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Unabomber: In His Own Words – storia del terrorista più ricercato d’America

Il documentario ripercorre la vita di Ted Kaczynski attraverso una sua esclusiva intervista rilasciata in carcere

di Livio Pacella
14/10/2023
in Artwork, Documentari
Cover di Unabomber: In His Own Words per Mondoserie
380
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Unabomber: In His Own Words è una docuserie Netflix in 4 episodi (di 45 minuti l’uno) creata nel 2020 da Mick Grogan. Ripercorre la storia del famoso terrorista Theodore John ‘Ted’ Kaczynski, attraverso le sue stesse parole (in his own words), registrate su nastro durante l’unica esclusiva intervista da lui rilasciata in carcere. Ted Kaczynski, noto anche come Unabomber – l’uomo più ricercato nella storia degli Stati Uniti d’America – terrorizzò l’America per 17 anni, dal 1978 al 1996, inviando via posta in tutto il paese pacchi bomba che uccisero tre persone, ferendone altre 23. Unabomber, il cui nome deriva da UNiversity & Airline BOMBER – essendo università e aeroporti tra i suoi primi obiettivi – è oggi considerato un ecoterrorista sui generis, dato che l’uomo ha sempre agito da solo.

Ex professore universitario (assistant professor alla Berkeley University) e riconosciuto talento matematico, con un altissimo Q.I. (pari a 167), abbandonò la carriera accademica senza alcuna spiegazione nel 1969, all’età di soli 26 anni. Due anni dopo si trasferì in un capanno nel Montana (11 metri quadri presso l’inospitale e sperduta Buddy Mountain di Lincoln) senza acqua corrente né elettricità. In quel posto dimenticato da Dio ha vissuto da recluso per anni, ricevendo un sussidio mensile dalla madre e lavorando occasionalmente in paese. 

Pianificava meticolosamente i suoi attentati, costruendo da sé i suoi ordigni. Registrava esperimenti e progressi in diversi diari, tutti scritti in complessi codici criptati. Da notare come l’uomo non abbia mai fatto un vero e proprio passo falso: nessun errore, nessuna svista (o quasi) che potesse tradirlo. Si è letteralmente preso gioco dell’FBI per ben 17 anni, divenendo il ricercato numero uno negli USA.

Delirio d’onnipotenza e libertà d’espressione

La sua era una personale guerra contro la società tecno-industriale, rea a suo dire di aver gettato il mondo in un’apocalisse di distruzione del pianeta ed infelicità della specie umana. Il suo passo falso, se così si può dire, fu il ricatto lanciato alle maggiori testate giornalistiche (New York Times e Washington Post) nel 1995: avrebbe smesso con gli attentati solo se fosse stato pubblicato il suo scritto – di ben 35000 parole! – ‘La Società Industriale e il Suo Futuro‘, noto in seguito come il Manifesto di Unabomber. 

Federali e stampa decisero di accontentarlo. E quella pubblicazione segnò per lui l’inizio della fine. Nel suo prolisso – a tratti brillante, a tratti paranoide – manifesto, Ted Kaczynski illustra tutto il suo orrore per la società occidentale, giustificando le sue sanguinarie azioni in virtù di una necessaria rivoluzione di cui si riteneva il precursore. Afferma di far parte di una setta, la F.C. (sigla che veniva spesso ritrovata incisa in qualche congegno metallico dei suoi ordigni), che sta per Freedom Club, gruppo sovversivo anarchico ecologista, ovviamente inesistente. “La rivoluzione industriale e le sue conseguenze sono state un disastro per la razza umana” è l’incipit dello scritto di questo geniale anacoreta criminal-ambientalista con deliri d’onnipotenza. 

Unabomber auspica il ritorno ad uno stile di vita fatto di piccole tribù, caccia e allevamento.

Composto da ben 232 punti, questo manifesto divenne praticamente fin da subito un punto di vista filosofico per eco gruppi più o meno estremisti e altri intellettuali dissidenti. Ponendo un dilemma morale tuttora dibattuto: può il memoriale di un terrorista essere idolatrato su larga scala? Quanto spazio si può realmente lasciare alla libertà di pensiero ed espressione?

Unabomber: In His Own Words – i hate the system…

Unabomber è stato indubbiamente un assassino seriale. Lui stesso, nei suoi diari, si dispiaceva di non riuscire ad essere più efficiente ed efficace con le sue bombe, sì da uccidere – e non soltanto menomare – i suoi obiettivi. Le sue vittime erano scelte con grande cura: si trattava di docenti accademici, ricercatori scientifici, dirigenti di compagnie aeree. Tutti rappresentanti di quel progresso tecno industriale che andava scardinato a forza di esplosioni. Esplosioni ottenute, dicevamo, tramite ordigni artigianali: un metodo d’azione omicida totalmente impersonale che differenzia Ted Kaczynski dal più tipico serial killer, figura che abbiamo indagato qui.

Come gli sentiamo dire in Unabomber: In His Own Words: “I hate the system not because of some abstract humanitarian principle, but because I hated living in the system. I got out of it by getting into the mountains, but the system wouldn’t let me alone”. Ovvero: “Odio il sistema non per qualche astratto principio umanitario, ma perché odiavo vivere nel sistema. Ne sono uscito andando in montagna, ma il sistema non mi ha lasciato in pace”.

Unabomber non mantiene la promessa fatta e, dopo la pubblicazione del suo testo, spedisce altri due pacchi bomba, entrambi mortali. Nel frattempo però è proprio il fratello di Ted, David Kaczynski, allertato dalla moglie, a scoprire delle sbalorditive corrispondenze tra il manifesto di Unabomber e alcune deliranti lettere che Ted aveva spedito alla madre pochi anni prima. L’analisi linguistica convince l’FBI ad intervenire. E in seguito all’arresto di Theodore Kaczynski, il 3 aprile 1996, nella sua piccolissima baita del Montana, trovano tutte le prove del fatto che egli sia Unabomber, il terrorista più ricercato degli USA.

In vista del processo, la valutazione della sua condizione psichica porterà alla diagnosi di una tendenza schizofrenico-paranoide. 

Un genio incapace di intendere e volere?

I suoi avvocati cercarono di sostenere l’incapacità di intendere e volere per evitargli la pena di morte, ma Ted Kaczynski si rifiutò categoricamente di procedere in tal senso. Non voleva rischiare di vanificare il valore del suo manifesto, e l’opera di terrore a cui aveva dedicato la sua vita. Affermava dunque, contro il parere dei suoi stessi legali, di avere sempre agito lucidamente. In perfetta conformità al suo credo ideologico. 

Anche per questo motivo, nei decenni successivi Unabomber è divenuto un modello per diversi gruppi anarchici ed ecoterroristi. Di più, la sua storia sembra aver risvegliato le coscienze di molti, aumentando esponenzialmente l’interesse nei confronti della causa ambientalista tout-court.

Kaczynski venne infine condannato all’ergastolo in un carcere di massima sicurezza, dove è morto nel 2023, all’età di  81 anni (alcuni dicono si sia suicidato, ma non è chiaro). 

In Unabomber: In His Own Words, oltre ai nastri con l’intervista da lui rilasciata, vi sono le drammatiche testimonianze del fratello assieme alla moglie. E di coloro che guidarono le indagini, durate 17 anni, sul fantomatico terrorista. Le parole di David Kaczynski, che aveva sempre idolatrato Ted – fratello maggiore di 7 anni – e che si è trovato nella terribile condizione di doverlo denunciare per evitare eventuali future vittime, sono particolarmente toccanti. Non solo: ci guidano nell’esistenza di un uomo che, fin da bambino, causa la sua straordinaria intelligenza, era stato in un certo senso emarginato.

Unabomber: In His Own Words – l’esperimento psicologico CIA

La rivelazione forse più sconcertante riguarda un esperimento a cui la matricola Theodore si sottopose come volontario durante gli anni di Harvard. Un esperimento psicologico durato tre anni che, a detta dei suoi compagni d’università, cambiò completamente la sua personalità. Si trattava dei famigerati ‘interrogatori potenziati‘: il pretesto fu allora uno studio sull’omosessualità. In realtà oggi sappiamo che, su mandato della CIA, erano torture psicologiche, atte a depotenziare l’autostima e la forza di volontà del soggetto.

Quanto questa tremenda esperienza, di cui Ted non volle mai parlare, abbia influito sulla sua futura condizione psicologica e sul suo odio per l’umanità, non è dato sapere. Fatto sta che nei suoi diari del periodo emerge un’assoluta frustrazione, data dalla sua incapacità di relazionarsi al genere femminile. La rabbia e la vergogna crescenti gli ispireranno sogni omicidi che troverà via via sempre più liberatori.

Unabomber: In His Own Words non cerca giustificazioni di alcun tipo, limitandosi a presentare le azioni di Unabomber – per lo più da sempre note – e gli avvenimenti della vita di Ted Kaczynski, avvenimenti di sicuro meno noti.

Il passaggio “dall’odio per la nauseabonda famiglia all’odio per la nauseabonda società” – come riportato nel diario – non è giocoforza un salto logico. E, quando non ancora 25enne decide di abbandonare il suo psichiatra per dedicarsi al suo percorso ideologico criminale, scrive: “io ucciderò ma cercherò di evitare di essere scoperto, per poter uccidere di nuovo”.

Postilla

Al di là del giudizio che ognuno è libero di maturare nei riguardi di Unabomber, è innegabile il fascino esercitato dalla sua figura su cinema e mondo seriale. Oltre ad almeno tre film a lui dedicati, Netflix – oltre alla docuserie  Unabomber: In His Own Words – ha una serie fiction che lo riguarda: Manhunt: Unabomber, ispirata alle indagini.

Esiste anche The Net: The Unabomber, LSD and the Internet, del 2003, diretto da Lutz Dammbeck, che racconta la storia di Theodore Kaczynski esplorando al contempo le origini di internet. 

Anche in Italia abbiamo avuto il nostro Unabomber, un emulo che non è mai stato assicurato alla giustizia e che ha agito tra gli anni ’90 e la prima metà del 2000. Ma non aveva niente a che fare con il geniale omicida sociopatico americano, che sognava di distruggere l’intero ordine mondiale attraverso pacchi bomba domestici, realizzati in un minuscolo capanno del Montana.

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