga all’interno di un’ex base dell’aeronautica, piena di cemento, muri e capannoni. Dalle scelte musicali – una scaletta che premia l’hard rock arrabbiato del tempo: Limp Bizkit, Korn, Rage Against the Machine, Korn alla violenza insita nel testosterone rabbioso, nel disincanto culturale e nella sensazione di essere sfruttati, anche all’interno di una manifestazione musicale…
Astroworld: la tragedia del festival
Le cose vanno addirittura peggio in occasione di un altro concerto, quello dell’Astroworld, tenutosi a Houston, Texas. Astroworld: la tragedia del festival (The Astroworld tragedy, Netflix, 2024) è una ricostruzione in 90 minuti del super concerto del rapper texano Travis Scott, in cui morirono 10 persone e centinaia rimasero ferite a causa del sovraffollamento e della gestione fallimentare della folla. Anche in questo caso la superficialità – sfociata in vera e propria negligenza criminale – e l’avidità – ovvero la monetizzazione dell’esperienza – hanno portato al tristissimo risultato. Vi è anche una parte sulla responsabilità dell’artista in questione, reo di aver bellamente ignorato il dramma che si consumava sotto i suoi occhi. Un contrasto tra l’onirismo della messinscena spettacolare e la realtà della calca mortale, da brividi. Troppa gente, troppi soldi, nessun rispetto, nessuna cura…
Trainwreck, podcast: Il vero Project X
Un episodio singolo è anche Trainwreck: The Real Project X (Netflix, 2024). Qui però ci si sposta in Europa, nei Paesi Bassi, dove – prendendo ispirazione dal film di culto adolescenziale Project X (2012) -, una festa di compleanno in un ricco e tranquillo sobborgo olandese, promossa in modo compulsivo e virale sui social (da non molto esistenti), diventa un evento di massa fuori controllo. Scontri, vandalismi, interventi della polizia. Niente morti o feriti gravi (quasi) questa volta, per carità. Da una parte vi è la totale perdita di controllo nel rito giovanile massificato, dove ti senti anonimo e invincibile (un rivenditore d’alcool, sigarette e cibo è stato preso d’assalto). Dall’altra lo stesso identico concetto, applicato però – una delle prime volte – in rete, sul social Facebook. Anche lì l’anonimato diventa un’arma e la viralità rischia di creare uno spettacolo di massa in cui crollano le regole del mondo civile. Se ci aggiungiamo la cultura dell’emulazione (il film, ovviamente americano, Project X) e quella dell’eccesso e dell’esibizione, il gioco è fatto.
Trainwreck: Poop Cruise
Di Trainwreck: Poop Cruise (Netflix, 2024), anch’esso episodio singolo, nel podcast parliamo con il giusto pudore. Diremo che si riferisce al bizzarro disastro scatologico della crociera Carnival Triumph nel 2013. Dopo un incendio ai motori, la nave resta alla deriva per giorni nel Golfo del Messico: impianti fuori uso, escrementi nei corridoi, panico e disorganizzazione.
La vicenda diventa presto una notizia importante negli USA. I media la ribattezzano “poop cruise”. In questo infelice caso, l’illusione della felicità promessa dal turismo di massa (4500 persone a bordo, tra ospiti e equipaggio), la fragilità della tecnologia, la gestione del caos in spazi chiusi e ‘artificiali’… diversi sono gli aspetti trattati dal documentario che, in fondo, pone la crociera come metafora della nostra società: tutto incluso, fino al collasso! Da sogno deluxe a incubo scatologico, il racconto televisivo diventa qui esorcismo e, alla fine, risata liberatoria.
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