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Gold & Greed: uno scrigno di monete d’oro, follia e spettacolare avidità

Docuserie su una pazzesca caccia al tesoro, durata 10 anni, con oltre 300.000 cercatori - e qualche cadavere

di Livio Pacella
15/11/2025
in Documentari
cover di Gold & Greed per Mondoserie
32
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Gold & Greed: The Hunt for Fenn’s Treasure (in it. Gold & Greed: caccia al tesoro di Fenn) è una docuserie in 3 episodi (Netflix, 2025) da 1h circa, creata da Jared McGilliard. Il documentario racconta la pazzesca storia della caccia al tesoro di Forrest Fenn, che ha portato centinaia di migliaia (sic) di persone a rischiare la vita – alcuni a perderla – per trovare un forziere pieno d’oro e gioielli.

Dovremmo ormai essere assuefatti all’idea che la realtà superi bellamente la fantasia. Lo dovremmo in virtù delle decine di documentari – soprattutto di Netflix – che negli ultimi anni hanno immortalato le vicende più incredibili e surreali: Tiger King, Unknown Number, FYRE, The Kings of Tupelo, Wild Wild Country, The Inventor… e tanti altri. A questo tema Mondoserie ha dedicato un podcast: Documentari & follia / 1. Gold & Greed appartiene a pieno titolo a questo girone documentaristico. La sua storia ruota intorno all’americano Forrest Fenn (1930-2020), ex pilota dell’aeronautica ed ex gallerista e mercante d’arte e antichità.

Nel 2010 il nostro, raggiunti gli 80 anni, pubblica a proprie spese The Thrill of the Chase: A Memoir, una raccolta di racconti autobiografici. Nel libro inserisce anche un ermetico poemetto di 24 versi. A suo dire, quei versi sarebbero la chiave per scoprire l’ubicazione di un favoloso tesoro, da lui nascosto nelle Rocky Mountains, ovvero le Montagne Rocciose. Pepite d’oro, monete rare, gioielli e preziosi – per un valore approssimativamente stimato tra i 2 e i 5 milioni di dollari – contenuti nel più classico degli scrigni d’ottone, sepolto chissà dove. 

Il premio della verità

Cercare una cassa nascosta tra le Montagne Rocciose, letteralmente: “nelle montagne da qualche parte a nord di Santa Fe”, significa una vera e propria caccia al tesoro in un’area che include Nuovo Messico, Colorado, Wyoming e Montana. Impresa che, nell’arco di dieci anni, è arrivata a coinvolgere – si stima – fino a 350.000! persone, tra cacciatori professionisti, amatori e semplici curiosi. In migliaia hanno abbandonato casa e lavoro, tutti convinti d’essere riusciti a risolvere l’enigma.

Nel frattempo Forrest Fenn, che certo non si aspettava questo clamore, diventava una piccola celebrità televisiva. Divertendosi a dare indizi e non, tutti pendendo dalle sue labbra. C’è chi è arrivato a programmare un software per decifrare le sue microespressioni facciali, sì da comprendere quando stesse dicendo la verità e quando no. La verità… Perché, in questo tipo di documentari, le storie ruotano sempre attorno al concetto di verità.

Fenn era ricco e aveva sicuramente il gusto del romanzesco. Per lui la verità era un gioco. Un’avventura capace di riempire di senso le esistenze altrui. A prescindere dal tesoro. Per lui, riuscire a scatenare tanta foga e passione nella gente era l’essenza della questione. Ma per gli altri, i cacciatori di tesori, la verità era tutt’altra cosa. Era la capacità di leggere tra le criptiche righe di un poemetto, laddove nessun altro pareva riuscirci. Anche se poi era sempre e solo una personale forzatura ermeneutica. Ma per questi era una schiacciante affermazione del proprio ego su quello di tutti gli altri. Una vittoria che meritava un premio. In denaro. Meglio, in oro e gioielli. 

Gold & Greed: siamo bifolchi, ma non bifolchi stupidi

“If you are brave and in the wood / I give you title to the gold” recita la poesia (qualcosa come: se attraverserai audacemente il bosco, avrai diritto al mio oro). Gold & Greed: The Hunt for Fenn’s Treasure alterna immagini d’archivio e interviste dello stesso Fenn al racconto a posteriori di alcuni cercatori. Tutti ossessionati per lungo tempo, se non tuttora, dal tesoro nascosto tra le Montagne Rocciose.

Ognuno di loro ha ovviamente la sua storia: la sua interpretazione degli indizi, la sua avventurosa ricerca, la sua convinzione del dove, insomma la sua verità. Ma nessuno tra questi alla fine ha disseppellito il tanto sospirato scrigno. E tutti ne sono ancora, in un certo qual modo, ossessionati.

A partire da Justin Posey (su cui torneremo), che aveva insegnato al suo cane a riconoscere l’ottone, materiale di cui era fatto lo scrigno. C’è Cynthia Meachum, che con Forrest era arrivata ad intessere un rapporto d’amicizia, anche se non si comprende bene quanto sincero o quanto interessato ad estorcergli ulteriori indizi. E ci sono gli Hursts, padre e figli, che trascorrono un intero anno per far saltare in aria un enorme masso, convinti il tesoro fosse stato nascosto sotto di esso. “Siamo bifolchi (rednecks)” – dice uno di questi – “ma non bifolchi stupidi”. La loro vicenda è particolarmente toccante, dato che ad oggi non riescono ad accettare d’essere stati sconfitti. Anzi, per loro c’è puzza di imbroglio.

Fine dei giochi

Nel 2020, a pochi mesi dalla sua morte, Fenn annuncia che il tesoro è stato finalmente trovato. Fine dei giochi. Ma non dice da chi e, soprattutto, dove diavolo fosse. Lasciando in questo modo migliaia di persone a dir poco deluse e terribilmente sospettose. Il punto è che il gioco doveva finire. C’erano già stati cinque morti: alcuni affogati nei fiumi, altri precipitati da pareti rocciose. Il che aveva portato il capo della polizia di Stato del New Mexico a implorare pubblicamente Fenn di porre fine alla caccia, perché stava “mettendo a rischio delle vite”. 

Altri erano invece stati arrestati, chi per aver danneggiato manufatti antichi, chi per aver scavato dove non avrebbe dovuto. Un uomo venne invece arrestato per irruzione e furto con scasso: il domicilio apparteneva proprio a Fenn, e l’uomo stava portando via con sé una cassa in stile spagnoleggiante, credendo contenesse il tesoro. Invece dentro c’erano solo vecchie coperte. 

Questo non fu l’unico campanello d’allarme per il vecchio Forrest e i suoi familiari. Telefonate ad ogni ora del giorno e della notte, una montagna di lettere anonime, per non parlare dei messaggi via social. La gente era impazzita. Molte erano minacce rivolte a Fenn o ai suoi cari, perché fosse finalmente rivelata l’ubicazione segreta. Uno stramboide arrivò ad importunare la giovane nipote, convinto quello dovesse essere il tesoro… 

Sì, il gioco doveva assolutamente finire.

Gold & Greed: “Era sotto un baldacchino di stelle…”

Quindi, il 6 giugno 2020, Fenn scrisse sul blog “Thrill of the Chase” che il tesoro era stato trovato. “Era sotto un baldacchino di stelle nella lussureggiante vegetazione boschiva delle Montagne Rocciose e non si era spostato dal punto in cui l’ho nascosto più di 10 anni fa. Non conosco la persona che l’ha trovato, ma la poesia nel mio libro l’ha condotto nel punto preciso. Mi congratulo con le migliaia di persone che hanno partecipato alla ricerca e spero che continueranno ad essere attratte dalla promessa di altre scoperte. Quindi la ricerca è finita.”

La ricerca è finita. Facile a dirsi. Ma moltissimi fanatici, che avevano impiegato anni e speso montagne di soldi per quella stessa ricerca, rinunciando a carriera e affetti, non volevano saperne. Ne seguì un’ondata di richieste di chiarimenti e di indignate proteste. Nemmeno le immagini, pubblicate dieci giorni dopo, di Fenn che esaminava il contenuto dello scrigno riuscirono a placare alcunché. In luglio allora si fece sapere che il tesoro era stato nascosto in Wyoming. Ma, straordinariamente, molti tra quelli che erano convinti dovesse essere altrove, non cambiarono per questo idea.

Fenn morì il 7 settembre 2020, all’età di 90 anni. Pochi mesi dopo si fece avanti Jack Stuef, studente di medicina, dichiarando di essere colui che aveva trovato il tesoro. Non venne però rivelato l’esatto nascondiglio, né come andavano interpretati gli indizi celati tra i versi. 

Shit happens

“L’apofenia è la tendenza a percepire connessioni o schemi significativi in dati casuali.” Un’immotivata visione di connessioni, come la definì lo psichiatra che coniò il termine nel 1958, di cui sembra abbiano sofferto le migliaia di partecipanti a questa assurda e psicotica caccia al tesoro. Uno tra questi esaltati intervistati si portava dietro ogni volta tutta la famiglia: vedere gli annoiatissimi bronci dei suoi due bambini, di cui pare non curarsi minimamente, è assai eloquente. Questa benedetta, o maledetta, caccia al tesoro ha fatto davvero perdere la testa ad un numero impressionante di individui. 

A ben pensarci, c’è qualcosa di disturbante nell’idea di un ricco signore che dice a dei poveracci: ho nascosto tanti soldi, per trovarli dovrete affrontare freddo, pioggia, vento, animali selvatici; dovrete guadare fiumi e scalare montagne… E comunque solo uno tra voi potrà, forse, un giorno riuscire a trovarli… Gold & Greed: oro e avidità. Certo, ad una lettura superficiale si potrebbe imputare proprio l’avidità come colpa a questi fanatici. Eppure, anche il vecchio gallerista è a suo modo stato avido nel giocare a fare la parte di dio. Insomma, stupidità e egomania mi sembrano, in questo caso, in ugual misura distribuite.

Ricordiamo che la bibbia di questa piccola divinità, ovvero il suo criptico poemetto, è a tutt’oggi priva di spiegazioni interpretative ufficiali. Se dovessimo credere a Cynthia, la cercatrice diventata sua amica, Forrest le aveva promesso, negli ultimi giorni, di rivelarle qualcosa di importante riguardo il ritrovamento dello scrigno. Ma è morto prima di poterlo fare. Come dice lei: “Shit happens”. 

Gold & Greed: take the (new?) ride

Justin Posey, ingegnere informatico, dal canto suo dice che: “My advice is that if someone gives you a ticket to ride, take the ride” (se qualcuno vi offre un giro in giostra, fatevi quel giro). Posey, il cui fratello è morto suicida – non si capisce bene quanto in relazione al mancato ritrovamento del tesoro – ha testardamente voluto cercare la precisa posizione del nascondiglio. A giudicare dalle immagini, sembrerebbe anche averla trovata. Ma è quello che ha fatto dopo a riaprire un nuovo sorprendente capitolo di questa storia. 

Convinto, come Fenn, il vero tesoro fosse nella ricerca stessa – ci credo, essendo già molto benestante di suo! – ha deciso di acquistare i gioielli, le monete e le pietre preziose contenute nello scrigno, che erano state messe all’asta. Per poi seppellire nuovamente il tutto. In un nuovo nascondiglio segreto, immerso nella natura. E dare così inizio ad una nuova caccia al tesoro. I cui indizi – achtung! – sarebbero (il condizionale è d’obbligo) a suo dire contenuti nella sua stessa intervista in Gold & Greed: The Hunt for Fenn’s Treasure (sic). 

Per la serie: è il documentario stesso a plasmare oggi la realtà da esso documentata.

Per la serie: la realtà di questi documentari supera ogni possibile finzione di fantasia.

Potrebbe interessarti anche: Q – into the storm

Q: Into the Storm. Dentro la tana del bianconiglio.

Tags: avventuradocumentariofinzione e realtà
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