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Home Mondovisioni Fumetto / Animazione

Marvel’s Hit-Monkey, un assassino pagato a banane

La serie animata per adulti cerca di essere ciò che il resto della Marvel Animation non è: coraggiosa, sporca, visivamente ispirata al cinema di genere - e ci riesce.

di Untimoteo
09/12/2025
in Fumetto / Animazione, Podcast
cover di Hit-Monkey, podcast per Mondoserie
46
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Ascolta la versione podcast!

Quando Disney+ mi ha proposto di vedere una scimmia killer in completo scuro, ho dato a Hit-Monkey (2021) una chance, più spinto dalla noia che dalla curiosità. Ora, al termine della seconda stagione, posso dire che l’elegante scimmia mercenaria fa la sua porca figura.

È, con l’eccezione della sfortunata M.O.D.O.K., l’unico prodotto Marvel che ha il coraggio di sfidare il gusto pubblico medio e di pescare da immaginari esterni all’MCU. Il cartone Hit-Monkey è come un irriverente adolescente che fa il dito medio alla società dei supereroi.

L’animazione in sé lascia a desiderare, ma compensa con un buon character design e una cura dei fondali sconosciuta al resto della produzione animata americana. Dovreste dare una possibilità a questa sua natura ibrida, una fusione riuscitissima di quattro punti che andremo subito a sviscerare: lo Yakuza Eiga, un certo manierismo tarantiniano, il buddy movie, e la critica all’MCU.

Le premesse e il contrasto con la Marvel Standard

La storia inizia sulle montagne giapponesi, dove il macaco delle nevi, chiamato semplicemente Monkey, vive pacificamente. La sua tranquillità viene spezzata quando assiste impotente allo sterminio della sua intera tribù per mano di assassini, in realtà sulle tracce del sicario americano Bryce Fowler – anch’egli falciato nella carneficina. Sul luogo rimangono solo la scimmia e, per qualche strano motivo, il fantasma di Bryce.

Spinto da una furia vendicativa e guidato dall’ectoplasma del killer, Monkey imbraccia le armi e si lancia in una missione sanguinosa. L’azione si sposta a Tokyo, dove il duo si addentra nella malavita per scovare i mandanti, scoprendo un complotto legato a un candidato corrotto e alla Yakuza. L’obiettivo di Monkey è la vendetta e il suo istinto animale si scontra con l’assurdità e la corruzione della civiltà umana.

Hit-Monkey è un prodotto periferico che dimostra che il mondo Marvel può essere vario e sporco, sfuggendo al monopolio tematico e stilistico della Disney e della sua animazione più family-friendly. Questa serie è l’antitesi di quanto ci ha abituato l’MCU. La Marvel tradizionale si basa su archetipi specifici: eroismo, grandi poteri, salvataggio del mondo. Hit-Monkey, invece, decostruisce questo modello. Il protagonista non è mosso da un codice etico, ma dalla brutale vendetta. 

Monkey è un assassino di assassini, la cui violenza è spesso cieca. Il fantasma di Bryce incarna il disincanto. I suoi dialoghi prendono in giro i cliché del cinema d’azione e, per estensione, del genere supereroistico stesso. Un macaco armato fino ai denti che uccide criminali e che non si preoccupa di salvare nessuno è la negazione dell’eroe altruista. Anche se, alla lunga, neppure Monkey si salva da una certa retorica dei buoni sentimenti.

Il contesto produttivo e le influenze noir 

Anche il cartone, come il suo protagonista, è un sopravvissuto. L’unico prodotto rimasto in piedi dopo la tabula rasa ordinata dal boss Kevin Feige nei confronti della vecchia Marvel Television, la divisione che aveva dato al mondo Daredevil, Jessica Jones e la psichedelica Legion. La serie rappresenta quella vecchia guardia Marvel che ambiva a creare contenuti più violenti e noir, in aperto contrasto con la linea editoriale più pop dell’MCU. 

Il fatto stesso che sia una serie così folle e violenta e che porti il logo Marvel è una sorta di dito medio all’omologazione del franchise. Ma questo è solo un pregio laterale. Cosa rende, allora, Hit-Monkey, soprattutto nella sua prima stagione, una serie di razza? Il suo DNA risale alla linea editoriale Marvel Max dei primi anni Duemila, dedicata a un pubblico adulto. La linea mirava a rilanciare personaggi come Punisher e Jessica Jones con storie cupe e violente. 

Hit-Monkey eredita da questa tradizione il coraggio di essere brutalmente grafico, mostrando teste che rotolano e ferite orrende, senza il filtro ironico dello standard MCU. Lo stile generale è fortemente influenzato dalla narrativa noir moderna, intesa come racconto cupo e incentrato sulla corruzione, avvicinandosi a opere come Sin City di Frank Miller: un mondo in bianco e nero morale, dove il codice etico è degradato.

La danza dei generi di Hit-Monkey

Hit-Monkey è, come dicevamo, l’unione di tre generi sapientemente mescolati.

Il Buddy Movie cinico: La dinamica tra il macaco e il fantasma si basa sulla formula della buddy comedy. Da un lato c’è Monkey, il guerriero muto e intuitivo; dall’altro Bryce, il fantasma loquace e cinico che funge da deus ex machina verbale.

Tarantinismo: Bryce con i suoi dialoghi iper-verbosi e cinici si rifà ai cliché dei primi film di Quentin Tarantino. La violenza è così esagerata da renderla surreale e comica, proprio come in Kill Bill, il vero e proprio nume tutelare visivo della serie. Il cartone gioca costantemente con i cliché dei generi, omaggiandoli e prendendoli in giro: questa decostruzione ironica è un marchio di fabbrica tarantiniano. 

Lo Yakuza Eiga, che nella cinematografia giapponese si concentra sulla criminalità organizzata. Un genere che pone al centro la tensione tra il dovere (Giri) e il sentimento personale (Ninjo). Un genere che ha presentato per primo scontri brutali, corruzione e la disintegrazione dei valori tradizionali. 

Se questo genere vi interessa, una via per entrarvi è Black Rain di Ridley Scott del 1989. Ma se come me amate i contrasti e le scelte inusuali, allora Hana-Bi, il capolavoro di Takeshi Kitano, è il film da vedere. Brutale e glaciale, con improvvise esplosioni di violenza che si alternano a lunghi momenti contemplativi. E un finale fatalista e antispettacolare. Il film che ha reinventato lo Yakuza Eiga, a cui arrivare dopo aver digerito le esagerazioni di Hit-Monkey.

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M.O.D.O.K., un villain troppo divertente per la Marvel

Tags: animazionecrimeMarvel Cinematic Universepodcast
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Untimoteo è un appassionato delle arti cui in passato si è dedicato in maniera selvatica e naif. Spesso irriso per le sue convinzioni, ovvero che il fumetto sia una forma culturale di grande dignità e che l'informatica debba essere antropocentrica, non può definirsi un nerd. I nerd avevano bei voti a scuola. Lui no.

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