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Cronache del Dopobomba: le storie nere del creatore di Sturmtruppen | Fumetto
Cronache del Dopobomba, podcast | Puntata a cura di Untimoteo
Chi non conosce le mitiche Sturmtruppen? Quei soldatini tedeschi malconci, tutti uguali e tutti idioti. Vittime del conflitto che loro stessi avevano voluto. Ci voleva del fegato, a meno di 25 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, a fare satira sul terribile esercito della Wehrmacht. E che satira. Ma il coraggio o forse l’incoscienza certo non mancava a Franco Fortunato Gilberto Augusto Bonvicini. Per gli amici, semplicemente il Bonvi.
Non stupitevi, quindi, se oggi parliamo di una sua opera ancora più controversa, più satirica, amara e grottesca: le terrificanti Cronache del Dopobomba. Pubblicate interamente in Italia solo di recente, a cinquant’anni dalla prima edizione. Correva infatti l’anno 1973 quando, nel pieno fermento dell’underground a fumetti, Bonvi, già famoso per le allegre satire sui soldati tedeschi, si cimentò in storie nerissime. L’Italia non era ancora pronta, ma in Francia – con il titolo Après le Bombe – le storie diventarono subito un cult.
“Fumetto” è il formato del podcast di Mondoserie dedicato al mondo dei fumetti. Dai grandi classici alle opere più recenti. Italiani, orientali, occidentali.
Il Mondo: Miseria, Mutanti e Antropofagia
Immaginate un mondo spazzato via da un conflitto nucleare. Che ha lasciato dietro di sé solo miseria, macerie e degrado. Le Cronache del Dopobomba sono un tetro teatrino degli orrori, in cui si muove un’umanità irriconoscibile, mutante e predatrice. Ad ogni angolo si cela una morte orribile o un mostro pronto a ghermire ignare vittime.
Ma il vero orrore non sono i funghi atomici. Sono gli uomini. I pochi superstiti non hanno ricostruito la civiltà, ma hanno abbracciato la loro essenza più subdola e meschina. Troviamo falsi religiosi che adescano i novelli ‘primitivi’ per abusare di loro, sfruttandoli fino alla morte. Troviamo finti innocenti che attirano le persone con lo scopo non di derubarle, ma di divorarle. La terra è ridotta a un’immonda massa di detriti ed escrementi, dove il ciclo della vita si esprime nel modo più sporco e violento possibile.
Un mondo dove la legge della sopravvivenza ha spazzato via ogni codice etico. Il sospetto è che i protagonisti di Bonvi non aspettassero altro che l’apocalisse per lasciarsi andare agli istinti più bassi e meschini. Provando anche che, anche tra mutanti e rovine, l’uomo rimane irrimediabilmente una creatura stupida e bestiale.
Cronache del Dopobomba e la meccanica della risata nera
Ma la vera domanda è: come fa un mondo così nero a essere anche comico? La risposta è nel suo ritmo implacabile e nella sua struttura. Bonvi non cerca la suspense. Cerca la gag perfetta. Fa un lavoro magistrale di climax comico, per così dire, rovesciato. Non costruisce tensione, ma una routine del fallimento. Il post-bomba è una farsa eterna, dove l’unica certezza è la caduta.
Consideriamo l’assurdità strutturale di una gag ricorrente. Prendiamo ad esempio il ciclo della madre e del “figlioletto”: è la quintessenza del black humor e la ripetizione rituale della sconfitta. La madre incarna l’ottimismo cieco della piccola borghesia che tenta disperatamente di ricreare la normalità. Ogni nuovo “figlioletto” – che immancabilmente fa una fine orribile – è l’ultima speranza di rinascita e ricostruzione. Sistematicamente e comicamente annientata dall’indifferente caos circostante.
Questa non è crudeltà fine a se stessa, ma sagace critica all’igienismo morale: la repulsione che il lettore prova per i mutanti viene immediatamente ribaltata nel comico, perché la “purezza” del figlioletto non basta a salvarlo da una fine meccanica e assurda. Il punto non è se il bambino morirà, ma in che modo atroce.
Infine, il continuo ribaltamento delle situazioni genera orrore comico e repulsione satirica, costringendoci a ridere di ciò che è moralmente repellente. Attraverso l’umorismo delle Cronache del Dopobomba Bonvi smaschera l’idiozia umana e la crudeltà del mondo.
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