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L’estate in cui Hikaru è morto: horror sulla scoperta di sé | Animazione
L’Estate in cui Hikaru è morto, podcast | Puntata a cura di Untimoteo.
Uscito nell’estate 2025 su Netflix, L’estate in cui Hikaru è morto è un anime di 12 episodi. Ma non fatevi ingannare dalla sua apparente semplicità. O dall’ambientazione tranquilla della provincia giapponese. Questo non è un semplice thriller esoterico; è un horror che si fonde con una storia di crescita e scoperta di sé. È un coming-of-age sui dolori che comporta ammettere la propria vera natura, sull’accettazione della perdita e sull’amore, inteso nel suo significato più intimo: l’amare l’altro più di se stessi, fino al sacrificio.
Questo anime è la trasposizione dell’omonimo manga seinen, un fumetto maturo scritto e disegnato da un autore che si cela dietro lo pseudonimo quanto mai misterioso: Mokumokuren. L’opera è un’investigazione tra i misteri e i peccati antichi di una tranquilla cittadina, costretta a confrontarsi con il peso dell’eredità culturale e familiare.
L’estate in cui Hikaru è morto è una delle migliori produzioni degli ultimi tempi. Testimoniando ancora una volta che l’arte dei fumetti del Sol Levante è capace di toccare con una delicatezza estrema, eppure con dolorosa profondità, tematiche che noi, qui in Occidente, spesso non osiamo nemmeno scalfire.
“Animazione” è il format del podcast di Mondoserie dedicato alle diverse scuole ed espressioni del genere, dall’Oriente alla scena europea e americana.
Amico e impostore
In un Giappone contemporaneo ma lontano dal caos delle metropoli, il giovane Hikaru scompare misteriosamente sulle montagne che sovrastano il paese natio. Dopo giorni e giorni di ricerche, quando ormai tutti lo danno per morto, il ragazzo fa ritorno. Apparentemente senza ricordare nulla di quanto sia accaduto. Qualche tempo dopo, l’amico inseparabile di Hikaru, Yoshiki, lo spiazza con una domanda che rivela un’atroce verità: quello che è tornato dalle montagne non è il vero Hikaru, ma un demone, uno yokai, che ne ha assunto le fattezze.
Scoperto, lo spirito reagisce in modo inaspettato: piange e abbraccia Yoshiki, confessando di essere uno yokai. Ma anche che in questo breve periodo ha conosciuto un legame profondo. Memore dell’amicizia che univa il vero Hikaru a Yoshiki, sente di non poterne più fare a meno. In un momento di spietata sincerità, il demone rivela i suoi sentimenti: “Tu mi piaci veramente. Non voglio ucciderti.” Yoshiki è paralizzato. C’è il terrore che quella strana creatura gli suscita, certo, ma anche un’inspiegabile tenerezza. Quel ragazzo è il suo Hikaru: la voce, il corpo, l’energia vitale. Eppure è anche qualcos’altro, una versione più pura del ragazzo a cui voleva bene, ma al tempo stesso un terribile impostore. Si fa strada la consapevolezza straziante che il suo caro amico è morto. E che forse lui si sta affezionando a un usurpatore.
Yoshiki si lacera dal tormento e dal risentimento per la perdita, ma al tempo stesso non riesce a tenere a freno l’attrazione verso questo essere così simile, eppure così profondamente diverso. L’attrazione per questo essere misterioso e mutevole è più forte del tormento. Dal canto suo, il falso Hikaru è un essere antico, ma anche un bimbo appena nato. Ogni cosa è una scoperta; fatica a contenere le sue emozioni e la sua forza. Ignora la sua origine, se sia uno spirito maligno o benigno, e inizia a temere la propria potenza.
E mentre qualcun altro comincia a intuire la verità, nel villaggio accadono eventi strani e sinistri. E un misterioso uomo fa la sua comparsa.
L’Occhio che Tutto Osserva
L’autore di L’estate in cui Hikaru è morto ha dichiarato di aver avuto l’idea di questo manga proprio durante il periodo delle scuole superiori. Vero è che di lui poco si sa, ma il suo pseudonimo è un indizio fondamentale per capire il tono della serie: Mokumokuren. Questo non è un nome casuale; è quello di uno yokai minore, uno spirito che infesta le case. Potremmo tradurre questo termine con “Muraglia dai molti occhi”.
Quando le porte scorrevoli di legno e carta (shōji) delle case tradizionali giapponesi si strappano e non vengono riparate, ecco che, col tempo, cominciano a spuntare degli occhi che osservano ogni cosa. Questi sono i Mokumokuren, spiriti guardiani che spiano tutto ciò che avviene tra quelle mura, osservando l’intimità, i segreti e le bugie silenziose della vita familiare.
E come un occhio che tutto osserva, l’autore ci trascina nei segreti inconfessabili di Yoshiki e Hikaru, accomunati da un’amicizia che è qualcosa di più. Un legame esclusivo che, per la sua intensità, sembra tagliare fuori altri amici e la possibilità di altri rapporti.
Yoshiki prova orrore e risentimento per la creatura che gli ha portato via l’amico più caro. Eppure non può fare a meno di sentire l’attrazione per questo essere puro e misterioso, fino a desiderare di confondersi nelle sue mutevoli carni. Dal canto suo, il falso Hikaru non ha dubbi sull’amore profondo che prova per l’amico. Ma per il resto non ha memoria che non sia presa in eredità dal corpo che ha usurpato.
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