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Predator: Killer of Killers, la caccia attraverso i secoli | Animazione
Predator: Killer of Killers, podcast | Puntata a cura di Untimoteo
Uscito nel 2025, Predator: Killer of Killers è un cartone animato disponibile su Disney+. Pur essendo un lungometraggio della durata di circa novanta minuti, la struttura a tre episodi (più uno) lo inquadra a buon diritto come miniserie animata. Rappresenta inoltre un ulteriore capitolo nel franchise di Predator. Che, escludendo l’imminente Badlands e includendo gli scontri con gli Xenomorfi di Alien, consta di ben otto film. Tutti disponibili sulla stessa piattaforma.
Il regista è Dan Trachtenberg, che già nel precedente Prey ha saputo sorprendere pubblico e critica con un film tiratissimo. Le epiche cacce degli Yautja nei confronti delle loro prede umane cambiano ambiente: dai soliti contesti urbani o fantascientifici agli scenari storici.
Questo cartone riesce anche ad ampliare il mondo guerriero dei Predator, pur mantenendo il focus sulla psicologia umana. Da un punto di vista squisitamente visivo, è in linea con le migliori tecniche di animazione del momento. Mettendosi un gradino immediatamente sotto rispetto a titoli come Arcane o ai film di Spider-Man di Phil Lord. Infine, tiene viva la curiosità dello spettatore per i futuri capitoli. Predator: Killer of Killers è quindi un bell’intermezzo tra l’ottimo film precedente e il prossimo, le cui premesse sembrano altrettanto interessanti.
“Animazione” è il format del podcast di Mondoserie dedicato alle diverse scuole ed espressioni del genere, dall’Oriente alla scena europea e americana.
Caccia grossa attraverso le epoche
Come spiegato nel podcast, Predator è suddiviso in tre parti, chiamate Lo scudo, La spada e Il proiettile. Più un epilogo, per cui la storia si svolge in quattro differenti periodi storici. Il primo episodio, Lo scudo, è ambientato nelle spietate terre vichinghe prima dell’anno mille. La guerriera Ursa guida una spedizione contro la tribù del temibile Zoran, responsabile della morte di suo padre. La vichinga lascia dietro di sé una lunga scia di morte. Che non può che attirare un letale intruso… Un Predator scorge in Ursa e nei suoi compagni delle prede degne – e parte alla caccia.
Nel secondo episodio, La spada, ci spostiamo nel Giappone del 1609. Agli albori di quella che è l’epoca più mitizzata della storia del paese del Sol Levante, ovvero il periodo Edo. Il Medioevo che isolò il paese dal resto del mondo per più di trecento anni. I protagonisti sono un samurai e un ninja alla resa dei conti. I due sono fratelli e anni prima contendendosi l’eredità come ‘signore della guerra’ della regione, l’uno aveva tradito l’altro. Che ora torna in cerca di vendetta. E attirando su di sé l’interesse del nostro cacciatore alieno, che vive per cacciare solo prede degne.
Il terzo episodio, Il proiettile, ci sposta parecchi anni più avanti, durante la seconda guerra mondiale. L’aviatore dell’esercito degli Stati Uniti Torres è la scanzonata matricola del suo gruppo. Un giorno però, tra i cieli dell’oceano atlantico, l’intera sua squadriglia viene sbaragliata da una navicella Yautja. Il giovane Torres si ritrova ad affrontare la lotta più pericolosa della sua vita. Almeno così crede. Perché nell’epilogo alcuni dei protagonisti delle storie precedenti si ritrovano in un luogo sospeso nel tempo, per una nuova sfida all’ultimo sangue.
La saga di Predator: dal machismo macchiettistico ai nuovi eroi
Il primo Predator, quello entrato nel mito e che risale al 1987, sembrava un trionfo degli action movie che hanno dominato quel decennio. Un mix di elementi letteralmente esplosivi: una pellicola d’azione che vede da una parte le tattiche militari in un ambiente da guerriglia e, dall’altra, un nemico alieno che si muove secondo dinamiche da survival horror. Non pochi videro tra le righe una satira dell’America reaganiana, che proprio nel genere action veniva esaltata.
Anche il contesto politico – come evidenziato nel podcast – è abbastanza torbido: una squadra d’elite che deve recuperare un ministro misteriosamente disperso nella foresta del Guatemala. Che fa riferimento alle intromissioni di CIA e dell’esercito statunitense nelle politiche dei paesi dell’America Centrale.
Un’esasperazione stilistica di aspetto e toni dei protagonisti, divenuta a sua volta un coacervo di stereotipi da macho. Che ha portato a vette di comicità involontaria, come nel famoso scambio di battute: Blain: È nascosto lassù come una zecca tra i peli di un cane! – Poncho: Sei ferito, e stai sanguinando! – Blain: Non ho tempo di sanguinare… Infine la minaccia silente e invisibile, un richiamo al nemico interno della propaganda anticomunista. Che non si può sconfiggere con la potenza di fuoco, ma con la strategia.
Nel podcast: da Predator 2 a Prey
Come raccontiamo nel podcast, la decadenza a stelle e strisce è protagonista anche in Predator 2. Qui i protagonisti sono sì sempre attori del cinema action, ma hanno il volto sghembo e inquietante di Gary Busey e lo sguardo smarrito di Danny Glover. Il Predator non è più un cacciatore della giungla ma un assassino metropolitano, che fa piazza pulita della criminalità nei modi più brutali possibili. Nonostante sia ancora un hunter alieno, lo Yautja non è più da considerarsi come la metafora della paura del nemico da guerra fredda. Piuttosto come rappresentazione liberatoria della disillusione e del nichilismo sociale degli anni ‘90. Poi il vuoto, una serie di film dimenticabili e un franchise che sembrava morto e sepolto.
Finché, direttamente dalle piattaforme di streaming, senza passare dai cinema, un regista relativamente esordiente ha confezionato Prey, una delle più belle sorprese del 2022. Baciato da una protagonista in stato di grazia, questo film segna, dopo anni di deviazioni cervellotiche e guazzabugli di idee senza coerenza, il ritorno alla dinamica primordiale che caratterizza la fortuna del mito degli Yautja. Qui la caccia è tra un’abile guerriera comanche e il suo predatore. In un film tiratissimo, che vede i ruoli invertirsi a più riprese.
Un film solido che nella sua semplicità rappresenta una piccola rivoluzione. Dalla protagonista femminile, lontanissima degli stereotipi di genere, all’ampliamento della disfida tra razza umana e aliena. Finalmente ammettendo che anche le altre culture hanno avuto degli imbattibili guerrieri. Prey reinventa e dà un nuovo respiro alla saga, aprendo le porte a Killer of Killers, un altro prodotto di qualità.
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