• Missione
  • Redazione
  • Contatti
giovedì, Febbraio 12, 2026
  • Login
Mondoserie
  • Home
  • Articoli
  • Video
  • Podcast
  • Mondovisioni
    • Documentari
    • Fumetto / Animazione
    • Libri
    • Long form, saggi, analisi
    • Speciali
      • Speciale David Lynch
      • Speciale The Walking Dead
      • Speciale I Soprano
      • Speciale Mike Flanagan
  • Eventi
  • Tags
  • Missione
  • Contatti
  • Redazione
No Result
View All Result
  • Home
  • Articoli
  • Video
  • Podcast
  • Mondovisioni
    • Documentari
    • Fumetto / Animazione
    • Libri
    • Long form, saggi, analisi
    • Speciali
      • Speciale David Lynch
      • Speciale The Walking Dead
      • Speciale I Soprano
      • Speciale Mike Flanagan
  • Eventi
  • Tags
  • Missione
  • Contatti
  • Redazione
No Result
View All Result
Mondoserie
No Result
View All Result
  • Iscriviti alla newsletter
Home Mondovisioni Documentari

Fabrizio Corona: Io Sono Notizia – e voi no

Docuserie Netflix in cui, tra iperboli e mitomania, il Paparazzi King romanza la propria esistenza in 5 episodi

di Livio Pacella
01/02/2026
in Documentari, In primo piano
cover di Fabrizio Corona: Io Sono Notizia per Mondoserie
88
VIEWS
Condividi su FacebookWhatsappEmail

Docuserie (Netflix, 2025) in cinque episodi di 1h circa, Fabrizio Corona: Io Sono Notizia (Paparazzi King) è stata scritta da Marzia Maniscalco e Massimo Cappello, che è anche alla regia. Davanti alla sua macchina da presa il cosiddetto “Re dei paparazzi” – che dichiara orgogliosamente di non avere mai scattato una foto in tutta la sua vita – si racconta, si confessa e si confida. Facendo di sé stesso e della sua esistenza un frenetico romanzo, stilisticamente votato all’iperbole e all’eccesso. Talvolta persino ad un inverosimile e roboante farsesco. Tra polvere e altari, per così dire, sfogando tutta la sua incredibile volontà di potenza, a ruota apparentemente libera.

Attorno al suo poema provocatorio e autoglorificatorio, un circoscritto coro greco di voci – tutte concordi, a prescindere dai giudizi espressi, nell’affermare la sua caratura da protagonista assoluto. Del resto, riuscire a mettere a fuoco una figura così ambigua e controversa non è certo impresa da poco. Fabrizio Corona e Io Sono Notizia incarnano alla perfezione la società dello spettacolo del nostro tempo, in cui realtà e finzione sono diventate sempre più indistinguibili.

Non è nostra intenzione assolverlo o tantomeno colpevolizzarlo, poiché non vogliamo in primo luogo giudicarlo moralmente. Lui stesso ripete a più riprese – e sicuramente con altri termini – la sua essere una visione del mondo dove homo homini lupus, e tutto il resto non sono che “cazzate”. 

Vittorio Corona

Narcisismo patologico, individualismo sfrenato ed estrema scaltrezza sono alcune tra le più note ed evidenti caratteristiche del soggetto in questione. Ma ve ne sono anche altre. Che questo documentario tenta di svelare, andando oltre le mitomani velleità autoritrattistiche del soggetto. Il disvelamento sembra riuscire; in primo luogo grazie alla presenza / assenza di due relazioni fondamentali. Non mi riferisco a Lele Mora e Belen, ma a Gabriella Previtera – la madre – e al padre Vittorio, scomparso nel 2007. La mamma di Fabrizio commenta tutti gli episodi, alternando una lucidità critica disarmante ad un altrettanto disarmante e incondizionato amore per il figlio.

Figlio che, volente o nolente, è stato – e tuttora, con ogni probabilità, è – la pecora nera della famiglia (qualcuno in fondo deve pur esserlo). Cosa che si comprende ancor più quando viene sommariamente delineata la figura di Vittorio Corona, integerrimo e incorruttibile giornalista. Un siciliano tutto d’un pezzo, costretto a convivere con la nascita e l’ascesa del berlusconismo. Che lo vede tra i dirigenti di Studio Aperto, il primo telegiornale di una rete privata in aperta concorrenza con quella pubblica. Da cui dopo poco tempo sarà licenziato, perché non disposto a seguire le direttive editoriali imposte dall’alto.

Fonda allora, assieme a Indro Montanelli, il quotidiano dissidente La Voce, anche questo destinato a vita breve. Dove, tra gli altri, avrà occasione di lavorare un giovane Marco Travaglio, altra voce ricorrente nella docuserie, che si commuove ripensando a Vittorio. E sarà proprio lui, il padre, a spingere fatalmente il giovane Fabrizio tra le grinfie del suo strano destino festino. Introducendolo nell’ambiente di colui che al tempo era l’agente dello spettacolo televisivo per eccellenza: Lele Mora.  

Fabrizio Corona: Io Sono Notizia – Lele Mora

“Mamma, io voglio diventare bravo come il papà” dice il giovane Fabrizio. Il padre che, da una parte, ha contribuito a plasmare l’editoria anni ‘80 (con la direzione di mensili importanti come Moda e King) e che, dall’altra, viene emarginato dallo stesso, poiché incorruttibile. Il figlio, cresciuto agiatamente nella ‘Milano da bere’ di quegli anni, avendo accesso e frequentando tutti i personaggi più famosi e gli ambienti più esclusivi della capitale della moda, coltiva fin da subito la più aurea delle ambizioni.

I soldi, per sua stessa candida ammissione, sono stati e tuttora sono il suo leitmotiv esistenziale. Vittorio rinuncia a contratti milionari perché in contrasto con la sua coscienza. Il giovane Fabrizio rivende di nascosto i costosi regali di Natale ricevuti dal padre in ambito lavorativo. Crescendo, il figlio diventerà – idealmente – la nemesi del genitore. Ma, come specifica amaramente Travaglio: “l’immensa popolarità di Fabrizio Corona ha sì eclissato la figura paterna, ma senza che in ciò vi fosse rivalsa filiale e nemmeno edipica uccisione…”

Sia come sia, tra padrino, padre putativo e madrina, si staglia invece la pittoresca figura di Lele Mora. Il cui indiscusso feudo, dominante durante l’impero berlusconiano, crollerà in buona parte proprio grazie a Corona e ai suoi (primi) processi. Nonostante ciò, il rapporto tra i due sembra tuttora solido. Mister Mora è giallovestito e sontuosamente seduto, con una margherita tra le mani, su una panchina (vedere per credere). All’arrivo di Fabrizio, anche se sono trascorsi vent’anni e più, sembra poco o nulla sia cambiato… Il bacino sulla guancia, l’arrossire di uno dei due… oh god.

Coccole e bomboloni (who cares?)

“Ma noi ci facevamo solo coccole…” taglia corto Corona. Della serie: lui avrebbe voluto qualcos’altro ma io di certo non gliel’ho mai dato. Mentre Mora, dal canto suo, si vanta d’esser sempre stato circondato da un harem di giovani maschi avvenenti e disponibili. Quanto meno a fargli tanti ‘bomboloni’ (sic). Premesso che l’episodio di intitola ‘Alla corte del sultano’, a nostro parere la questione di cosa sia potuto accadere tra un maturo e potente agente dello spettacolo e svariati giovani e giovanissimi uomini, tutti bellissimi e desiderosi di sfondare in suddetto mondo, è solo affar loro. Se non v’è costrizione di mezzo, va da sé.

Tra questi, negli stessi anni di Fabrizio – di cui Mora si invaghisce perdutamente – c’è un’altra iconica bellezza televisiva del tempo: Costantino Vitagliano. Ex tronista e altra voce a commento di Fabrizio Corona: Io Sono Notizia. Che ci tiene a rivendicare il lancio degli slip dalla finestra (sic) come sua proprietà intellettuale. 

Per chiudere il cerchio, già che ci siamo, ci sono poi la tormentata ex top model nonché ex moglie Nina Moric (qui incline ai ricordi e alle lacrime), il paparazzo Marcello Sorge (romanesco doc che lo sbugiarda un paio di volte), la caustica Platinette, il compiaciuto avvocato Ivano Chiesa, giornalisti come Marianna Aprile e Enrico Dal Buono e, dulcis in fundo, un conoscente ex giornalista condannato all’ergastolo per aver fatto a pezzi uno (ma non voglio rovinare l’eventuale sorpresa)…

Fabrizio Corona: Io Sono Notizia – Nina Moric

Tutto ha quindi inizio alla corte di Lele Mora dove, all’inizio degli anni 2000, Corona studia da vicino, comprendendoli alla perfezione, meccanismi e ingranaggi del mondo dello spettacolo. Meglio, della mediazione tra personaggi dello spettacolo e palcoscenici, televisivi e non. Un mondo nel quale gira una quantità immane di denaro. E che sorprendentemente possiede ancora (al tempo!) territori vergini: come quello delle esclusive di foto, interviste e apparizioni televisive. Dove ad apparire non è tanto l’artista, quanto l’essere umano. Non il personaggio, ma la persona. Fotografata non all’interno di studi di posa ma attraverso scatti, possibilmente pruriginosi, rubati alla sua intimità.

Ecco nascere in poco tempo un fiorentissimo mercato, in cui il giovane imprenditore contratta abilmente la compravendita di immagini destinate a finire sulle copertine di riviste come Novella 2000 et similia. Diventando così il “Re dei paparazzi” (titolo molto probabilmente coniato da lui stesso): se Lele Mora faceva l’agente intermediario tra artista (o giù di lì) e palcoscenici (per lo più televisivi), Corona lo fa tra le immagini del suddetto e le copertine delle riviste gossippare. Trasformando il gossip, in un certo senso, in una lama a doppio taglio. Con cui, ahimè, finirà per tagliarsi.

Nel frattempo (2001) c’era però stato il matrimonio con Nina Moric, allora al massimo della fama e dello splendore, con cui avrà un figlio. Non prima però di averla convinta ad abortire due gemelli, perché i loro tempi di parto e gestazione non coincidevano con il calendario degli impegni lavorativi. Come farà successivamente con Belen Rodriguez, ma senza arrivare a sposarla, Corona diventa manager e marito della Moric. Sottoponendola ad un tour de force a dir poco sfiancante (anche quando era incinta). E vendendo sottobanco i migliori momenti – ovvero gli scatti più scandalistici – della loro sensuale intimità. A insaputa delle belle malcapitate…

Il capolavoro di un pagliaccio (se puoi farci soldi…)

Ma sarà davvero così? Intendo: che siano tutte capitate male? Secondo la mamma, sì. “Da Fabrizio escono tutti a pezzi, che sia per amore, lavoro o amicizia: lui riesce ad affabulare e affascinare, a impadronirsi della mente degli altri…” “È un pagliaccio” ripete incessantemente l’ex moglie. Che descrive il giorno delle nozze come il più brutto della sua vita. Che racconta di quando lui le chiede di andare a letto con un altro, per poter fare l’ennesimo scoop.

Lui, con aria mefistofelica e smargiassa, sembra volere – e potere – giustificare tutto con la pragmatica filosofia del ‘se puoi farci soldi, fallo’. Talmente fiero del suo racconto, da concludere questa parte dell’intervista ammiccando vistosamente e dicendo, non troppo tra sé e sé: “che capolavoro!”

Senza voler ripercorrere in questa sede tutte le tappe della sua vita, che ritroviamo narrate nei 5 episodi di Fabrizio Corona: Io Sono Notizia, ricordiamo per sommi capi: la sua intromissione nel dopo strage di Erba, il processo di Vallettopoli, la querelle con il magistrato Woodcock, la tentata fuga in Portogallo, i contanti nascosti nel controsoffitto, in prigione con gli ‘ndranghetisti… In ultimo, in una strana concomitanza temporale con l’uscita della docuserie, le accuse di Falsissimo (podcast / video-show che conduce dal 2023) a Signorini e compagnia bella, di cui qui naturalmente non si fa menzione. Ma che sono bellamente servite a scopo di vicendevole reciproca promozione.

Fabrizio Corona: Io Sono Notizia e l’alba della cultura occidentale

Diversi spettatori critici e critici – spettatori si sono lamentati della mancanza di nuovo inedito materiale scandalistico (tipo l’affaire Signorini), senza comprendere la natura retrospettiva e sostanzialmente mitizzante di Io Sono Notizia (a partire dal titolo assai esplicativo). Non l’hanno compresa nemmeno quelli che parlano di una docuserie oggettiva, che analizza lucidamente il fenomeno Corona.

Ci sono poi quelli indignati per la leggerezza con cui alcuni temi – vedi l’aborto gemellare di cui sopra – sono stati trattati. Appartengono per lo più alla schiera di chi vede in lui l’incarnazione di tutto ciò che di marcio e sbagliato vi è nella nostra società, e che vorrebbe vederlo (metaforicamente) al rogo. A detta di questa frangia, la docuserie rischia di facilitare nel pubblico una sorta di comprensione empatica nei confronti di un fenomeno che andrebbe invece solo stigmatizzato, senza se e senza ma. La critica si è estesa persino al meccanismo del tax credit: finanziamento che, in questo caso, ha elargito 800.000 euro all’opera in questione. Arrivando a chiedere se sia il caso di destinare fondi pubblici per lavori incentrati su figure più volte condannate per reati gravi…

Vi è della pericolosa follia sottesa in questi ragionamenti. È dall’alba della cultura occidentale che tutte le grandi opere girano intorno a protagonisti le cui azioni infrangono le leggi. Ad ogni modo, nello specifico questi i reati per cui Fabrizio Corona è stato definitivamente condannato – nel 2015 – ad una reclusione pari a 13 anni e 2 mesi: estorsione aggravata, corruzione, bancarotta fraudolenta, evasione fiscale, evasione dai domiciliari, resistenza e danneggiamento.

Il bad boy e il sistema carcerario

Le sue responsabilità non sono certo paragonabili, per estensione o gravità, a quelle narrate in Madoff o Bad Surgeon. Nemmeno, volendo, a quelle di Vanna Marchi. Che nel documentario a lei riservato, al pari di lui, racconta le sue ragioni senza mai ammettere una sola colpa. Eppure, l’uscita di Wanna non ha scatenato reazioni tanto indignate. E non è solo una questione di tempo e cicatrizzazione delle ferite. Fabrizio Corona ha ancora il luciferino potere di infiammare gli animi e dividerli o, meglio, di dividere l’opinione pubblica. Che è esattamente quello che vuole. Almeno da quando, in un certo senso costretto dagli stessi eventi, ha trasformato sé stesso in materia da gossip: in notizia, per l’appunto.

Vallettopoli (2006), si diceva, segna la fine dell’impero di Mora e la metamorfosi di cui sopra del suo protégé (anche se già da tempo si era abbastanza emancipato). Una volta in prigione, Corona decide che deve a tutti i costi riuscire a fare un servizio fotografico, magari corrompendo una guardia. Non gli riesce in Basilicata; gli riuscirà a San Vittore. Preparandosi al ruolo di bad boy menefreghista contro tutto e tutti, diventa amico di mafiosi, camorristi e ‘ndranghetisti. L’esperienza carceraria da lui raccontata diventa una specie di campo estivo, in cui rilassarsi e fare conversazione o palestra con i nuovi amichetti.

Sarà proprio una di queste nuove conoscenze a rifornirlo di banconote false e di una piccola pistola, da gioielleria più che da rapina a mano armata. Poco importa, perché sia questa sia quelle, una volta trovate durante una perquisizione a casa sua, lo metteranno ulteriormente nei guai. Tutto questo anche per sottolineare – come lui stesso fa più volte – l’assoluta inefficacia rieducativa del sistema carcerario. 

Fabrizio Corona: Io Sono Notizia – e voi no

Gli anni di galera vanno insomma a mescolarsi agli altri elementi del grande impianto narrativo che è la sua avvincente – anche se non sempre del tutto convincente – biografia. Ossessivamente votata all’epica romanzesca e ad un machiavellismo d’appendice. Ecco allora il compagno di cella che ogni sera mandava un bacio all’indirizzo di Totò Riina, o lo stesso Olindo Romano, che – ironia della sorte – gli serve ogni mattina il caffè.

La sua superba e smaniosa necessità di ripetere quanto lui sia eccezionale, sotto ogni punto di vista, e di come si sia fatto da sé le proprie regole, denota diverse fragilità di tipo freudiano, che certo non sta a me approfondire. Questo non fa però di lui un pericolo pubblico pregiudicato che cerca di vendersi come spregiudicato eroe dei nostri giorni. Né tantomeno di Fabrizio Corona: Io Sono Notizia un prodotto atto a normalizzare dinamiche di abuso e sopraffazione. Perché abuso e sopraffazione – la violenza in genere – appartengono in toto al mondo di cui facciamo parte. E di cui il Re dei Paparazzi fa parte. A modo suo.

Come si diceva in Rocky: il pugile più forte non è quello che tira il pugno più forte, è quello che non smette mai di rialzarsi quando va al tappeto. Visto da questa prospettiva, Corona è uno che non si arrende mai. Cade, e si rialza. Perde tutto, e ricostruisce tutto. Non è lui a non capire più se è una persona o un personaggio. È il Paese che ha smesso di distinguere la realtà dai reality. Io Sono Notizia, percorrendo due decenni, va dall’avvento del berlusconismo a quello dei social. E lui, dalla strage di Erba ai trans di Lapo Elkann, dai processi al carcere, dalle copertine di Novella 2000 allo scandalo su Signorini, c’è sempre. Si riadatta, si reinventa, e si rivende: a caro prezzo e al miglior offerente, of course.

“Nel suo inconscio la povertà corrisponde alla perdita di valore” spiega la madre. 

“Se Fabrizio fosse stato intelligente quanto è stato cinico e avido, saremmo già tutti morti” dice Simona Ventura.

“Non puoi vendere l’anima al diavolo, se il diavolo sei tu stesso…” chiosa lui compiaciuto.

Potrebbe interessarti anche la confessione di: AKA Charlie Sheen

Aka Charlie Sheen: confessioni di una maledizione hollywoodiana

Tags: documentariogiustizia e ingiustiziaItalia
Post precedente

Mr. Mercedes e l’incapacità di capire quando una storia è finita | PODCAST

Prossimo post

Black Hole, anatomia clinica delle mutazioni adolescenziali

Livio Pacella

Livio Pacella

Livio Pacella [altrove Al Lecap o liviopacella]. Attore, autore, regista, filosofo ballerino, poeta maledetto, bohemien, da tempo impegnato nella stesura del proprio curriculum, continua a vivere, tra lo stupore generale, al di sopra dei suoi mezzi.

Articoli correlati

Cover di Life Below Zero per Mondoserie
Documentari

Life Below Zero – Vite sotto zero nei rigori dell’Alaska

26/01/2026
Cover di The Beatles Anthology podcast per Mondoserie
Documentari

The Beatles Anthology: da Working Class Hero al Mockumentary

20/01/2026
Get Back podcast
Podcast

Get Back: I Beatles, Peter Jackson e la macchina del tempo

12/01/2026
Cover di Wanna per Mondoserie
Documentari

Wanna: cosmetici, malocchio, estorsione

03/01/2026
Cover di Aka Charlie Sheen per Mondoserie
Documentari

Aka Charlie Sheen: confessioni di una maledizione hollywoodiana

27/12/2025
Cover di Avetrana - Qui non è Hollywood per Mondoserie
Articoli

“Qui non è Hollywood”: il delitto di Avetrana tra media e realtà

09/01/2026
Prossimo post
Cover di Black Hole podcast per Mondoserie

Black Hole, anatomia clinica delle mutazioni adolescenziali

MONDOSERIE: COS’È

Tra troppe novità che escono ogni giorno, Mondoserie è la tua guida. Ragionata. Per non perdere tempo: a scegliere, o guardando cose che non meritano.
E per andare in profondità, alla scoperta di cosa i grandi show di ieri e di oggi ci svelano sul mondo.

I più letti della settimana

  • cover di Animal Kingdom per Mondoserie

    Animal Kingdom: tra legami di sangue e patto criminale

    118 shares
    Share 47 Tweet 30
  • Jeffrey Epstein: soldi, potere, perversione – e morte

    211 shares
    Share 84 Tweet 53
  • The Expanse, grande space opera che ci parla del presente

    27 shares
    Share 11 Tweet 7
  • The Great, una risata contro le efferatezze della storia

    662 shares
    Share 265 Tweet 166
  • Fargo, la fiaba nerissima dell’Assurdo

    839 shares
    Share 336 Tweet 210

RSS MONDOSERIE. Il podcast

  • Hacks: sotto il cerone, le cicatrici | 5 minuti 1 serie 10/02/2026 MONDOSERIE
  • The Haunting of Hill House e la rinascita del romanzo gotico | Nuovi classici 06/02/2026 MONDOSERIE
  • Black Hole, anatomia clinica delle mutazioni adolescenziali | Fumetto 03/02/2026 MONDOSERIE
  • Mr. Mercedes e l’incapacità di capire quando una storia è finita | 2 voci, 1 serie 30/01/2026 MONDOSERIE
  • Death By Lightning: una nazione tradita da un dito sporco | 10 minuti 1 serie 27/01/2026 MONDOSERIE
Mondoserie

Una guida critica, per non perdersi. E per scoprire cosa i grandi show ci svelano delle nostre paure, dei nostri desideri, del nostro mondo.

Seguici su

Privacy Policy - Cookie Policy

Tutte le categorie

  • Articoli
  • Artwork
  • Documentari
  • Eventi
  • Film / Saghe
  • Fumetto / Animazione
  • In primo piano
  • Libri
  • Long form, saggi, analisi
  • Mondovisioni
  • Podcast
  • Speciale David Lynch
  • Speciale I Soprano
  • Speciale Mike Flanagan
  • Speciale The Walking Dead
  • Video

Ultimi aggiornamenti

cover di Hacks per Mondoserie

Hacks: sotto il cerone, le cicatrici

10/02/2026
Cover di The Expanse per Mondoserie

The Expanse, grande space opera che ci parla del presente

09/02/2026
  • Missione
  • Redazione
  • Contatti

© 2021 Mondoserie - All rights reserved

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
No Result
View All Result
  • Home
  • Articoli
  • Video
  • Podcast
  • Mondovisioni
    • Documentari
    • Fumetto / Animazione
    • Libri
    • Long form, saggi, analisi
    • Speciali
      • Speciale David Lynch
      • Speciale The Walking Dead
      • Speciale I Soprano
      • Speciale Mike Flanagan
  • Eventi
  • Tags
  • Missione
  • Contatti
  • Redazione

© 2021 Mondoserie - All rights reserved

Il meglio di Mondoserie

La tua guida alle serie imperdibili: recensioni, analisi e contenuti esclusivi.

Iscriviti alla nostra newsletter!

Inserisci la tua email