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Tatsuki Fujimoto 17-26: la matita del disagio contemporaneo | Animazione
Tatsuki Fujimoto 17-26, podcast | Puntata a cura di Untimoteo.
Serie animata in otto episodi presente su Amazon Prime, Tatsuki Fujimoto 17-26 deriva il suo titolo dal periodo cruciale in cui sono stati concepiti i manga brevi: gli anni formativi di Fujimoto, tra i 17 e i 26 anni. È il periodo che lo ha visto passare dall’anonimato all’esordio con Fire Punch e, di lì a poco, al successo globale di Chainsaw Man.
Questi primi manga, scritti e disegnati in gioventù, sono stati adattati da sette registi e sei studi di animazione differenti, con un risultato eterogeneo ma complessivamente pregevole. Soprattutto, rappresentano la chiave perfetta per lo spettatore per inquadrarlo come cantore dei disagi dei tempi moderni.
Per dimostrare l’impatto di questo autore, bastano pochi numeri: nel corso del 2025, le vendite mondiali del manga Chainsaw Man hanno superato la soglia impressionante dei 31 milioni di copie, tra edizioni digitali e cartacee. Le visioni complessive dell’anime sono state eccezionali e il film La Storia di Reze ha ottenuto un successo strepitoso al botteghino, superando i 100 milioni di dollari di incassi a livello globale già nella prima settimana.
Fujimoto, di cui trovate anche un altro imperdibile prodotto animato su Prime, il delicatissimo Look Back, è molto più che un abile costruttore di splatter comedy. È un creatore di situazioni estreme e di personaggi perturbanti, spesso pescati direttamente dal subconscio collettivo. L’opera di Fujimoto riflette perfettamente le inquietudini e le contraddizioni dei giovani del nostro tempo. L’antologia 17-26 è una capsula temporale delle ansie generazionali tradotte in manga.
“Animazione” è il format del podcast di Mondoserie dedicato alle diverse scuole ed espressioni del genere, dall’Oriente alla scena europea e americana.
La poetica del dualismo e del fardello
Per capire l’immaginario fujimotiano, dobbiamo tracciare le sue ossessioni ricorrenti.
Nella maggior parte delle sue opere emerge in primis un rapporto dualistico gestito per forti contrasti. L’ossessione è per il caos immediato e la violenza che irrompe in una realtà altrimenti banale, come accade nel one-shot Sasaki ha fermato il proiettile. I suoi personaggi sono costantemente in bilico tra la normalità e l’impulso distruttivo. Dal punto di vista visivo, la violenza non è gore fine a sé stesso, ma è una scelta che rivela un gioco di contrasti. L’estrema brutalità genera momenti di inaspettata bellezza o profonda introspezione. Una commistione che deriva dal cinema splatter e d’autore.
La sua poetica scende in profondità nella psicologia dei personaggi. Nelle sue storie, i rapporti intimi non sono un rifugio, ma una fonte di conflitto e trauma. Il legame parentale è spesso tossico. Le relazioni familiari sono disfunzionali, morbose o improntate al sacrificio, come si vede chiaramente nell’episodio La Sorella Maggiore o Nayuta, la ragazza della profezia. Il legame di sangue non è garanzia di amore, ma di responsabilità forzata o ossessione.
L’amore per l’altro – che sia per la professoressa, per la compagna di scuola o per la sorella – è quasi sempre guidato da un forte egoismo del protagonista. Si vuole l’altro per ciò che offre o rappresenta – un film, un’idea, una stabilità emotiva, non per l’altro in sé. Questo sentimento morboso e l’ossessione raggiungono un apice nell’episodio La Rapsodia delle sirene. Qui, l’amore non è solo egoista, ma puramente predatorio. È il culmine del Thanatos applicato all’Eros: la pulsione di vita e il desiderio d’amore diventano, paradossalmente, un impulso di morte per sé stessi e per l’oggetto del desiderio.
Ne consegue una disforia identitaria ed emotiva. I suoi personaggi non sono mai sicuri di chi siano. Questo si riflette nell’umorismo nichilista e nelle trasformazioni fisiche. Il concetto di identità fluida è presente in storie brevi come La sindrome che mi fece risvegliare donna, dove il cambiamento di sesso non è un’epifania, ma un fatto assurdo e drammatico.
L’incomunicabilità travasa anche nella sfera sessuale: l’intimità è quasi sempre mediata da malintesi, violenza o situazioni grottesche. I personaggi vogliono l’amore e il sesso, ma non sanno come gestirli.
Nichilismo e catarsi
Prima di concludere, dobbiamo sottolineare il tratto fondamentale della sua poetica: l’arte è il motore della distruzione. Il desiderio di creare arte è spesso l’unica cosa che dà significato alla vita dei personaggi. E questa ossessione è più forte delle persone che li circondano. L’arte non è liberatoria, ma necessaria e distruttiva.
Questa ossessione si unisce al gusto per il bizzarro. La curiosità verso l’ignoto non è scientifica, ma esistenziale. Si cerca un senso nel nonsense, ci si abbandona all’implausibile. L’idea di fondo è che l’unica reazione sensata all’assurdità della vita è spesso l’esagerazione, che funge da catarsi momentanea.
La violenza è l’unica forma di comunicazione onesta che i suoi personaggi conoscono. Non essendoci risposte logiche all’esistenza, scelgono una risposta emotiva e fisica esagerata. Solo un’azione iperbolica – il massacro, la trasformazione, un urlo disperato – riesce a contrastare, anche solo per un istante, l’apatia dell’universo. L’esplosione di violenza dà al personaggio un temporaneo senso di scopo o di liberazione dalla frustrazione e dalla noia. È un modo per sentirsi vivi in un mondo morto.
Tatsuki Fujimoto: profeta del nostro tempo fragile
Ecco perché Tatsuki Fujimoto riflette perfettamente le inquietudini della nostra epoca.
I suoi personaggi sono immersi in mondi assurdi, ma sono quasi sempre soli. Questo risuona con la generazione cresciuta nell’era dei social media, dove la connessione virtuale non si traduce in intimità emotiva.
Quando la realtà emotiva è troppo complessa, i personaggi scelgono l’evasione nell’estremo – il combattimento, la trasformazione, l’ossessione. Proprio come l’attuale tendenza a rifugiarsi nel nichilismo delle community della rete.
La sua enfasi sull’identità che si frantuma parla direttamente alla crisi identitaria contemporanea. Viviamo in un’epoca dove le definizioni di genere, ruolo sociale e carriera sono più fluide che mai – ma questo genera una profonda incertezza. Fujimoto mostra questa fragilità in tutta la sua bizzarria e violenza.
Infine, possiamo dire che se Hideaki Anno nella celeberrima Neon Genesis Evangelion ha incanalato il dualismo freudiano tra Eros (il desiderio di amare) e Thanatos (l’impulso di autodistruzione) in un dramma sci-fi negli anni Novanta, Tatsuki Fujimoto ha attualizzato quella stessa battaglia per la Generazione Z. Le sue opere non sono altro che l’eterna lotta tra il desiderio disperato di amare e l’impulso irresistibile di far saltare tutto in aria.
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