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Brave New World, dove il dolore è bandito (e la felicità obbligatoria)

L’adattamento seriale del profetico capolavoro distopico di Aldous Huxley del 1931 è visivamente sontuoso, ricco, attualizzante - anche se manca di profondità

di RDB
10/09/2025
in Articoli
Cover di Brave New World per Mondoserie
102
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In un futuro dove il dolore è bandito, la felicità è obbligatoria e ogni desiderio è soddisfatto con una pillola, Brave New World (2020), adattamento del classico del 1931 di Aldous Huxley (tradotto in italiano, in mancanza della forza della citazione scespiriana dell’originale, come Un mondo nuovo), si presenta come una promessa luccicante. Una distopia che esplora l’umanità in un mondo senza conflitti.

Prodotta per Peacock e trasmessa in Italia su Starzplay, la serie si immerge in una avveniristica città tecnologica, New London. Dove i cittadini vivono in una perfezione sintetica, governati da un’intelligenza artificiale e da una rigida gerarchia sociale.

Con un cast che include Alden Ehrenreich, Jessica Brown Findlay e Harry Lloyd, e un’estetica che ricorda un misto tra Black Mirror e Westworld, Brave New World cerca di tradurre il capolavoro letterario in un dramma moderno. Aggiungendo qui e là pezzi a questo punto inevitabili, come la possibilità di una società regolata dall’IA.

La domanda che la serie rivolge allo spettatore è, di fatto, la stessa che Huxley lanciava nel suo romanzo quasi cento anni fa: cosa resta dell’umano quando ogni imperfezione è cancellata?

Brave New World: un mondo perfetto, a tutti i costi

La serie si apre a New London, una città di torri scintillanti e colori pastello, dove i cittadini, divisi in caste (Alpha, Beta, Gamma, Delta), vivono in un’orgia di piaceri controllati. Il Soma, una droga che garantisce felicità istantanea, è il collante sociale. Il sesso è libero e privo di legami emotivi. E l’intelligenza artificiale Indra regola ogni aspetto della vita.

Al centro della storia troviamo Bernard Marx (Harry Lloyd, il fratello stronzo di Daenerys Targaryan in Games of Thrones), un appartenente alla super-casta degli Alpha Plus che inizia a dubitare del sistema, e Lenina Crowne (Jessica Brown Findlay), una Beta che lavora nei laboratori di «condizionamento» umano: cioè è nella catena di montaggio degli embrioni, perché il sesso è divenuto pura ricreazione, e la riproduzione avviene solo per via artificiale.

La loro routine perfetta si incrina quando incontrano John il Selvaggio (Alden Ehrenreich), un outsider proveniente dalle Terre Selvagge. Un luogo dove le emozioni, il dolore e la libertà sono ancora possibili, e dove gli abitanti della città utopica vanno per turismo.

Nelle Terre Selvagge regnano la violenza e la povertà, ma anche l’autenticità. John, cresciuto in un mondo di sofferenza, diventa il catalizzatore del caos, portando con sé emozioni che New London ha bandito. La serie, come il libro, si interroga sulla libertà individuale, il controllo tecnologico e il prezzo della perfezione. Ma lo fa con un approccio più viscerale che intellettuale, puntando su drammi personali e conflitti romantici.

Un adattamento tra invenzioni visive e di trama

Brave New World si distingue per la sua ambizione visiva, mentre la narrazione segue il ticchettio di una società perfetta in apparenza ma divenuta insostenibile. La prima stagione (e unica: la serie è stata cancellata), composta da nove episodi, cerca di bilanciare la fedeltà al testo di Huxley con un linguaggio moderno, adatto al pubblico delle serie odierne.

I primi episodi catturano con la loro estetica opulenta e il mistero di New London. Mentre la trama si perde in sottotrame romantiche e conflitti sociali, diluendo la potenza filosofica del romanzo in una serie di scene personali.

La serie introduce cambiamenti significativi rispetto al libro. Ad esempio, le Terre Selvagge non sono più una riserva primitiva, ma una sorta di parco a tema per i cittadini di New London, dove possono osservare la «vita selvaggia» come in un safari (e come in Westworld).

Più notevole ancora è l’aggiunta di un’Intelligenza Artificiale – chiamata come il dio vedico del fulmine, Indra – come entità onnipresente. Invenzione che modernizza la storia e attualizza ancora di più rispetto al libro il tema del controllo. Spostandolo verso una critica sociale più rilevante che mai.

Attori e personaggi di Brave New World

I personaggi di Brave New World sono il punto di forza e, al contempo, il tallone d’Achille della serie. Bernard Marx, interpretato da un convincente Harry Lloyd, è un uomo intrappolato tra il desiderio di appartenere e il disagio di sentirsi diverso. La sua vulnerabilità, unita a un’arroganza da Alpha, lo rende un protagonista complesso, ma la sceneggiatura non sempre gli dà lo spazio per evolversi oltre il ruolo di osservatore disilluso.

Lenina Crowne, portata in vita da una intensa (e nei primi piani bellissima) Jessica Brown Findlay, è una figura più dinamica. Una scienziata che inizia a mettere in discussione il Soma e il sistema. Ma il suo arco narrativo si perde in un triangolo amoroso con Bernard e John, che sembra più un espediente da soap opera che una necessità narrativa.

John il Selvaggio, interpretato da Alden Ehrenreich, è il cuore emotivo della serie. Ehrenreich dona al personaggio un mix di rabbia e ingenuità, rendendo credibile il suo ruolo di outsider che sconvolge l’ordine.

I personaggi secondari, come Mustafa Mond (Nina Sosanya), la leader di New London, e CJack60 (Hannah John-Kamen), una lavoratrice Gamma ribelle, aggiungono spessore, ma sono relegati a ruoli funzionali.

Un’estetica che incanta

Visivamente, Brave New World è un trionfo. È il meglio che si può chiedere ad una serie di fantascienza utopico/distopica dei nostri anni. Gli autori creano un mondo che è al contempo seducente e sterile, perfetto e disperato.

New London, con i suoi interni minimalisti e le luci al neon, si scontra con le Terre Selvagge, con i loro colori terrosi e il caos da Mad Max ambientato tra i boschi americani.

La colonna sonora, composta da Jordan Gagne e arricchita da brani elettronici, amplifica l’atmosfera, con tracce che pulsano come il battito di un cuore artificiale.

Tuttavia, l’attenzione all’estetica a volte sovrasta la sostanza. Le scene di orge, pur fedeli al libro, sembrano inserite più per shock visivo che per necessità narrativa. E la violenza nelle Terre Selvagge, ben coreografata, appare gratuita in alcuni momenti.

Brave New World: distopia andata e ritorno

Il tema centrale di Brave New World è il costo dell’utopia. New London elimina il dolore, ma anche la libertà; offre piacere, ma a scapito dell’autenticità. La serie esplora questioni attuali – il controllo tecnologico, la dipendenza da farmaci, la sorveglianza di massa – ma non le approfondisce come potrebbe. Ad esempio, il Soma è un parallelo evidente agli oppioidi moderni, ma la serie non si sofferma abbastanza su questa critica, preferendo scene di azione o drammi personali.

La serie brilla quando si concentra sui momenti intimi: una conversazione tra Bernard e Lenina sulla loro insoddisfazione, o John che scopre il concetto di amore in un mondo che lo rifiuta. Questi momenti, però, sono spesso interrotti da svolte imprevedibili, come ribellioni o tradimenti, mentre il finale si apre a una storia che Huxley non poteva aver contemplato. La cancellazione dopo una sola stagione riflette la difficoltà della serie di trovare un pubblico: l’opera è stata criticata per non essere né abbastanza fedele al libro né abbastanza audace come prodotto originale.

Brave New World ha momenti di grande impatto. La scena in cui John recita Shakespeare nelle Terre Selvagge, o quella in cui Lenina affronta il suo ruolo nel sistema, sono esempi di come la serie possa toccare corde profonde.

Brave New World è un esperimento ambizioso che non raggiunge il suo pieno potenziale. È un adattamento che cattura lo spirito di Huxley – l’idea che la felicità possa essere la peggiore delle catene – ma si lascia sedurre dalla superficie, dimenticando di scavare in profondità. Per chi cerca una distopia visivamente straordinaria con sprazzi di genialità, la serie offre momenti di bellezza. Per chi spera in una riflessione più incisiva, il materiale un po’ latita.

Nota filosofica sulla distopia in Huxley e Orwell

Non tutti sanno che nel 1949, Aldous Huxley, autore di Il mondo nuovo (1931), scrisse a George Orwell dopo la pubblicazione di 1984. Huxley, che aveva insegnato brevemente francese a Orwell a Eton, lodò il romanzo, notando somiglianze con la sua opera, ma suggerì che la sua visione del futuro fosse più realistica. Mentre in 1984 la minoranza al potere usa sadismo e paura per controllare le masse, Huxley riteneva più efficace sedurle con mezzi come il soma, una droga che intorpidisce la mente. Nella lettera, Huxley sosteneva che i governanti avrebbero presto scoperto che condizionamento infantile e narco-ipnosi sarebbero stati strumenti di controllo più efficienti di violenza e prigioni. E che il desiderio di potere poteva essere soddisfatto inducendo le persone ad accettare volontariamente la loro servitù, anziché imporla con la forza.

Nella sua lettera al collega distopista, Huxley scrive pure che «il modo più sicuro per organizzare una crociata a favore di una buona causa è promettere alle persone che avranno la possibilità di maltrattare qualcuno. Essere in grado di distruggere con buona coscienza, essere in grado di comportarsi male e chiamare il tuo cattivo comportamento “giusto”. Indignazione: questo è il massimo del lusso psicologico, il più delizioso dei piaceri morali».

«Lo scopo del propagandista» scrive lo Huxley «è far dimenticare a un gruppo di persone che alcuni altri gruppi di persone sono umani».

Chiunque viva i nostri anni può testimoniare quanto vere ed attuali siano queste parole. E quanto la nostra società, con il consumo di psicofarmaci alle stelle, la pornografia e il sesso orgiastico completamente sdoganati, la censura del pensiero e la riproduzione artificiale con i bambini in provetta pagati dallo Stato, si avvicini sempre più a quella che, secondo alcuni, lo stesso Huxley non solo preconizzava, ma auspicava.

Guardare Brave New World può aiutare a ricordarcelo

Giudizio critico: nuovo, ben costruito. Da vedere

 

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